ArcelorMittal Italia

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ArcelorMittal Italia S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1905
Fondata daSocietà anonima Elba di miniere e altoforni
Sede principaleMilano
GruppoArcelorMittal
Persone chiaveLucia Morselli (AD)
Settoresiderurgia
Prodottilaminati a caldo, laminati zincati, tondo per cemento armato, barre, tubi, semiprodotti
Fatturato2,2 miliardi di (2016)
Dipendenti14 690 (2016)
Sito webitalia.arcelormittal.com/

ArcelorMittal Italia S.p.A. è dal novembre 2018 la filiale italiana della società franco-lussemburghese ArcelorMittal,[1] che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell'acciaio. Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto in Puglia, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova in Liguria, Novi Ligure e Racconigi in Piemonte, Marghera in Veneto.

Questa industria ha subito numerosi passaggi di proprietà nel corso degli anni. Rinata sulle ceneri dell'Italsider come ILVA S.p.A., nel 1989, prendeva il nome da quello della Società Industria Laminati Piani e Affini (ILVA) del 1905, che richiamava il nome latino dell'isola d'Elba e dalla quale era estratto il minerale di ferro, che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.[2]

In amministrazione straordinaria dal 2015, nel gennaio 2016[3] viene bandita una gara per vendere l'ILVA: a seguito della controversa gara di affidamento in cui si scontrano diverse considerazioni relative al piano industriale, riqualificazione ambientale e offerta economica[4][5], il 1º novembre 2018 ILVA entra ufficialmente a far parte del colosso franco-lussemburghese ArcelorMittal, con partecipazioni di Intesa Sanpaolo e inizialmente di Marcegaglia.[6][7]

Nel gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accoglie i ricorsi presentati nel 2013 e 2015 da 180 cittadini che vivono nei pressi dello stabilimento di Taranto e condanna l'Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini.[8][9]

Il 5 novembre 2019 Arcelor Mittal comunica l'intenzione di recedere dal contratto di cessione, procedendo alla restituzione ad Ilva, in amministrazione straordinaria, entro 30 giorni.

L'attuale Amministratore delegato di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli in data 14 novembre 2019 ha comunicato di voler chiudere gli impianti di Taranto, operazione che dovrebbe concludersi entro il 15 gennaio 2020 e annullare gli accordi presi derivanti dalla vincita della gara di appalto.[10] Tale decisione è stata impugnata in sede giudiziaria dai commissari straordinari dell'Ilva e dal Governo Italiano.[11]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia essenziale
L'impianto siderurgico di Cornigliano con accanto l'antica villa Bombrini e l'impianto del gasometro)

Queste le date principali nella storia dell'azienda[12]:

  • 1905: costituita la società anonima Ilva.
  • 1911: nasce il "Consorzio Ilva".
  • 1918: nasce Ilva Alti Forni e Acciaierie d'Italia.
  • 1931: trasferimento della sede a Genova.
  • 1934: il controllo societario passa all'IRI e, tre anni dopo, alla finanziaria Finsider.
  • 1949: la Finsider costituisce a Roma la Nuova Italsider, Società Siderurgica Commerciale.
  • 1961: fusione dell'Ilva con la Cornigliano Spa: nasce la Italsider Alti Forni e Acciaierie Riunite Ilva e Cornigliano.
  • 1964: la ragione sociale diviene semplicemente Italsider.
  • 1965: inaugurazione del IV Centro Siderurgico di Taranto.
  • 1980: trasferimento a Genova della Nuova Italsider.
  • 1981: la controllata Nuova Italsider rileva tutti i complessi aziendali eccetto quelli di Marghera e San Giovanni Valdarno.
  • 1983: decisa la liquidazione societaria con cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider.
  • 1986: deliberata la fusione per incorporazione della Nuova italsider nella Sirti del gruppo IRI-STET.
  • 1989: conferimento dell'impianto di Cornigliano al gruppo Riva.
  • 1989: Nasce ILVA spa, che assorbe Finsider e Nuova Italsider (così definita nel 1983).
  • 1995: privatizzazione dell'Ilva, con cessione dell'impianto ex-Italsider di Taranto al gruppo Riva.
  • 2012: commissariamento dell'Ilva.
  • 2018: acquisizione da parte di ArcelorMittal con il cambio di denominazione in ArcelorMittal Italia S.p.A.

L'Ilva/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. La sua storia è centenaria e ha avuto inizio ai primi del Novecento, quando è nata per iniziativa di industriali del settentrione d'Italia come ILVA (nome che ha poi riacquistato dagli anni novanta).

I Coils, grossi nastri di acciaio arrotolato, mediamente del peso di 30 tonnellate.

Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l'Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l'Ilva in gravi difficoltà finanziarie.

Con la nascita dell'IRI la società è passata poi sotto il controllo pubblico impiantando stabilimenti a Genova-Cornigliano, Taranto e quello di Napoli-Bagnoli. Nella notte tra il 10 e l'11 marzo avviene il Bombardamento di Napoli del 1918 del dirigibile tedesco Zeppelin LZ 104 che partito dalla Bulgaria lancia bombe e colpisce anche l'ILVA di Bagnoli. Negli anni sessanta la società è diventata uno dei maggiori gruppi dell'industria di stato.

A fine anni ottanta, nel periodi di crisi del mercato dell'acciaio, ebbe diverse traversie economico-finanziarie, giunse nel 1983 alla liquidazione volontaria, cambiando il nome in "Nuova Italsider". Fu ristrutturata nel 1989 rinascendo con il nome di ILVA, che assorbiva anche la Finanziaria dell'IRI, la Finsider. Infine fu rilevata, nel 1995, con l'originario nome di ILVA, dal gruppo siderurgico Riva. La Nuova Italsider, ceduta da Finsider, rinacque con la costituzione del consorzio COGEA come Nuova Italsider Acciaierie di Cornigliano.

L'operazione di cessione a privati dello storico complesso - un tempo colosso della siderurgia - ha destato polemiche e perplessità in special modo fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni delle aree in cui si trovavano gli insediamenti produttivi, zone fortemente minate dall'inquinamento industriale provocato dalla presenza di altiforni.[senza fonte]

Con gli anni novanta è iniziata la laboriosa opera di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.

Opere di riempimento delle aree a mare necessarie all'edificazione delle Acciaierie di Cornigliano - Ilva, autocarri ribaltabili della Berta Autotrasporti che saranno poi sostituiti, dopo la Seconda guerra mondiale, con Mack M123 e AEC Matador, riconvertiti a civile. Foto del 1939.

Dalla fondazione alla prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'atto di costituzione dell'ILVA, avvenuto nel capoluogo ligure, risale al 1º febbraio 1905[12] dalla fusione delle attività siderurgiche dei gruppi Elba (che operava a Portoferraio), Terni e della famiglia romana Bondi, che aveva realizzato un altoforno a Piombino.[13]

Il capitale sociale iniziale della società anonima era di dodici milioni di lire e di esso facevano parte la società Siderurgica di Savona (controllata dalla società Terni), la Ligure Metallurgica e, in forma diretta, la stessa Terni. Successivamente si aggiunse al capitale iniziale - portandolo a venti milioni - quello della Elba, il cui ingresso veniva a completare la compagine societaria[12].

Il gruppo base Terni-Elba - attivo nel settore dell'estrazione del minerale di ferro soprattutto nell'isola d'Elba - era controllato da esponenti della finanza genovese[14] che intendevano sfruttare le agevolazioni programmate con la legge per il risorgimento economico di Napoli - varata nel luglio 1904 - che prevedeva l'installazione entro il 1908 di un grande impianto a ciclo integrato a Bagnoli[12].

L'Ilva era stata costituita, con il sostegno governativo, per realizzare il polo siderurgico di Bagnoli, nell'ambito dei progetti di sviluppo del Mezzogiorno, elaborati dal meridionalista Francesco Saverio Nitti, allora semplice deputato. Lo stabilimento avrebbe goduto di agevolazioni per comprare il minerale ferroso a prezzo basso e, nel contempo, lo stato erigeva forti barriere doganali contro la concorrenza delle più efficienti imprese straniere[15].

Nel 1911 la società entrò a far parte del "Consorzio siderurgico" o "Consorzio Ilva"[12], che comprendeva anche gli Altiforni di Piombino della famiglia Bondi, nonché la società Elba, la Siderurgica di Savona, la Ligure metallurgica e le Ferriere Italiane[16], queste ricollegabili alla Terni.

Dopo aver vanamente tentato la scalata della Terni, nel 1918 il finanziere romano Massimo Bondi si impadronì dell'Ilva, della Siderurgica di Savona, della Ligure metallurgica e delle Ferriere italiane, e le incorporò nella sua Piombino, di cui cambiò la ragione sociale in Ilva - Altiforni e acciaierie d'Italia[16].

L'ingresso IRI e gli anni dell'Italsider[modifica | modifica wikitesto]

I Coils, prodotto di punta dello Stabilimento. L'articolo forse maggiormente prodotto. Rotoli, pesantissime bobine di acciaio destinate al settore automotive, ovvero produzione di automobili e mezzi di trasporto in genere.

Nel 1921 scoppiò una nuova crisi siderurgica, causata da una ripresa delle esportazioni americane. Le acciaierie italiane erano indebitate per costruire impianti sovradimensionati, perciò soccombettero. Il valore di listino dell'Ilva crollò[17]. In questa situazione la Banca Commerciale Italiana e il Credito Italiano, le maggiori creditrici dell'azienda, ne rilevarono la proprietà[16] assieme a quella di numerose imprese siderurgiche minori.

In seguito alla crisi del 1929, anche la Banca Commerciale Italiana e il Credito Italiano entrarono in crisi e, insieme a tante altre aziende, dovettero essere salvate dallo stato, attraverso l'IRI[17]. Così anche l'Ilva e tutte le altre imprese possedute dalla Banca Commerciale passarono in mano pubblica: tutta la siderurgia italiana a ciclo integrale (altiforni di Portoferraio, Piombino, Bagnoli e Cornigliano) era posseduta dallo Stato attraverso l'IRI.

Con l'immediato secondo dopoguerra, e grazie soprattutto alla conseguente espansione della domanda di acciaio per l'industria automobilistica e dell'elettrodomestico, l'Ilva aveva avuto agio di rafforzare - passando nel frattempo sotto il controllo pubblico attraverso la finanziaria Finsider - la propria predominanza sul mercato.

Punto di forza del nuovo fausto periodo era lo stabilimento "Oscar Sinigaglia"[18] di Cornigliano, in Val Polcevera. Questo nuovo stabilimento permise a Genova di diventare un polo di attrazione per i lavoratori di tutta Italia, in particolar modo dal Sud. Per l'edificazione dello stabilimento Oscar Sinigaglia e del vicino aeroporto di Sestri Ponente si dovette abbattere il 14 aprile 1951 lo storico Castello Raggio.Il riempimento delle aree a mare su cui sorsero gli stabilimenti e il contiguo Aeroporto di Genova-Sestri venne realizzato dalla ditta Berta Autotrasporti che si avvalse di automezzi militari come Mack M123, Diamond T tank transporter e AEC Matador acquistati dall'Esercito americano e dall'Esercito inglese e riconvertiti a civile. Conclusa la fase di riempimento la Berta Autotrasporti procedette con il trasporto in loco degli enormi altiforni come carichi eccezionali e della maggior parte dei materiali necessari alla realizzazione degli stabilimenti.

Bisogna ottenere spazi in una città che ne è così avara, strappandoli alle acque, per costruirvi il più importante stabilimento siderurgico italiano, lo SCI di Cornigliano, acronimo che significa "Stabilimento a Ciclo Integrale" ovvero un impianto che produce ghisa e acciaio in un processo continuo. Mito positivo – la grande fabbrica che fornisce l’acciaio per l’Italia la cui economia deve decollare – per Carlo Emilio Gadda che ne magnifica la realizzazione sottolineando la modernità degli impianti del complesso industriale. Simbolo allo stesso tempo – “maledetto” – del sacrificio dei lavoratori che nel cantiere faticano e, troppo spesso, muoiono: in tre anni, tra il 1950 e il 1953, si contano ventuno morti sul lavoro, migliaia di infortuni; impressiona in modo particolare il lavoro dei “cassonisti”, che si calano dentro cassoni pneumatici di cemento armato collocati sul fondo marino dove si scava per farli incastrare e riempirli quindi di calcestruzzo per poggiarvi le colonne su cui si erigeranno i fabbricati dello stabilimento.[19]

Terminata la costruzione, Berta Autotrasporti diventerà partner principale delle Acciaierie di Cornigliano fino al primo decennio degli Anni 2000, assistendo anche al cambio di denominazione in Italsider prima e in Ilva successivamente, trasportando ogni loro prodotto in qualsiasi parte del Nord Italia, grazie a contratti in esclusiva. Berta Autotrasporti si è rivelata fondamentale per la realizzazione della Società, anche potendo vantare un parco automezzi in grado di poter movimentare coils, lamiere, cilindri, lingottiere, siviere e qualsiasi prodotto dello stabilimento in genere, sia per tipologia che per volumi di merci trasportate. Per il trasporto su strada dei coils ci si avvaleva di speciali rimorchi e semirimorchi di lunghezza standard di 12,5 metri ma dotati di una fenditura longitudinale centrale a tutta lunghezza sul pianale larga circa 50 cm: la Botola. Il rotolo veniva appoggiato, tramite gru, con il proprio asse maggiore parallelo all'asse longitudinale del rimorchio in modo da farlo adagiare, anche se per poche decine di centimetri, all'interno dell'apposita apertura. Questa tecnica unita all'enorme peso del manufatto, mediamente intorno alle 30 tonnellate, consentiva al rotolo di viaggiare fino a destinazione senza alcun sistema di ritenuta, nella massima sicurezza.

Nel 1961 le Acciaierie di Cornigliano si fusero con l'ILVA - Alti Forni e Acciaierie d'Italia e la nuova impresa assunse la denominazione sociale di Italsider - Alti Forni e Acciaierie Riunite ILVA e Cornigliano (solo Italsider nel 1964)[12].

Nel 1965 fu inaugurato il nuovo polo siderurgico di Taranto[15]. Perciò nei successivi decenni l'attività dell'Italsider si articolerà soprattutto sui quattro "poli siderurgici" di Cornigliano, Piombino, Bagnoli e Taranto, cui si aggiungevano gli stabilimenti minori.

Un quinto polo siderurgico era stato progettato negli anni settanta a Gioia Tauro, ma non verrà mai realizzato, perché nel frattempo il settore era entrato in crisi[20].

Negli anni sessanta l'Italsider promosse la propria immagine attraverso grandi artisti. L'iniziativa più famosa in questo senso fu la mostra Sculture nella città, organizzata nell'estate del 1962 nell'ambito della V edizione del Festival dei Due Mondi. Grandi artisti come Alexander Calder, Pietro Consagra, Henry Moore, Arnaldo Pomodoro, David Smith realizzarono nei diversi stabilimenti Italsider, e con l'aiuto delle maestranze, le opere di grandi dimensioni esposte a Spoleto[21][22].

Importante fu anche l'attività cinematografica dell'impresa, che finanziò il documentario per la televisione L'età del ferro di Roberto Rossellini[23] e commissionò i documentari industriali ai Fratelli Taviani, a Valentino Orsini, a Piero Nelli[24].

Una sanzione dell'importanza simbolica della grande impresa siderurgica venne anche dalla scelta di papa Paolo VI di celebrare la messa di Natale del 1968 nello stabilimento Italsider di Taranto.[25]

Nel marzo del 1980, durante una crisi del mercato dell'acciaio, ci fu una importante visita nello stabilimento Italsider di Taranto del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che volle pranzare con gli operai nella loro mensa.[26]

Negli anni settanta all'Italsider di Cornigliano si radicarono in modo particolarmente profondo le Brigate Rosse, tanto che al loro interno si costituì una "Brigata Italsider"[27]. Nel 1978 fu arrestato l'operaio Francesco Berardi che distribuiva volantini brigatisti in fabbrica. Come risposta, nel 1979 le Brigate Rosse uccisero il sindacalista Guido Rossa che l'aveva denunciato[28].

Targa metallica posta sul ponte ferroviario della ferrovia Padova-Bologna che attraversa il fiume Adige tra Granzette, frazione di Rovigo, e Boara Pisani.

La famiglia Riva e il ritorno a Ilva[modifica | modifica wikitesto]

La successiva crisi del settore, registrata negli anni ottanta, ne ha poi provocato un grave stato di crisi.

La denominazione Ilva fu ripresa nel 1988 quando Italsider e Finsider furono messi in liquidazione e scomparvero. La "nuova" Ilva fu smembrata alla vigilia del processo di privatizzazione; già ceduto l'impianto di Cornigliano e chiuso quello di Bagnoli, l'acciaieria di Piombino fu venduta al gruppo bresciano Lucchini, mentre l'attività più significativa, il grande polo siderurgico di Taranto, passò nel 1995 al Gruppo Riva. A Taranto la nuova proprietà organizza un sistema di punizione dei dipendenti non allineati alle direttive aziendali circa la novazione dei contratti di lavoro, denominato palazzina LAF. La palazzina adiacente al Laminatoio a Freddo era priva di strumenti di lavoro e suppellettili; qui i dipendenti venivano portati per la prima volta dai vigilanti e trascorrevano l'orario di lavoro senza prestare alcuna attività.[29]

Dai commissari alla ArcelorMittal[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 una vasta inchiesta per reati ambientali e di inquinamento ("Fabbrica fonte «di malattia e morte» scrivono i giudici") porta la Procura di Taranto ad ordinare il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo[30]. Per salvaguardare lo stabilimento e l'occupazione, lo Stato ha avviato la procedura di commissariamento dell'azienda e avviato una gara internazionale per una riassegnazione della stessa.

La Am Investco, cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia è stata scelta per avviare le trattative di acquisizione. Nel novembre 2018 diventa ufficialmente di proprietà di ArcelorMittal e prende il nome di ArcelorMittal Italy: le vecchie insegne vengono tolte.[31]

Nel gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accoglie i ricorsi presentati nel 2013 e 2015 da 180 cittadini che vivono nei pressi dello stabilimento di Taranto e condanna l'Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini.[8][9] Il 5 novembre 2019 Arcelor Mittal comunica l'intenzione di recedere dal contratto di cessione, procedendo alla restituzione ad Ilva, in amministrazione straordinaria, entro 30 giorni. Tale annuncio, vista anche la perdita di migliaia di posti di lavoro che comporterebbe tale chiusura, dà inizio a una lunga battaglia tra azienda, sindacati e governo, con il lancio di vicendevoli accuse e richieste di indennizzi.[32]

Laminatoio Italsider a Taranto nel 1964
Logo dell'Ilva fino al 2018
Altoforno in dismissione a Cornigliano (Genova)

Impatto ambientale[modifica | modifica wikitesto]

L'Ilva è al centro di un vasto dibattito per il suo impatto ambientale sia a Taranto sia a Genova. Le sue emissioni sono state oggetto di diversi processi penali per inquinamento che si sono conclusi in alcuni casi e gradi di giudizio con la condanna di Emilio Riva e di altri dirigenti.

Genova[modifica | modifica wikitesto]

A Genova nel 2002 sono state chiuse le cokerie per il loro impatto sulla salute, in particolare nel quartiere di Cornigliano, nelle cui vicinanze sorge lo stabilimento siderurgico. In seguito l'unico altoforno di Cornigliano rimasto in funzione (l'altro altoforno era già fermo da diverso tempo) ha utilizzato coke importato dall'estero, in prevalenza dalla Cina. Da notare che già nel 1998 era stato chiuso l'impianto di agglomerazione del minerale, con notevole aumento della difficoltà per mantenere in funzione il ciclo siderurgico, venendo a mancare una delle materie prime principali per la marcia della produzione. Si optò per la marcia a pellet, utilizzando pellet importato dall'estero. Uno studio epidemiologico[33] ha evidenziato una relazione tra polveri respirabili (diametro inferiore od uguale a 10 micron o PM10) emesse dagli impianti siderurgici ed effetti sulla salute. Lo studio epidemiologico attesta che nel quartiere di Cornigliano nel periodo 1988-2001, la mortalità complessiva negli uomini e nelle donne risulta costantemente superiore al resto di Genova. Nel luglio 2005 è stato spento anche l'altoforno numero 2 dello stabilimento di Cornigliano. Finisce l'era della siderurgia a caldo a Genova con notevole abbattimento dell'inquinamento e un aumento di disoccupazione.

Taranto[modifica | modifica wikitesto]

Stabilimento di Taranto nel 1964, foto di Paolo Monti

Lo stabilimento Ilva di Taranto è localizzato nel quartiere Tamburi e, precisamente, nell'area compresa tra la Strada statale 7 Via Appia, la Superstrada Porto-Grottaglie, la Strada Provinciale 49 Taranto-Statte e la Strada provinciale 47, per una superficie complessiva di circa 15 450 000 metri quadrati.

L'impianto fu costruito nelle immediate vicinanze del quartiere Tamburi, che attualmente può contare circa 18 000 abitanti. Il quartiere, già esistente, si sviluppò ulteriormente negli anni a seguire grazie anche agli interventi di edilizia popolare destinati proprio agli operai dello stabilimento.

Nel 2012 sono state depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l'altra epidemiologica, nell'ambito dell'incidente probatorio che vede indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico, e Angelo Cavallo, responsabile dell'area agglomerato. A loro carico sono ipotizzate le accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.[34] Sarebbero particolarmente inquinanti i 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri, che fungono da veicolanti dei gas nocivi, le cokerie che emettono soprattutto benzo(a)pirene, ed il camino E312 dell'impianto di agglomerazione per quanto riguarda la diossina.

A dicembre del 2019, il Tribunale di Taranto ha confermato il sequestro e lo spegnimento dell'altoforno 2[35] , secondo le modalità tecniche precedentemente concordate con la proprietà.[36] Il giudice ha respinto la richiesta di un'ulteriore proroga di 14 mesi da parte dell'ILVA[37] allo scadere dei 3 concessi dal giudice per l'automazione del campo di colata.[38] Il 17 dicembre l'azienda ha depositato il ricorso di appello al Tribunale del Riesame[39], che ha fissato la prima udienza per il 30/12.[40]
Nel contempo, Arcelor Mittal ha confermato la cassa integrazione straordinaria per 3 500 lavoratori, per 1 273 dei quali era già stata chiesta una seconda proroga della CIGO motivata dalla crisi della domanda di settore.[41][42]

Amministrazione straordinaria[modifica | modifica wikitesto]

Dal gennaio 2015, la società è in amministrazione straordinaria ex Legge Marzano[43].

Obiettivi di ambientalizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'8 settembre 2018 il vicepremier Di Maio ha promesso alla popolazione e alla stampa una riduzione delle emissioni fino al 20%[44].

Il 24 aprile 2019 ha convocato a Taranto 23 associazioni coinvolte nel caso ILVA, smentito dal Presidente di Peacelink in merito all'abbattimento promesso[45][46].

Unità produttive in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Unità produttiva di Taranto[modifica | modifica wikitesto]

L'unità produttiva a ciclo integrale di Taranto dispone dei seguenti impianti:

  • 12 batterie di forni per coke (6 in funzione)
  • 5 altiforni (tre in funzione: Afo 1/2/4; Afo 5 in attesa di interventi di ambientalizzazione e manutenzione straordinaria; Afo 3 in dismissione completa)
  • 2 impianti di agglomerazione minerale (1 in funzione linee D ed E)
  • 2 acciaierie LD:
    • 1 LD con 3 convertitori da 330 t
    • 1 LD con 3 convertitori da 350 t.
  • 5 colate continue a due linee per bramme
  • 2 decapaggi ad acido cloridrico
  • 2 treni di laminazione a caldo per nastri
  • 1 decatreno (decapaggio di acido cloridrico + treno di laminazione a freddo)
  • 1 Impianto di Rigenerazione di acido cloridrico con Tre forni ad arrostimento
  • 1 linea di elettrozincatura
  • 2 linee di zincatura a caldo
  • 1 impianto di ricottura statica con 54 forni e 125 basi
  • 1 treno tandem Temper
  • 1 treno lamiere quarto a due gabbie
  • 1 tubificio a saldatura longitudinale ERW
  • 2 tubifici a saldatura longitudinale SAW
  • 1 tubificio a saldatura elicoidale SAW da nastri / lamiere (dismesso)
  • 4 impianti per rivestimento interno ed esterno di tubi in polietilene, resine epossidiche, FBE
  • linee di finitura e taglio
  • Inoltre, una centrale termoelettrica di circa 800 MW gestita dalla società in house Taranto Energia, che utilizza i gas siderurgici ivi prodotti.

Unità produttiva di Genova[modifica | modifica wikitesto]

Una gru dei moli delle acciaierie di Cornigiliano intenta a movimentare un rotolo di lamiera d'acciaio in una foto del 2014.

L'unità produttiva di Genova dispone dei seguenti impianti:

  • 1 linea di decapaggio ad acido cloridrico
  • 1 treno di laminazione a caldo
  • 1 decatreno (decapaggio ad acido cloridrico + treno di laminazione a freddo in linea)
  • 1 linee di ricottura continua
  • 1 treno temper
  • 2 linee di stagnatura / cromatura elettrolitica
  • 3 linee di zincatura a caldo
  • 1 linea di rifilatura coils
  • linee di finitura e taglio decapati e stagnati

Unità produttiva di Novi Ligure[modifica | modifica wikitesto]

Lo stabilimento ILVA di Novi Ligure

L'unità produttiva di Novi Ligure dispone dei seguenti impianti:

  • 1 decatreno (decapaggio ad acido cloridrico + treno di laminazione a freddo in linea)
  • 1 linea di ricottura continua
  • 1 linea di ricottura statica a idrogeno; 24 basi 12 forni
  • 1 linea di zincatura a caldo
  • 1 linea di zincatura a caldo / alluminiatura
  • 1 linea di elettrozincatura
  • linee di finitura e taglio

Dal 1933 l'ILVA entrò in società con la Provincia di Alessandria costituendo la Società Ferroviaria Val d'Orba (FVO), per l'esercizio della ferrovia Frugarolo - Basaluzzo che rappresentava un'infrastruttura strategica per il trasporto delle merci a servizio dello stabilimento. L'impianto fu soppresso nel 1948.

Unità produttiva di Racconigi[modifica | modifica wikitesto]

L'unità produttiva di Racconigi dispone dei seguenti impianti:

  • 7 Linee per tubi profilati cavi saldati longitudinalmente
  • 3 linee di taglio

Unità produttiva di Marghera[modifica | modifica wikitesto]

L'unità produttiva di Marghera, disponeva dei seguenti impianti:

  • 1 Linea di elettrozincatura
  • 1 Linea di preverniciatura
  • Linee di finitura e taglio

Il sito è un polo logistico per lo scarico e carico di materiale siderurgico proveniente dallo Stabilimento di Taranto via mare.

Altre aziende[modifica | modifica wikitesto]

Strutture produttive del passato[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Estero[modifica | modifica wikitesto]

  • Tunisacier e Ilva Maghreb: stabilimento di laminazione per prodotti piani e centro servizi con sede in Tunisia. Venduti ad investitori privati nel 2017.[50]
  • Hellenic Steel Company S.A, Salonicco controllata greca.

Dipendenti celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel centro direzionale di Cornigliano ha lavorato, a inizio anni sessanta, l'attore e scrittore Paolo Villaggio (1932-2017), impiegato nella collegata Cosider (anch'essa del gruppo Finsider).
  • Il poeta e scrittore tarantino Pasquale Pinto (1940-2004) è stato operaio all'Italsider.
  • Il rugbista Marco Bollesan fu operaio all'Italsider di Genova; quando cambiò squadra, questa ottenne per lui il trasferimento a Bagnoli.
  • Operaio dell'Italsider di Cornigliano era pure il sindacalista Guido Rossa (1934-1979), ucciso dalle Brigate Rosse.
  • Il critico e scrittore Carlo Vita (1925-2019) è stato capo ufficio stampa dell'Italsider, di cui ha diretto la rivista aziendale dal 1960 al 1965.

Opere dedicate[modifica | modifica wikitesto]

  • Alla storica ILVA di inizio Novecento è stata intitolata a Genova una via del quartiere di Carignano, la stessa in cui si trovavano gli uffici poi spostati nella vicina via Corsica.
  • Dino Buzzati sceneggiò Il pianeta acciaio di Emilio Marsili (1962), raffinatissimo documentario sull'Italsider e sugli stabilimenti di Taranto, Bagnoli, Cornigliano e Piombino.
  • Il regista e documentarista Virgilio Tosi ha realizzato, in due riprese, una serie di mediometraggi sull'azienda: La professione di capo (1963, cinque mediometraggi), e Operazione Qualità (1966, tre mediometraggi).
  • Nel 1964 il compositore Luigi Nono ha dedicato la sua opera La fabbrica illuminata "agli operai della Italsider di Genova"[51].
  • L'ex Italsider di Bagnoli è al centro del romanzo La dismissione, dello scrittore napoletano Ermanno Rea.
  • La storia dello stabilimento Italsider di Genova è stata pubblicata nel libro "La caduta dei giganti d'acciaio", di Sergio Fera, chimico industriale e metallurgista che vi ha trascorso la vita lavorativa.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Senza mai essere nominata, ma chiamata col nome generico di "Megaditta", l'Italsider è entrata nella cultura collettiva italiana grazie alle popolarissime saghe di Ugo Fantozzi e Giandomenico Fracchia. È infatti dalla sua esperienza lavorativa nel gruppo siderurgico di stato che l'ex-impiegato Paolo Villaggio ha attinto l'ispirazione per descrivere i personaggi e le situazioni della vita aziendale[52].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ArcelorMittal conclude la transazione per acquisire Ilva S.p.A. e lancia ArcelorMittal Italia, su ArcelorMittal, 1º novembre 2018. URL consultato il 1º maggio 2020 (archiviato il 1º maggio 2020).
    «1 novembre 2018 – ArcelorMittal (‘la Società’) annuncia che si è conclusa oggi la transazione di AM Investco Italy Srl (‘AM Investco’) volta ad acquisire Ilva S.p.A. (‘Ilva’).».
  2. ^ Ilva, la grande acciaieria italianatra polemiche e allarmi ambientali, La Stampa, 26 luglio 2012. URL consultato il 28 agosto 2018 (archiviato il 28 agosto 2018).
  3. ^ Ilva di Taranto, la storia infinita di un pasticcio all'italiana, su www.panorama.it. URL consultato il 9 novembre 2019 (archiviato l'8 novembre 2019).
  4. ^ Ex Ilva, quando Calenda disse no al rilancio della seconda cordata: "Acciaitalia? I Paesi seri non cambiano regole in corsa", su Il Fatto Quotidiano, 8 novembre 2019. URL consultato il 9 novembre 2019 (archiviato l'8 novembre 2019).
  5. ^ Andrea Tundo, Ex Ilva, quando l'ad di ArcelorMittal criticava ArcelorMittal: "Taranto per loro è solo una filiale dell'impero. Quanti dubbi sulla gara", su Il Fatto Quotidiano, 8 novembre 2019. URL consultato il 9 novembre 2019 (archiviato il 7 gennaio 2020).
  6. ^ Ilva, al via 'era Arcelormittal', a Banca Intesa il 5,6%, su ANSA.it, 1º novembre 2018. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato il 9 novembre 2019).
  7. ^ Ilva è di ArcelorMittal, acquisizione conclusa. "Creeremo valore in Italia", su corriere.it, 1º novembre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018 (archiviato il 2 novembre 2018).
  8. ^ a b Ex Ilva di Taranto, la Corte dei diritti umani di Strsburgo condanna l'Italia: "Non ha protetto i cittadini dall'inquinamento", su bari.repubblica.it, 24 gennaio 2019. URL consultato il 25 gennaio 2019 (archiviato il 25 gennaio 2019).
  9. ^ a b Ilva, la Corte europea dei diritti umani condanna l'Italia: "Non ha protetto i cittadini di Taranto dall'inquinamento", su ilfattoquotidiano.it, 24 gennaio 2019. URL consultato il 25 gennaio 2019 (archiviato il 25 gennaio 2019).
  10. ^ Ex Ilva, ArcelorMittal spegne tutti gli altiforni: chiusura definitiva a gennaio, su ilsole24ore.com, 1º novembre 2019. URL consultato il 1º dicembre 2019 (archiviato il 16 dicembre 2019).
  11. ^ Ex Ilva, ricorso dei commissari contro ArcelorMittal. La procura di Milano apre un'inchiesta contro ignoti, su repubblica.it. URL consultato il 1º dicembre 2019 (archiviato il 1º dicembre 2019).
  12. ^ a b c d e f Archivio Nuova Italsider s.p.a. (ex Ilva), su fondazioneansaldo.it. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2007).
  13. ^ Treccani - Dizionario di Economia e Finanza (2012), su treccani.it. URL consultato il 25 dicembre 2019 (archiviato il 25 dicembre 2019).
  14. ^ Storiaindustria.it Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive.
  15. ^ a b Giorgio Dell'Arti, Cronologia dell'Ilva, su cinquantamila.it. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato il 21 ottobre 2018).
  16. ^ a b c Massimo Bondi, su SAN - Portale degli archivi d'impresa. URL consultato il 5 settembre 2018 (archiviato il 5 settembre 2018).
  17. ^ a b Napoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995
  18. ^ Oscar Sinigaglia fu un industriale del settore dell'acciaio ad inizio del XX secolo; vicino alle posizioni del nascente fascismo, fu uno dei sostenitori di Gabriele d'Annunzio nell'impresa di Fiume.
  19. ^ Lezioni di storia - Cornigliano, il miracolo dell’acciaio, su www.ilsecoloxix.it. URL consultato il 19 febbraio 2019 (archiviato il 20 febbraio 2019).
  20. ^ sito EdicoladiPinuccio.it, su edicoladipinuccio.it. URL consultato il 21 ottobre 2018 (archiviato il 21 ottobre 2018).
  21. ^ Cristiana Campanini, La scultura di ferro e fuoco che nasceva nelle fabbriche, su la Repubblica, 29 settembre 2015. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato il 30 aprile 2020).
  22. ^ sito Gargagnàn.net, su gargagnan.net. URL consultato il 22 ottobre 2018 (archiviato il 22 ottobre 2018).
  23. ^ Journalism and archaeological communication:Roberto Rossellini documentarista televisivo, su archaeologicaljournalism.blogspot.com. URL consultato il 2 maggio 2019 (archiviato il 22 ottobre 2018).
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  25. ^ Giacomo Gambassi, Intervista. Bregantini: «La Messa all’Italsider, pietra miliare», su Avvenire.it, 17 ottobre 2014. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato il 30 aprile 2020).
  26. ^ Elena Albanese, Sandro Pertini e la Puglia: «Quando mangiò fave e cicorie nella mensa dell'Ilva...», su TerlizziLive.it, 31 gennaio 2018. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato il 30 aprile 2020).
  27. ^ Chiara Dogliotti, La colonna genovese delle Brigate Rosse (PDF), su Istituto per la Storia della Resistenza e la Società Contemporanea in provincia di Asti. URL consultato il 1º maggio 2020 (archiviato il 22 ottobre 2018).
  28. ^ Renzo Paternoster, L'ombra della Stella: storia delle Brigate Rosse, su win.storiain.net. URL consultato il 1º maggio 2020 (archiviato il 29 dicembre 2019).
  29. ^ Enzo Riboni, Professione nullafacente: pagati per non lavorare, su Corriere della Sera, 21 gennaio 2000. URL consultato il 1º maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2015).
  30. ^ Domenico Palmiotti, Gli anni cruciali dell’Ilva. Dall’Italsider alla cordata Arcelor-Marcegaglia, su Il Sole 24 Ore, 6 giugno 2017. URL consultato il 23 giugno 2019 (archiviato il 23 giugno 2019).
  31. ^ Domenico Palmiotti, All'Ilva hanno rimosso le insegne: fine di un'era. Ecco come sarà la nuova Arcelor Mittal, su AGI, 7 novembre 2018. URL consultato l'8 novembre 2018 (archiviato il 19 aprile 2019).
  32. ^ Ex Ilva, ricorso dei commissari contro ArcelorMittal. La procura di Milano apre un'inchiesta contro ignoti, su la Repubblica, 15 novembre 2019. URL consultato il 19 novembre 2019 (archiviato il 20 aprile 2020).
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  34. ^ Taranto, conclusa udienza incidente probatorio inchiesta su Ilva. Cittadini manifestano a sostegno giustizia, in Adnkronos, 17 febbraio 2012. URL consultato il 30 luglio 2012 (archiviato il 12 dicembre 2019).
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  37. ^ Domenico Palmiotti, Ilva, il Tribunale di Taranto ordina la chiusura dell’altoforno 2, Il Sole 24 Ore, 10 dicembre 2019. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato il 12 dicembre 2019).
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  43. ^ Ilva in AS - Programma dei commissari straordinari (PDF), su Ministero dello Sviluppo Economico, 29 dicembre 2015. URL consultato il 1º maggio 2020 (archiviato il 20 ottobre 2016).
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  50. ^ Sideralba rileva gli asset tunisini dell’Ilva, ilsole24ore (archiviato il 21 dicembre 2019).
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  52. ^ Roberto Bordi, Le 10 cose che bisogna sapere su Paolo Villaggio, su il Giornale.it, 3 luglio 2017. URL consultato il 30 aprile 2020 (archiviato l'8 marzo 2019).

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