Piero Sraffa

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Piero Sraffa

Piero Sraffa (Torino, 5 agosto 1898Cambridge, 3 settembre 1983) è stato un economista italiano.

Gli anni della formazione[modifica | modifica sorgente]

Figlio unico di Angelo Sraffa, professore di diritto commerciale tra i più eminenti del suo tempo, e di Irma Tivoli, entrambi provenienti da famiglie di origine ebraica, Piero nacque a Torino, ma nei primi anni di vita scolastica seguì il padre nelle sue peregrinazioni accademiche (Pisa, Camerino, Messina, Parma, Milano). Al rientro a Torino studiò prima al liceo classico Vincenzo Gioberti e quindi al Massimo D'Azeglio, dove si diplomò nel 1915, per poi frequentare la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Torino.

Luigi Einaudi
Antonio Gramsci

In realtà a 18 anni e mezzo, nella primavera del 1917 iniziò il servizio militare come ufficiale del Genio, ma sotto il comando della Prima Armata e quindi in posizioni di retroguardia. Dalla fine della guerra (novembre 1918) fino a marzo del 1920 fu membro della Reale commissione d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico. Il periodo militare corrispose quindi di fatto a quello 'universitario'. Si laureò infatti nel novembre 1920 con una tesi sull'inflazione in Italia nel periodo della prima guerra mondiale con Luigi Einaudi (il futuro Presidente della Repubblica). (Alcuni aneddoti raccontano di esami fatti in grande scioltezza con la divisa da ufficiale.)

Nel 1919, tramite Umberto Cosmo, conobbe Antonio Gramsci e frequentò l'Ordine Nuovo, fondato il 1º maggio da Gramsci stesso con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Fu questo il primo momento di svolta della sua vita.

John Maynard Keynes

Tra aprile 1921 e giugno 1922 studiò alla London School of Economics. In questo periodo, a Cambridge, incontrò due volte Keynes che lo invitò alla collaborazione. Questa richiesta portò Sraffa a scrivere due articoli sul sistema bancario italiano che furono pubblicati nel 1922. Il primo (The Bank Crisis in Italy) sull'Economic Journal, la rivista inglese di economia politica diretta appunto da Keynes. Il secondo (L'attuale situazione delle banche italiane) fu pubblicato sul supplemento di economia del quotidiano Manchester Guardian (ora The Guardian). Keynes affidò a Sraffa anche la cura dell'edizione italiana del suo A Tract on Monetary Reform. L'incontro con Keynes fu indubbiamente un altro e fondamentale punto di svolta della biografia di Sraffa.

Carlo Rosselli

Al rientro in Italia 1922 per qualche mese - dal giugno al 2 dicembre - fu direttore dell'ufficio provinciale del lavoro di Milano, dove frequentò ambienti socialisti e in particolare Carlo Rosselli e Raffaele Mattioli, entrambi all'epoca assistenti di Einaudi. Ma la marcia su Roma e l'avvento del fascismo fu un evento destinato ad incidere profondamente sulla biografia anche dell'italiano Piero Sraffa.

Dopo essere stato anche oggetto di un'aggressione squadristica fascista, il padre Angelo ricevette il 20 e il 21 dicembre 1922, due telegrammi assai minacciosi dallo stesso Mussolini che esigeva una pubblica ritrattazione sul contenuto del secondo articolo pubblicato in Inghilterra durante l'anno. Piero - d'accordo con Keynes - partì per l'Inghilterra. Ma a Dover il 26 gennaio 1923 fu respinto e rispedito a Calais. Rimase quindi a Parigi fino a metà marzo. Questi avvenimenti lo portarono probabilmente alla decisione di dedicarsi alla vita accademica, più garantita.

Così a novembre del 1923 assunse un incarico come libero docente all'Università di Perugia, con un corso di economia politica per il quale adottò i Principi di Marshall, e nel marzo del 1926, vincendo il concorso, divenne ordinario sempre di economia politica a Cagliari.

Nel frattempo, nel maggio del 1924, la sua vecchia conoscenza Antonio Gramsci rientrò in Italia. Questi, che si stava avviando a diventare il maggior esponente nel Partito Comunista d'Italia, si trovò bloccato a Mosca - dove si trovava ai lavori dell'Internazionale Comunista - dall'avvento al potere del fascismo. Quindi soggiornò qualche mese a Vienna, dove attese l'esito delle elezioni italiane e una volta eletto al parlamento rientrò a Roma. Da questo momento al suo arresto (8 novembre 1926) i rapporti tra i due intellettuali si intensificarono e probabilmente divennero una tappa decisiva della biografia umana e intellettuale di Piero Sraffa. Assieme alla cognata di Gramsci, Tatiana Schucht, Sraffa fu infatti il tramite tra il prigioniero ed il partito, Togliatti in particolare, un ruolo sufficientemente chiarito solo di recente (Vacca 2012).

Nel dicembre 1925 Sraffa pubblicò la memoria intitolata Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta che avviò la critica della dominante teoria dei prezzi. Edgeworth, che dirigeva con Keynes l'Economic Journal e che lo lesse in italiano, gli chiese un articolo sullo stesso argomento, che venne pubblicato nel dicembre 1926 col titolo The Laws of Returns under Competitive Conditions. Questo articolo - pubblicato in Inghilterra - ebbe ovviamente una maggiore risonanza ed avviò una nuova stagione della teoria dell'impresa.

Le leggi della produttività in regime di concorrenza[modifica | modifica sorgente]

Alfred Marshall
David Ricardo

Nell'articolo del 1926, Sraffa riprende e sviluppa il suo lavoro del 1925 per mostrare l'inconsistenza della teoria marshalliana dei prezzi, secondo la quale, per ciascun bene:

  • il prezzo d'equilibrio viene determinato dall'intersezione tra la curva della domanda e quella dell'offerta;
  • la curva dell'offerta, simmetrica a quella della domanda, è basata sulla legge dei rendimenti crescenti (primo tratto) e sulla legge dei rendimenti decrescenti (secondo tratto).[1]

Sraffa rileva che le due leggi hanno origini e ambiti di applicazione diversi (e pertanto non possono spiegare i due tratti di una stessa curva): la legge dei rendimenti decrescenti si applicava in origine all'intera economia e conseguiva dalla scarsità della terra come fattore di produzione (la teoria della rendita differenziale di David Ricardo); la legge dei rendimenti crescenti si applicava alla singola impresa e conseguiva dai benefici della divisione del lavoro. La prima consentiva di studiare le leggi della distribuzione, la seconda quelle della produzione. Marshall, invece, estese la legge dei rendimenti decrescenti a qualsiasi fattore di produzione scarso e sostituì le economie esterne alla divisione del lavoro per motivare i rendimenti crescenti. In ogni caso, nota Sraffa, Marshall crede di poter determinare l'equilibrio della singola impresa di una particolare industria analizzando piccoli incrementi nella sua produzione e assumendo invariata la situazione in altre imprese della stessa industria e dell'intera economia; tuttavia:

  • quanto ai rendimenti decrescenti, vi sono due casi:
    • se un bene viene prodotto utilizzando una quota considerevole di un fattore scarso, un piccolo aumento della produzione comporta un significativo aumento del costo sia di quel bene, sia di altri beni nella cui produzione venga impiegato; ne seguono una minore domanda di quel bene e di quel fattore scarso, quindi il contenimento del loro costo;
    • se un bene viene prodotto utilizzando una piccola quota di un fattore scarso, un piccolo aumento della sua produzione si traduce più in una riduzione delle quantità del fattore scarso utilizzate da altre imprese che in un suo generale maggiore utilizzo; l'incremento del costo del fattore è quindi trascurabile;
  • quanto ai rendimenti crescenti, lo stesso Marshall nota che le economie esterne difficilmente possono essere attribuite con chiarezza ad un'industria specifica, ma interessano in misura notevole gruppi, spesso di grandi dimensioni, di industrie collegate; conseguentemente, non è possibile ipotizzare un aumento dei rendimenti in una sola impresa tenendo invariati quelli di altre.

Sraffa ne conclude che, in concorrenza perfetta, i costi di produzione devono essere considerati costanti per piccole variazioni della quantità prodotta e che la teoria classica del costo di produzione appare meglio fondata.

Considera poi il caso opposto del monopolio, in cui il prezzo non è dato ma è inversamente proporzionale alla quantità venduta, e osserva che l'esperienza mostra che molte imprese (in particolare la maggior parte di quelle che producono beni di consumo) operano in condizioni di costi decrescenti, che consentono di diminuire il prezzo per aumentare le vendite, come se operassero in regime di monopolio. Ipotizza, quindi, che tali imprese non operino in un vero e proprio regime di monopolio, ma possano comunque disporre ciascuna di un suo particolare mercato.

Tali considerazioni saranno poi sviluppate da Joan Robinson nella sua teoria della concorrenza imperfetta.

Gli anni di Cambridge[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927 avvenne la svolta più importante della vita di Piero Sraffa. John Maynard Keynes, a seguito degli articoli pubblicati nel 1925-26, lo invitò a Cambridge per una lectureship di qualche anno. Sraffa accettò, anche per allontanarsi dall'Italia diventata per lui molto pericolosa. Il 26 novembre 1926 infatti il fascismo fece approvare la 'legge per la difesa dello stato', dando avvio allo stato totalitario. A Cambridge Piero Sraffa giunse nel luglio del 1927 e vi rimase fino alla fine della sua esistenza.

Michał Kalecki

Nel riparo di Cambridge, tenne nei primi tre anni dei corsi sulla teoria avanzata del valore. Quindi, sempre con l'aiuto di Keynes, ebbe un incarico da bibliotecario e si poté dedicare allo studio, intrecciando rapporti con una serie d'intellettuali destinati a lasciare notevoli e durature tracce. John Maynard Keynes (1883-1946) è stato il faro di questo territorio. Tra gli economisti vanno ricordati almeno Michał Kalecki (1899-1970), Maurice Dobb (1900-1976), Joan Robinson (1903-1983) e Nicholas Kaldor (1908-1986). Tra i filosofi Frank Plumpton Ramsey (1903-1930), morto prematuramente, fu certamente d'aiuto durante l'elaborazione delle equazioni iniziali di Produzioni di merci a mezzo di merci, databili nel 1928.

Ludwig Wittgenstein

Di particolare importanza e oggetto di indagine nella storia del pensiero è l'intenso rapporto avuto con Ludwig Wittgenstein. Dal ritorno di questi a Cambridge (febbraio 1929) e fino alla famosa 'rottura' del 1947, avvenuta ad opera di Sraffa e subita traumaticamente da Wittgenstein, i due intellettuali hanno avuto una frequentazione costante. Soprattutto negli anni che hanno preceduto la guerra, le discussioni avvenute durante gli incontri settimanali hanno portato il pensatore viennese a rivedere radicalmente, anche se progressivamente, il suo approccio al problema del linguaggio fissato nel Tractatus Logico-Philosophicus, pubblicato nel 1922. L'influenza di Sraffa è stata riconosciuta con grande evidenza dallo stesso Wittgenstein nella prefazione alla sua opera più matura, Philosophical Investigations (Ricerche filosofiche), uscita postuma nel 1953. (E per gli studiosi di Sraffa rimane aperta la questione dell'influenza reciproca, quindi anche quella di Wittgenstein su Sraffa.)

Circola su questo rapporto un celebre aneddoto che va riportato, anche se tende a semplificare quello che fu senz'altro un lungo processo. Accadde infatti che durante una passeggiata lungo il Cam, il fiume di Cambridge, Sraffa mettesse in grave difficoltà la convinzione espressa nel Tractatus che il linguaggio possa ridursi alla logica, semplicemente chiedendogli a quale logica si potesse ridurre il tipico gesto 'napoletano' effettuato con l'indice ed il medio della mano che strofinando il mento dall'interno verso l'esterno indica incuranza, menefreghismo.

Luigi Pasinetti, sulla base dei manoscritti non pubblicati di Sraffa (papers) [1], ha individuato cinque fasi del suo lavoro a Cambridge:

  • 1928-1931: ricerche sulla storia delle teorie economiche, tese a recuperare l'economia "ragionevole" dei classici, Marx in primo luogo, scartando l'economia "aberrante" dei marginalisti; intenzione di lavorare ad un libro analogo a quello che avrebbe dovuto essere Il Capitale di Marx, Teorie sul plusvalore comprese, ma evitando il rischio di "finire come Marx" che, avendo esposto prima la teoria, non è riuscito a completare la parte storica e proprio per questo "non è riuscito a farsi capire"; Sraffa intende esporre prima la storia, poi la teoria, "per il che si richiede che io vada dritto all'ignoto, da Marshall a Marx, dalla disutilità al costo materiale"; prima elaborazione delle sue equazioni senza sovrappiù;
  • 1931-1940: edizione delle opere di Ricardo; quasi pronte per la stampa, non vengono pubblicate sia perché manca l'"Introduzione" (scritta da Sraffa più tardi), sia perché si scoprono nuovi documenti, tra cui tutte le lettere di Ricardo a James Mill;
  • 1941-1945: critica dell'economia marginalista, in particolare della teoria della produzione e distribuzione, della teoria del valore (dei prezzi), della teoria dell'utilità marginale e della teoria dell'interesse come premio per l'astinenza; elaborazione delle sue equazioni con sovrappiù;
  • 1946-1955: pubblicazione dei primi dieci volumi delle opere di Ricardo (l'undicesimo, contenente gli indici, viene pubblicato nel 1973);
  • 1955-1960: preparazione di Produzione di merci a mezzo di merci come mera "premessa ad una critica dell'economia politica"; il progetto originario si è rivelato troppo vasto: della parte storica rimane solo una Appendice di poche pagine intitolata "Nota sulle fonti" e si auspica nella Prefazione che la critica vera e propria venga tentata "più tardi, o dall'autore o da qualcuno più giovane e meglio attrezzato per l'impresa".

Produzione di merci a mezzo di merci[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Produzione di merci a mezzo di merci.

Con la sua opera Production of Commodities by Means of Commodities. Prelude to a critique to economic theory (1960) si propone di gettare le basi teoriche per una critica della scuola economica ai suoi tempi prevalente, quella marginalista, e di perfezionare la teoria classica del valore in economia sviluppata da Ricardo.

In tale opera, divenuta una pietra miliare nella storia del pensiero economico, Sraffa analizza un modello di produzione lineare in cui è possibile determinare la struttura dei prezzi relativi e una delle due variabili distributive (saggio di profitto o di salario), data esogenamente l'altra variabile e la tecnologia, rappresentata dalle quantità fisiche dei singoli beni necessari per produrre le varie merci con i relativi output.[2]

La determinazione simultanea comporta che il valore del capitale impiegato può essere conosciuto solo insieme ai prezzi delle merci da cui è costituito. In questo modo divengono incompatibili con questo sistema le teorie che partono da dati valori dei fattori produttivi e spiegano i prezzi con la remunerazione di tali fattori in base alla loro produttività marginale.

In sostanza, Sraffa dimostra che:

  • non è possibile individuare una legge che determini simultaneamente il salario ed il saggio del profitto (come remunerazioni, rispettivamente, del lavoro e del capitale), in quanto:
    • il saggio del profitto può essere determinato solo fissando il salario (o viceversa);
    • non è possibile misurare il capitale senza determinare anche i prezzi (compreso il profitto), quindi non è possibile calcolare il profitto sulla base del valore del capitale (come sua remunerazione);
  • non si può assumere che, all'aumentare del salario, il lavoro venga sostituito dal capitale, in quanto il valore del capitale dipende dalla durata dell'investimento iniziale; considerando capitali di diversa durata, può ben succedere che si preferisca sostituire capitale con lavoro anche se i salari aumentano (cosiddetto "ritorno delle tecniche"); ne segue che non è possibile attribuire la disoccupazione all'aumento dei salari, come se si trattasse di minore domanda di un fattore di produzione il cui prezzo è aumentato.

Questo apparato analitico è stato utilizzato dai seguaci di Sraffa anche per la critica alla teoria del valore di Marx e per la soluzione al problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione. Secondo Luigi Pasinetti, Sraffa consente di superare i limiti del sistema input-output di Wassily Leontief, in particolare con riguardo agli effetti del progresso tecnico;[3] l'approccio di Pasinetti è stato recentemente ripreso ed ampliato, sempre in linea col pensiero di Sraffa, da Heinz Kurz e Neri Salvadori.[4]

Altre note biografiche[modifica | modifica sorgente]

La pubblicazione, a metà del 1960, di Produzione di merci a mezzo di merci avvenne simultaneamente alla versione inglese, Production of Commodities by means of Commodities, e - pur se con un lento avvio - il pensiero di Sraffa divenne oggetto di grande dibattito, sia sul versante della teoria economica che su quello della pratica politica. Tuttavia, pur partecipando al dibattito stesso, la sua proverbiale discrezione non venne mai meno. Mantenne infatti la sua residenza a Cambridge, con poche uscite, anche in Italia, dove pur aveva forti rapporti intellettuali e d'amicizia. Tra i rapporti più noti quelli con il vecchio amico Raffaele Mattioli, senz'altro il più lungo e più costante, con Claudio Napoleoni e con Giorgio Napolitano, allora membro importante del Partito Comunista Italiano.

Sraffa ricevette due lauree ad honorem, dalla Sorbona di Parigi nel 1972 e dall'Università di Madrid nel 1976, ma - soprattutto - ricevette nel 1961 la medaglia Söderström della Royal Swedish Academy of Sciences, un premio che anticipava di fatto il Nobel per l'economia istituito solo nel 1969.

Sraffa non ebbe mai problemi economici, avendo ereditato una notevole fortuna alla morte del padre, ma diventò ancora più ricco grazie ad un investimento di lungo termine in obbligazioni del governo giapponese che egli aveva acquistate nei giorni successivi ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ritenendo giustamente che il Giappone di quel periodo storico non sarebbe rimasto privo di risorse per molto tempo e che avrebbe rispettato i suoi impegni. Fu l'unica sua operazione finanziaria, ma piuttosto significativa.

Sraffa - che viene sempre descritto come persona di eccezionale intelligenza, piuttosto timido e molto riservato - aveva una grande passione per i libri. Fu un grande ricercatore delle più rare edizioni e famoso fu il ritrovamento con Keynes di un piccolo ma importante libretto di David Hume (An abstract of A treatise of human nature, 1740). Lasciò la sua biblioteca alla Wren Library del Trinity College: il catalogo online [2] è di oltre 7.000 volumi (7085 records).

L'opera pubblicata di Sraffa, se si fa eccezione per Produzione di merci e per la sua tesi di laurea, è contenuta in un volume dei saggi ed articoli di sole 265 pagine. E tuttavia è certo che la sua critica e la sua impostazione scientifica impegneranno le menti ancora per molto tempo.

Piero Sraffa è inoltre ricordato per avere avuto importanti rapporti personali ed intellettuali con tre dei maggiori protagonisti del Novecento europeo: il politico e pensatore comunista italiano Antonio Gramsci, l'economista inglese John Maynard Keynes, il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Tre figure assai diverse, ma tre riconosciuti leader e rivoluzionari nel loro campo.

Principali opere di Piero Sraffa[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Sraffa, "L’inflazione monetaria in Italia durante e dopo la guerra" [1920], Milano: Premiata Scuola Tip. Salesiana, rist. in Economia Politica. Rivista di Teoria e Analisi, il Mulino, XI, n.2, agosto 1994, pp. 163-196.
  • Piero Sraffa, "The Bank Crisis in Italy", The Economic Journal, 1922, 36 (126) (June), pp. 178-197.
  • Piero Sraffa, "L'attuale situazione delle banche italiane", Manchester Guardian Commercial - La Ricostruzione dell'Europa, 1922, n.11 (7 dicembre), pp. 694-695.
  • Piero Sraffa, "Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta", Annali di economia, II, 1925, pp. 277-328 (disponibile la traduzione inglese curata da A. Roncaglia e J. Eatwell: On the Relation Between Costs and Quantity Produced).
  • Piero Sraffa, "The Laws of Returns under Competitive Conditions", The Economic Journal, XXXVI, 1926, pp. 535-550 (tradotto in italiano col titolo "Le leggi della produttività in regime di concorrenza" in Economia pura, a cura di G. del Vecchio, Utet, Torino, 1937).
  • D. H. Robertson, Piero Sraffa and G. F. Shove, "Increasing Returns and the Representative Firm", The Economic Journal, Vol. 40, No. 157 (Mar., 1930), pp. 79-116.
  • Piero Sraffa and L. Einaudi, "An Alleged Correction of Ricardo", The Quarterly Journal of Economics, Vol. 44, No. 3 (May, 1930), pp. 539-545.
  • Piero Sraffa, "Dr. Hayek on Money and Capital", The Economic Journal, 1932, 42: 42–53.
  • Piero Sraffa, "A Rejoinder", The Economic Journal, 1932, 42 (June): 249–51.
  • Piero Sraffa, "Malthus on Public Works", The Economic Journal, 1955, 259 (Sept.): 543-544.
  • Piero Sraffa, "Introduzione" a David Ricardo, Works and Correspondence, a cura di P. Sraffa, Cambridge University Press, Cambridge, 1951-1955 (voll. I-X) e 1973 (vol. XI, indici), vol. I: pp. XIII-LXII.
  • Piero Sraffa, Production of Commodities by means of Commodities. Prelude to a Critique of Economic Theory, Cambridge University Press, Cambridge, 1960.
  • Piero Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci. Premesse ad una critica della teoria economica, Einaudi, Torino, 1960 (edizione italiana curata dallo stesso Sraffa con l'aiuto di Raffaele Mattioli); nuova ed. it. a cura di Fabio Ranchetti, Einaudi, Torino, 1999.
  • Piero Sraffa, Saggi, Il Mulino, Bologna, 1986 (edizione postuma dei principali scritti pubblicati negli anni 1922-1970).
  • Piero Sraffa, Introduzione ai “Principi” di Ricardo, Cappelli, Bologna, 1979, con una postfazione di Giorgio Gattei.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La curva del costo marginale ha una forma a "U": prima decresce, poi cresce fino a incontrare prima la curva del costo medio, poi la retta del prezzo (che è dato, in condizioni di concorrenza); i diversi punti di intersezione tra il tratto crescente della curva del costo marginale (oltre l'intersezione con la curva del costo medio) e diverse possibili rette dei prezzi costituiscono la curva dell'offerta per la singola impresa.
  2. ^ Nonostante in Produzione Sraffa analizzi entrambi i casi (fissazione esogena del saggio di salario e del saggio di profitto), sembra propendere per la seconda alternativa, poiché nota incidentalmente che, quando si abbandoni l'ipotesi classica di salario ancorato ai livelli di sussistenza e il salario stesso si assuma come dato in termini di un'unità di misura più o meno astratta, esso non può essere stabilito fino a che non lo siano i prezzi delle merci
  3. ^ Luigi Pasinetti, Lezioni di teoria della produzione, Bologna, il Mulino, 1989 (terza edizione).
  4. ^ Heinz D. Kurz e Neri Salvadori, Theory of production. A long-period analysis, Cambridge University Press, 1997.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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