Caduta di Saigon

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Caduta di Saigon
Carri armati nei pressi del Palazzo dell'Indipendenza
Carri armati nei pressi del Palazzo dell'Indipendenza
Data 29 aprile - 30 aprile 1975
Luogo Vietnam del Sud
Esito Vittoria decisiva del Vietnam del Nord e del Fronte di Liberazione Nazionale
  • Fine della Guerra del Vietnam
  • Instaurazione di un Governo provvisorio
  • Esodo di massa di rifugiati
  • Riunificazione del Vietnam
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
120.000 31.000
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La Caduta di Saigon, o Liberazione di Saigon[1], è stata la presa di Saigon, capitale del Vietnam del Sud, avvenuta il 30 aprile 1975 da parte dell'Esercito Popolare del Vietnam del Nord e dei Viet Cong. L'evento pose fine alla guerra del Vietnam e alla campagna di Ho Chi Minh e diede il via alla riunificazione del Vietnam in un unico Stato socialista guidato dal Partito Comunista del Vietnam.

In seguito alla decisione del Congresso americano di annullare, per l’anno 1975-1976, ogni forma di sovvenzione al Vietnam del Sud, il Vietnam del Nord iniziò da gennaio 1975 una campagna militare per la definitiva invasione del Sud. Forze nord vietnamite sotto il comando del generale Tien Dung iniziarono il loro attacco finale su Saigon, la cui difesa era sotto il comando del generale Nguyen Van Toan, il 29 aprile, con un bombardamento di artiglieria pesante. Nel pomeriggio del giorno successivo, truppe corazzate nord vietnamite avevano occupato i punti più importanti all'interno della città senza incontrare particolari resistenze ed innalzavano la loro bandiera sul palazzo presidenziale sud-vietnamita. Il governo del Vietnam del Sud si arrese poco dopo. La città fu subito ribattezzata Ho Chi Minh City, in onore del leader comunista Ho Chi Minh.

La caduta della città era stata preceduta dall'evacuazione di quasi tutto il personale civile e militare americano a Saigon, insieme a decine di migliaia di civili vietnamiti del Sud associati[non chiaro] al regime meridionale. L'evacuazione era culminata nell'operazione denominata Operation Frequent Wind, la più grande evacuazione della storia attuata per mezzo di elicotteri. Oltre alla fuga dei rifugiati, la fine della guerra e l'istituzione di nuove regole da parte del governo hanno contribuito ad un calo della popolazione nella città. L'avvenimento diede l'inizio di un periodo di transizione che portò alla riunificazione formale del Vietnam del Nord e del Vietnam del Sud, nella Repubblica Socialista del Vietnam.

Nomi storiografici internazionali[modifica | modifica wikitesto]

A questo evento sono stati applicati diversi nomi: il governo vietnamita, di solito, chiama la "liberazione di Saigon" la liberazione del Sud (Giai Phong o Mien Nam), ma negli scritti occidentali è comunemente usata l'espressione "caduta di Saigon". La "caduta di Saigon" è stata chiamata anche Incidente del 30 aprile, (Su kien 30 thang 4) da parte del governo attuale; è talvolta chiamata il giorno che abbiamo perso il nostro paese/nazione, (Ngay mat nưoc), e qualche volta chiamata giorno del ricordo (Ngay Quoc Han), e aprile nero (Thang Tu Djen), dai dissidenti vietnamiti rifugiati d'oltremare.

L'avanzata Nord Vietnamita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Ho Chi Minh.

La rapidità con la quale la posizione del Vietnam del Sud crollò nel 1975 è stata sorprendente per la maggior parte degli osservatori americani e vietnamiti del Sud e, probabilmente, anche per i Vietnamiti del Nord e loro alleati. Per esempio, una nota preparata dal CIA e dallo spionaggio dell'esercito, pubblicata il 5 marzo, indicava che il Vietnam del Sud avrebbe potuto resistere per l'attuale stagione secca, cioè almeno fino al 1976[2]. Queste previsioni si sono rivelate come un grave errore. Nonostante la pubblicazione di tale nota, il generale Dung stava preparando una grande offensiva nelle Montagne Centrali (Tay Nguyen) del Vietnam, iniziata il 10 marzo portò alla conquista di Buon Ma Thuot. L'esercito della Repubblica del Vietnam del Sud iniziò un ritiro disordinato e costoso, sperando di ridistribuire le proprie forze e tenere la parte meridionale del Vietnam del Sud, forse un'enclave a Sud del 13º parallelo nord[3].

Alla fine di marzo 1975 il Vietnam del Nord, supportato da artiglieria e carri armati, continuò a marciare verso Saigon catturando le principali città del Vietnam del Sud poste nei pressi dei confini settentrionali, Huế il 25 e Da Nang il 28. Lungo la strada, si videro ritiri disordinati dei sudvietnamiti e la fuga dei profughi, ci furono più di 300.000 profughi a Da Nang[4] annullando le prospettive di una controffensiva dei sud-vietnamiti. Dopo la perdita di Da Nang, le prospettive di una controffensiva erano già stato dichiarate inesistenti dagli ufficiali della CIA presenti in Vietnam, i quali credevano, a dir poco, che solo un bombardamento con i B-52 contro Hanoi avrebbe potuto fermare il Vietnam del Nord[5].

A partire dall'8 aprile 1975, il Politburo del Vietnam del Nord, che nel marzo aveva raccomandato a Dung cautela, telegrafò allo stesso ordinandogli di continuare con "vigore un incessante attacco fino al cuore di Saigon"[6]. Il 14 aprile, l'ufficio politico ribattezzò la campagna verso sud come "campagna di Ho Chi Minh", in onore del leader rivoluzionario Ho Chi Minh, morto nel 1969, nella speranza di vincere prima dell'anniversario del suo compleanno, il 19 maggio[7]. Nel frattempo il Vietnam del Sud falliva il tentativo di ottenere un aumento degli aiuti militari da parte degli Stati Uniti, nonostante il Presidente Nguyễn Văn Thiệu sperasse in un rinnovato supporto americano.

Il 9 aprile le Forze nord-vietnamite raggiunsero Xuân Lộc, l'ultima linea difensiva prima di Saigon. Nella città la 18ª Divisione ARVN portò avanti l'ultima resistenza e mantenne la città, attraverso duri combattimenti, per diversi giorni. Le PAVN presero Xuân Lộc il 20 aprile dopo gravi perdite. Il giorno successivo, il Presidente Thiệu si dimise tra le lacrime con un annuncio televisivo, durante il quale denunziò gli Stati Uniti per il fallimento nel mancato sostegno al Vietnam del Sud[8]. La linea del fronte con il Vietnam del Nord era ora a 42 km (26 miglia) dal centro della capitale Saigon. La vittoria a Xuân Lộc, la quale aveva allontanato molte truppe sudvietnamite dal delta del Mekong, aprì alle PAVN la via per circondare la città. Il 27 aprile 100.000 truppe furono poste intorno alla città e con le poche truppe dell'ARVN rimaste, la caduta della città venne sostanzialmente dichiarata.

Il generale Nguyễn Văn Toàn, comandante del III Corpo delle forze sudvietnamite aveva predisposto cinque centri di resistenza per difendere la città. Tali fronti erano collegati in modo da avvolgere l'intera area est, nord e ovest della città.Il fronte Cu Chi a nordovest era difeso dalla 25ª Divisione; il fronte Binh Duong a nord dalla 5ª Divisione, il fronte Bien Hoa a nordest dalla 18ª Divisione, i fronti Vung Tau e Linea 15 a sudest erano sotto la responsabilità della 1ª Brigata aerotrasportata e da un battaglione della 3ª Divisione. Il fronte Long An, sotto la responsabilità del Distretto militare della Capitale, era difeso da elementi della riorganizzata 22ª Divisione. Le truppe sudvietnamite intorno a Saigon erano circa 60.000. I profughi che si erano diretti a Saigon, all'interno dei quali c'erano molti soldati sudvietnamiti, avevano aumentato il numero delle truppe oltre le 250.000 unità. Sfortunatamente molte di queste unità erano malconce e senza leader, di conseguenza determinarono una maggiore anarchia nella città.

Evacuazione[modifica | modifica wikitesto]

La rapida avanzata delle forze nordvietnamite nel mese di marzo e all'inizio di aprile fece crescere la preoccupazione a Saigon. Durante la guerra la città aveva vissuto una situazione abbastanza tranquilla e le sofferenze per la popolazione furono relativamente lievi, mentre ora si trovava sotto attacco diretto [9]. Molti temevano che le forze comuniste, una volta conquistata la città, avrebbero portato avanti una sanguinosa rappresaglia. Nel 1968 le PAVN e i Viet cong avevano occupato Huế per quasi un mese; successivamente alla riconquista da parte delle forze americane e dell'ARVN, furono trovate delle fosse comuni. Secondo uno studio preparato per la missione statunitense in Vietnam, le forze comuniste avevano indicato gli ufficiali dell'ARVN, i cattolici, intellettuali, uomini d'affare e altri come sospetti controrivoluzionari [10].Più di recente, otto cittadini americani erano scomparsi da Buôn Ma Thuột e resoconti di decapitazioni ed esecuzioni erano giunti da Huế e Đà Nẵng, per lo più spronati dalla propaganda di governo [11]. Molti americani e cittadini di paesi alleati degli Stati Uniti vollero lasciare la città prima della caduta e molti sudvietnamiti, soprattutto quelli collegati agli Stati Uniti ed al governo del sud, vollero lo stesso.

Già alla fine di marzo, alcuni americani lasciarono la città, dieci famiglie partirono il 31 marzo [12]. I voli da Saigon, prenotati in circonstanze relativamente normali, erano pieni. Durante il mese di aprile le evacuazioni aumentarono velocemente, così il Defense Attaché Office (DAO) cominciò a trasferire il personale non essenziale. Molti americani criticarono il DAO per il rifiuto di evacuare anche i loro amici vietnamiti o dipendenti dello stesso, tra questi figuravano mogli e bambini. Per il DAO era illegale spostare queste persone sul suolo americano e ciò, inizialmente ridusse il tasso di partenza. Successivamente, però, il DAO incominciò a trasportare illegalmente vietnamiti senza documenti alla base statunitense Clark nelle Filippine [13].

Il 3 aprile, il Presidente americano Gerald Ford annunciò l'Operazione Babylift, la quale avrebbe evacuato 2.000 orfani dal paese. Uno dei degli aerei Lockheed C-5 Galaxy coinvolti nell'operazione ebbe un incidente e 155 persone, tra passeggeri ed equipaggio, morirono. Il morale dello staff americano ne venne fortemente colpito [14]. Oltre ai 2.000 orfani del Babylift, con l'Operazione New Life vennero trasferiti più di 110.000 rifugiati vietnamiti.

Piani per l'evacuazione finale dell'amministrazione americana[modifica | modifica wikitesto]

Un marine armato di fucile controlla che l'evacuazione in elicottero si svolga per il verso giusto

A questo punto l'amministrazione di Gerald Ford aveva iniziato a pianificare l'evacuazione completa della presenza americana dal Vietnam del Sud. La pianificazione fu complicata da preoccupazioni pratiche, legali e strategiche. L'amministrazione era divisa sul modo di evacuare. I responsabili del Pentagono volevano evacuare il più velocemente possibile, per evitare il rischio di perdite o altri incidenti. L'ambasciatore degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, Graham Martin, era tecnicamente il comandante sul campo per ogni evacuazione, dal momento che le evacuazioni sono di competenza del Dipartimento di Stato. Martin attirò le ire di molti al Pentagono per voler mantenere l'evacuazione più tranquilla ed ordinata possibile. Il suo desiderio era quello di evitare il caos totale ed impedire la possibilità che i sudvietnamiti si rivoltassero contro gli americani e di non avere spargimenti di sangue durante l'evacuazione.

Ford approvò un piano, mediato tra le opposte visioni, secondo il quale tutti, tranne 1.250 americani, sarebbero stati evacuati velocemente. I rimanenti 1.250 avrebbero lasciato il paese solo quando l'aeroporto sarebbe stato minacciato. Tra questi, il maggior numero possibile di profughi vietnamiti sarebbe stato evacuato. [15]

Il piano di evacuazione americano venne organizzato in contrasto con le politiche di altre amministrazioni. Ford continuava a sperare di poter fornire altri aiuti al Vietnam del Sud. Durante il mese di aprile tentò di ottenere dal Congresso lo stanziamento di 722 milioni di dollari, mediante i quali ricostituire una parte delle forze armate sud vietnamite andate distrutte. Kissinger si era opposto ad una evacuazione totale fino a quando l'opzione degli aiuti rimase sul tavolo, in quanto la rimozione delle forze americane avrebbe significato una perdita di fiducia in Thiệu ed un suo grave indebolimento [16].

Inoltre c'era preoccupazione nell'amministrazione per quanto riguardava l'utilizzo delle forze armate nelle azioni di evacuazione e di supporto alle stesse; ci si chiedeva se ciò fosse stato possibile in virtù della legge War Powers Resolution, all'epoca appena approvata. I legali della Casa Bianca affermarono che l'utilizzo delle forze americane per salvare i cittadini in pericolo era conforme alla legge, ma non si sapeva se un loro intervento per il ritiro dei rifugiati sarebbe stato legittimo o meno [17].

Profughi[modifica | modifica wikitesto]

Mentre i cittadini americani ebbero, a livello generale, la garanzia di lasciare il paese in modo semplice presentandosi ad un centro di evacuazione, i sud-vietnamiti che volevano lasciare Saigon prima che cadesse, spesso fecero ricorso a soluzioni indipendenti. I pagamenti sottobanco necessari per ottenere un passaporto e un visto di uscita aumentarono di sei volte e il prezzo di un trasbordo marittimo triplicò[18]. Quelli che avevano proprietà nella città furono spesso costretti a svenderla o abbandonarla del tutto, il prezzo di svendita di una casa fu particolarmente impressionante, tagliato al 75% in un periodo di due settimane[19]. I visti americani erano di enorme valore e vietnamiti in cerca di patroni americani furono pubblicati negli annunci sui giornali. In un annuncio si leggeva: "In cerca di genitori adottivi. Studenti diligenti poveri" seguito da nomi, date di nascita e numeri di carte d'identità[20].

I movimenti politici e tentativi di una soluzione negoziata[modifica | modifica wikitesto]

Man mano che il Vietnam del Nord conquistava pezzi del Vietnam del Sud, così l'opposizione interna al presidente Thieu continuava a crescere. Per esempio, all'inizio di aprile, il Senato votò all'unanimità per una nuova amministrazione e alcuni alti comandanti militari premevano per un colpo di stato. In risposta a questa pressione Thieu apportò alcune modifiche al suo gabinetto e il Primo Ministro Tran Thien Khiem si dimise[21]. Questo ha fatto ben poco per ridurre l'opposizione a Thieu. L'8 aprile il pilota sud-vietnamita e spia comunista Nguyen Thanh Trung bombardò il palazzo presidenziale e poi volò ad una pista di atterraggio controllata dal PAVN; Thieu non fu colpito[22].

Molte persone della missione diplomatica americana, quella di Martin in particolare, insieme ad alcune figure chiave a Washington DC ritenevano che i negoziati con i comunisti fossero possibili, specialmente se Saigon poteva stabilizzare la situazione militare. La speranza dell'ambasciatore Martin era che i comandanti del Nord Vietnam fossero disposti a consentire un "ritiro graduale", in base al quale una partenza graduale avrebbe potuto essere realizzata, in modo da consentire un aiuto pieno ai cittadini locali e a lasciare tutti gli americani (insieme con il pieno ritiro militare) per un periodo di mesi.

I pareri erano discordi sul fatto che un governo guidato da Thieu avrebbe potuto effettuare tale soluzione politica[23]. Il ministro degli Esteri del Governo Rivoluzionario Provvisorio della Repubblica del Vietnam del Sud, il 2 aprile, indicò che il PRG avrebbe potuto negoziare con il governo di Saigon, che non includesse Thieu. Così, anche tra i sostenitori di Thieu, crebbe la pressione per la sua cacciata[24].

Il presidente Thieu rassegnò le dimissioni il 21 aprile: le sue osservazioni furono particolarmente dure con gli americani, in primo luogo per aver forzato il Vietnam del Sud ad aderire agli Accordi di pace di Parigi, in secondo luogo per non aver sostenuto il Vietnam del Sud e infine per aver chiesto al Vietnam del Sud "di fare una cosa impossibile, come riempire gli oceani con le pietre"[25]. La presidenza fu affidata al vice presidente Tran Van Huong. La linea comunista, trasmessa da Radio Hanoi, era che il nuovo regime era semplicemente "un altro governo fantoccio"[26].

Ultimi giorni[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 aprile, Saigon fu colpita da tre razzi del NVA, la prima volta in più di 40 mesi[27].

Operazione Frequent Wind[modifica | modifica wikitesto]

Profughi sud-vietnamiti atterrano a bordo di una nave della flotta militare statunitense durante l'operazione denominata:"Frequent Wind".

L'aeroporto Tan Son Nhat, il 29 aprile prima dell'alba, venne colpito da razzi ed artiglieria pesante. Nel bombardamento iniziale, un aereo C-130E, 72-1297, c/n 4519, del 314° Tactical Airlift Wing, e pilotato da un equipaggio del 374° Tactical Airlift Wing, dalla base di Clark Air, nelle Filippine, per raccogliere sfollati, venne distrutto da un razzo, durante il rullaggio. L'equipaggio evacuato dall'aereo che bruciava sulla pista di rullaggio, lasciò il campo di volo su un altro C-130 che era precedentemente atterrato. L'incessante lancio di razzi e i detriti hanno reso le piste inagibili agli aerei, di conseguenza il generale Homer D. Smith, addetto militare degli Stati Uniti a Saigon, ha consigliato all'ambasciatore Martin di effettuare l'evacuazione d'emergenza di Saigon in elicottero[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La caduta di Saigon. Rai Storia. Articoli.
  2. ^ Todd, 433.
  3. ^ Tanner, 303.
  4. ^ Dawson, xiii.
  5. ^ Snepp, 280.
  6. ^ Todd, 248.
  7. ^ Todd, 249.
  8. ^ (EN) NEWS.BBC.co.uk BBC on this Day | 21 | 1975: Vietnam's President Thieu resigns.
  9. ^ Weinraub, Bernard. "Attack on Saigon Feared; Danang Refugee Sealift is Halted by Rocket Fire", The New York Times, April 1, 1975
  10. ^ Pike, Douglas. The Viet-Cong Strategy of Terror, 1970.
  11. ^ Tanner, Stephen. Epic Retreats: From 1776 to the Evacuation of Saigon. Sarpedon, 2000, pag 312
  12. ^ Dawson, Alan (1977). 55 Days: The Fall of South Vietnam. Prentice-Hall, xiv
  13. ^ Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977,pag 312
  14. ^ Dunham, George R.; Quinlan, David A. (1990). U.S. Marines in Vietnam: The Bitter End, 1973–1975. History and Museums Division, Headquarters, U.S. Marine Corps, pag 157; Snepp, Frank, pag 304
  15. ^ Kissinger, Henry (2003). Ending the Vietnam War: A History of America's Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Simon & Schuster, pag 540-1
  16. ^ Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977, pag 330
  17. ^ Snepp, Frank, pag 303
  18. ^ Snepp, 352.
  19. ^ Brown, 318
  20. ^ Todd, 311
  21. ^ Snepp, 287
  22. ^ Snepp, 316
  23. ^ Snepp, 289
  24. ^ Snepp, 319
  25. ^ Todd, 296.
  26. ^ Todd, 298.
  27. ^ Dawson, xv.
  28. ^ Fall of Saigon. Military Hisotry. Vietnam war.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV1968, Il Vietnam vincerà, a cura di Enrica Collotti Pischel, Serie politica 2, Giulio Einaudi Editore, 1968, pp. 379, ISBN 88-06-03657-2.
  • Frances Fitzgerald, Il lago in fiamme. Storia della guerra in Vietnam, traduzione di Settimio S. Caruso, Saggi 535, Giulio Einaudi Editore, 1972, pp. 456, ISBN 88-06-40709-0.
  • Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, a cura di Piero Bairati, Supersaggi, Biblioteca Universale Rizzoli, 1989, pp. 544, ISBN 88-17-11506-1.
  • Brown, Weldon. The Last Chopper: The Dénouement of the American Role in Vietnam, 1963-1975. Kennikat Press, 1976.
  • Butterfield, Fox. "Many Americans Quit Vietnam; U.S. Denies Evacuation Orders", The New York Times, April 2, 1975. p. 1.
  • Dawson, Alan. 55 Days: The Fall of South Vietnam. Prentice-Hall, 1977.
  • Dunham, George R. and Quinlan, David A. U.S. Marines in Vietnam: The Bitter End, 1973-1975. History and Museums Division, Headquarters, U.S. Marine Corps, 1990.
  • Engelmann, Larry. Tears before the Rain: An Oral History of the Fall of South Vietnam. Oxford University Press, USA, 1990. ISBN 978-0-19-505386-9
  • Isaacs, Arnold. Without Honor: Defeat in Vietnam and Cambodia. The Johns Hopkins University Press, 1983.
  • Kissinger, Henry. Ending the Vietnam War: A History of America's Involvement in and Extrication from the Vietnam War. Simon & Schuster, 2003. ISBN 0-7432-1532-X
  • Pike, Douglas. The Viet-Cong Strategy of Terror. 1970. (accessed January 18, 2007)
  • Smith, Homer D. The Final Forty-Five Days in Vietnam. May 22, 1975. (accessed January 16, 2007)
  • Snepp, Frank. Decent Interval: An Insider's Account of Saigon's Indecent End Told by the CIA's Chief Strategy Analyst in Vietnam. Random House, 1977. ISBN 0-394-40743-1
  • Tanner, Stephen. Epic Retreats: From 1776 to the Evacuation of Saigon. Sarpedon, 2000. ISBN 1-885119-57-7. See especially p. 273 and on.
  • Todd, Olivier. Cruel April: The Fall of Saigon. W.W. Norton & Company, 1990. (originally published in 1987 in French)
  • Tucker, Spencer, ed. The Encyclopedia of the Vietnam War. Oxford University Press, 1998.
  • Van Tien Dung. Our Great Spring Victory: An Account of the Liberation of South Vietnam. Monthly Review Press, 1977.
  • Weinraub, Bernard. "Attack on Saigon Feared; Danang Refugee Sealift is Halted by Rocket Fire", The New York Times, April 1, 1975. p. 1.
  • "The Americans Depart", The New York Times, April 30, 1975. p. 40.
  • Adams, E G The Beginning of the End. Air America.
  • Butler, David "The Fall of Saigon" Simon and Schuster New York 1985

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]