Ferriera di Servola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La Ferriera di Servola, sito situato a Servola, un rione di Trieste.

Si estende per 560.000 metri quadri, in cui sorgono la cokeria, l'impianto di agglomerazione, due altiforni e la macchina a colare (per la solidificazione della ghisa in pani)[1]. È dedito alla produzione di ghisa.

Ferriera 002.jpg

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Ferriera viene costruita nel 1896 dalla Krainische Industrie Gesellschaft (Società Industriale della Carniola) di Lubiana, per la produzione di ghisa e ferrolega destinata a rifornire gli altri impianti siti nell'Impero austro-ungarico.

La ferriera di Servola nel 1905

Nel 1918 Krainische Industrie, al termine della Grande Guerra si ritrovò con tre stabilimenti, siti in tre territori diversi, conseguentemente allo smembramento dell'Impero Austro-Ungarico: uno nel Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, uno in Austria e uno in Italia, appunto[2].

Nel 1924 la ferriera fu presa in affitto da Società Altiforni e Acciaierie della Venezia Giulia fino al 1931, quando entrò a far parte di ILVA (IRI-Finsider), arrivando ad occupare 1.670 dipendenti nel 1939: in quegli anni fu oggetto di profondi interventi di ammodernamento e potenziamento[3].

Nel 1961 ILVA si fonde con Acciaierie di Cornigliano, dando vita ad Italsider, che divenne il nuovo proprietario dell'impianto triestino: l'acciaieria viene dismessa ma si amplia il reparto fonderia.

Nel 1982 lo stabilimento viene ceduto a Attività Industriali Triestine (Acciaierie di Terni, sempre IRI-Finsider[4]).

Con il 1988 arriva la privatizzazione con la cessione dell'impianto al Gruppo Pittini: la nuova gestione investe 300 miliardi di lire[5], riammoderna l'altoforno e costruisce una nuova acciaieria a colata continua, continuando ad essere l'unico produttore di pani di ghisa in Italia. La crisi del mercato del 1993 non gli permette però di rientrare dei capitali e la Ferriera, che ora si chiama Altiforni e Ferriere di Servola - AFS S.p.A., è commissariata, con il conseguente blocco di tutti gli impianti ad eccezione della cokeria.

Nel 1995 subentrano Lucchini (80%) e Bolmat (con il 20%, di Bruno Bolfo -titolare di Duferco- e di Vittorio Malacalza) che sborsano 53 miliardi di lire per otterne la proprietà[6]: gli impianti sono gradualmente riavviati[7]: occupa in quegli anni 600 dipendenti effettivi[8].

Nel 2002 viene chiusa l'acciaieria e l'impianto si regge grazie ad altoforno, cokeria e alla centrale termoelettrica, alimentata dai gas di risulta che vengono ceduti in regime di Cip6, a tariffazione agevolata[9].

Nel febbraio 2005 il gruppo russo Severstal acquisisce il 62 per cento della Lucchini, arrivando progressivamente fino al 100%.

Dal 21 dicembre 2012 a seguito della richiesta di amministrazione straordinaria presentata dalla stessa azienda, il Ministero dello sviluppo economico ha designato Piero Nardi quale Commissario di Lucchini S.p.A. in a.s., società alla quale Servola lega il suo destino[10].

Nel 2015 il gruppo italiano Arvedi acquisisce l'intero impianto, già inserito nelle aree di crisi complessa, e sottoscrivendo un Accordo di Programma con le istituzioni per la messa in sicurezza ambientale e la reindustrializzazione dell'intera area.

Dati[modifica | modifica wikitesto]

La Ferriera di Servola nel 2011 ha prodotto 369,1 kt di ghisa liquida e 328,8 kt di ghisa in pani. Il ciclo produttivo dello stabilimento si compone di cokeria, impianto di agglomerazione, altoforno e impianto di colaggio ghisa. Oggi è l'unico sito siderurgico che produce ghisa in Italia[11].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

È chiamata L'Ilva del Nord-Est a causa dell'inquinamento ambientale prodotto con l'emissione di polveri sottili nonché morti sospette tra i dipendenti, secondo i sindacati[12], affermazioni che si scontrano con le dichiarazioni del Direttore dello Stabilimento che afferma la regolarità ambientale dell'impianto[13].

Numeri[modifica | modifica wikitesto]

La Ferriera impiega direttamente 493 dipendenti più 300 dell'indotto[14] (solo 100 direttamente di una sola azienda, Step Impianti[15]): della crisi della ferriera, ne risentirebbe anche Sertubi-Jindal Saw Italia, un suo comaker, utilizzatore di ghisa triestina, che occupa a sua volta altri 208 dipendenti più il relativo indotto, per un totale di quasi 1000 posti a rischio[senza fonte].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forum Trieste 2011
  2. ^ cnpi.it
  3. ^ memorialavoro.it
  4. ^ repubblica.it
  5. ^ repubblica.it
  6. ^ corriere.it
  7. ^ fimtrieste.it Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive.
  8. ^ Bresciani: dal rottame al tondino : mezzo secolo di siderurgia : 1945-2000, di Giorgio Pedrocco, Editore Jaca Book (collana Di fronte e attraverso. Storia)
  9. ^ Il Piccolo
  10. ^ lanazione.it
  11. ^ Il Piccolo
  12. ^ repubblica.it
  13. ^ economiaweb.it
  14. ^ IlSole24Ore
  15. ^ Il Piccolo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]