Kosovo Force

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Kosovo Force
KFOR-КФОР
Lo stemma della missione KFOR
Lo stemma della missione KFOR
Descrizione generale
Attiva 12 giugno 1999
Nazione Flag of NATO.svg NATO
Alleanza Collaborazione con
Nazioni Unite UNMIK
Servizio Stabilizzazione del Kosovo
Tipo Forza multinazionale

fonti nelle note

Voci su unità militari presenti su Wikipedia
Mappa dei settori KFOR, 2002
KFOR Tasks Forces, 2006
Stemma della missione tedesca

La Kosovo Force (KFOR) è una forza militare internazionale guidata dalla NATO, responsabile di ristabilire l'ordine e la pace in Kosovo (in serbo Косово и Метохија / Kosovo i Metohija), regione amministrata dall'ONU che ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008.

La missione venne chiamata Kosovo Force, definizione che venne riportata anche nell'emblema della missione stessa e sul sito della NATO. Altre definizioni come Keeping Force sono arbitrarie e non riconosciute.

La missione viene svolta sotto il cui comando NATO. In sede Nato la missione è stata denominata Operazione Joint Guardian e alla fine del 2004 ha preso il nome di Operazione Joint Enterprise.

La KFOR entrò in Kosovo il 12 giugno 1999 su mandato delle Nazioni Unite, due giorni dopo l'adozione, da parte del Consiglio di Sicurezza, della Risoluzione 1244. All'epoca il Kosovo stava affrontando una grave crisi umanitaria, con scontri quotidiani tra le forze militari della Repubblica Federale di Jugoslavia e le forze paramilitari dell'Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UCK) (Esercito di liberazione del Kosovo). La tensione tra i gruppi etnici era molto alta, così come era alto il numero delle vittime degli scontri[1] con quasi un milione di profughi avevano lasciato la regione[2] e la missione aveva il compito di proteggere la popolazione civile.

Nel 2008, la KFOR può contare su circa 16000 uomini. La sua presenza resta necessaria per garantire la sicurezza e la stabilità in Kosovo, mentre il processo diplomatico portato avanti dalle Nazioni Unite prosegue.

Obiettivi[modifica | modifica sorgente]

I compiti iniziali della missione erano[3]:

  • evitare scontri e minacce contro il Kosovo da parte di forze serbe e jugoslave;
  • ristabilire e mantenere la sicurezza pubblica e l'ordine civile nella regione;
  • demilitarizzare l'UCK;
  • sostenere gli sforzi umanitari;
  • sostenere la presenza civile internazionale e agire in coordinamento con essa.

Oggi, la KFOR si occupa di costruire un ambiente sicuro nel quale tutti i cittadini, a prescindere dell'etnia di appartenenza, possano vivere in pace e, con l'aiuto internazionale, la democrazia e la società civile si stanno rafforzando. I compiti del contingente, concretamente, sono stati i seguenti:

  • assistere il ritorno e il dislocamento dei rifugiati;
  • ricostruire e sminare;
  • garantire l'assistenza medica;
  • garantire la sicurezza e l'ordine pubblico;
  • garantire la sicurezza delle minoranze etniche;
  • garantire la sicurezza del patrimonio storico
  • garantire il rispetto dei confini e la sicurezza di confine;
  • combattere il contrabbando internazionale di armi;
  • ottenere la consegna, in tutto il Kosovo, di armi, munizioni ed esplosivi;
  • distruggere le armi;
  • sostenere lo stabilimento di istituzioni civili, di un sistema giudiziario e penale, di un processo elettorale, della legge e dell'ordine pubblico, e di altri aspetti della vita politica, economica e sociale della provincia.

I paesi del Gruppo di contatto dei Balcani hanno sostenuto pubblicamente che rimarranno in Kosovo per garantire la sicurezza necessaria fino all'assestamento definitivo della situazione[4].

Struttura della missione[modifica | modifica sorgente]

I contingenti erano inizialmente organizzati in quattro brigate multinazionali, divise su base regionale. Le brigate erano responsabili nelle rispettive aree operative, ma tutte erano sotto l'autorità del Comandante KFOR. Nell'agosto del 2005, il Consiglio del Nord Atlantico decise di ristrutturare la KFOR, sostituendo alle quattro brigate multinazionali, cinque task force, per ottenere una maggiore flessibilità per quel che riguarda, ad esempio, la rimozione di restrizioni ai movimenti oltre confine di unità dislocate nelle varie aree del Kosovo[4].

A far data dal 1 febbraio 2010 le Multinational Task Forces cambiano denominazione per diventare Multinational Battle Groups. Viene inoltre costituito un ulteriore gruppo denominato Joint Logistic Support Group (JLSG).

L'allora Comandante delle Forze in Kosovo (COM KFOR), Maggior Generale Erhard Bühler, nell' ottobre 2010 annunciò la ristrutturazione della missione KFOR. Questa ristrutturazione, conosciuta come "GATE2", pianificata per la primavera 2011 prevedeva una presenza di forze KFOR di circa 5.000 unita', consistenti in due Multinational Battle Groups.

Dal 1 marzo 2011 diviene operativa la ristrutturazione "GATE2" che cambia nuovamente la struttura, scompaiono il Multinational Battle Group North (MNBG-N) e il Multinational Battle Group South (MNBG-S). Permangono attivi due Multinational Battle Groups (East e West) e vengono create le presenze dei Joint Regional Detachments North (JRD-N), Joint Regional Detachment Center (JRD-C), Joint Regional Detachment East (JRD-E), Joint Regional Detachment South (JRD-S) e del Joint Regional Detachment West (JRD-W).

Entità operative sul territorio:

  • Quartier Generale KFOR (HQ KFOR):

Il HQ KFOR è dislocato nella città di Pristina/Prishtine nel campo denominato "Film City", ha sede il Comanandate delle Forze in Kosovo (COM KFOR).
Attuale Comandante delle Forze in Kosovo è il Maggior Generale Salvatore FARINA dell'Esercito Italiano.
Vice-Comandante è il Brigadier Generale Bojan POGRAJC dell'Esercito Sloveno

  • Multinational Battle Group West (MNBG-W):

Il MNBG-W è dislocata nell'ovest del Kosovo, ha il suo quartier generale a Belo Polje, a pochi chilometri da Pec e vede attualmente schierato il 52º Rgt. Artiglieria ter. "Torino" di Vercelli comandato dal Colonnello Antonio SGOBBA dell'Esercito Italiano.
Contribuiscono al Battle Group gli eserciti di Italia, Slovenia, Austria.

  • Multinational Battle Group East (MNBG-E):

Il MNBG-E è dislocata nell'est del Kosovo, ha il suo quartier generale a Urosevac ed è comandata dal Colonnello Jeffrey J. Liethen, dell'Esercito degli Stati Uniti.
Contribuiscono gli eserciti di Grecia, Polonia, Romania, Ucraina e U.S.A.

  • Multinational Specialized Unit (MSU):

La Multinational Specialized Unit (MSU)], ha il suo quartier generale a Kosovo Polje, ed è una forza di polizia a status militare con compiti di lotta al crimine organizzato e al terrorismo, al comando del Colonnello Mario DI IULIO, dell'Arma dei Carabinieri. Il contributo viene totalmente fornito dall'Italia.

  • KFOR Tactical Reserve Manoeuvre Battailon (KTM):

Con quartier generale a Pristina, il KTM è sotto il diretto controllo operativo del Comandante di KFOR (COMKFOR). Al comando del Tenente Colonnello Paulo Alexandre Simões Marques, dell'esercito del Portogallo, ha una struttura di due compagnie di manovra e una compagnia di supporto. I loro compiti sono di pronto impiego sul territorio. Il contributo viene totalmente fornito dal Portogallo.

  • Joint Logistic Support Group (JLSG):

Unità di supporto logistico al comando del Colonnello Dimitrios Manos, dell'Ellinikós Stratós (Esercito Greco). Con compiti di gestione logistica e dispiegamento di supporti tecnici, contribuiscono al JLSG le seguenti nazioni: Grecia, Svizzera, Austria, Germania e Ungheria.

Entità non più operative:

  • Multinational Battle Group North (MNBG-N) - (Non più operativo dal 28 febbraio 2011):

Il MNBG-N era dislocato nel nord del Kosovo, aveva il suo quartier generale a Novo Selo.
Hanno contribuito gli eserciti di Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Lussemburgo e Marocco.

  • Multinational Battle Group South (MNBG-S) - (Non più operativo dal 28 febbraio 2011):

Il MNBG-S era dislocato nel sud del Kosovo, aveva il suo quartier generale a Prizren.
Hanno contribuito gli eserciti di Austria, Germania, Svizzera e Turchia.

  • Multinational Battle Group Center (MNBG-C) - (Non più operativo dal 28 febbraio 2011):

Il MNBG-C era dislocato nel centro del Kosovo, aveva il suo quartier generale a Lipljan.
Hanno contribuito gli eserciti di Repubblica Ceca, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Slovacchia e Svezia.

Stati partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo di massima partecipazione, il numero delle truppe KFOR raggiungeva 50 000 unità, provenienti da 39 paesi (della NATO e non). Il sito ufficiale della KFOR, nell'aprile 2007 dichiarava che 16 000 soldati, provenienti da 34 paesi, partecipavano alla missione. I paesi che contribuiscono o che hanno contribuito e l'attuale numero di unità, aggiornato al 19 novembre 2013, è di complessive 4 949[5] unità, incluse le 'KFOR Operational Reserve Force' (circa 700 unità).

Nel dettaglio, le seguenti nazioni, membri della NATO, contribuiscono (tra parentesi l'attuale numero di unità presenti sul territorio):

Paesi NATO che hanno partecipato:

Altri paesi non-NATO partecipanti:
(tra parentesi l'attuale numero di unità presenti sul territorio)


Altri paesi non-NATO che hanno partecipato:

Comandanti KFOR[modifica | modifica sorgente]

  1. Mike Jackson[6] (Regno Unito Regno Unito, 12 giugno 1999 - 8 ottobre 1999),
  2. Klaus Reinhardt (Germania Germania, 8 ottobre 1999 - 18 aprile 2000),
  3. Juan Ortuño Such (Spagna Spagna, 18 aprile 2000 - 16 ottobre 2000),
  4. Carlo Cabigiosu (Italia Italia, 16 ottobre 2000 - 6 aprile 2001),
  5. Thorstein Skiaker (Norvegia Norvegia, 6 aprile 2001 - 3 ottobre 2001),
  6. Marcel Valentin (Francia Francia, 3 ottobre 2001 - 4 ottobre 2002),
  7. Fabio Mini (Italia Italia, 4 ottobre 2002 - 3 ottobre 2003),
  8. Holger Kammerhoff (Germania Germania, 3 ottobre 2003 - 1 settembre 2004),
  9. Yves de Kermabon (Francia Francia, 1 settembre 2004 - 1 settembre 2005),
  10. Giuseppe Valotto (Italia Italia, 1 settembre 2005 - 1 settembre 2006),
  11. Roland Kather (Germania Germania, 1 settembre 2006 - 31 agosto 2007),
  12. Xavier de Marnhac (Francia Francia, 1 settembre 2007 - 31 agosto 2008),
  13. Giuseppe Emilio Gay (Italia Italia, 1 settembre 2008 - 7 settembre 2009),
  14. Markus J. Bentler (Germania Germania, 8 settembre 2009 - 31 agosto 2010),
  15. Erhard Bühler (Germania Germania, 1 settembre 2010 - 8 settembre 2011),
  16. Erhard Drews (Germania Germania, 9 settembre 2011 - 7 settembre 2012),
  17. Volker Halbauer (Germania Germania, 7 settembre 2012 - 05 settembre 2013),
  18. Salvatore Farina (Italia Italia, 6 settembre 2013 - in carica).

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Il Kfor Chronicle è pubblicato ogni mese. Viene pubblicato anche su internet[7].

The Guardian East è un altro mensile, creato dalla MNTF-E[8].

Il K4You è un ulteriore periodico, tendenzialmente diretto ai più giovani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) La missione KFOR, dal sito della NATO
  2. ^ (EN) Rapporto UNHCR, in PDF. The Kosovo Refugee crisis: an indipendent evaluation of UNHCR's emergency preparedness and respons, pag. 37/159
  3. ^ (EN) La missione KFOR, dal sito della NATO
  4. ^ a b (EN) L'evoluzione della missione, dal sito della NATO
  5. ^ (EN) http://www.aco.nato.int/kfor/about-us/troop-numbers-contributions.aspx
  6. ^ Profile: General Sir Mike Jackson, BBC News. URL consultato il 12-12-2012.
  7. ^ (EN) Kfor Chronicle
  8. ^ (EN) The Guardian East

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]