Forte Sangallo (Nettuno)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Curly Brackets.svg
A questa voce o sezione va aggiunto il template sinottico {{Infobox struttura militare}}
Per favore, aggiungi e riempi opportunamente il template e poi rimuovi questo avviso.
Per le altre pagine a cui aggiungere questo template, vedi la relativa categoria.
Forte Sangallo1.JPG
Forte Sangallo.JPG

Il Forte Sangallo è una fortezza posta sul mare in prossimità del borgo storico di Nettuno.

Storia e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Fu fatto costruire a partire dal 1501 e rapidamente eretto, dal papa Alessandro VI e dal figlio Cesare Borgia, all'interno di un vasto programma di rafforzamento delle fortificazioni dei luoghi che si intendeva assicurare alla signoria ereditaria alla famiglia ed in particolare del ducato di Sermoneta.[1]

Il progetto, seppure in mancanza di una chiara documentazione, è attribuito ad Antonio da Sangallo il Vecchio[2], in quegli anni architetto di fiducia dei Borgia e specialista nella progettazione di "fortificazioni alla moderna". Tuttavia non mancano dubbi ed è stato fatto anche il nome di Giuliano da Sangallo, ipotizzando che Antonio abbia operato su progetti messigli a disposizione dal fratello, rielaborandoli.[3]

Dopo i Borgia la fortificazione passò ai Colonna e poi alla Camera Apostolica e nel XIX secolo ai Borghese. Nel 1925 qui venne stipulata la convenzione di Nettuno, tra Italia e Jugoslavia. Oggi l'edificio ospita il Museo dello sbarco alleato e l'Antiquarium, che espone materiale archeologico, storico ed artistico del territorio di Nettuno.

Il forte, si trova in prossimità del mare e del borgo medievale di Nettuno. Ha una forma quadrangolare, con ai vertici bastioni con angoli smussati detti "orecchioni", mura molto spesse senza merlature ed un'alta scarpa, due ordini sovrapposti di postazioni di artiglieria coperte (troniere), nascoste nell'intersezione (gola) tra cortine e bastioni, secondo un modello innovativo dovuto proprio ai Sangallo,[4] e forse qui adottato per la prima volta, assicurando la completa copertura del tiro radente a protezione delle mura.[5] Al centro, un imponente mastio fu ampliato in tempi successivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Chiabò, M. Gargano (a cura di), Le Rocche alessandrine e la rocca di Civita Castellana, 2003.
  2. ^ L'attribuzione risale al Vasari: G. Vasari, Le Vite....., 1568
  3. ^ M. Chiabò, M. Gargano (a cura di), Le Rocche alessandrine e la rocca di Civita Castellana, 2003.
  4. ^ D.Taddei, Giuliano e Antonio da Sangallo, in "L’architettura militare nell’età di Leonardo", Atti del Convegno, 2007.
  5. ^ M. Chiabò, M. Gargano (a cura di), Op. cit., 2003.