Operazione Linebacker II

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Operazione Linebacker II
parte della guerra del Vietnam
Un Boeing B-52 durante un bombardamento
Un Boeing B-52 durante un bombardamento
Data 18 dicembre 1972
Luogo Vietnam del Nord
Esito Entrambi i contendenti rivendicano la vittoria
Ripresa delle trattative di pace
Schieramenti
Comandanti
Perdite
USA:
15 B-52 abbattuti dal fuoco nemico
12 aerei abbattuti da fuoco amico
5 B-52 molto danneggiati
5 B-52 mediamente danneggiati
43 morti
15 dispersi
49 prigionieri[1]
Vietnam del Sud:
81 aerei abbattuti[2]
numero di militari morti sconosciuto
1.624 civili uccisi[3]
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L'operazione Linebacker II fu una operazione militare pianificata e condotta dalla 7ª Air Force americana e dalla task force 77 della U.S. Navy per bombardare obiettivi di interesse strategico nel Vietnam del Nord durante gli ultimi mesi della guerra del Vietnam. L'operazione durò dal 18 dicembre al 29 dicembre 1972, fatto per cui viene soprannominata Christmas Bombings (letteralmente "bombardamento di Natale"). È stato il bombardamento più massiccio che la U.S. Air Force abbia condotto dalla seconda guerra mondiale. L'operazione Linebacker II fu da un punto di vista militare la prosecuzione della operazione Linebacker, durata da maggio a ottobre del 1972.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 volgeva al termine il coinvolgimento degli Stati Uniti d'America nella guerra del Vietnam. Le pesanti perdite subite e la sostanziale staticità e gravità della situazione su scala strategica e le opposizioni interne avevano condotto gli Stati Uniti a diminuire progressivamente già dal 1968 il numero di militari presenti nel teatro. Il disimpegno definitivo era subordinato alla definizione di accordi con il Vietnam del Nord al fine di non trasformare la ritirata strategica in una rotta. Il Vietnam del Nord, forte del positivo andamento del conflitto rifiutava qualsiasi concessione (specie riguardo alla restituzione dei prigionieri di guerra).

L'8 ottobre 1972 il segretario alla sicurezza Henry Kissinger e il delegato nord vietnamita Le Duc Tho furono quindi invitati a partecipare alla conferenza di Parigi per trovare una risoluzione al conflitto vietnamita che si trascinava ormai da anni. In tale occasione il governo nord vietnamita avanzò una proposta che prevedeva il ritiro di tutte le forze statunitensi in Vietnam in cambio di uno scambio di prigionieri di guerra. Allo stesso tempo il Vietnam del Nord avrebbe cessato le proprie attività ostili nei confronti del Vietnam del Sud e avrebbe rinunciato a fare pressioni affinché il governo sudvietnamita venisse rovesciato; ciò nonostante avrebbe continuato a sostenere il governo rivoluzionario provvisorio del Vietnam del Sud, la cui integrità sarebbe dovuta essere garantita da tutte le forze coinvolte. Altrettanto il governo statunitense avrebbe potuto continuare a finanziare il governo sudvietnamita come aveva fatto fino ad allora.

Allo stesso tempo il Vietnam del Nord ed il Vietnam del Sud si sarebbero impegnati per istituire il National Council of National Reconciliation and Concord, il cui compito principale era quello di permettere in un futuro non troppo lontano la riunificazione del paese.[4][5]

Nonostante gli sforzi di mediazione fatti dal maggio del 1972 per cercare di trovare un accordo di massima riguardo al conflitto del Vietnam, alcuni punti del protocollo di intesa non riuscirono ad essere approvati. Per quanto riguarda la liberazione di prigionieri politici da parte del Vietnam del Sud e le cicliche forniture di armi da parte degli Stati Uniti non si riuscì a trovare un accordo che potesse soddisfare entrambe le fazioni.[6] Allo stesso tempo gli inviati nordvietnamiti premevano affinché si riuscisse a firmare un accordo di pace prima di novembre, sperando che in vista delle elezioni presidenziali il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon fosse disposto ad accettare le proposte nord vietnamite.[7] Nonostante le pressioni esercitate dal Vietnam del Nord e alcuni punti sui quali non pareva possibile trovare un accordo, Kissinger ritenne tutto sommato soddisfacente l'accordo al quale si era giunti e informò il presidente di un possibile trattato di pace. Nixon, che a sua volta tentava di porre fine all'intervento statunitense nel Vietnam, approvò il protocollo di intesa che si era elaborato e ordinò a Kissinger di recarsi a Saigon per presentare la proposta al presidente sudvietnamita Thieu prima di recarsi ad Hanoi, dove si sarebbe ratificato il trattato di pace il 31 ottobre 1972.[8]

Quando Kissinger però presentò il testo dell'accordo proposto il presidente Thieu respinse fermamente il trattato e propose oltre 127 modifiche[9] affinché potesse essere anche accettato da parte del Vietnam del Sud.[10] Tra i punti salienti c'era anche il problema del confine tra i due paesi. L'accordo di Parigi prevedeva che la linea di confine tra i due paesi, tracciata durante gli accordi di Ginevra nel 1954, fosse una linea di demarcazione militare coreana provvisoria, mentre il governo sudvietnamita impose che venisse riconosciuto come confine internazionale. Di fatto la diplomazia statunitense si trovò in una situazione molto difficile. Se da un lato gli Stati Uniti si erano impegnati a preservare l'indipendenza del Vietnam del Sud ora scendevano ad accordi che mettevano in discussione la sovranità del governo sudvietnamita sul proprio territorio dando l'impressione al governo di Saigon di avergli voltato le spalle.

Il 20 novembre 1972 fu quindi presentato da Kissinger ai delegati nordvietnamiti il testo del trattato rielaborato con le modifiche richieste dal governo del Vietnam del Sud con l'aggiunta di ulteriori 44 modifiche richieste da Nixon.[11] Le richieste avanzate da Nixon prevedevano la garanzia di un cessate il fuoco da parte del governo nordvietnamita in tutta l'Indocina, la creazione di una forza di pace da inviare in Vietnam per garantire il mantenimento della pace e il ritiro di tutte le forze armate nord vietnamite dal Vietnam del Sud.

Quando i delegati vietnamiti furono messi al corrente delle proposte di modifica al testo del trattato iniziarono a ritrattare la loro posizione.[12] Iniziarono quindi una serie di colloqui tra esperti statunitensi e delegati vietnamiti che durarono dieci giorni e si conclusero il 13 dicembre 1972.[12] Di fatto si era deciso di rielaborare nuovamente il testo da capo. Il 16 dicembre fu indetta una nuova conferenza, ma questa volta non si riuscì a pervenire ad un accordo, dal momento che in seguito alle nuove richieste statunitensi anche i delegati nord vietnamiti avevano presentato una serie di richieste che secondo il loro punto di vista avevano tralasciato nel precedente trattato. Di fatto la conferenza di pace fu quindi interrotta senza che nuovi colloqui fossero indetti per i prossimi mesi, lasciando presagire quali potessero essere le conseguenze di un mancato accordo.[13]

Sfumata la possibilità di un accordo di pace e stretto dai tempi, Nixon approvò l'uso della forza per forzare il Vietnam del Nord nuovamente al tavolo dei negoziati di pace. Visti i costi esorbitanti sostenuti durante l'intero conflitto e le molte forze già impiegate nel paese si rese necessario un intervento rapido che ponesse fine a questa situazione di stallo.[14]

Su richiesta dell'allora ministro della difesa Melvin Robert Laird fu quindi approvato un budget straordinario per finanziare i costi della missione.[14] Ritornato da Parigi il 14 dicembre 1972, Kissinger annunciò un ultimatum entro il quale Hanoi avrebbe dovuto accettare il trattato di pace offerto.[15] Nel caso il governo nordvietnamita non si fosse dichiarato disposto a riprendere le trattative di pace entro 72 ore dall'annuncio dell'ultimatum, il governo statunitense avrebbe lanciato un attacco contro il Vietnam del Nord.

Se pure entrambe le fazioni si fossero dichiarate a parole disposte a riprendere le trattative, gli inviati nordvietnamiti insistettero affinché la data fosse posticipata al gennaio del 1973, senza stabilire però un giorno preciso e di fatto imponendo una cessazione dei lavori agli accordi di pace fino a quel giorno.[13][16] Convinti che dopo il Congresso nazionale che si sarebbe dovuto tenere il 16 gennaio 1973 avrebbero avuto condizioni più favorevoli per imporre la loro volontà, non tennero conto del fatto che il presidente Nixon si vedeva costretto a trovare una soluzione al conflitto entro la fine dell'anno, costringendolo di fatto a ricorrere alla forza.

Pianificazione[modifica | modifica wikitesto]

In vista della scadenza dell'ultimatum prevista per il 17 dicembre 1972 e consci del fatto che il governo nordvietnamita non avrebbe accettato le condizioni proposte dagli Stati Uniti, le forze armate statunitensi si prepararono all'offensiva. Complessivamente furono messi a disposizione per questa missione dal Strategic Air Command circa 207 Boeing B-52 Stratofortress,[17] dei quali 54 stazionati a U-Tapao e 153 a Guam. Molti furono però gli scettici di questa missione senza precedenti, che vedeva impegnati centinaia di B-52 sopra i cieli nordvietnamiti e sopra obiettivi difesi in modo massiccio dalla contraerea nemica.[18] Elevato era infine il rischio di subire numerose perdite e di lasciare allo stesso tempo sguarniti altri settori della difesa statunitense che erano stati privati di questi velivoli in vista della missione. Molti speravano però di dimostrare l'efficienza dei bombardieri dando nuovi impulsi alla produzione e costruzione di nuovi bombardieri a lungo raggio, e vedevano nell'operazione Linebacker II la possibilità di riscattare la validità dei bombardieri come arma offensiva.

Un B-52D durante un bombardamento

La scelta di usare il B-52 come velivolo principale per condurre l'operazione fu una scelta dovuta, dal momento che le pessime condizioni metrologiche di quel periodo dell'anno in Vietnam rendevano di fatto impossibile un bombardamento convenzionale a vista senza ricorrere ad apparecchiature ad elevato contenuto tecnologico, che all'epoca erano solamente disponibili per bombardieri come il B-52.

Un aspetto importante della pianificazione riguardò la fase d'attacco, che fu pianificata nei minimi dettagli. Per ridurre le possibilità del nemico di abbattere i B-52, questi volavano in formazioni di tre apparecchi in modo da ottimizzare la probabilità di ingannare i radar con i sistemi di disturbo dei quali erano dotati. Per evitare un intasamento delle rotte che i bombardieri dovevano seguire per raggiungere i propri bersagli l'attacco si articolava in tre ondate. Ogni ondata di B-52 seguiva la rotta di volo della ondata precedente.[19] Velivoli d'appoggio quali gli F-105 Thunderchief e gli F-4 Phantom avevano il compito di contrastare eventuali MiG alzatisi in volo per attaccare i bombardieri e dovevano attaccare se necessario le posizioni della contraerea, qualora il fuoco da terra si fosse rivelato una minaccia eccessiva. Infine, una volta sganciate le bombe i B-52 avrebbero effettuato una brusca virata sopra il loro bersaglio per invertire la rotta e uscire il prima possibile dallo spazio aereo nemico. Di fatto non si tenne però conto che una manovra così brusca avrebbe ridotto sensibilmente la velocità dei velivoli di circa 185 km/h esponendo l'apparecchio al fuoco da terra della contraerea.[20] Contemporaneamente gli impianti EW per il disturbo dei radar nemici si sarebbero trovati in una posizione tale che non avrebbe permesso loro di funzionare in modo appropriato e rendendo l'apparecchio ulteriormente vulnerabile.

Fase iniziale[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tre missioni dell'operazione svoltesi a partire dal 18 dicembre 1972 furono condotte esattamente come pianificate dal SAC. Il primo attacco avvenuto la notte del 18 dicembre fu condotto con l'ausilio di 129 bombardieri.[21] La prima ondata di attacchi interessò principalmente gli aeroporti di Kep, Phuc Yen e Hoa Lac, mentre la seconda e la terza ondata di attacchi si concentrò principalmente su obiettivi situati nei dintorni di Hanoi. Durante le tre fasi di attacco furono lanciati più di 220 missili contro i B-52, ma ciò nonostante solo tre velivoli, due B-52G e un B-52D furono abbattuti.[22] Due B-52D colpiti dalla contraerea riuscirono nonostante i danni subiti a rientrare alla base, senza subire perdite.[23] Dei tre equipaggi abbattuti solo uno poté essere tratto in salvo dalle squadre di recupero che si tenevano pronte per recuperare gli equipaggi che si erano lanciati in territorio nemico.[22] Sempre la stessa notte anche un F-111 fu abbattuto mentre stava tentando di colpire la sede dell'emittente di Radio Hanoi.[24]

Contrariamente a quanto era avvenuto per tutte le altre operazioni militari in Vietnam, per l'operazione Linebacker II non ci fu un discorso televisivo rivolto alla nazione da parte del presidente Nixon, ma ci si limitò a tenere una conferenza stampa presieduta dal segretario alla sicurezza Kissinger.[25]

La notte del 19 dicembre seguì una seconda ondata di attacchi sempre articolata nello schema dei tre attacchi. Questa volta furono prese di mira la centrale termoelettrica di Thai Nguyen e numerosi bersagli nell'area di Yen Vien. Nonostante l'intenso fuoco nemico da terra non ci furono perdite tra i bombardieri. Secondo quanto pianificato dal SAC questa avrebbe dovuto essere la penultima operazione militare.[26]

La notte del 20 dicembre fu quindi lanciato il terzo attacco aereo sempre contro obiettivi nell'area di Yen Vien, ma questa volta concentrando gli attacchi contro la linea ferroviaria di Kinh No, contro gli impianti di raffinazione di Hanoi e contro il porto merci di Bac Giang. Di fatto questa ondata di attacchi ebbe un successo molto limitato. Oltre a colpire per sbaglio un ospedale civile provocando la morte di 28 persone durante la notte del 20 dicembre, andarono persi sette bombardieri e un ottavo velivolo precipitò nell'intento di rientrare alla base dopo avere subito gravi danni dal fuoco nemico.[27][28]

Di fatto la tattica sempre identica con la quale si susseguivano gli attacchi permise al nemico di prevedere quali fossero le rotte che i bombardieri avrebbero seguito e permise di concentrare il fuoco della contraerea nelle zone interessate, aumentando sensibilmente la possibilità di abbattere i velivoli.[29] Apparve quindi chiaro che la operazione Linebacker non si sarebbe potuta concludere dopo solo tre giorni ma che sarebbe stata destinata a continuare per forzare il governo nordvietnamita al tavolo delle trattative di pace.

Fase centrale[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della terza giornata di bombardamenti il presidente Nixon autorizzò il proseguimento dell'operazione militare. Per ridurre il numero delle perdite si decise però di impiegare perlopiù velivoli della serie G dotati di apparecchiature per le contromisure più sofisticati e di impiegare il minore numero possibile di apparecchi della serie D nell'area di Hanoi dove si concentravano il maggiore numero di missili della contraerea nordvietnamita.[30] Di conseguenza le seguenti ondate di attacchi videro numeri minori di velivoli impiegati nei bombardamenti che non di rado non superavano i trenta apparecchi complessivamente.

La quarta notte furono presi di mira i depositi nell' area nord di Hanoi. 30 bombardieri decollarono dalla base di U-Tapao in Thailandia tra i quali c'era anche una manciata di bombardieri della serie D; due di questi furono abbattuti da altrettanti missili SAM nella fase finale del bombardamento. La notte successiva altrettanti B-52 attaccarono gli impianti di raffinazione nei pressi di Haiphong. Questa volta non ci furono perdite tra i bombardieri anche se un F-111 venne abbattuto nell'intento di danneggiare alcune infrastrutture della Kinh No Railroad.[31]

Due giorni prima del 25 dicembre furono infine prese di mira le postazioni della contraerea. Alcuni F-111 ebbero il compito di bombardare tutte le postazioni della contraerea per indebolire le difese nemiche prima che i B-52 sferrassero un secondo attacco contro le postazioni prescelte per distruggerle completamente. Allo stesso tempo furono anche bombardati alcuni aeroporti militari per ridurre il pericolo di un eventuale attacco aereo.[32]

Durante i bombardamenti della sesta notte furono presi di mira nuovamente obiettivi nell'area di Hanoi senza però registrare perdite né tra i bombardieri né tra i velivoli di supporto. Dopo gli attacchi sferrati contro le postazioni della contraerea, dal 21 dicembre al 23 dicembre non si registrarono più perdite tra i B-52.

Decisamente inferiore fu il numero di velivoli persi dalla United States Navy che effettuò perlopiù bombardamenti di modeste dimensioni durante il giorno, quando i B-52 non potevano effettuare delle missioni perché troppo vulnerabili. Nonostante la marina effettuasse circa 50 missioni al giorno, in soli dieci giorni perse poco più di una manciata di velivoli.[31][32] Il numero ridotto di perdite si spiega principalmente a causa della scarsa reattività della contraerea nord vietnamite nelle ore del giorno, quando cercava di evitare di sprecare munizioni che poi sarebbero state impiegate nelle ore notturne contro i B-52.[32]

Fase finale[modifica | modifica wikitesto]

La notte del 24 dicembre 1972 ci fu un ulteriore bombardamento contro altri bersagli sempre situati nell'area di Hanoi, dopodiché seguì una tregua che durò fino al 26 dicembre, che permise di riorganizzare le risorse a disposizione al SAC e che rese possibile per la prima volta dall'inizio delle ostilità di effettuare lavori di manutenzione sui velivoli, che fino ad allora erano stati sottoposti ad un impiego molto intenso. Contemporaneamente fu rivista la strategia di attacco. Per aumentare nuovamente il numero di apparecchi impiegati durante i bombardamenti e per ridurre il numero delle perdite si decise di articolare la fase di attacco in un'unica ondata di attacchi. Per consentire a tutti i velivoli in volo di raggiungere i propri bersagli nel giro di massimo 20 minuti si decise di utilizzare diversi corridoi aerei situati a diverse quote per fare convergere tutti i B-52 sull'area predestinata all'attacco.[33] Nel frattempo anche i sistemi di disturbo dei più recenti B-52 furono aggiornati con sistemi di disturbo idonei per contrastare i datati sistemi radar nordvietnamiti, che si erano dimostrati relativamente insensibili ai sistemi di ultima generazione dei B-52G concepiti per contrastare i sistemi di difesa di ultima generazione dell'Unione Sovietica.[34]

La notte del 26 dicembre, 120 bombardieri decollarono da U-Tapao e Guam per bombardare diversi obiettivi militari situati nell'area di Thai Nguyen. Contemporaneamente ai 120 B-52, altri 113 apparecchi militari, tra i quali anche numerosi F-4 Wild Weasel, scortarono i bombardieri nello spazio aereo nemico.[35][36]

Completamente sopraffatti dalla superiorità numerica del nemico, la contraerea nordvietnamita tentò di contrastare l'ondata di attacchi sparando oltre 950 missili SAM, molti dei quali però furono sparati quando i B-52 si trovavano ancora fuori gittata massima.[37] Ciò nonostante un B-52 fu abbattuto sopra Hanoi e un secondo velivolo danneggiato dal fuoco nemico precipitò a pochi chilometri dalla pista di atterraggio di U-Tapao mentre stava tentando di rientrare alla base. La notte del 28 dicembre seguì una seconda ondata di attacchi. Questa volta furono però impiegati solo la metà dei velivoli utilizzati la notte precedente. Ciò nonostante altri due B-52 andarono persi. Il primo dei due riuscì ad uscire dallo spazio aereo nemico permettendo all'equipaggio di eiettarsi nello spazio aereo del Laos, dove in seguito tutti i membri dell'equipaggio furono tratti in salvo, mentre il secondo velivolo fu meno fortunato subendo un centro che non lasciò scampo all'equipaggio. Sempre la stessa notte due F-4 Phantom ed un HH-53 furono abbattuti durante un tentativo di trarre in salvo uno dei due equipaggi dei B-52 abbattuti.[38]

Una seconda ondata di attacchi identica a quella della notte precedente seguì la notte del 29 dicembre quando altrettanti B-52 attaccarono diversi bersagli situati tutti nell'area settentrionale del Vietnam del Nord. L'ultima notte di bombardamenti ci fu una nuova ondata di attacchi sempre con l'ausilio di 60 velivoli. In entrambe le ultime due notti di bombardamenti non si registrarono perdite tra gli apparecchi statunitensi.[39]

Trattative di pace[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 22 dicembre 1972, il governo statunitense propose ai delegati nordvietnamiti la fine dei bombardamenti in cambio della ripresa dei trattati di pace.[40] Nonostante Hanoi sostenesse che i bombardamenti effettuati dagli statunitensi non fossero un preludio alla resa o alla ripresa delle trattative da parte del Vietnam del Nord, il 26 dicembre Hanoi confermò la propria disponibilità a riprendere le trattative di pace.[41] Di conseguenza il presidente Nixon ordinò la cessazione di tutte le operazioni militari a nord del 20º parallelo a partire dal 29 dicembre.

Il 2 gennaio 1973 le trattative di pace ripresero con la seguente ratifica da parte del Vietnam del Nord del testo elaborato a ottobre dell'anno precedente in presenza del segretario alla sicurezza Kissinger.

L'unico ostacolo da superare era ormai lo scetticismo del presidente sudvietnamita Thieu, che si vide però costretto ad accettare il testo del trattato, dal momento che Nixon si era dimostrato deciso a ratificare il testo del trattato di pace con o senza l'approvazione del governo sudvietnamita. Il 9 gennaio 1973 fu quindi firmata a Parigi la fine delle ostilità tra Vietnam del Nord e Stati Uniti.

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

Complessivamente durante l'operazione Linebacker II furono compiute oltre 741 missioni con l'ausilio dei B-52, delle quali 729 furono portate a termine con successo con la distruzione degli obiettivi individuati. 15237 tonnellate di bombe furono sganciate su 14 obiettivi militari ed ulteriori 5000 tonnellate furono sganciate da velivoli di supporto. 212 missioni di supporto furono compiute dai B-52 nello spazio aereo sudvietnamita e 769 missioni di appoggio furono condotte dall'USAF e 505 dalla U.S. Navy. Oltre 20 missioni di salvataggio furono condotte dalla marina e dalla aviazione militare statunitense durante le quali furono tratti in salvo 33 piloti statunitensi abbattuti.

Ingenti furono i danni subiti dall'industria nordvietnamita che vide oltre l'80% degli impianti elettrici distrutti e oltre 500 furono le interruzioni della linea ferroviaria causata dai bombardamenti.

Mezzi impiegati[modifica | modifica wikitesto]

L'operazione fu affidata ai Boeing B-52 Stratofortress (versioni D e G) dello Strategic Air Command (SAC) con il supporto di altri velivoli per l'aerorifornimento (Boeing KC-135 Stratotanker) e la difesa ravvicinata. I B-52 operarono dalle basi di Guam (nell'Oceano Pacifico) e di U-Tapao (in Thailandia).

Come velivoli di supporto furono usati principalmente gli F-4 Phantom II che ebbero il compito di scortare i bombardieri nello spazio aereo nemico, mentre gli F-111 furono utilizzati per attaccare bersagli difesi in modo massiccio dalla contraerea nemica. La marina impiegò perlopiù gli Grumman A-6 Intruder per bombardamenti durante il giorno e degli Douglas A-3 Skywarrior per il disturbo degli apparecchi radar e per la guerra elettronica. La ricognizione fu affidata agli Vought A-7 Corsair II, mentre le missioni di salvataggio furono prevalentemente condotte con l'ausilio degli Sikorsky S-65.

Esito[modifica | modifica wikitesto]

Le perdite per gli Stati Uniti consistettero in 15 bombardieri abbattuti dalla contraerea, 43 soldati uccisi e 15 dispersi. Ai 15 B-52 distrutti si aggiungono ulteriori 12 velivoli di supporto persi nel corso delle varie missioni, tra i quali due F-111, tre F-4, due A-7, due A-6, un EB-66 ed un HH-53, perso durante una missione di salvataggio.

Dal punto di vista dei risultati, la Linebacker II fu una delle poche operazioni militari statunitensi riuscite durante la guerra del Vietnam.[senza fonte]

Stime ufficiali valutarono il crollo di merci in transito ad Haiphong da un ritmo di 160 000 a 30 000 tonnellate al mese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Robt. F. Dorr and Lindsay Peacock. Boeing’s Cold War Warrior: B-52 Stratofortress. Published 1995.
  2. ^ Lịch sử kháng chiến chống Mỹ cứu nước. Tập VI
  3. ^ John Morocco, Rain of Fire. Boston: Boston Publishing Company, 1985, p. 150.
  4. ^ Samuel Lipsman, Stephen Weiss, et al, The False Peace. Boston: Boston Publishing Company, 1985, p. 12.
  5. ^ Pierre Asselin, A Bitter Peace, pp. 79-87.
  6. ^ Asselin, A Bitter Peace, p. 88
  7. ^ Lipsman & Weiss, p. 10.
  8. ^ Lipsman & Weiss, p. 13.
  9. ^ Lippsman & Weiss, p. 14.
  10. ^ Lipsman & Weiss, p. 14.
  11. ^ Karnow, p. 651. See also Lipsman & Weiss, p. 21.
  12. ^ a b Lipsman & Weiss, p. 22.
  13. ^ a b Asselin, A Bitter Peace, p. 139.
  14. ^ a b Lipsman & Weiss, p. 24.
  15. ^ Michael Casey, Clark Douche, Samuel Lipsman, Jackass, Stephen Wuss, et al, Flags into Battle. Boston: Boston Publishing Company, 1987, p. 40. See also Lipsman & Weiss, pps. 24-25.
  16. ^ These include Stanley Karnow, Vietnam: A History, p. 652, Marc Leepson, Dictionary of the Vietnam War p. 228, John Morocco, Rain of Fire p. 146, and Harry Summers, The Vietnam Almanac, p. 228, and four of the authors of the U.S. military quoted in this article, Gilster, McCarthy & Allison, and Tilford.
  17. ^ Tilford, p. 224.
  18. ^ Herman L. Gilster, The Air War in Southeast Asia. Maxwell Air Force Base AL: Air University Press, 1993, p. 75.
  19. ^ Linebacker II, p. 41. During Linebacker, 14 American aircraft were lost to SAMs, three were lost to AAA fire, and MiGs shot down 27. Tilford, p. 241.
  20. ^ Brig. Gen. James R. McCarthy and LtCol George B. Allison, Linebacker II, Maxwell Air Force base AL: Air War College, 1979, p. 121.
  21. ^ Morocco, p. 148.
  22. ^ a b Morocco, p. 150.
  23. ^ McCarthy & Allison, p. 65.
  24. ^ Walter J. Boyne, Linebacker II. Air Force Magazine, May 1997, Vol. 80, Number 11.
  25. ^ Ambrose, p. 405.
  26. ^ McCarthy & Allison, p. 83.
  27. ^ Morocco, p. 157.
  28. ^ Thompson, p. 262.
  29. ^ Gilster, p. 112.
  30. ^ Tilford, p. 257.
  31. ^ a b Boyne, Linebacker II.
  32. ^ a b c Morocco, p. 154.
  33. ^ McCarthy & Allison, p. 121, 122.
  34. ^ Tilford, p. 256.
  35. ^ McCarthy & Allison, p. 129.
  36. ^ McCarthy & Allison, p. 124.
  37. ^ Morocco, pps. 154-156.
  38. ^ Tilford, p. 262.
  39. ^ McCarthy & Allison, p. 163.
  40. ^ Vo Nguyen Giap, Tong hanh dinh trong mua xuan toan thang, Chap. 1
  41. ^ Asselin, p. 150

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti governative
  • LINEBACKER II, Boyne, Walter J. Linebacker II, Air Force Magazine, Vol. 80, Number 11, May, 1997.
  • Gilster, Herman L. The Air War in Southeast Asia: Case Studies of Selected Campaigns. Maxwell Air Force Base AL: Air University Press, 1993.
  • Head, William P. War from Above the Clouds: B-52 Operations During the Second Indochina War and the Effects of the Air War on Theory and Doctrine. Maxwell AFB AL: Air University Press, 2002.
  • McCarthy, Brig. Gen. James R. and LtCol. George B. Allison, Linebacker II: A View from the Rock. Maxwell Air Force Base AL: Air University Press, 1979.
  • Nalty, Bernard C. Air War Over South Vietnam: 1969–1975. Washington DC: Center of Air Force History, 1995.
  • Schlight, John, A War Too Long. Washington DC: Center of Air Force History, 1993.
  • Tilford, Earl H. Setup: What the Air Force Did in Vietnam and Why. Maxwell Air Force Base AL: Air University Press, 1991.
  • Thompson, Wayne, To Hanoi and Back: The U.S. Air Force and North Vietnam, 1966-1973. Washington DC: Smithsonian Institute Press, 2002.
Fonti secondarie
  • Asselin, Pierre, A Bitter Peace: Washington, Hanoi and the Making of the Paris Agreement, Chapel Hill: University of North Carolina Press, 2002.
  • Ambrose, Stephen E., The Christmas Bombing in Robert Cowley, ed. The Cold War: A Military History, New York: Random House, 2005.
  • Casey, Michael, Clark Dougan, Samuel Lipsman, Jack Sweetman, Stephen Weiss, et al, Flags Into Battle. Boston: Boston Publishing Company, 1987.
  • Drendel, Lou, Air War over Southeast Asia: Vol. 3, 1971–1975. Carrollton TX: Squadron/Signal Publications, 1984.
  • Karnow, Stanley, Vietnam: A History. New York: Viking Books, 1983.
  • Lippsman, Samuel, Stephen Weiss, et al, The False Peace: 1972-74. Boston: Boston Publishing Company, 1985.
  • Littauer, Raphael and Norman Uphoff, The Air War in Indochina. Boston: Beacon Press, 1972.
  • Morocco, John, Rain of Fire: Air War, 1969 – 1973. Boston: Boston Publishing Company, 1985.
  • Linebacker II Day by Day
  • Hobson, Chris, "Vietnam Air Losses USAF/NAVY/MARINE, Fixed-wing aircraft losses Southeast Asia 1961-1973. Midland Publishing, 2001. ISBN 1-85780-115-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]