Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Ayaz Mütallibov

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ayaz Mütallibov
Ayaz Mutalibov 1992.jpg
Mutallibov nel 1992

Presidente dell'Azerbaigian
Durata mandato 30 agosto 1991 –
6 marzo 1992
Predecessore -
Successore Yaqub Mammadov

Durata mandato 14 maggio 1992 –
18 maggio 1992
Predecessore Yaqub Mammadov
Successore İsa Qambar

Dati generali
Partito politico Partito Comunista dell'Azerbaigian
Partito Democratico Socialista

Ayaz Niyazi oglu Mutallibov (in azero Ayaz Niyazi oğlu Mütəllibov; Baku, 12 maggio 1938) è un politico azero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Baku nel 1938, dopo essersi diplomato, nei primi anni '60, entra nel mondo dell'industria. Nel 1977 si avvia alla carriera politica venendo eletto Secondo Segretario del Partito Comunista dell'Azerbaigian. Due anni dopo diventa Ministro dell'industria leggera della Repubblica Socialista Sovietica Azera. Nel 1982 è nominato Vice-Presidente del Consiglio dei Ministri.[1]

Ricopre la carica di Vice-Presidente del Consiglio fino al gennaio 1989, quando diventa Primo ministro. Nel maggio 1990 viene nominato Presidente della Repubblica Socialista Sovietica Azera. Nello stesso anno, per sua stessa iniziativa, il Paese adotta una dichiarazione d'indipendenza diventando Repubblica e Mutallibov diventa il primo Presidente dell'Azerbaigian.

Nell'agosto 1991, riguardo al tentato colpo di Stato in Unione Sovietica, dichiara di approvare il colpo di Stato, che nel frattempo fallisce, eventi che portarono poi alla dissoluzione dell'Unione Sovietica.[1] Nel settembre seguente scioglie il Partito Comunista Azero.

Nel gennaio 1992 scoppia la guerra del Nagorno Karabakh e nel febbraio seguente avviene il massacro di Khojaly, con oltre 600 vittime civili e migliaia di dispersi. Mutallibov diventa il capro espiatorio e viene accusato di poca protezione nei confronti dei cittadini di Khojaly e di scarsa presa nella gestione del Paese. Poco tempo dopo presentò le sue dimissioni e dichiarò che il massacro non era mai avvenuto, anzi che si trattasse di una messa in scena orchestrata per screditarlo di fronte alla comunità internazionale; in pratica sostenne la posizione dell'esercito dell'Armenia, la quale affermava che la popolazione era stata invitata da una settimana a lasciare la cittadina e che la maggior parte dei civili cadde sotto fuoco azero giacché nel corridoio umanitario aperto per farli defluire in Azerbaigian si erano infilati molti soldati disertori.[1][2][3]

Dal 1992 al luglio 2012 ha vissuto in esilio a Mosca. Nel 2012 il Presidente Ilham Aliyev gli ha concesso di ritornare in patria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN32917628 · ISNI (EN0000 0000 5122 374X · LCCN (ENnr95032097 · GND (DE123954770
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie