Pogrom di Baku

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Il pogrom di Baku fu un pogrom condotto da azeri e avente per obiettivo la popolazione armena della città. I fatti avvennero nel gennaio 1990 e sono strettamente collegati alla disputa sul Nagorno Karabakh. Il pogrom durò sette giorni, dal 13 al 19, durante i quali la violenza colpì gli armeni residenti che furono uccisi e torturati mentre i loro appartamenti e negozi saccheggiati e dati alle fiamme.

Il bilancio ufficioso parla di novanta morti ma secondo altre fonti fu di gran lunga superiore.[1] Secondo il corrispondente di Human Rights Watch, Robert Kushen, "l'azione non fu completamente (o forse non del tutto) spontanea, ma gli assalitori avevano una lista degli armeni ed i loro indirizzi".[2] Il pogrom anti armeno va inquadrato nelle drammatiche vicende di quel periodo che viene genericamente definito definito il "gennaio nero" anche se tale espressione viene più specificatamente utilizzata da parte azera per ricordare il successivo intervento (19 e 20 gennaio) dell'Armata rossa chiamata riportare ordine nella capitale azera.[3]

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

La reazione azera alla dichiarazione del Soviet Supremo del Nagorno Karabakh che il 20 febbraio 1988 aveva votato per la annessione della regione all'Armenia aveva scatenato il pogrom di Sumgait e in seguito quello di Kirovabad. La mano pesante di Mosca contro l'irredentismo armeno del Nagorno Karabakh non si fece attendere[4]: affluirono migliaia di soldati in Armenia e vennero arrestati i più importanti leader del Comitato Karabakh. Tuttavia, nuove imponenti manifestazioni si svolsero a Erevan con oltre mezzo milione di armeni in piazza e le proteste non si placarono nei mesi successivi. Sicché mentre gli organi centrali del partito comunista sovietico cercavano invano di normalizzare la situazione e si arrivava addirittura ad ipotizzare un intervento militare in Armenia, dall'Azerbaigian giungevano notizie di nuove violenze a danno della popolazione armena locale.

Il primo dicembre 1989, il Consiglio del Soviet Supremo dell'Armenia e quello dell'Oblast del Nagorno Karabakh dichiararono l'unificazione delle due entità. Il 10 gennaio la votazione del Soviet armeno venne bocciata dal Soviet supremo dell'Urss. Ma nello stesso giorno, il parlamento armeno, che ventiquattro ore prima aveva ribadito la volontà di unificazione con il Karabakh, abolì l'art. 75 della Costituzione repubblicana stabilendo che ogni legge emanata dall'Urss potesse avere valore solo dopo approvazione del parlamento di Yerevan. La tensione salì ulteriormente in tutto l'Azerbaigian e nel Nagorno Karabakh.[5]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1990 l'Azerbaigian era in fermento. Imponenti manifestazioni del Fronte Popolare Azerbaigiano ebbero luogo nella capitale Baku. Il 12 gennaio una adunata si svolse in piazza Lenin nel centro della città. Nel corso della manifestazione i nazionalisti del Fronte chiamarono il popolo a difendere la sovranità azera contro le richieste degli armeni che rivendicavano il Nagorno Karabakh.[6]

Contemporaneamente gruppi di giovani azeri si riversarono nelle strade minacciando gli armeni residenti ed intimando loro di lasciare la città. Con il passare delle ore la violenza aumentò e dopo una settimana di caccia si contarono decine di morti. Le autorità non risposero alle chiamate di aiuto e non intervennero. Violenze anti armene si registrarono anche in altre zone dell'Azerbaigian e interessarono anche il nord del Nagorno Karabakh, il Nakichevan e alcune zone dell'Armenia[7][8]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Solo il 20 gennaio l'Armata Rossa entrò in città e ristabilì l'ordine con un bilancio di alcune decine di morti fra i manifestanti azeri.[9][10]

La situazione in tutto il Caucaso meridionale era ormai esplosiva e gli scontri si susseguivano in molte regioni lasciando ipotizzare un vero e proprio conflitto che ufficialmente esploderà due anni più tardi. La preoccupazione internazionale per la situazione e i rischi di un aumento di instabilità si concretizzò in appelli alla pacificazione[11] e in risoluzioni politiche come quella del Parlamento europeo.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ombudsman Artsakh su Artsakhpress, 18-01-2019
  2. ^ Conflict in the Soviet Union: Black January in Azerbaidzhan, by Robert Kushen, 1991, Human Rights Watch, ISBN 1-56432-027-8, p. 7
  3. ^ Thomas, De Waal (2003). Black Garden: Armenia and Azerbaijan through peace and war. New York and London: New York University Press. pp. 90–93. ISBN 0-275-97258-5.
  4. ^ E.Aliprandi, Le ragioni del Karabakh, AndMyBook (2010), pagg. 39 e segg.
  5. ^ G. Zovighian, Storia del Karabagh, Ed. Nuova Prhomos (2017, pagg. 366 e segg.
  6. ^ E.Aliprandi,ibidem, pag. 54
  7. ^ G.Zovighian, ibiden, pag. 370
  8. ^ La Repubblica, 14.01.90
  9. ^ E.Aliprandi, ibidem, pag.55
  10. ^ Repubblica, Undicimila uomini per fermare la strage, 17-01-1990
  11. ^ The New York Review, An Open Letter on Anti-Armenian Pogroms in the Soviet Union, 27-09-1990
  12. ^ Official Journal of the European communities No C 38/81, 18-01-1990, Resolution on the situation in Armenia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]