Giovanni Matteo Adami

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giovanni Matteo Adami (Mazara del Vallo, 17 maggio 1576Nagasaki, 22 ottobre 1633) è stato un gesuita e missionario italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Matteo Adami era figlio di Francesco Adami, appartenente ad una nobile famiglia della città.

Nel 1591, si trasferisce a Roma, al seguito dallo zio, Cosimo Adami, segretario del cardinale Santa Saverio. Lo zio spera per il nipote in un futuro di nobiltà di spada, nella corte romana, ma a 16 anni Giovanni Matteo dichiara di volere entrare nella Compagnia di Gesù di San Ignazio di Loyola. Può compiere il suo proposito solo nel 1602, dopo la morte dello zio.

Studia nel Seminario Romano, viene ordinato sacerdote, riceve incarichi come predicatore in Italia; infine riceve la missione per il Giappone, per seguire le orme di San Francesco Saverio. Giunge in Giappone nel 1604.

La Missione in Giappone[modifica | modifica sorgente]

Nel 1614 viene bandito dal Giappone ed si reca in esilio a Macao; ma rientra a Nagasaki, che ha scelto come campo del suo apostolato. Denunziato una prima volta, gli viene concessa la possibilità di fuggire, ma rimane in Giappone, costretto a nascondersi e a vivere di stenti.

Cattura e morte[modifica | modifica sorgente]

Catturato infine nel 1622 viene condannato al supplizio.

Va incontro alla morte, lodando Dio, ringraziando per il privilegio del martirio, di cui si sentiva indegno, perdonando i suoi assassini alla maniera di S. Stefano:" Signore, non imputare loro questo peccato".

Era il 22 ottobre 1633.