Massacro di My Lai

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Massacro di My Lai
My Lai massacre.jpg
Alcune vittime del massacro di My Lai riprese dalla fotocamera personale di un fotografo dell'esercito americano
Stato Vietnam Vietnam
Luogo Song My
Obiettivo Civili inermi
Data 16 marzo 1968
Tipo Strage
Morti 347
Responsabili Militari americani
Motivazione Strage compiuta ad ordine del tenente William Calley

Il massacro di Mỹ Lai, conosciuto anche come massacro di Sơn Mỹ, fu un massacro di civili inermi che avvenne durante la guerra del Vietnam, quando i soldati statunitensi della Compagnia Charlie, della 11a Brigata di Fanteria Leggera, agli ordini del tenente William Calley, uccisero 347 civili - principalmente vecchi, donne, bambini e neonati. Il massacro avvenne il 16 marzo 1968 a My Lai, una delle quattro frazioni raggruppate nei pressi del villaggio di Sơn Mỹ, nella provincia di Quang Ngai a circa 840 chilometri a nord di Saigon. I soldati si abbandonarono anche alla tortura e allo stupro degli abitanti.

Come venne riferito da un tenente dell'esercito sudvietnamita ai suoi superiori, fu una atroce vendetta, che avvenne poco dopo uno scontro a fuoco con delle truppe Viet Cong che si erano mischiate ai paesani.

Il massacro fu fermato dall'equipaggio di un elicottero dell'esercito USA in ricognizione, che atterrò frapponendosi tra i soldati americani e i superstiti vietnamiti. Il pilota, sottufficiale Hugh Thompson Jr., affrontò i capi delle truppe americane e disse che avrebbe aperto il fuoco su di loro se non si fossero fermati.

Mentre due membri dell'equipaggio dell'elicottero - Lawrence Colburn e Glenn Andreotta - puntavano le loro armi pesanti contro i soldati che avevano preso parte alle atrocità, Thompson diresse l'evacuazione del villaggio. I membri dell'equipaggio vennero accreditati di aver salvato almeno 11 vite. Esattamente trent'anni dopo, i tre vennero premiati con la Soldiers Medal, l'onorificenza più alta dell'esercito statunitense per atti di coraggio che non coinvolgono il contatto diretto col nemico.

La strage[modifica | modifica sorgente]

Copertura[modifica | modifica sorgente]

L'"indagine" iniziale su My Lai venne svolta dal comandante dell'11a Brigata, Col. Oran Henderson, su ordine dell'assistente comandante della Divisione Americal, BG Young. Sei mesi dopo un giovane soldato dell'11a (la "Brigata dei macellai") di nome Tom Glen, scrisse una lettera accusando la Divisione Americal (e altre intere unità dell'esercito USA, non dei singoli individui) di ordinaria brutalità nei confronti dei civili vietnamiti; la lettera era dettagliata, le sue accuse terrificanti, e il suo contenuto riecheggiava lamentele ricevute da altri soldati. Colin Powell, all'epoca un giovane Maggiore dell'Esercito, venne incaricato delle investigazioni sul massacro. Powell scrisse: "A diretta refutazione di quanto ritratto, c'è il fatto che le relazioni tra soldati americani e popolazione vietnamita sono eccellenti". In seguito, la confutazione di Powell sarebbe stata chiamata un atto di "white-washing" (candeggiatura) delle notizie del massacro, e la questione avrebbe continuato a restare celata al pubblico.

Un giornalista investigativo indipendente, Seymour Hersh scoprì la storia di My Lai il 12 novembre 1969 e il 20 novembre il quotidiano di Cleveland, The Plain Dealer, pubblicò fotografie esplicite dei cadaveri delle persone uccise a My Lai. Il massacro di My Lai sarebbe passato sottaciuto alla storia se non fosse stato per un altro soldato che, indipendentemente da Glen, inviò una lettera al suo rappresentante al Congresso.

Un'altra immagine del massacro. Fotografia scattata dallo statunitense Ronald L. Haeberle

Corte marziale[modifica | modifica sorgente]

Ron Ridenhour apprese di seconda mano degli eventi di My Lai, parlando con dei membri della Compagnia Charlie. Egli si appellò allora al Congresso, alla Casa Bianca e al Pentagono e ottenne che Calley venisse incriminato per omicidio nel settembre 1969. Ci vollero altri due mesi prima che il pubblico americano apprendesse del massacro.

Il 17 marzo 1970 l'Esercito statunitense accusò 14 ufficiali per aver tenuto nascoste informazioni legate all'incidente.

Il Tenente William Calley venne dichiarato colpevole nel 1971 di omicidio premeditato per aver ordinato di sparare e venne condannato all'ergastolo, ma 2 giorni dopo, il Presidente Richard Nixon ordinò il suo rilascio dalla prigione. Calley scontò 3 anni e mezzo di arresti domiciliari in caserma a Fort Benning (Georgia) e venne mandato libero da un giudice federale. Oggi fa il gioielliere a Columbus, in Georgia. Calley sostenne che stava eseguendo gli ordini del suo capitano, Ernest Medina. Medina negò di aver dato quegli ordini e venne assolto.

Seymour Hersh pubblicò un libro dopo i suoi colloqui con Ron Ridenhour.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Riferimenti nella cinematografia[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2010 è stato distribuito My Lai Four di Paolo Bertola[1], liberamente tratto dal libro sul rapporto della strage di My Lai scritto dal Premio Pulitzer Seymour Hersh[2]. Nel 2010 Oliver Stone ha annunciato una produzione di circa 40 milioni di dollari per il film Pinkville, nome in codice dell'operazione militare, con un cast di attori di primo piano.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ My Lai Four2009
  2. ^ Foto e trailer del film
  3. ^ Articolo della Reuters consultato il 26 dic 2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]