Anthelidae

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Anthelidae
Anthela ferruginosa1.jpg
Anthela ferruginosa
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
Superfamiglia Bombycoidea
Famiglia Anthelidae
Turner, 1904
Sottofamiglie

Gli Antelidi (Anthelidae Turner, 1904)[1] sono una famiglia di lepidotteri, diffusa esclusivamente in Oceania con 94 specie.[2][3][4][5]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere tipo di questa famiglia, Anthela Walker, 1855,[6] deriva dal termine greco ἀνϑήλη (anthele), a sua volta una modificazione di ἄνϑος (antos, fiore).[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di falene eteroneure appartenenti ai Ditrysia, di dimensione da medio-piccola a molto grande (apertura alare compresa tra 22 e 162 mm), con abitudini tendenzialmente notturne o crepuscolari, e solitamente dotate di buona capacità di volo. Il corpo tende ad essere alquanto robusto e in particolare il torace e l'addome appaiono spesso ricoperti da una fitta peluria.[3][4][8]

La famiglia rivela forti affinità con i Lasiocampidae, tanto che in passato veniva inserita nei Lasiocampoidea. È possibile distinguere quattro caratteri autapomorfici per questo taxon: 1) ala anteriore provvista di una sorta di plica obliqua, oppure di una nervatura trasversale incompleta tra R ed Rs, in prossimità dell'apice dell'areola; 2) ala anteriore priva di spinarea; 3) ala posteriore con base di M2 nettamente più vicina a M3 che a M1; 4) nel maschio, primo segmento addominale munito di processi conici postspiracolari, di origine tergale.[3][4][8]

Adulto[modifica | modifica wikitesto]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Il capo appare rivestito di scaglie piliformi.[8]

L'occhio composto può rivelare in rari casi la presenza di setole interommatidiali, come nel caso di Chelepteryx. Non sono presenti ocelli funzionali.[3][4][8]

Le antenne dei maschi sono bipettinate fino all'apice, ma talvolta anche tripettinate, nel caso in cui l'asse centrale dell'antennomero, che di norma è rivestito di fitte scaglie, presenti un'ulteriore dentellatura ventrale più o meno pronunciata; nelle femmine, al contrario, la struttura delle antenne può essere affine a quella dei maschi, oppure, a seconda dei casi, anche unipettinata o dentellata, o addiruttura pressoché filiforme.[3][4][8]

Le appendici boccali sono solitamente ridotte oppure del tutto assenti. Le setole dei lobi piliferi sono relativamente sviluppate solo in Munychryia, mentre altrove sono assenti o fortemente ridotte. I palpi mascellari sono vestigiali, mentre quelli labiali possono essere da ridotti a molto sviluppati, e diritti o ascendenti (di solito più lunghi nei maschi); il primo articolo non rivela la presenza di un organo con struttura simile a quella dei chaetosemata. La spirotromba è di regola ridotta o del tutto assente, con la sola eccezione di Munychryia, in cui è allungata, priva di scaglie e provvista di sensilli carenati.[3][4][8]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

Il processo ventrale della tegula può talora terminare con una punta alquanto acuminata. Non sono presenti organi timpanici toracici. Nelle femmine di diverse specie di Pterolocera è presente il fenomeno del micropterismo.[3][4][8]

Nell'ala anteriore, di solito si può notare la presenza di un'areola allungata, dal cui apice dipartono le sezioni distali di Rs1, Rs2, Rs3 ed Rs4; nel genere Gephyroneura, la suddetta areola risulta più corta poiché Rs1, Rs2, Rs3 ed Rs4 si uniscono a livello più prossimale; nella parte distale dell'areola, sono spesso presenti due nervature trasversali: una prima tra Rs1 ed Rs2, oltre a una seconda, spesso incompleta o sostituita da una plica, tra R ed Rs1. M2 corre di regola più ravvicinata a M3 che a M1. CuA1 e CuA2 sono chiaramente separate e distinguibili, mentre manca CuP. 1A+2A mostra una netta biforcazione nella regione basale.[3][4][8]

Nell'ala posteriore, provvista di una venulazione decisamente più ridotta, Sc è connessa al margine superiore della cellula discale tramite una nervatura trasversale, solitamente molto sottile o comunque di lunghezza ridotta. Rs ed M1 sono spesso unite per un breve tratto, e come nell'ala anteriore, M2 parte in posizione più ravvicinata a M3 che a M1. Manca CuP, mentre 3A è presente e ben definita.[3][4][8]

L'accoppiamento alare è del tipo "frenato" nei maschi e amplessiforme nelle femmine, col mantenimento della sola parte basale del frenulum.[3][4] La spinarea è assente[9] e di solito l'apice è arrotondato o lievemente appuntito, ma solo in poche specie appare falcato, come nel caso di alcune Anthela.[3][4][8]

Nelle zampe, l'epifisi è sempre presente nei maschi, ma di solito è fortemente ridotta o assente nelle femmine, mentre gli speroni tibiali, solitamente non molto lunghi, possono avere formula 0-2-2, oppure 0-2-3 o anche 0-2-4, come in Chelepteryx e Munychryia; fatta eccezione per quest'ultima, le tibie possono rivelare la presenza di diverse spinule, così come i tarsomeri. Arolio e pulvilli sono sempre presenti, questi ultimi provvisti di un lobo dorsale o di processi setiformi alquanto sviluppati. Le unghie hanno struttura semplice, priva di dentellatura ventrale.[3][4][8]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

L'addome è alquanto tozzo in entrambi i sessi e, come il torace, risulta privo di organi timpanici; è rivestito da fitte scaglie piliformi.[3][4][8]

Ai lati del primo tergite si osservano due inspessimenti che, nel maschio, proseguono postero-lateralmente fino a terminare con due processi conici, situati caudalmente rispetto al primo paio di spiracoli. Il secondo sternite non presenta strutture di connessione con i tergiti, ma è provvisto di brevi apodemi anteriori, benché di solito non siano ravvisabili venulae ben sviluppate. Nei maschi, inoltre, lo sternite del segmento VIII è spesso appiattito, ma talvolta appare ridotto e poco sclerificato.[3][8]

Nell'apparato riproduttore maschile, tegumen e vinculum sono sclerificati assieme; le valvae sono alquanto sviluppate; lo gnathos può essere presente, come in Chelepteryx, oppure vestigiale o del tutto assente, così come i socii; l'uncus può avere una forma semplice oppure tronca, o ancora divisa in due lobi; l'edeago è cilindrico e di solito provvisto anteriormente di un coecum penis e di un cornutus.[3][8]

Nel genitale femminile, la bursa copulatrix non è mai molto grande, e sul corpus bursae è talvolta presente un signum ricurvo; l'ostium bursae è posizionato nella parte anteriore o centrale della superficie ventrale dell'VIII somite; le gonapofisi non sono di norma molto allungate; le papille anali possono essere ben sviluppate, oppure fortemente ridotte, come in Munychryia.[3][8]

Uovo[modifica | modifica wikitesto]

L'uovo è del tipo appiattito, con una forma grosso modo ovoidale; una delle due estremità, lievemente più scura e allargata dell'altra, regge il micropilo. Il chorion appare liscio, in alcuni casi traslucido oppure punteggiato di piccoli segni più scuri.[3][8]

Le uova vengono deposte singolarmente o in piccoli gruppi, talvolta con una geometria molto caratteristica.[8][10]

Larva[modifica | modifica wikitesto]

La larva di I età può presentare parecchie setole secondarie, come nelle Anthelinae, oppure poche, come nelle Muniychryiinae. Al contrario, la larva matura presenta sempre numerose setole secondarie, che possono essere a forma di spine oppure piumose, nel caso delle Anthelinae (peraltro provviste di verrucae ben definite), ma anche piccole e a forma di spatola, come nelle Munychryiinae.[3][4]

Capo[modifica | modifica wikitesto]

Il capo è di solito non molto grande rispetto al resto del corpo, soprattutto negli ultimi stadi di sviluppo, con un apparato boccale di tipo ipognato. Sono presenti sei stemmata per lato, di solito disposti su un arco più o meno regolare.[11]

La sclerificazione è alquanto marcata, e spesso si osserva una pigmentazione più o meno accentuata, con una zona mediofrontale più chiara.[8]

Torace[modifica | modifica wikitesto]

Nel torace, i segmenti hanno tutti dimensioni alquanto simili, e sono rivestiti di una fitta peluria, spesso urticante. Le zampe protoraciche sono più sviluppate delle altre.[10]

Addome[modifica | modifica wikitesto]

Nell'addome delle Anthelinae si osserva una coppia di verruche dorsali in A1, due coppie (D1 e D2) sui segmenti A2-A7, e una sola verruca in posizione mediodorsale in A8.[3]

La larva matura presenta cinque coppie di pseudozampe, robuste ma non molto allungate, sui segmenti III-VI e X; l'ultimo paio di pseudopodi, quello anale, appare spesso più sviluppato dei precedenti, e nelle Munychryiinae appare nettamente appuntito.[3] Nelle pseudozampe, gli uncini sono di regola robusti e disposti su linee ellittiche incomplete, costituite da due o più ordini nelle Anthelinae, ma su un singolo ordine nelle Munychryiinae.[4][11][12]

Pupa[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Munychryiinae la pupa è obtecta, alquanto tozza e ben sclerificata, con le appendici fuse tra loro e col resto del corpo. I palpi mascellari sono assenti, mentre la spirotromba raggiunge la punta delle ali. Le antenne sono relativamente corte (circa i tre quarti della lunghezza dell'ala) e i palpi labiali risultano esposti. L'addome è munito di due soli segmenti mobili, A5 e A6, facilmente distinguibili; può terminare con una coppia di brevi processi appuntiti, ma non sono presenti setole del cremaster.[3][8]

Nelle Anthelinae, la pupa è obtecta, decisamente tozza e provvista di un capo arrotondato. I palpi mascellari sono assenti e la spirotromba è rappresentata da un paio di piccoli lobi. Le antenne sono corte (circa i due terzi della lunghezza dell'ala) e solo una piccola porzione dei palpi labiali è esposta. Il cremaster è assente, ma si osservano poche setole uncinate all'estremità anale.[3][8]

Il bozzolo è opaco, e spesso incorpora parte delle setole della larva; in alcune specie può essere rinvenuto sotto terra.[3]

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Ciclo biologico[modifica | modifica wikitesto]

Gli adulti sono prevalentemente notturni, con un'attrazione per la luce più accentuata nei maschi; va tuttavia segnalato che i maschi di Anthela connexa sono al contrario attivi durante il giorno, tanto da essere talvolta confusi con delle Satyrinae.[13]

Nella fase immaginale delle Munychryiinae, la spirotromba è ben sviluppata e presumibilmente funzionante, sebbene le abitudini alimentari di queste falene siano poco note. Al contrario, nelle Anthelinae lo stadio adulto è incapace di alimentarsi.[8]

È probabile che l'accoppiamento avvenga subito dopo l'emersione delle femmine dai bozzoli, considerato che quelle che vengono attratte dalle fonti luminose, tendono a deporre immediatamente uova già fecondate.[8]

Tranne poche eccezioni, anche le larve sono principalmente attive nelle ore di buio, e non si registra il fenomeno del gregarismo.[4][8]

L'impupamento può aver luogo in un bozzolo fissato alla pianta nutrice, oppure nella lettiera superficiale del sottobosco.[4][11][14] In Pterolocera il bozzolo viene prodotto tra gli strati superficiali del terreno.[8]

Alcune piante nutrici

Il bozzolo ha una struttura a doppio strato, essenzialmente costituito da fibre sericee estruse dalla larva e intessute grazie alla filiera; esso può anche contenere setole secondarie oppure spinule irritanti di protezione, incorporate dalla larva durante le fasi di tessitura.[4][8]

Periodo di volo[modifica | modifica wikitesto]

Le specie appartenenti a questo taxon hanno di regola un ciclo univoltino, con il periodo di volo solitamente compreso tra aprile e giugno.[8]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Queste larve non sono minatrici fogliari, ma al contrario si alimentano aggrappate alle parti vegetali (principalmente le foglie).[3][4][8]

Tra le molte piante nutrici riportate in letteratura, possiamo citare:[8][10][15]

Parassitoidismo[modifica | modifica wikitesto]

Sono noti casi di parassitoidismo ai danni delle larve di Anthelidae, da parte di diverse specie di imenotteri appartenenti alle superfamiglie Chalcidoidea e Ichneumonoidea; tra queste citiamo:[16][17]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Gli Anthelidae sono presenti essenzialmente in Oceania: la maggior parte delle specie occupa un areale compreso nei confini dell'Australia continentale, e poche specie sono state rinvenute in Tasmania e in Nuova Guinea; fa eccezione la sola Anthela brunneilinea, che è stata descritta per le isole Kai (Molucche orientali, Indonesia), comunque a poca distanza dalle coste della Nuova Guinea.[3][4][8][11]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il taxon è stato considerato una sottofamiglia dei Lymantriidae da Turner (1904),[1] all'atto della sua istituzione; in seguito, lo stesso Autore lo elevò allo status di famiglia (1920[18] e 1921[13]), benché nel 1947[19] lo abbia inserito all'interno dei Noctuoidea. In seguito, nel 1970,[20] Common incluse gli Anthelidae nei Bombycoidea sensu lato (ossia comprendenti anche i Lasiocampidae), soprattutto in base alla perdita dei caratteri anatomici nello stadio adulto.[3][4][8]

Anthelidae Turner, 1904 - Trans. Ent. Soc. Lond. 1904: 470 (chiave); 478 (come Anthelinae)[1] - genere tipo: Anthela Walker, 1855 - List Spec. lepid. Insects Colln Br. Mus. (4): 778 (chiave); 853.[6]

Chiave dicotomica per la determinazione delle sottofamiglie[modifica | modifica wikitesto]

Viene di seguito riportata una chiave dicotomica per il riconoscimento della sottofamiglia di appartenenza, ricavata da quella proposta da Claude Lemaire & Joël Minet (1999):[3]

1  Spirotromba di solito lunga; ala anteriore provvista di nervatura trasversale completa tra R ed Rs1 Munychryiinae
1' Spirotromba sempre ridotta o assente; ala anteriore provvista di nervatura trasversale incompleta tra R ed Rs1, oppure in molti casi di una semplice plica Anthelinae

Sottofamiglie e generi[modifica | modifica wikitesto]

Il taxon è presente solo in Oceania (tranne una specie nelle isole Kai) e si suddivide in 2 sottofamiglie, per un totale di 9 generi e 94 specie:[5][21][22][23]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Non sono stati riportati sinonimi.[21][22][23]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

L'analisi genetica svolta da Heikkila et al. (2015)[29] ha portato alla luce alcune relazioni tra le famiglie di Bombycoidea, così da giungere a un cladogramma da cui è stato ricavato quello riportato qui sotto:

Bombycoidea
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Apatelodidae Apatelodes torrefacta.jpg


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Eupterotidae Panacela lewinae (ento-csiro-au).jpg



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Brahmaeidae (Dactyloceras, Lemonia e Sabalia) Dactyloceras lucina2.jpg Dumim.jpg



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Bombycidae Silk worm adult01.JPG


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Carthaeidae Caterpillar of a Dryandra Moth.jpg


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Endromidae Endromis versicolora MHNT.CUT.2011.0.446. Male.Allier (Hautes-Pyrénées) Dos.jpg


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Phiditiidae Cramer&Stoll-uitlandsche kapellen vol. 1- plate 075.jpg


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Anthelidae Anthela varia.jpg






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Brahmaeidae (Brahmaea) Acanthobrahmaea europaea.jpg


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Sphingidae Sphinx ligustri MHNT dos femelle.jpg



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Saturniidae Saturnia pavonia MHNT CUT 2011 0 439 male Les piles - Cornille (Dordogne) dos.jpg





Come si può notare, Anthelidae si conferma quale raggruppamento monofiletico, avente come sister group i Phiditiidae.[29]

Alcune specie[modifica | modifica wikitesto]

Adulti[modifica | modifica wikitesto]

Larve[modifica | modifica wikitesto]

Pupe[modifica | modifica wikitesto]

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Nessuna specie appartenente a questa famiglia è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Turner, A. J., A Classification of the Australian Lymantriadae (PDF), in Transactions of the Entomological Society of London, vol. 1904, Londra, The Society, 1904, pp. 470 (chiave); 478, DOI:10.1111/j.1365-2311.1904.tb02751.x, ISSN 2053-2520 (WC · ACNP), LCCN sn88024445, OCLC 220279251. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  2. ^ (EN) Nieukerken, E. J. van, Kaila, L., Kitching, I. J., Kristensen, N. P., Lees, D. C., Minet, J., Mitter, C., Mutanen, M., Regier, J. C., Simonsen, T. J., Wahlberg, N., Yen, S.-H., Zahiri, R., Adamski, D., Baixeras, J., Bartsch, D., Bengtsson, B. Å., Brown, J. W., Bucheli, S. R., Davis, D. R., De Prins, J., De Prins, W., Epstein, M. E., Gentili-Poole, P., Gielis, C., Hättenschwiler, P., Hausmann, A., Holloway, J. D., Kallies, A., Karsholt, O., Kawahara, A. Y., Koster, S. (J. C.), Kozlov, M. V., Lafontaine, J. D., Lamas, G., Landry, J.-F., Lee, S., Nuss, M., Park, K.-T., Penz, C., Rota, J., Schintlmeister, A., Schmidt, B. C., Sohn, J.-C., Solis, M. A., Tarmann, G. M., Warren, A. D., Weller, S., Yakovlev, R. V., Zolotuhin, V. V., Zwick, A., Order Lepidoptera Linnaeus, 1758. In: Zhang, Z.-Q. (Ed.) Animal biodiversity: An outline of higher-level classification and survey of taxonomic richness (PDF), in Zootaxa, vol. 3148, Auckland, Nuova Zelanda, Magnolia Press, 23 dicembre 2011, pp. 212–221, ISSN 1175-5334 (WC · ACNP), OCLC 70871314. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa (EN) Lemaire, C. & Minet, J., The Bombycoidea and their Relatives, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 321 - 354, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u (EN) Scoble, M. J., Higher Ditrysia, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 328-341, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  5. ^ a b (EN) Kitching, I. J.; Rougerie, R.; Zwick, A.; Hamilton, C. A.; St. Laurent, R. A.; Naumann, S.; Ballesteros Mejia, L.; Kawahara, A. Y., A global checklist of the Bombycoidea (Insecta: Lepidoptera) (PDF), in Biodiversity Data Journal, vol. 6, Sofia, Pensoft Publishers, 12 febbraio 2018, p. e22236, DOI:10.3897/BDJ.6.e22236, ISSN 1314-2828 (WC · ACNP), LCCN 2014243065, OCLC 967864539. URL consultato il 13 febbraio 2018.
  6. ^ a b c d e (ENLA) Walker, F., List of the specimens of lepidopterous insects in the collection of the British Museum (PDF), parti 4 e 5, Londra, Order of the Trustees, 1855 [1854-66], pp. 778 [chiave]; 853; 883; 1159 (chiave); 1179, DOI:10.5962/bhl.title.58221, ISBN non esistente, LCCN agr04000350, OCLC 257830843. URL consultato il 4 gennaio 2018.
  7. ^ Schenkl, F.; Brunetti, F., Dizionario Greco-Italiano/Italiano-Greco, in Meldi, D. (a cura di), La creatività dello spirito, Berrettoni G. (nota bibliografica), La Spezia, Casa del Libro - Fratelli Melita Editori, dicembre 1991 [1990], p. 77, ISBN 978-88-403-6693-7, OCLC 797548053.
  8. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad (EN) Common, I. F. B., Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. vi, 535, 32 con tavv. a colori, ISBN 9780522843262, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  9. ^ (FR) Minet, J., Nouvelles frontières, géographiques et taxonomiques, pour la famille des CaIlidulidae (Lepidoptera, Calliduloidea), in Nouvelle Revue d'Entomologie (N. S.), vol. 6, nº 4, Fontenay-sous-Bois, Association pour le soutien de la Nouvelle Revue d'Entomologie, 1990 [1989], pp. 351-368, ISSN 0374-9797 (WC · ACNP), OCLC 637361329.
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  11. ^ a b c d (EN) Stehr, F. W. (Ed.), Immature Insects, Vol. 1, seconda edizione, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co., 1991 [1987], pp. 509-524, ISBN 978-0-8403-3702-3, LCCN 85081922, OCLC 13784377.
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  19. ^ (EN) Turner, A. J., A review of the phylogeny and classification of the Lepidoptera (PDF), in Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, vol. 71, Sydney, The Society, 1947, pp. 303-338, ISSN 0370-047X (WC · ACNP), LCCN 21002639, OCLC 476489959. URL consultato il 4 gennaio 2018.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

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