Disastro aereo di Monaco di Baviera

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Disastro aereo di Monaco di Baviera
I rottami dell'aereo dopo l'incidente
I rottami dell'aereo dopo l'incidente
Tipo di evento Incidente
Data 6 febbraio 1958
Tipo Decollo fallito a causa dell'accumulo di neve sulla pista
Luogo Monaco di Baviera
Stato Germania Germania
Coordinate 48°07′34″N 11°40′40″E / 48.126111°N 11.677778°E48.126111; 11.677778Coordinate: 48°07′34″N 11°40′40″E / 48.126111°N 11.677778°E48.126111; 11.677778
Tipo di aeromobile Airspeed Ambassador
Nome dell'aeromobile Lord Burghley
Operatore British European Airways
Numero di registrazione G-ALZU
Partenza Aeroporto di Belgrado-Nikola Tesla, Jugoslavia
Scalo intermedio Aeroporto di Monaco-Riem
Destinazione Aeroporto di Manchester
Passeggeri 38
Equipaggio 6
Vittime 23
Feriti 19
Sopravvissuti 21
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Germania

Dati estratti da Aviation Safety Network[1]

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Il disastro aereo di Monaco di Baviera avvenne il 6 febbraio 1958, quando il volo 609 della British European Airways si schiantò al suo terzo tentativo di decollo da una pista ricoperta di neve sciolta all'aeroporto di München-Riem, nella Germania Ovest. A bordo dell'aereo c'era la squadra di calcio del Manchester United, soprannominata i Busby Babes, insieme ad alcuni sostenitori e giornalisti. Morirono 23 dei 44 passeggeri. Il volo charter, destinato all'Aeroporto di Manchester era gestito dalla British European Airways (BEA) utilizzando un velivolo Airspeed Ambassador, precisamente con matricola G-ALZU, intitolato a William Cecil, 1º barone di Burghley.

Sfondo[modifica | modifica sorgente]

I Busby Babes nel 1955

La Coppa dei Campioni fu disputata per la prima volta nel 1955, ma nessuna squadra inglese prese parte al torneo a causa delle regole imposte dalla Football League.

Il Manchester United partecipò alla Coppa dei Campioni 1956-1957 giungendo alle semifinali, dove venne sconfitto dai futuri campioni del Real Madrid; era quindi una delle formazioni favorite per l'edizione successiva del 1957-1958.

La squadra era conosciuta con nome di Busby Babes per via dell'allenatore Matt Busby e dell'età media dei giocatori, davvero molto giovane.

Il club aveva noleggiato un aereo per fare ritorno dalla partita di Coppa dei Campioni contro la squadra yugoslava della Stella Rossa di Belgrado, terminata con un pareggio per 3-3 (con questo risultato il Manchester United si era qualificato alle semifinali, avendo vinto la gara di andata per 2-1). Il decollo da Belgrado fu ritardato di un'ora perché il giocatore del Manchester United Johnny Berry aveva perso il suo passaporto[2]. Poi l'aereo fece una fermata programmata a Monaco per rifornirsi di carburante.

Mancava il "trainer" della squadra, di fatto il vice di Busby, Jimmy Murphy, casualmente assente in quanto impegnato come selezionatore della nazionale gallese nello spareggio per le Qualificazioni al campionato mondiale di calcio 1958

Lo schianto[modifica | modifica sorgente]

Il capitano James Thain, il pilota, tentò di decollare due volte, ma entrambi i tentativi furono infruttuosi per un surriscaldamento del motore sinistro. Al terzo tentativo di decollo si decise di ovviare al surriscaldamento del motore sinistro "ritardandone" l'accelerazione, facendo percorrere all'aereo una lunghezza maggiore di quella usualmente richiesta. Per questo l'aereo fu costretto a utilizzare un tratto di pista non percorso quel giorno dagli altri aerei. In quella zona della pista era presente un sottile strato di neve sciolta, che ostacolò l'accelerazione dell'aereo, impedendo così il decollo.

Un Airspeed Ambassador simile a quello coinvolto nell'incidente

Durante questa operazione l'aereo raggiunse i 117 nodi (217 km/h), ma nel tratto finale calò a 105 nodi (194 km/h), una velocità troppo bassa per poter volare e con troppa poca pista per poter interrompere il decollo.

Alle 3:04 pm l'aeroplano si schiantò sulla recinzione che circondava l'aeroporto e poi su una casa, che in quel momento era vuota. Parte dell'ala e parte della coda vennero strappate.Il velivolo prese fuoco. Il lato sinistro della cabina di pilotaggio colpì un albero, il lato destro della fusoliera un capanno di legno, all'interno del quale c'era un camion pieno di pneumatici e carburante, che esplose[3].

L'incidente provocò la determinazione dei limiti operativi per l'accumulo di ghiaccio consentito sulle piste.

Le autorità aeroportuali tedesche (che erano legalmente responsabili dello stato delle piste, sebbene non conoscessero il pericolo che il ghiaccio sulla pista comporta per aerei come l'Ambassador), intentarono un'azione legale contro il capitano Thain, che sopravvisse allo schianto, sostenendo che era decollato senza sbrinare le ali e che la responsabilità per l'incidente era solo sua, nonostante numerosi testimoni affermarono che ciò non era vero. Le ipotesi delle autorità tedesche erano fondate su una foto del velivolo (pubblicata su diversi giornali) scattata poco prima del decollo, dove è visibile la neve sulla superficie superiore dell'ala. Quando fu esaminato il negativo originale, tuttavia, non venne notato né neve né ghiaccio; la 'neve' era dovuta a una copia in negativo delle immagini pubblicate. I testimoni che accorsero subito dopo lo schianto e che esclusero la presenza di ghiaccio, rilevata invece dal responsabile delle indagini, giunto sul luogo solo nella notte inoltrata, non vennero chiamati o presi in considerazione dagli inquirenti tedeschi e il procedimento contro Thain prosegui' fino al 1968, quando fu finalmente esclusa, almeno dalle autorità britanniche ogni sua responsabilità. La causa ufficiale, come riportato dalle autorità britanniche, fu un accumulo di ghiaccio e neve sciolta sulla pista che freno' improvvisamente l'aereo impedendogli di raggiungere la velocità necessaria per il decollo. Thain, che fu respinto dalla BEA poco dopo l'incidente e non fu mai più reintegrato, andò in pensione tornando a fare l'avicultore nel suo allevamento situato nel Berkshire.

Morì nel 1975 per un attacco di cuore all'età di 53 anni.

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Giocatori Manchester United[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa all'Old Trafford

Staff Manchester United[modifica | modifica sorgente]

Giornalisti[modifica | modifica sorgente]

Membri dell'equipaggio ed altri passeggeri[modifica | modifica sorgente]

  • Capitano Kenneth "Ken" Rayment - Copilota inglese (sopravvissuto allo schianto, morì 3 settimane dopo a causa di un trauma cerebrale e per le numerose ferite)
  • Tom Cable - steward
  • Bela Miklos - agente di viaggi
  • Willie Satinoff - tifoso amico personale Matt Busby

Sopravvissuti[modifica | modifica sorgente]

Giocatori e staff Manchester United[modifica | modifica sorgente]

Paul Scholes durante il derby di Manchester del 10 febbraio 2008, con indosso la speciale casacca commemorativa dei Busby Babes nel 50º anniversario del disastro aereo.

Altri sopravvissuti[modifica | modifica sorgente]

  • Matt Busby - team manager (morto nel 1994)
  • Frank Taylor - giornalista (morto nel 1992)
  • James Thain - capitano (morto nel 1975)
  • George (Bill) Rodgers - radiocronista
  • Peter Howard - fotografo (morto nel 1996)
  • Margaret Bellis - hostess (morto nel 1998)
  • Ted Ellyard - telegrafista (morto nel 1964)

Ancora vivi:

  • Vera Lukić e sua figlia Vesna - passeggere salvate dal giocatore del Manchester United Harry Gregg. Al momento dell'incidente, Vera Lukić era incinta del suo ultimogenito Zoran.[4]
  • Signora Miklos - moglie di Bela Miklos, l'agente di viaggio che organizzò il volo e morì nell'incidente.
  • Nebojsa Bato Tomašević - passeggero
  • Rosemary Blakeley (Cheverton) - hostess[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) ASN Aircraft accident Airspeed AS.57 Ambassador 2 G-ALZU München-Riem Airport (MUC).htm in Aviation Safety Network. URL consultato il 07/11/2011.
  2. ^ Manchester United — The Betrayal of a Legend 46
  3. ^ BBC - Manchester - History - The Munich air disaster: a timeline
  4. ^ BBC NEWS | UK | Northern Ireland | Gregg's 'greatest save' - Munich remembered
  5. ^ EX-STEWARDESS GUEST AS NATION REMEMBERS

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]