Nikol Pashinyan

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«I cittadini armeni hanno deciso di portare una maggioranza rivoluzionaria in parlamento.[1]»

(Nikol Pashinyan dopo le elezioni del 9 dicembre 2018)
Nikol Vovayi Pashinyan
Նիկոլ Վովայի Փաշինյան
Nikol Pashinyan (2018-05-14).jpg

Primo ministro dell'Armenia
In carica
Inizio mandato 8 maggio 2018
Presidente Armen Sarkissian
Predecessore Karen Karapetyan (ad interim)

Dati generali
Partito politico Contratto Civile
Professione giornalista
Firma Firma di Nikol Vovayi Pashinyan Նիկոլ Վովայի Փաշինյան

Nikol Pashinyan (in armeno: Նիկոլ Վովայի Փաշինյան; Ijevan, 1º giugno 1975) è un politico armeno, Primo ministro dell'Armenia dal maggio 2018.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Ijevan il 1° giugno 1975, figlio di Vova Pashinyan, allenatore di calcio e pallavolo e insegnante di educazione fisica e Svetlana, morta quando Nikol Pashinyan aveva 12 anni. Si è diplomato presso la Ijevan Secondary School N1 nel 1991, per studiare poi giornalismo all'università statale di Yerevan dal 1991 al 1995 venendone però espulso poco prima della laurea per le sue critiche alla leadership dell'YSU.[2]

Carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Attivo sin dagli anni universitari, Nikol Pashinyan fonda nel 1998 il quotidiano Oragir, per mezzo del quale durante la campagna elettorale del 1999 muove aspre critiche al partito dell'allora ministro dell'interno, Serž Sargsyan, e al partito di unità nazionale, a guida Artashes Geghamyan, mantenendo invece una linea editoriale favorevole al movimento nazionale pan-armeno.[3]

Nell'agosto 1999 Pashinyan viene condannato a un anno di reclusione dopo essersi rifiutato di pagare una multa di circa 25 000 dollari.[4] Gli viene inoltre ordinato di ritirare le sue accuse, giudicate diffamanti, contro Serž Sargsyan e contro la società Mika-Armenia. Per ordine del tribunale le proprietà del quotidiano Oragir vengono confiscate e i conti bancari congelati, misure che hanno come conseguenza l'unanime condanna di attivisti per i diritti umani armeni e stranieri.[5] Sotto la pressione nazionale e internazionale, Pashinyan ottiene una sospensione condizionale della pena di un anno.[6]

Editore dell'Haykakan Zhamanak[modifica | modifica wikitesto]

Con la chiusura dell'Oragir, diventa editore dell'Haykakan Zhamanak vicino al partito d'opposizione Patria Democratica, dell'ex primo ministro Petros Makeyan, rimanendo alla guida del giornale sino al 2012 quando viene eletto al parlamento.[7]

Nel dicembre 1999 Pashinyan viene aggredito da un gruppo di persone guidate da un uomo d'affari locale accusato dal giornale edito da Pashinyan di corruzione.[8]

Nel marzo 2002 vine condannato per calunnia ai danni di Hovhannes Yeritsyan, capo dell'agenzia nazionale dell'aviazione civile armena, a seguito di un articolo pubblicato sul giornale nel quale era riportata una foto di Yeritsyan corredata con una didascalia riportante la frase "ufficiali corrotti reclutati per il servizio civile."[9] Le accuse ottengono condanna unanime da parte dei tre maggiori gruppi parlamentari, inclusi quelli pro-governativi. Il caso viene conseguentemente archiviato per mancanza di prove.[10]

Il 22 novembre 2004 subisce un attentato di natura incendiaria ai danni della sua automobile, parcheggiata fuori dall'ufficio dell'Haykakan Zhamanak.[11] A seguito dell'atto criminoso, Pashinyan lancia accuse nei confronti di Gagik Tsarukyan, oligarca e deputato vicino al presidente Robert Kocharyan, nonché vice presidente del comitato olimpico armeno, suggerendo che l'intimidazione fosse una rappresaglia per un "cartone animato dispregiativo" che si era fatto beffe delle scarse prestazioni degli atleti armeni alle Olimpiadi di Atene del 2004. [12] Un'indagine della polizia ha immediatamente indicato un'apparente "rottura dei cavi della batteria dell'auto", mentre Tsarukyan ha negato qualsiasi coinvolgimento.[13]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nikol Pashinyan guida le proteste dell'aprile 2018

Primi passi ed elezione al Parlamento armeno[modifica | modifica wikitesto]

In vista delle elezioni parlamentari del 2007, crea un movimento per la messa in stato d'accusa del presidente Robert Kocharyan e l'anno successivo, in vista di quelle presidenziali, manifesta la propria avversità all'elezione di Serž Sargsyan, vicino al presidente uscente, partecipando e guidando proteste di piazza che portano più volte al suo arresto.[14] Nel marzo 2008 partecipa alle proteste popolari contro i risultati delle elezioni presidenziali armene dello stesso anno, vinte da Serž Sargsyan; durante tali proteste avvengono scontri tra polizia e manifestanti finiti con la morte di dieci persone.[15] Accusato di aver organizzato disordini di piazza, dopo una breve latitanza di un anno conclusasi con la sua consegna alle autorità, viene condannato a sette anni di reclusione.[16] Viene quindi rilasciato nel 2011 a seguito di un'amnistia.

Eletto una prima volta nelle elezioni legislative del 6 maggio 2012 nel parlamento armeno, è stato rieletto alle elezioni del 2017 tra le fila del partito Contratto Civile, parte del gruppo Yelk arrivato terzo alle elezioni con il 7,78% dei voti.

Capo dell'opposizione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il controverso referendum costituzionale del 2015 che ha consentito al presidente Serž Sargsyan di aggirare il limite di due mandati imposto al presidente della repubblica e con l'elezione di Sargsyan alla carica di primo ministro, nell'aprile 2018 Pashinyan invoca nuove proteste di piazza che culminano nella cosiddetta rivoluzione di velluto.[17] Tra il 13 aprile e il 2 maggio decine di migliaia di persone occupano quotidianamente le strade di Yerevan per chiedere le dimissioni del neo-eletto primo ministro e l'insediamento di Pashinyan alla guida del paese. Dopo un incontro infruttuoso tra Sargsyan e Pashinyan, il 22 aprile, quest'ultimo viene arrestato. L'arresto di Pashinyan e di altri membri dell'opposizione causa un deciso incremento dell'intensità delle proteste, che portano infine alle dimissioni di Sargsyan che viene succeduto da Karen Karapetyan nelle vesti di primo ministro ad interim.[18]

Rilasciato dopo 72 ore di detenzione e ottenuto l'appoggio dei principali partiti del paese, tra cui quello del partito di maggioranza dell'uscente Sargsyan, Pashinyan viene eletto primo ministro dell'Armenia l'8 maggio 2018.[19]

Primo ministro[modifica | modifica wikitesto]

Una settimana dopo dà vita al Governo Pashinyan I, ufficialmente in carica fino al 16 ottobre 2018 a seguito delle sue dimissioni.[20] Nelle successive elezioni del 9 dicembre 2018, con una coalizione denominata Im Kayl ("il mio passo" in italiano) composta dal suo partito, Contratto Civile, e dal Partito La Missione, viene rieletto ottenendo una maggioranza del 70,4%.

Il 14 gennaio 2019 il Presidente della Repubblica Armen Sarkissian ha firmato il nuovo incarico effettivo di Pashinyan di Primo Ministro dell'Armenia e contestualmente quello di formare il governo.[21]

Il 19 gennaio 2019 sono stati nominati con decreto del Presidente della Repubblica d'Armenia, Armen Sarkissian i ministri del Governo Pashinyan II.[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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