Storia della Sicilia piemontese

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Regno di Sicilia
Regno di Sicilia – Bandiera
(dettagli)
Regno di Sicilia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Regno di Sicilia
Lingue parlate latino e italiano
Capitale Palermo
Politica
Forma di governo monarchia
Re Vittorio Amedeo
Nascita 1713
Causa Trattato di Utrecht
Fine 1720
Causa Trattato dell'Aja
Territorio e popolazione
Bacino geografico Sicilia
Economia
Valuta lira, tarì, piastra siciliana
Commerci con Francia, Sacro Romano Impero, Spagna, Antichi Stati italiani.
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Religioni minoritarie Islam, Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da Bandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia
(vicereame spagnolo)
Succeduto da Bandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia
(vicereame austriaco)
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Categoria: Storia della Sicilia
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La storia della Sicilia piemontese comprende l'arco temporale in cui la Sicilia fu parte dei domini di Casa Savoia. Tale periodo, durato circa sette anni, ebbe inizio il 10 giugno 1713, data che sancì il passaggio dell'isola da Filippo V al duca di Savoia Vittorio Amedeo II, e si concluse nel 1720, quando Carlo VI invase l'isola e ne prese possesso cedendo in cambio la Sardegna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del trattato di Utrecht, dopo varie guerre che avevano messo in difficoltà l'Europa, la Casa Savoia ottenne grandi vantaggi, tra cui il titolo regio e l'intera Sicilia: il 10 giugno 1713, infatti, la Spagna firmò il documento di cessione dell'isola ai Savoia sotto la pressione dell'Inghilterra. Le condizioni imposte da Filippo V di Spagna per la cessione della Sicilia erano le seguenti:

  1. Casa Savoia non avrebbe mai potuto vendere l'isola o scambiarla con un altro territorio.
  2. La Sicilia sarebbe stata mantenuta come feudo della Spagna: estinto il ramo maschile dei Savoia, essa sarebbe tornata alla corona di Madrid.
  3. Tutte le immunità in uso in Sicilia non sarebbero state abrogate.

In realtà, solo gli ultimi due punti furono accettati da Vittorio Amedeo II. All'ultimo momento, Filippo V fece aggiungere un ultimo punto, secondo cui:

  • il Re di Spagna sarebbe stato in grado di disporre a suo piacimento dei beni confiscati ai sudditi siciliani rei di tradimento.

Vittorio Amedeo volle accondiscendere anche a questo punto, per evitare che una protesta del duca potesse rinviare la stesura dei trattati. Il documento con cui si cedeva la Sicilia ai Savoia venne siglato il 13 luglio successivo. Gli araldi lo stesso giorno percorsero Torino annunciando l'acquisizione del titolo regio da parte di Vittorio Amedeo. Una folla esultante si accalcò davanti al palazzo ducale acclamando il re, che uscì dal balcone brindando insieme alla folla.

Vittorio Amedeo di Savoia

Il 27 di quello stesso mese, Vittorio Amedeo II, in procinto di partire per la Sicilia, nominò suo figlio Carlo Emanuele, principe del Piemonte, luogotenente degli Stati di terraferma; ma il ragazzo non aveva che sedici anni e fu dunque assistito da un Consiglio di Reggenza. Il 3 ottobre il nuovo re salpò da Nizza alla volta di Palermo, ove sbarcò circa venti giorni dopo. Il 24 dicembre, dopo una sontuosa cerimonia nella Cattedrale di Palermo, Vittorio Amedeo II e la moglie Anna Maria di Orléans ricevettero la corona regia.

Al parlamento siciliano egli così si espresse in una delle prime sedute:

« I nostri pensieri non sono rivolti ad altro che a cercare di avvantaggiare questo Regno per rimetterlo, secondo la Grazia di Dio, al progresso dei tempi, riportarlo al suo antico lustro e a quello stato cui dovrebbe aspirare per la fecondità del suolo, per la felicità del clima, per la qualità degli abitanti e per l'importanza della sua situazione. »

I buoni intenti del re vennero messi in pratica nella lotta contro il brigantaggio, nello sviluppo della marina mercantile e nella riorganizzazione finanziaria e dell'esercito (per il quale venne preso a modello quello piemontese). La permanenza del re in Sicilia durò fino al 7 settembre 1714.

Il re nel suo soggiorno palermitano si era convinto delle difficoltà opposte dal particolarismo siciliano e di quelle insite nella lontananza dell'isola dal potere centrale [1]

La ripresa spagnola[modifica | modifica wikitesto]

La pace di Utrecht, con tutto ciò che comportò, fu soltanto un evento transitorio nella storia piemontese. La Spagna, infatti, stava fortemente riarmandosi. Intimorite da tanta potenza, Francia, Olanda, Inghilterra e Austria strinsero via via legami difensivi tra di loro. Vittorio Amedeo II, quando ricevette la notizia della creazione di una possibile Quadruplice Alleanza, si sentì nuovamente in pericolo.

Era infatti in progetto, tra i sovrani alleati, di mettere a tacere le mire spagnole in Italia, ma tale progetto si scontrava contro le mire di Casa Savoia. L'Austria, in particolare, progettava di eliminare i Piemontesi dalla Sicilia. Vittorio Amedeo decise di agire con astuzia, inviando messi a Vienna e a Londra per essere costantemente informato delle novità nella politica estera. Se i paesi alleati avessero davvero siglato un'alleanza, allora Vittorio Amedeo sarebbe stato seriamente nei guai, circondato da tutti i fronti.

Dopo aver in ogni modo cercato di allearsi all'Austria (anche ricorrendo ad una proposta di matrimonio), Vittorio Amedeo venne attaccato sul fronte siciliano dagli spagnoli, che egli considerava alleati. La Sicilia venne invasa da 30.000 soldati stranieri e le poche fortezze piemontesi dovettero desistere dalla difesa. Era il 1718.

L'arrivo degli Austriaci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia austriaca.

Da Vienna arrivò la proposta di aderire alla ormai siglata Quadruplice Alleanza in cambio del titolo di Re di Sardegna. Con la Convenzione del 29 dicembre 1718 scambiò la Sicilia con la Sardegna. La distruzione dell'imponente flotta spagnola e la conseguente vittoria della Quadruplice Alleanza permise a Vittorio Amedeo di mantenere un titolo regio. Dovette attendere il 1720 perché l'erede di Casa Savoia prendesse possesso dell'isola e venisse incoronato Re di Sardegna. La maggiore vicinanza di quest'isola la rendeva meglio gestibile e controllabile della Sicilia, cosicché si può dire che il cambio si sia rivelato vantaggioso per Vittorio Amedeo. Per quanto riguarda la Sicilia, invece, la sua sorte fu quella di ritornare nei domini degli Asburgo, questa volta alle dipendenze dell'Austria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simone Candela, I piemontesi in Sicilia, 1713-1718, Caltanissetta, S. Sciascia, 1996.
  • Lo Faso di Serradifalco Alberico, Piemontesi in Sicilia con Vittorio Amedeo II. La lunga marcia del conte Maffei in Studi Piemontesi, vol. XXVIII, fasc. 2, 1999, pp. 539-555.
  • Carlo Alberto Garufi (ed.). Rapporti diplomatici tra Filippo V e Vittorio Amedeo II di Savoia, nella cessione del regno di Sicilia ... 1712–1720. Palermo: 1914.
  • Isidoro La Lumia. "La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia". Archivo storico italiano, terza serie, 19, 20, 21 (1874–75).
  • Luigi Riccobene. Sicilia ed Europa dal 1700 al 1735. Palermo: 1976.
  • Giuseppe Spata (ed.). "I primi atti costituzionali dell'augusta Casa di Savoia ordinati in Palermo". Miscellanea di storia italian (Torino), 10 (1870).
  • Vittorio Emanuele Stellardi (ed.). Il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia in Sicilia dall'anno 1713 al 1719, 3 vols. Torino: 1862.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]