Ygramul

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« Meglio è pei cacciatori
morir dentro le Paludi,

ché nelle Montagne Morte
c'è quel gran Profondo Abisso,
dove sta Ygramul, Le Molte,
il più orrendo degli orrori... »

(Strofa di una canzone popolare dei Pelleverde)

Ygramul, Le Molte è una creatura immaginaria e mostruosa descritta da Michael Ende nel romanzo La storia infinita[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ygramul, le Molte, è uno sciame formato da migliaia di insetti[1] volanti dal colore blu metallico[1]; ognuno di essi è simile ad un calabrone[1].

Le Molte possono tessere tele come i ragni[1], ma di proporzioni tali da varcare in una sola arcata decine di metri[1]. In quanto creatura composita, Ygramul può assumere le forme che desidera, adatte di volta in volta a catturare, trattenere, ferire, divorare la preda[1]. Tra queste, Ende descrive le seguenti:[1]

Il più orrendo degli orrori è in grado di comunicare modulando il ronzio delle ali delle sue componenti. La sua voce è metallica e stridula.

Ygramul è un predatore. Per quanto ci è dato sapere, si può sicuramente nutrire di carne di umanoidi e di Draghi della Fortuna[1]. Il fatto che abiti nelle Montagne Morte[1] (un deserto totalmente privo vita[1]) lascia presupporre che possa trascorrere lunghi periodi senza nutrirsi.

Il morso, o puntura, di Ygramul è latore di un veleno mortale[1], che agisce nello spazio di un'ora[1]. Tale veleno, tuttavia, conferisce alla vittima la facoltà di teletrasportarsi ovunque desideri[1]. Le Molte non confidano questo segreto per evitare che le loro prede sfuggano prima di averle potute consumare[1]. Tuttavia, decidono di fare un'eccezione per Atreiu[1], così che lui possa raggiungere l'Oracolo Meridionale in tempo per salvare Fantàsia[1].

Vicende[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Grande Ricerca, Atreiu si ritrova a vagare appiedato e senza meta nelle Montagne Morte. Giunto in prossimità del Profondo Abisso, incontra Ygramul mentre lotta con un Drago della Fortuna impigliato nella sua ragnatela sospesa sopra il crepaccio.

Atreiu, forte della protezione di Auryn, affronta il mostro con la speranza di salvare il drago e utilizzarlo come cavalcatura per continuare la sua Grande Ricerca e raggiungere Uyulala, l'Oracolo Meridionale.

Ygramul, accortasi del ragazzo, volge la sua attenzione su di lui e si trasforma nel volto di un enorme ciclope blu metallico. In quel momento Bastiano, lettore e protagonista de La storia infinita, grida per l'orrore. Il suo urlo riecheggia anche sulle pareti del Profondo Abisso.

In seguito ad una breve conversazione, Ygramul non acconsente alla richiesta del giovane Pelleverde di privarsi del proprio cibo (il Drago della Fortuna) ma, per salvare Fantàsia, gli confida il segreto del suo veleno: pur essendo mortale nel giro di un'ora, esso consente alla vittima di trasportarsi immediatamente in qualcunque luogo di Fantàsia desideri. Se la cosa si sapesse, per Ygramul sarebbe la fine perciò la creatura si fa promettere dal ragazzo che resterà un segreto. Atreiu acconsente e si lascia pungere alla spalla destra; ha appena il tempo di desiderare la sua meta prima di entrare in uno stato di semi-incoscienza.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Gli elementi horror[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio di Ygramul è, fra tutti quelli de La storia infinita, il più incline all'horror. Molti elementi si rifanno, infatti, al mostruoso puntando sul duplice volto dell'orrore: il brivido e il disgusto.

Il ricorso a uno sciame di insetti, così come la capacità di assumere forme spaventose, fanno di questa creatura un concentrato di paura. Non a caso, del resto, il suo soprannome è "il più orrendo degli orrori".

Gli elementi horror, quasi del tutto espunti nella versione cinematografica del libro, sono in realtà sparsi in vari capitoli. Spiccano, in particolare, Mork, la vecchissima Morla, il Paese della Mala Genìa, la città dei fantasmi, il drago Smarg e, in senso lato, la Porta dello Specchio Magico e il leone Graogramàn. Ognuno di questi personaggi/oggetti spinge Atreiu, Bastiano e il lettore a confrontarsi con le peggiori paure, a guardarsi dentro.

Ygramul, nello specifico, la quale vive nel Profondo Abisso, è un esempio vivente (immaginario) del celebre aforisma di Nietzsche: "quando guardi nell'abisso, l'abisso guarda te".

La metamorfosi[modifica | modifica wikitesto]

Ygramul, subito dopo la sua comparsa, si presenta come una creatura proteiforme, in grado cioè di assumere qualunque sembianza. Proprio come il dio greco minore Proteo, la metamorfosi non si limita all'aspetto, dal momento che questa creatura - oltre alla forma - assume anche le proprietà fisiche dell'oggetto o dell'essere vivente imitato.

Quando è una mano, ad esempio, è in grado di afferrare; quando è un volto ciclopico, può vedere attraverso il suo unico occhio; quando è uno scorpione può iniettare il veleno col pungiglione e così via. Fa eccezione la bocca immobile nel momento in cui Ygramul parla senza muovere le labbra.

Il più orrendo degli orrori è dunque privo di una forma propria o, meglio, di una forma che possa considerarsi originaria, definitiva, più autentica delle altre. Solo con uno sguardo attento ci si accorge, come accade ad Atreiu, che si tratta in realtà di uno sciame composto da una miriade di insetti simili a calabroni. Tuttavia, poiché nessuno di tali insetti è mai isolato dagli altri, nemmeno quello del calabrone può essere interpretato come il vero aspetto di Ygramul. Lo sciame è, forse, la sua migliore e unica possibile descrizione.

Individuo o comunità?[modifica | modifica wikitesto]

Come accennato, oltre ad essere una creatura proteiforme, Ygramul è anche uno sciame di insetti. Si pone dunque il problema se essa vada considerata come un individuo vero e proprio o, piuttosto, come una particolare forma di vita comunitaria in cui l'identità stessa dell'individuo nasce dalla comune volontà (e dunque dall'annullamento) di ogni suo componente.

Interpretando in questo modo l'essenza di Le Molte, il nome della creatura assume un significato pregnante: l'intero è possibile solo grazie alle singole parti (si tratta perciò di un organismo, dei suoi singoli organi e al tempo stesso della relazione che intercorre tra loro) e diviene inoltre una dimostrazione vivente, seppure immaginaria, della formula secondo cui "l'intero è più della somma delle sue singole parti".

In senso più scientifico e meno filosofico, Ygramul è un esempio di quella che in zoologia è chiamata "colonia omeomorfa". Si comporta, infatti, come quel particolare tipo di colonia animale in cui tutti gli individui che la costituiscono sono perfettamente identici (in questo caso calabroni) e legati somaticamente fra loro, in modo continuo, per mezzo di uno scheletro comune (gli insetti tendono naturalmente a unirsi in un unico organismo più complesso e articolato, apparendo tra l'altro inseparabili).

Quest'ultimo aspetto di Ygramul è forse anche il più interessante. Nel momento in cui la sua preda le stacca una delle zampe di scorpione, l'arto - invece che precipitare nel Profondo Abisso per la legge di gravità - si ricongiunge al resto del corpo. Ygramul è dunque dotata di un alto potere di rigenerarsi, come avviene ad esempio per le lucertole e per vari microorganismi. Nel suo caso, però, la rigenerazione è totale ed è dovuta al fatto che, in quanto sciame, la creatura non ha una forma propria; le sue singole parti, tuttavia, dimostrano di possedere una memoria della forma assunta, altrimenti non potrebbero ricostruirla.

Michael Ende torna a indagare, e approfondire, il discorso su individuo e comunità nella descrizione del popolo degli Yskalnari.

Tempo, solitudine, saggezza e durata della vita[modifica | modifica wikitesto]

« Il vostro viaggio durerebbe tanto a lungo che l'Infanta Imperatrice potrebbe nel frattempo morire mille volte. Non sulla durata della tua vita, bipede Atreiu, devi misurare la tua Ricerca, ma su quella della sua. »
(Ygramul in La storia infinita di Michael Ende, pag. 80)

Da queste parole si evince la saggezza di Ygramul, creatura solitaria e millenaria, come Morla. Essa infatti formula pensieri complessi che rivelano lungimiranza e la capacità di adottare punti di vista diversi dal proprio. Ciò può apparire sorprendente se si pensa che il più orrendo degli orrori è relegato nel Profondo Abisso, nel cuore desolato delle Montagne Morte e, da quel che è raccontato da Ende, non ha mai avuto nessuno con cui parlare: gli unici esseri viventi capitati nelle sue vicinanze, sono stati divorati.

Lo scrittore pare, tuttavia, suggerire che proprio la solitudine favorisca il dialogo con se stessi e un'indagine profonda del mondo interno ed esterno. Così per Graogramàn nel deserto di Goab, così per Morla nelle Paludi della Tristezza, così per Donna Aiuola, per Gmork e infine per Ygramul.

Nel caso particolare di Le Molte, la riflessione si sofferma sulla durata relativa della vita. Il tempo non va misurato allo stesso modo in ogni circostanza: esso varia secondo i punti di riferimento o di osservazione. La Grande Ricerca ha dei limiti temporali che non coincidono con quanto è concesso ad Atreiu (colui che sta cercando) ma con quanto è concesso all'Infanta Imperatrice (colei per la quale si sta cercando).

Il φάρμακον[modifica | modifica wikitesto]

Il veleno di Ygramul ricorda, per le sue ambigue proprietà, il φάρμακον (phármakon) degli antichi Greci. Esso, infatti, è nello stesso tempo un "medicinale tossico" (uccide nel giro di un'ora) e "salutare" (permette di fuggire al predatore), oltre che una "pozione magica" (da iniettare e non da bere) che consente di raggiungere all'istante qualunque luogo di Fantàsia.

Non è un caso, inoltre, che in varie espressioni del greco antico, il termine φάρμακον (phármakon) si accompagni ad altri che gli conferiscono, di volta in volta, il significato di "mezzo (di salvezza)" e "via (d'uscita)". Senza il veleno di Ygramul, difatti, Atreiu non potrebbe proseguire la Grande Ricerca e raggiungere in tempo Uyulala per conoscere quale male sta spegnendo l'Infanta Imperatrice. Eppure, quella stessa sostanza è usata dal più orrendo egli orrori per uccidere le sue prede.

Letto in questa chiave, il liquido iniettato da Ygramul è ancora più simile al φάρμακον (phármakon), poiché è insieme "veleno" e "antidoto", sebbene l'antidoto in questione sia - indirettamente - nei confronti del Nulla.

Bene e Male?[modifica | modifica wikitesto]

Ygramul è una di quelle creature che, per il loro comportamento, si potrebbero definire "malvagie". Nel Regno di Fantàsia, tuttavia, la distinzione tra Bene e Male è spesso più sottile di quella comune, quando non viene del tutto a cadere.

Nonostante l'aspetto ripugnante e l'intelligenza subdola di Le Molte richiamino, per contrasto, il modello della καλοκἀγαθία (kalokàgathía) greca, Ende descrive in modo più sfumato la correlazione tra "bellezza interiore" e "bellezza esteriore"; anzi, in più di un caso, i due aspetti si escludono a vicenda (ad esempio nella strega Xayde e negli Acharai-Uzzolini).

Ygramul si limita a seguire il proprio istinto predatore, lottando per la propria sopravvivenza per quanto ciò, al pari della Natura, possa apparire crudele. Così, dà ad Atreiu una dimostrazione concreta di cosa significhi l'indifferenza dell'Infanta Imperatrice verso la condotta di vita e l'essenza stessa di chiunque. Occhi d'Oro, infatti, non distingue buoni e cattivi ma "lascia a tutte le sue creature la libertà di essere ciò che sono". Non si può imbrigliare la fantasia, costringerla ad assumere un unico benevolo volto... per questo il più orrendo degli orrori rispetta l'Infanta Imperatrice e "si inchina davanti alle sue insegne".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Michael Ende, La storia infinita, «IV. Ygramul, Le Molte», 1979, pagg. 71-82.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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