Piastra siciliana

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La piastra fu una valuta del Regno di Sicilia fino al 1815. È chiamata "siciliana" per distinguerla dalla piastra emessa nel resto del regno, (che è anche detto Regno di Napoli), e che è chiamata "piastra napoletana". Le due piastre avevano lo stesso valore ma avevano diverse frazioni. La piastra siciliana era suddivisa in 12 tarì, ognuno di 20 grana o 120 piccoli. Esisteva anche l'oncia che valeva 30 tarì (2½ piastre).

Nel 1815, fu introdotta un'unica piastra per il Regno delle Due Sicilie, denominata piastra o ducato delle Due Sicilie.

Monete[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del XVIII secolo circolavano monete nei tagli da 3 piccoli, 1, 2, 10 e 20 grani, 2, 3, 4 e 6 tarì, 1 piastra e 1 oncia. Erano coniate in rame fino al valore di 2 grana, mentre i valori superiori erano in argento. Nel 1801, furono introdotte monete in rame da 5 e 10 grana. Una moneta d'oro da 2 once fu emessa nel 1814.

In seguito all'adozione della moneta unica per tutto il regno delle Due Sicilie furono emesse monete in rame nel 1835 e nel 1836 che recavano il nome "siciliana", nei valori di ½, 1, 2, 5 e 10 grana. Non è chiaro se il termine "siciliana" si riferisce alle Due Sicilie o se invece richiama il vecchio grana siciliano.

Riveli[modifica | modifica wikitesto]

In un rivelo del 1607 di Catania, e da uno del 1811 di Avola, si ricava il sistema monetario siciliano :

1 onze = 30 tarì, 1 taro = 20 grani, 1 grano = 6 piccioli.

In entrambi questi documenti storici, la denominazione piastra non è usata.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]