Borgo medievale di Nettuno

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Via del Quartiere
La Chiesa di San Giovanni

Il borgo di Nettuno è la parte più vecchia della città tirrenica. Si trova sul lungomare Matteotti, a ridosso del mare.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il borgo, anche se definito medioevale, ha origini molto più antiche. Infatti, nel XIX secolo, nella "fontana vecchia", interna al borgo, fu trovato un condotto murato antico, e nel suo spazio una vasca di piombo con lettere latine. Il condotto, che portava l'acqua alla detta fontana, fu quindi datato almeno all'epoca romana, se non a tempi più antichi[1]. Secondo una tesi, il borgo medievale deriva da una cittadella (che disponeva di un relativo porto), costituente la parte presumibilmente più antica, l'emporio e l'arsenale marittimo dell'antica Anzio (città latino-volsca che comprendeva le odierne Anzio e Nettuno) e chiamata Cenone[2]. Altresì, secondo la studiosa Paola Brandizzi Vittucci, gli assi principali dell'assetto viario (via Antium-Satricum, via Antium-Lanuvium, via Hostis-Lavinium-Antium-Terracina, documentate dalla Tabula Peutingeriana) che collegava la colonia romana di Anzio del 338 a.C. (con ager centuriato a forte vocazione agricola) con altre città laziali convergono nella zona dell'attuale borgo nettunese. Che tutta l'area affondi le sue radici nell'antichità, sarebbe provato dall'impianto ortogonale delle strade al di fuori del perimetro della cinta medievale del borgo, e da un importante cippo di confine riportante un lunga iscrizione, rinvenuto negli ultimi anni del XX secolo, che rappresenterebbe una solida controprova di opere di centuriazione conosciute grazie alle fonti. Sempre secondo la Brandizzi Vittucci, anche la toponomastica più antica va a sostegno dell'ipotesi, essendo l'attuale Piazza Mazzini (che confina col la parte nord del borgo) invariabilmente denominata nella cartografia storica col nome "Piazza dei Pozzi di grano"; il toponimo va collegato con le numerose allusioni di Tito Livio alla produzione cerealicola dell'antica Anzio (Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, IV, 56, 6; VI, 3, 5-8)[3]. Nella detta piazza restavano, in tempi moderni, ancora tracce circolari dei pozzi annonari, riconducibili all'epoca romana[4], che probabilmente costituivano i "depositi di viveri" della cittadella di Cenone[5]. In particolare, la via Antium-Lanuvium col suo ramo secondario coincideva con l'attuale via Romana (che giunge a Piazza Mazzini, che un tempo, insieme alla strada, si trovava racchiusa dal borgo medievale, più esteso), per poi terminare, finalmente, al litorale. Questo tratto ultimo della via era documentato nel '500 come “strada romana”, nome che infatti conserva ancora oggi[6][7]. Una tesi ritiene che l'imperatore romano Nerone fece costruire un tempio del Dio Nettuno nel sito del borgo.

All'inizio del VI secolo la città, come tante altre, fu saccheggiata, sottoposta a razzie e distrutta dai Goti, che scorrazzavano per il Lazio e per il litorale romano seminando distruzione e morte. Nel Medioevo il quartiere di Nettuno continuò la storia dell'antica Anzio; il porto romano venne abbandonato, e tutti i sopravvissuti dovettero iniziare a spostarsi o concentrarsi, probabilmente in parte, da subito o dopo moltissimo tempo, in un piccolo gruppo di case intorno al probabile tempio del Dio Nettuno; dopo poco tempo, l'agglomerato sarebbe diventato l'attuale borgo medioevale nettunese. Nel IX secolo, Nettuno dovette subire l'occupazione da parte dei Saraceni e gli abitanti dovettero fuggire verso i monti e le foreste. Dopo che le truppe di papa Benedetto VIII decimarono gli invasori, salvando forse donne e bambini, si dovettero gettare le basi per la formazione di un nuovo nucleo di Nettuno. Il Papa scacciò i Tuscolo, feudatari di Nettuno, ed il feudo passò prima nelle mani dei monaci di Grottaferrata, poi agli Orsini, i quali costruirono la cinta muraria dotata di otto torri, tutte intorno al borgo. Nel XVI secolo Nettuno non era altro che un piccolo centro abitato, circondato di mura e di torri, al cui centro sorgeva la chiesa di San Giovanni, mentre poco più avanti c'era il forte Sangallo, fatto costruire all'inizio del secolo, tra il 1501 ed il 1503, da papa Alessandro VI Borgia. Egli infatti intendeva difendere lo Stato Pontificio dagli assalti di predoni, corsari, pirati arabi e africani. Nel biennio 1625/26 lo Stato Pontificio, dopo averlo acquistato nel 1594 da Marcantonio Colonna (III) per quattrocentomila scudi, restaurò il borgo e ricostruì il baluardo S. Rocco.

Agli inizi del XX secolo il borgo restava il cuore della cittadina. Ricco di palazzi signorili e di case semplici, tutto intorno alla Chiesa Collegiata, dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Intorno alla Collegiata c'erano l'Oratorio del Carmine, la chiesa del SS. Sacramento, il palazzo baronale già dei Colonna, ora proprietà dei Borghese. Nel borgo vi erano inoltre il palazzo dei Segneri ed il maestoso palazzo Doria-Pamphilj, anch'esso di proprietà Borghese, con gli affreschi di Pier Francesco Mola, nelle sale e specialmente nel salone delle feste.

Ingressi[modifica | modifica sorgente]

La scala che porta in Via del Cavone

Gli accessi alla città fortificata si trovano lungo il lungomare Matteotti, su Piazza Mazzini, in Via della Resistenza Nettunese, e sul porto turistico. Sul lungomare si accede attraverso due porte ad arco a tutto sesto che portano in Via del Baluardo e Via del Quartiere. Da Piazza Mazzini si entra in Via Marcantonio Colonna. Da Via della Resistenza Nettunese, attraverso una scala si raggiunge Via del Cavone. Dal porto si entra nel borgo attraverso due scale in Via Stefano Porcari e in Via del Mare.

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Per la conformazione tipica medioevale, le strade sono molto strette e di conseguenza pedonali. Le uniche piazze dove si può accedere, seppur limitatamente, sono Piazza Guglielmo Marconi, Piazza San Giovanni, e Piazza Segneri – Soffredini.

Vie[modifica | modifica sorgente]

Il Borgo medievale di Nettuno
  • Via del Baluardo
  • Via del Quartiere
  • Via dello Steccato
  • Via Andrea Sacchi
  • Via Marcantonio Colonna
  • Via Stefano Porcari
  • Via del Mare
  • Via del Cavone
  • Via Antonio Ongaro.

Si intersecano inoltre molti vicoli che prendono il nome delle vie ad essi perpendicolari come Vicolo del Baluardo.

Piazze[modifica | modifica sorgente]

  • Piazza Guglielmo Marconi
  • Piazza San Giovanni
  • Piazza Segneri – Soffredini
  • Piazza Andrea Sacchi
  • Piazza Stefano Porcari.

Edifici storici[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo Dorjia Pamphili

Il borgo oggi[modifica | modifica sorgente]

Il borgo attualmente è abitato. Le case si trovano nelle vie e nelle piazze, e soprattutto lungo la cinta muraria e nelle torri. È frequentato dai cittadini per la presenza della Chiesa di San Giovanni e per i numerosi esercizi commerciali. Nelle sere, soprattutto quelle estive, le vie del borgo si riempiono di gente per la massiccia presenza di locali, bar, gelaterie, enoteche, clubs e ristoranti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A tal riguardo, l'avvocato Carlo Fea, archeologo, che partecipò alla scoperta, riportò una relazione (Carlo Domenico Francesco Ignazio Fea, Cenni di storia del porto neroniano nella città di Anzio e modo facile di ristabilirlo, Roma, Stamperia della Reverenda Camera Apostolica, 1832, pp. 19-20).
  2. ^ Giuseppe Tomassetti, La Campagna romana antica, medioevale e moderna, a cura di L. Chiumenti e F. Bilancia, Firenze, Olschki, 1979-’80, vol II.
  3. ^ Paola Brandizzi Vittucci, Antium. Anzio e Nettuno in epoca romana, Roma, Bardi Editore, 2000. ISBN 88-85699-83-9
  4. ^ Calcedonio Soffredini, Storia di Anzio, Satrico, Astura e Nettuno, Roma, Tipografia della pace, 1879, p. 181.
  5. ^ Monsignor Vincenzo Cerri, Nettuno, Nettuno, Collana Caritas, 1986, p. 13.
  6. ^ Come riportato da una pianta di Kupferstich, relativa a Nettuno e datata 1557 (denominata Il vero ritratto di Nettuno, al presente occupato da gl'imperiali), l'odierna Piazza Mazzini si chiamava "Piazza dei Pozzi di grano", ed era interna, insieme a un tratto della "strada romana", al Borgo medievale nettunese (Universitätsbibliothek Salzburg, G 126 III).
  7. ^ Giancarlo Baiocco et al., Nettuno. La sua storia, Pomezia, Arti grafiche s.r.l, 2010.