David Lloyd George

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David Lloyd George
David Lloyd George.jpg

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 1916 –
1922
Capo di Stato Giorgio V
Predecessore Herbert Henry Asquith
Successore Andrew Bonar Law

Dati generali
Partito politico liberale

David Lloyd George (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863Llanystumdwy, 26 marzo 1945) è stato un politico britannico.

Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell'assetto mondiale dopo la grande guerra.

Inizio della carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Manchester da una famiglia gallese, e madrelingua gallese egli stesso, studiò come apprendista presso uno studio legale a Porthmadog, in Galles, divenendo solicitor nel 1884. In campo politico, sostenne il Partito Liberale e in particolare Joseph Chamberlain, tanto da essere sul punto di seguirlo nella sua scissione dai liberali sulla questione dell'autonomia irlandese (Unione radicale nazionale e poi Partito liberale unionista), cui Chamberlain era contrario.

Carriera parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1890, fu eletto deputato liberale a Caernarfon in occasione di una elezione suppletiva, divenendo famoso alla Camera dei Comuni in particolare per la sua forte opposizione alla Seconda guerra boera, quando accusò Chamberlain di sostenere la guerra solo per interessi economici personali (il fratello di Chamberlain era presidente di una società appaltatrice del Ministero della guerra).

Ministro del Governo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1906, quando i liberali salirono al potere, entrò a far parte del governo di Sir Henry Campbell-Bannerman come Presidente del Board of Trade (ministro delle attività produttive). Nel 1908, alla morte di Campbell-Bannerman, divenuto primo ministro Herbert Henry Asquith, Lloyd George fu nominato cancelliere dello Scacchiere, divenendo quindi il massimo responsabile della politica economica britannica, posizione che mantenne fino al 1915.

Resta famoso il suo bilancio preventivo 1909, in cui gli industriali e proprietari terrieri erano colpiti da durissime imposte allo scopo di finanziare un aumento delle spese sociali e militari: Lloyd George mise in campo tutta la sua abilità retorica, e riuscì a farlo approvare dalla Camera dei Comuni, ma la reazione fu così violenta che la Camera dei lord lo bocciò, rendendo così necessarie nuove elezioni (gennaio 1910), dalle quali i liberali uscirono con la maggioranza relativa dei seggi e dovettero cercare l'appoggio dei laburisti e soprattutto dei nazionalisti irlandesi, ai quali Lloyd George aveva promesso l'autonomia legislativa. La morte del re Edoardo VII rese necessarie ulteriori elezioni, che diedero gli stessi risultati delle precedenti; in seguito vennero approvate la riforma del Parlamento, che ridusse il potere di veto dei lord, la Home Rule (autonomia) per l'Irlanda, e la riforma sociale che creò un'assicurazione nazionale per gli invalidi e i sussidi per i disoccupati.

Dopo l'invasione del Belgio da parte dei tedeschi (1914), Lloyd George si schierò a favore dell'intervento in guerra. Nel nuovo governo di coalizione divenne ministro delle Munizioni (maggio 1915), appoggiando una spedizione in Oriente, che non fu però approvata dai militari, e la coscrizione obbligatoria (maggio 1916). Nel giugno del 1916, sostituì lord Kitchener come ministro della Guerra. Nei mesi successivi fu sempre più critico nei confronti di Asquith, schierandosi con i conservatori e i giornali di destra The Times e Daily Mail, e provocando infine la caduta di Asquith fino a sostituirlo come Primo Ministro (dicembre 1916).

Primo ministro[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo Governo ebbe l'appoggio dei conservatori e di una parte dei liberali e dei laburisti. Lloyd George si dimostrò un capo di governo ribollente di energia, che diede nuovo impulso alla condotta della guerra, si assicurò l'appoggio dei laburisti concedendo loro otto ministeri, esercitò un controllo sui capi militari molto maggiore rispetto ai governi precedenti.

Dopo la vittoria, e dopo un nuovo successo elettorale nel 1918 a capo della stessa coalizione che lo aveva appoggiato in guerra, ormai popolarissimo, fu tra i massimi protagonisti della conferenza di pace di Versailles, oscillando fra l'atteggiamento punitivo verso la Germania, sostenuto da Clemenceau e l'aspirazione di Wilson a creare un nuovo ordine internazionale. Fu comunque uno dei pochi politici che comprese come la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico avrebbe creato problemi essendo uno stato che poteva fare barriera al militarismo prussiano ed alla nascente Unione Sovietica. Anche negli anni successivi dominò le conferenze inter-alleate.

Nel 1921 concesse l'indipendenza all'Irlanda, al termine della guerra d'indipendenza irlandese, scontrandosi quindi con la corrente unionista dei conservatori. Questi, inoltre, temendo che Lloyd George desiderasse creare un nuovo partito di centro, lo accusarono di corruzione per avere creato dei pari d'Inghilterra per denaro, decidendo infine di uscire dal governo nell'ottobre 1922.

Ultimi anni di carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Il suo fu l'ultimo governo liberale britannico. Alle elezioni del 1923 i liberali si presentarono nuovamente uniti, ma risultarono ormai il terzo partito e del resto il loro appoggio ad un governo laburista ebbe breve durata. Nel 1924 i conservatori tornarono al potere con la maggioranza assoluta. Lloyd George preparò allora un coraggioso programma di lotta alla disoccupazione con l'aumento della spesa pubblica, ma alle elezioni del 1929 il voto progressista andò soprattutto ai laburisti, il cui governo fu ancora appoggiato dai liberali, nuovamente per breve tempo. Da quel momento il Partito Liberale divenne di fatto un partito di secondo piano e Lloyd George, pur continuando a preparare proposte politiche innovative per combattere la grande depressione, non poté più tornare al governo.

Nel settembre del 1936 incontrò Adolf Hitler nella sua residenza di Berghof e ne trasse un'impressione particolarmente positiva: lo definì "il più grande tedesco vivente"[1] e il "George Washington della Germania". Fu pertanto favorevole alla politica di appeasement di Neville Chamberlain e nel maggio del 1940, quando si profilava la sconfitta francese, chiese di negoziare una pace con i nazisti[2]. Si parlò di lui come possibile capo del governo britannico nel caso in cui il Terzo Reich fosse riuscito a piegare la resistenza di Londra.

Il 7 maggio 1941 pronunciò un discorso in cui esprimeva la sua visione pessimistica sull'andamento della guerra per i britannici e in conseguenza di ciò Winston Churchill lo paragonò a Philippe Pétain. L'11 giugno del 1942 fece la sua ultima orazione alla Camera dei Comuni e il 18 febbraio 1943 votò per l'ultima volta all'interno di essa. Nell'ottobre del 1943, nonostante la disapprovazione dei figli, sposò seppur ottuagenario la sua segretaria e badante Frances Stevenson, che lo curò nei suoi ultimi mesi di vita, prima che il cancro ponesse fine alla sua esistenza.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • David Lloyd George aveva la fama di essere un donnaiolo impenitente e venne per questo soprannominato "the Goat" ("il Capricorno") da Robert Chalmers nel 1911[3]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito
— 5 agosto 1919
Croce della Libertà per il servizio civile di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce della Libertà per il servizio civile di I Classe

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jones, pag. 247
  2. ^ David Reynolds, From World War to Cold War: Churchill, Roosevelt, and the International History of the 1940s (Oxford University Press, 2006), p. 79.
  3. ^ John Grigg, "Lloyd George, the people's champion, 1902-1911", Eyre Methuen, 1978, p. 146.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cross, Colin, ed. Life with Lloyd George: The Diary of A.J. Sylvester 1975.
  • Jones, J Graham. The Lloyd George papers at the National Library of Wales & Other Repositories (National Library of Wales Aberystwyth 2001)
  • Lloyd George, David. The Truth About the Peace Treaties. 2 vols. (1938) vol 1 online
  • Lloyd George, David, War Memoirs of David Lloyd George. 2 vols. (1933). An unusually long, detailed and candid record.
  • Lloyd George, David. The Great Crusade: Extracts from Speeches Delivered During the War (1918) 307 pages online edition
    • George W. Egerton, "The Lloyd George War Memoirs: A Study in the Politics of Memory," The Journal of Modern History Vol. 60, No. 1 (Mar., 1988), pp. 55–94 in JSTOR
  • Morgan, Kenneth O. ed. Lloyd George Family Letters, 1885–1936. 1973.
  • Taylor, A. J. P. ed. My Darling Pussy: The Letters of Lloyd George and Frances Stevenson. 1975.
  • Taylor, A. J. P. ed. Lloyd George: A Diary by Frances Stevenson. 1971.
  • Mario Carotenuto, Fede e Cultura ed. Carlo I d'Austria e la pace sabotata. 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Herbert Henry Asquith 1916 - 1922 Andrew Bonar Law

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