Digital divide

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Il digital divide, o divario digitale[1], è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d'istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica[2]. Oltre a indicare il divario nell'accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell'acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell'informazione. Il divario può essere inteso sia rispetto a un singolo paese sia a livello globale.

Origine e uso del termine[modifica | modifica wikitesto]

Il termine è apparso per la prima volta all'inizio degli anni novanta negli Stati Uniti in alcuni studi che indicavano come il possesso di personal computer aumentasse solo per alcuni gruppi etnici[3]. Il concetto di divario digitale è poi entrato nell'uso comune quando il presidente democratico americano Bill Clinton e il suo vice Al Gore lo hanno utilizzato durante un discorso tenuto nel 1996 a Knoxville, in Tennessee. In quell'occasione, l'amministrazione statunitense ha sottolineato la disparità di accesso ai servizi telematici tra la popolazione del paese[4].

(EN)
« ...that our children will never be separated by a digital divide. »
(IT)
« ...che i nostri figli non siano mai separati da un divario digitale. »
(Al Gore, 10 ottobre 1996, Knoxville, Tennessee)

Il problema ha sensibilizzato anche la parte repubblicana della politica statunitense, alla luce dei pericoli che il divario digitale comporta:

(EN)
« We hear much today about the “digital divide” – the gap between those who have access to the wonders of digital technology and the Internet and those who do not. When I address this issue I use an even stronger term: digital apartheid. [...] This is true in America and in the rest of the world. [...]

If digital apartheid persists, we all lose. The digital have-nots will be poorer, more resentful of progress than ever and will not be able to become the skilled workers or potential customers that are needed to sustain the growth of the Internet economy. So the private sector is eager to tear down the wall between the digital haves and have-nots. »

(IT)
« Oggi si parla molto di "divario digitale" - il divario fra coloro che hanno accesso alle meraviglie della tecnologia digitale e a internet e coloro che non l'hanno. Quando mi occupo di questo tema io uso un termine ancora più forte: apartheid digitale. [...] Questo vale in America come nel resto del mondo. [...]

Se l'apartheid digitale persiste, siamo tutti sconfitti. Gli esclusi dal digitale saranno più poveri, più che mai diffidenti nel progresso e non diverranno quei lavoratori specializzati o potenziali consumatori necessari per la crescita della economia di Internet. Per questo il settore privato è ansioso di far crollare il muro tra gli inclusi e gli esclusi dal digitale. »

(Colin Powell, Segretario di Stato U.S.A., 18 dicembre 2000[5][6].)

Nonostante all'origine sia stato presentato come un problema interno al contesto americano, oggi è più comune definire il divario digitale in una prospettiva globale, considerando le disparità tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. Le analisi sull'argomento sono tuttavia orientate ad entrambe le prospettive, nazionali e transnazionali.

Visione critica globale[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« The Internet has become the fastest growing electronic technology in world history. In the United States, for example, after electricity became publicly available, 46 years passed before 30 percent of American homes were wired; 38 years passed before the telephone reached 30 percent of U.S. households, and 17 years for television. The Internet required only seven years to reach 30 percent of American households »
(IT)
« Internet è divenuto la tecnologia con la crescita più rapida della storia. Negli Usa, ad esempio, ci vollero 46 anni prima che il 30% delle case fosse collegato alla rete elettrica, 38 ne passarono prima che il telefono entrasse nella stessa percentuale di famiglie e 17 ne servirono alla televisione. A Internet sono bastati sette anni per raggiungere il 30% delle famiglie americane. »
(Jeffrey I. Cole, Director, UCLA Center for Communication Policy, 2000[7].)

Nel 1993 gli utenti di Internet nel mondo erano circa 2 milioni; nel 2002, in meno di dieci anni, si stima fossero arrivati a 580 milioni; di questi 580 milioni, 166 erano negli Stati Uniti, 414 negli altri paesi complessivamente[8].

Il tema del divario digitale è così entrato prepotentemente tra le priorità di organizzazioni internazionali, governi ed aziende multinazionali:

« Esiste una sospettosa comunanza di argomenti tra il discorso che esalta le potenzialità delle nuove tecnologie informatiche e quello che enfatizza le opportunità di sviluppo offerte dal divario digitale. Pur cogliendo le potenzialità e la forza innovatrice delle TIC, entrambi tendono a sconfinare nell'esaltazione acritica di tali strumenti e rischiano di diventare oggetto di pericolose strumentalizzazioni. Non è un caso che proprio la classe politica della più grande potenza mondiale si sia appropriata per prima della questione trasformandola in uno slogan ad effetto »
(Paolo Morawsky, 2001[9].)

È nel gennaio del 2000 che il gap digitale cessa di essere un problema esclusivamente statunitense per diventare un problema dell'intero pianeta. A Davos, durante l'incontro annuale del World Economic Forum, sono numerosi gli interventi che segnalano l'esistenza di una disparità nella diffusione delle tecnologie dell'informazione e la necessità di provare a superare questo divario. È indubbiamente preoccupante che a porre il problema in maniera più pressante sono i leader di alcune grandi multinazionali durante un incontro simbolo della propagazione delle tesi della globalizzazione coniugate al libero mercato.

In ogni caso, a Davos viene creata la prima Task Force, «Bridging the Digital Divide Task Force», nell'ambito dell'iniziativa del WEF «Global Digital Divide Initiative» alla quale parteciparono molti gruppi dell'high tech (per esempio America Online, eBay, Microsoft Corporation, Mitsubishi Electric, Motorola, MTV Networks, Siemens, Sony, Sun Microsystems, Toshiba[10]).

Cause e conseguenze del divario digitale[modifica | modifica wikitesto]

Accessibilità economica della banda larga nel 2011
Questa mappa illustra l'accessibilità economica della banda larga a livello globale, come relazione tra reddito medio pro capite ed il costo minimo di una connessione a banda larga (dati del 2011). Fonte: Information Geographies at the Oxford Internet Institute (in Inglese).[11]

Le cause del divario digitale dipendono da diversi fattori socioeconomici e introducono effetti che sono tuttora oggetto di studio. Una delle cause maggiormente condivise è di carattere economico. Nei paesi in via di sviluppo, ampie fasce della popolazione non sono in grado di accedere alle tecnologie per motivi di reddito: per molti è semplicemente impossibile acquistare un computer o pagare un abbonamento telefonico per utilizzare internet.

La spiegazione economica, però, non sembra sufficiente a delineare la questione in modo chiaro e completo. Altri fattori che contribuiscono a accentuare il divario digitale possono essere:

  • l'assenza di infrastrutture di base (linee telefoniche standard, soprattutto nel caso dei paesi più poveri) o più avanzate (banda larga);
  • l'analfabetismo informatico degli utenti, sia riguardo l'uso del computer, sia riguardo alle potenzialità di Internet;
  • altri fattori tra cui l'appartenenza a determinati gruppi etnici, le differenze di età e di genere e il livello di educazione possono determinare squilibri nell'accesso alle tecnologie.

Nei paesi sviluppati a frenare gli operatori nel portare la banda larga ovunque nella rete di accesso e progressivamente estenderne l'ampiezza sono i costi elevati di investimento, spesso non sostenibili, cioè non giustificati da adeguati ritorni economici in termini di redditività per l'operatore stesso, come accade ad esempio in zone scarsamente abitate[12].

Il divario digitale può avere come effetto l'aumento delle diseguaglianze economiche già esistenti e incidere in modo drammatico sull'accesso all'informazione. Il divario potrebbe innescare un circolo vizioso che porterebbe i paesi in via di sviluppo ad impoverirsi ulteriormente, perché verrebbero ulteriormente esclusi dalle nuove forme di produzione di ricchezza, basate sui beni immateriali dell'informazione.

Superamento del divario digitale[modifica | modifica wikitesto]

Tecnologie disponibili[modifica | modifica wikitesto]

Le due principali soluzioni tecniche per il superamento del divario digitale sono le tecnologie senza fili (HiperLan, Wi-Max, HSDPA) e la fibra ottica mediante posa in minitrincea, equiparabili per tempi e costi di implementazione e per impatto socio-ambientale.

Iniziative e progetti[modifica | modifica wikitesto]

Sono attualmente attive diverse campagne per il superamento del divario digitale impegnate nel riutilizzo dell'hardware (il così chiamato trashware), spesso impiegando l'uso di software libero.

Le Nazioni Unite hanno espresso l'impegno a risolvere il problema attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Goals) presentati all'Assemblea del Millennio. In proposito è stato istituito dall'Assemblea dell'UN un gruppo di esperti di alto livello che ha presentato nella stessa assemblea il primo piano di azione globale finalizzato al superamento di questo divario. Il divario digitale è stato ancora argomento centrale nel primo Incontro sulla società dell'Informazione indetto proprio dalle Nazione Unite. L'incontro ha avuto luogo in due fasi. La prima tenuta a Ginevra nel dicembre del 2003 ha avviato un percorso di studi risolutivi conclusi e presentati nella seconda fase dell'incontro, a Tunisi nel novembre del 2005. Nonostante le aspettative, l'incontro non ha però prodotto risultati tangibili.

Una delle cause ampiamente condivise del divario digitale è di carattere economico; questa impedisce ad ampie fasce della popolazione dei paesi in via di sviluppo di acquisire un'alfabetizzazione informatica, che è causa essa stessa di divario digitale. Il circolo vizioso che si viene a creare porta i paesi poveri ad impoverirsi ulteriormente, dal momento che vengono ulteriormente esclusi dalle nuove forme di produzioni di ricchezza, basate sui beni immateriali dell'informazione.

Il problema, intrinseco al nuovo corso del sistema economico mondiale, può quindi essere combattuto attraverso iniziative di vario tipo atte alla divulgazione di infrastrutture e saperi. Molte sono le iniziative in questa direzione.

Nell'ottobre 1998, in occasione del Global Village, un seminario sul divario digitale tenutosi in India, viene composta la Bangalore Declaration on Information technology for developing countries.

In questa sede venne teorizzata la creazione di un computer a basso costo, non basato su linguaggio scritto, quanto visivo, che permetta, attraverso il collegamento ad Internet, di creare i mezzi e la cultura necessaria alla nascita di attività online per i mercati in difficoltà.

Un gruppo di informatici ed economisti indiani, sotto la guida dell'Istituto Indiano per l'Informatica e l'Automazione, e dell'importante industria di software Encore Ltd (con sede a Bangalore), creano la Simputer Trust, un'associazione che ha lo scopo di realizzare questo tipo di sistema informatico: in tre anni nasce il Simputer.

Piano Globale[modifica | modifica wikitesto]

Il piano globale sottolinea la necessità di un approccio integrato che preveda il coinvolgimento e la cooperazione sinergica tra il sistema delle Nazioni Unite, le organizzazioni bilaterali e multilaterali, le autorità nazionali, il settore privato, la società civile. Il Segretario Generale dell'ONU ha annunciato all’interno del suo Rapporto per il Millennio due iniziative di estremo rilievo: la realizzazione di una nuova Rete Sanitaria per i paesi in via di sviluppo e l’istituzione di un Servizio delle Nazioni Unite per la Tecnologia e l’Informazione chiamato UNITeS.

Rete Sanitaria[modifica | modifica wikitesto]

La Rete Sanitaria promossa dalle Nazioni Unite e attualmente coordinata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), intende fornire un valido aiuto al problema dell'Assistenza Sanitaria nei paesi in via di sviluppo, sfruttando le enormi potenzialità offerte in questo campo dalle nuove tecnologie. Il piano prevede la creazione di diecimila siti online posti a disposizione degli ospedali, delle cliniche e delle strutture sanitarie pubbliche presenti in questi paesi. Lo scopo è di favorire l'accesso ad informazioni mediche e sanitarie aggiornate, sviluppando programmi specifici per singoli stati o gruppi di nazioni.

Servizio per la Tecnologia e l'Informazione[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio attivato dall'UNITeS intende invece creare un corpo di volontari esperti e provenienti da tutto il mondo, in grado di porre le proprie competenze al servizio dei paesi in via di sviluppo, al fine di aiutarli a beneficiare concretamente della rivoluzione digitale. I volontari sono dunque i protagonisti di questo programma, volto sia ad addestrare gruppi di persone sugli utilizzi e gli scopi della tecnologia dell'informazione, sia a sollecitare la costituzione di ulteriori corpi digitali nel Nord e nel Sud del mondo. L'area d'intervento è assai vasta ed abbraccia ogni campo dello sviluppo umano.

Nel perseguire la sua missione, l'UNITeS si avvale della collaborazione dei Governi, delle agenzie internazionali, delle organizzazioni non governative, della società civile, del settore privato, delle università al fine di supportare il lavoro dei volontari sia sul campo che online, attraverso varie forme: dal sostegno finanziario alla donazione degli equipaggiamenti elettronici, dalla fornitura di servizi logistici al reclutamento delle risorse umane.

Situazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Copertura ADSL in Italia.

La copertura ADSL italiana e il divario digitale[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il divario digitale si può individuare nell'esclusione di milioni di cittadini dal collegamento veloce ad Internet garantito dalla tecnologia DSL, chiamato anche banda larga. La banda larga, definita alla luce della tecnologia attuale a partire da un valore soglia di 1.2 megabit/s., non è contemplata né dalla legislazione italiana né da quella europea come obbligo di servizio universale. L'Articolo 3 della Costituzione italiana sembrerebbe però sottoindenderlo, e similmente qualcuno, come il giurista Stefano Rodotà, ha proposto di aggiornare l'articolo 21 in questo senso[13]:

« Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale. »
(Proposta di Stefano Rodotà di un articolo 21-bis da inserire nella nostra Carta Costituzionale)

Al 2010, una famiglia italiana su 2 non ha un collegamento e solo una su 3 possiede Internet in banda larga. Il numero di italiani del tutto privi di copertura on line è di 2,3 milioni. Un numero che raggiunge quota 23 milioni (il 38% della popolazione), se si considerano i servizi d'accesso più tecnologici in grado di consentire fino a 100 Megabit al secondo[14].

Nonostante la programmazione di investimenti pubblici per la banda larga, fermatisi però al Cipe come nel caso del "Piano Romani" (si veda oltre), la riduzione del divario digitale all'interno del Paese ha coperto solo un ulteriore 5% della popolazione fra il 2004 e il 2009, di cui l'1,5% tramite Infratel Italia, e si stima che nel 2011 ancora il 2% della popolazione sia in divario digitale. La situazione territoriale è a macchia di leopardo, soprattutto per quanto riguarda la copertura di "seconda generazione" (20  Mbps), che arriva solo al 62% degli italiani. Basilicata, Calabria e Valle d'Aosta superano il 60% in termini di divario digitale, mentre Lazio e Liguria sono al di sotto del 25 per cento[14].

A fine 2011, a molte aziende italiane servirebbero 20, 30, o addirittura 100 megabit. Tra queste, le più dinamiche e innovative, che abbiano forti partnership in Italia e con l'estero. Ne hanno meno bisogno, di contro, quelle che producono oggetti a basso contenuto tecnologico, più locali. Ma anche per loro la banda larga comincia a essere un'esigenza, secondo l'idea che "più banda migliora la produttività"[15].

La tecnologia WiMAX, per la quale il Ministero delle Comunicazioni ha assegnato le Frequenze con un bando pubblico nel 2008, grazie alle sue caratteristiche permette prestazioni comparabili a quelle dell'ADSL ordinaria, mitigando il problema del divario digitale specialmente nelle aree a media densità abitativa e affette da carenza di infrastrutture. Anche con collegamenti via wireless sarebbe possibile una copertura totale del territorio, con l'onere di installare un DSLAM in ognuna delle 10800 centrali telefoniche italiane.

Associazioni "Anti Digital Divide" si battono da anni per abbattere tale fenomeno negativo, per diffondere la banda larga in Italia e per la diminuzione delle tariffe ADSL.

Negli ultimi anni ha preso piede in maniera inaspettata la copertura wireless tramite tecnologia Hiperlan, effettuata generalmente da piccoli operatori privati ( WISP - wireless internet service provider) che offrono connessioni asimmetriche e simmetriche da 1 a 10  Mbs con reti distributive basate su catene di Base Stations di tipo punto - multipunto; l'espansione è avvenuta grazie al relativo basso costo che gli apparati con questa tecnologia hanno raggiunto, cosa che consente anche ad aziende non dotate di capitali elevatissimi di realizzare reti anche molto buone. Esistono tuttavia molte differenze nella qualità dei servizi erogati, alcuni operatori più strutturati offrono connessioni anche eccellenti con tempi di latenza bassissimi e continuità del servizio ottima, altri, purtroppo, offrono servizi di qualità inaccettabile, con continue disconnessioni ed interruzioni. Sembra probabile che questa tecnologia possa comunque crescere e si possa candidare a diventare una valida alternativa ai mezzi tradizionali, come sostitutiva degli stessi ove non presenti, e come integrazione anche nella aree servite da ADSL.

La vicenda del "piano Romani"[modifica | modifica wikitesto]

Il "piano Romani" (a volte "piano Romani-Brunetta"[16]) prendeva il nome da Paolo Romani, allora viceministro per lo Sviluppo con delega alle Comunicazioni. Tale piano, nato nel giugno del 2009, consisteva nel portare la banda larga ad almeno 20  Mbps al 96% della popolazione, e almeno a 2  Mbps alla parte restante, entro il 2012. Rappresentava una prima soluzione parziale per il territorio italiano, piuttosto arretrato dal punto di vista della connettività internet (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i due Megabit)[17].

Per attuare il "piano Romani" erano previsti 800 milioni di euro in un progetto complessivo da 1,47 miliardi. Per mesi quei fondi sono rimasti indisponibili: un decreto già da prima dell'estate 2009 li stanziava per la banda larga, ma il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, ne ha rimandato l'assegnazione. Vi sono state pressioni per sbloccare gli 800 milioni da parte di Telecom Italia, di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), dello stesso Romani e del ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta[17].

Il 4 novembre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in carica, Gianni Letta, dichiara un "congelamento" del piano. Sostiene inoltre che i fondi siano sempre rimasti al Cipe, e non quindi dirottati altrove come si era talvolta paventato. Essi, comunque, saranno sbloccati solo una volta usciti dalla crisi, non essendo la banda larga una priorità[16][17].

Invece, il 17 settembre 2010 viene annunciata una definitiva riduzione dei fondi a soli 100 milioni, che potrebbero già ricomprendere la quota di finanziamento proveniente dalle regioni. L'investimento è stato ritenuto nuovamente una spesa da evitare in tempo di crisi economica, e non un'opportunità di sviluppo[17][18]. L'annullamento del piano ha suscitato dubbi sul futuro sviluppo economico e culturale italiano[19].

Alternative ai servizi DSL e tramite fibra ottica[modifica | modifica wikitesto]

In Italia le connessioni residenziali maggiormente diffuse utilizzano tecnologie DSL o tramite fibra ottica. Esse offrono una qualità di servizio spesso superiore alle alternative, che comunque hanno il pregio di garantire una copertura maggiore. Un quadro della situazione può essere riassunto come segue: vi sono

  • zone dove sono presenti servizi DSL o tramite fibra ottica, connessioni relativamente stabili e a prezzi accessibili, via cavo;
  • località dove i suddetti servizi non sono presenti o lo sono con limitazioni di copertura e/o velocità di connessione; in questi casi potrebbero essere disponibili alternative come una connessione dial-up a 56 kbit/s, una satellitare uni o bidirezionale o tramite la copertura della rete telefonica cellulare.

Purtroppo in molti casi queste alternative non assicurano un servizio di qualità equivalente:

  • la connessione dial-up permette velocità di trasferimento molto inferiori a quelle ottenibili con un servizio ADSL, ed è solitamente addebitata in base al tempo di connessione;
  • una connessione via satellite richiede un'antenna parabolica e un modem specifici, soffre di latenze piuttosto alte ed è in genere più cara rispetto ad un collegamento cablato;
  • la connessione via rete cellulare è in rapida evoluzione, tuttavia nelle zone non coperte da reti con tecnologie moderne, congestionate o in presenza di segnale debole le velocità sono piuttosto basse, e generalmente il servizio non è stabile o performante quanto quello offerto da uno su ADSL.

Progetto Anti Digital Divide (Alice-Telecom Italia)[modifica | modifica wikitesto]

Un sistema alternativo per "tentare" di colmare il divario digitale è stato adottato a partire da settembre 2006 e prevede una copertura parziale delle centrali senza DSLAM ADSL, ma con un DSLAM di capacità inferiori non richiedente la necessità di fibra ottica già a partire dalla prima centrale.

Se lo Stadio di Linea non coperto da ADSL, ovvero senza la fibra ottica, è sufficientemente vicino ad un'altra centrale coperta da ADSL, il problema si può risolvere senza onere eccessivo tirando un cavo in rame dalla capacità di 2  Mbit/s dalla centrale non coperta da ADSL fino alla centrale vicina dove arriva la fibra ottica e allacciandolo al rispettivo DSLAM. Nella centrale senza DSLAM viene installato un DSLAM (SIEMENS o Marconi) a capacità limitata di 48 profili a connessione teorica massima di 640 kbit/s, usando il massimo overbooking consentito (4x). Nei centri in cui le 50 connessioni non sarebbero comunque sufficienti, vengono tirati due cavi in rame in modo da portare la capacità a 100 utenze.

Il numero massimo di DSLAM mini utilizzati in parallelo è due.

In questo modo si passerà da una copertura dell'80% della popolazione al 95% della popolazione. La restante parte non potrà mai avere una connessione ADSL via cavo, in quanto si trova a più di 5 km di distanza dallo Stadio di Linea e dovrà aspettare una qualche tecnologia Wireless come ad esempio il Wimax.

Da settembre 2006 a oggi sono state coperte 2150 centrali su 10500 totali stimate con questa mini copertura.

Progetto 1.000 Comuni (Vodafone)[modifica | modifica wikitesto]

A ottobre 2010 Vodafone investe oltre un miliardo di euro per aiutare i comuni così detti "Digital Divisi", con questa iniziativa si propone di portare l'ADSL attraverso l'UMTS, l'HSPA+ e nel prossimo futuro con l'LTE a oltre 1000 comuni con il ritmo di un comune al giorno, dando la precedenza ai più svantaggiati. L'iniziativa partirà da gennaio 2011 per concludersi nel giro di 2 anni; la velocità garantita è di 2  Mbps mentre la soglia minima riconosciuta a livello internazionale è di 1 Mbps.
Il vantaggio della distruzione del divario digitale via etere è la semplicità della copertura, non necessitando di opere di posa di cavi o fibre ottiche; d'altro canto l'installazione di nuove antenne atte a trasmettere segnali UMTS porteranno inevitabilmente nuovo inquinamento elettromagnetico.

Progetto "Banda larga per le aree rurali della Toscana"[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2007 Regione Toscana ha intrapreso, tramite un finanziamento pubblico contenuto nel programma POR CReO (http://web.rete.toscana.it/bandalarga), un progetto per fornire della connessione a banda larga le aree della Toscana. Tramite una gara d'appalto, che ha visto coinvolti Eutelia, Nettare e Telecom Italia, si è cercato di colmare il divario digitale arrivando alla copertura del 99,7% della popolazione. Per quanto riguarda Eutelia e Nettare sono stati utilizzati apparati wi-fi 802.11a prodotti da SICE, mentre Telecom ha tentato di coprire il divario digitale con tecnologia ADSL terrestre.

Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Piano del governo italiano, finanziato con il 10 per cento delle entrate ottenute con la gara Umts, considera la transizione verso la Società dell'informazione come priorità strategica; parte dal presupposto che le tendenze allo sviluppo e all'adozione delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict) sono largamente spontanee e decentrate.

Il programma di sviluppo delle tecnologie didattiche 1997-2000 ha interessato moltissime scuole di ogni ordine e grado[20]. Tre gli obiettivi:

  1. promuovere fra gli studenti la padronanza della multimedialità;
  2. accrescere l'efficacia dei processi di insegnamento-apprendimento e la stessa organizzazione della didattica;
  3. migliorare la professionalità degli insegnanti.

Per sviluppare politiche di sostegno alle scuole il ministero ha attivato un insieme di risorse, avviando una politica di accordi con le imprese private, che presenteranno alle scuole consulenza tecnologica, servizi e azioni di stimolo (premi, concorsi ecc.). Il Programma ha previsto un investimento complessivo di mille miliardi di lire negli anni 1997-2000.

La legge finanziaria per il 2000 ha poi destinato 450 miliardi di lire negli anni 2000-2002 all'acquisto di attrezzature informatiche da parte di istituzioni scolastiche che intendono completare questo progetto. È prevista inoltre la totale esenzione da ogni onere fiscale ai fini dell'Iva, e delle imposte sui redditi, per le cessioni a titolo gratuito di dotazioni informatiche (purché non ulteriormente commercializzabili) a istituti penitenziari e a scuole.

eEurope 2002[modifica | modifica wikitesto]

Ma il problema non si pone solo nei confronti dei paesi del terzo mondo: molto spesso il divario si nota anche solo tra regioni confinanti all'interno di una stessa nazione.

Nel giugno 2000 l'Unione europea ha approvato il Piano d'azione "eEurope 2002"; nello stesso mese il governo italiano ha varato il Piano d'azione dell'Italia. Nei documenti presentati dall'Italia e accolti in "eEurope 2002" sono richieste politiche per la crescita delle regioni in ritardo e un impegno straordinario per la riduzione del divario digitale tra paesi ricchi e poveri.

Entrambi i documenti pongono la valorizzazione del capitale umano, e in particolare dei giovani, al centro delle azioni concrete che devono essere perseguite dall'Ue e dai singoli Stati.

Le linee d'azione previste nel Piano europeo sono finalizzate al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:

  1. realizzare un accesso più economico, rapido e sicuro a Internet;
  2. investire nelle risorse umane e nella formazione, favorendo la partecipazione di tutti all'economia basata sulla conoscenza;
  3. promuovere l'utilizzo di Internet, anche nella pubblica amministrazione e nei servizi, accelerando l'e-commerce e sviluppando contenuti digitali per le reti globali.

In Irlanda oltre 200milioni di euro di finanziamenti pubblici sono stati resi disponibili per finanziare progetti tesi a fornire sistemi di comunicazione avanzata o infrastrutture di e-commerce.

In Svezia sono stati investiti 5,8 miliardi di corone per sviluppare connessioni regionali o locali in aree rurali e per lo sviluppo di reti a banda larga.

In Portogallo allo scopo di fornire l'accesso domestico a Internet a più della metà della popolazione vengono offerti incentivi fiscali per l'acquisto di PC, mentre l'accesso a internet a bassa velocità è gratuito oppure fornito a un prezzo simbolico, e l'accesso a banda larga è a un buon livello di sviluppo.

In Francia sono stati realizzati oltre 7000 punti di accesso gratuito a internet.

L'iniziativa e-form[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta dell'iniziativa avviata al fine di realizzare percorsi e strumenti formativi e informativi nell'area dell'Ict anche attraverso una forte alleanza di università del Centro-Sud con organizzazioni imprenditoriali e rappresentanze delle professioni.

Il programma di formazione prevede una serie di interventi che riguarderanno tutti i sistemi formativi (università, scuola, formazione professionale e aziendale). La prima fase di attività di e-form è il Progetto Tone (Towards the New Economy), che prevede attività di orientamento e formazione professionale dirette a convertire studenti universitari e laureati attualmente non occupati o sotto occupati alle professioni della new economy.

I Progetti anti Digital Divide del Politecnico di Torino[modifica | modifica wikitesto]

Il Politecnico di Torino ha condotto alcuni progetti con oggetto il Trasferimento Tecnologico nei Paesi in via di Sviluppo e lo sviluppo sul posto di capacità tecniche autosufficienti per la costruzione, il mantenimento e l'estensione di reti wireless a lunga distanza per il trasporto di dati a bassissimo costo da e per luoghi remoti e distanti. Due di questi, realizzati dagli iXem Labs con il coordinamento di Daniele Trinchero, hanno ottenuto riconoscimenti internazionali: Wireless for Inclusion in Amazon, premiato dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo ([2]) per trasferimento tecnologico in Ecuador, e Wireless for Inclusion in Comoros Islands, premiato dal Ministero degli Esteri del Qatar ([3])

I Progetti anti Digital Divide del Politecnico di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Una serie di iniziative sono state lanciate nell'ambito anti DD dal Politecnico di Milano attraverso il Centro METID, STMicroelectronics Foundation e l'ONG MLFM. Trattasi di progetti orientati allo scavalcamento del DD geografico, con interventi in Repubblica Democratica del Congo (DD Birava e DD Mbobero), Ruanda (DD Muhura), Etiopia (DD Wolisso) e Uganda (DD Luzira) per diffondere l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione (TIC) nei paesi in via di sviluppo. Gli obiettivi sono:

  • favorire il processo democratico attraverso l'accesso di studenti e comunità isolate all'informazione e la comunicazione;
  • la creazione di competenze locali nell'ambito TIC;
  • la creazione di attività economiche autosostenibili.

La piattaforma E-learning Eduafrica sviluppata dal METID e una collaborazione con SIGNIS, provider di connettività satellitare (VSAT) permettono le attività di formazione a distanza tra il METID e i cinque progetti attivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ IATE, banca dati multilingue dell'UE. digital divide(en)-divario digitale (it)
  2. ^ Rice, 2002, p.105-129
  3. ^ Carrie Bickner, Down By Law. Retrieved on 22 November 2007 Under heading Closing the Digital Divide
  4. ^ Eleventh Paragraph Remarks by President Clinton
  5. ^ A Special Message from General Colin L. Powell. Business Week, "Is the Digital Divide a Problem or an Opportunity. Special Advertising Section". 18 dicembre 2000.
  6. ^ Comments of the Consumer Federation of America And Consumers Union. APPENDIX A, pagina 45 del documento. 9 giugno 2009.
  7. ^ The UCLA Internet Report: “Surveying the Digital Future”. UCLA Center for Communication Policy, pagina 9 del documento. 2000.
  8. ^ Technical communication and the World Wide Web, Carol Lipson, Michael Day. Introduction, pagina 10.
  9. ^ Paolo Morawsky, 2001: "Il Divario Digitale ridisegna il pianeta", in I signori della rete. I quaderni speciali di Limes, supplemento al n. 1/2001. 20 maggio 2001. Cfr. [1].
  10. ^ FROM THE GLOBAL DIGITAL DIVIDE TO THE GLOBAL DIGITAL OPPORTUNITY. PROPOSALS SUBMITTED TO THE G-8 KYUSHU-OKINAWA SUMMIT 2000. TOKYO, JAPAN 19 JULY, pagina 3 del documento.
  11. ^ "Broadband affordability", Information Geographies at the Oxford Internet Institute
  12. ^ http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_34/QEF_34.pdf
  13. ^ Internet come diritto costituzionale, Il fatto quotidiano, 4 dicembre 2010. "Il diritto di accesso a Internet – al di là di ogni sofismo – è una libertà fondamentale il cui esercizio è strumento per l’esercizio di altri diritti e libertà costituzionali: non solo la libertà di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 ma anche il diritto al “pieno sviluppo della persona umana” e “all’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” di cui all’art. 3 della Costituzione, o piuttosto la libertà di impresa di cui all’art. 41".
  14. ^ a b DIGITAL DIVIDE Italiani senza rete ancora il 2% nel 2011. Il Sole 24 ore, 20 aprile 2010
  15. ^ Le aziende in cerca di banda larga, A. Longo. Il Sole 24 ore. 28 febbraio 2012.
  16. ^ a b Banda larga: il governo congela 800 milioni, Il sole 24 ore, 4 novembre 2009
  17. ^ a b c d Banda larga, nuovo stop "I soldi alla fine della crisi". Era un piano per portare la banda larga 20 Megabit al 96% della popolazione entro il 2012, e almeno i 2 Megabit alla parte restante. Un piano di livello base, per risolvere i nodi più stringenti della nostra rete, afflitta da problemi di copertura (il 12% degli italiani non può avere nemmeno i 2 Megabit) e da una crescente saturazione che rallenta le connessioni degli utenti. La Repubblica, 5 novembre 2009.
  18. ^ Dove sono gli 800 milioni per la banda larga italiana?. In Italia la banda larga non viene considerata come una priorità. Peccato perché è certamente uno degli strumenti migliori "per rilanciare la crescita, l'occupazione ed il benessere", per citare le parole della Kroes. Negli ultimi 15 anni la produttività in Europa è aumentata del 50% proprio grazie alla diffusione delle tecnologie dell'informazione. Nel nostro Paese il rapporto tra gli investimenti nell'IT ed il PIL è dell'1,9%.. B2B24.it (Il Sole 24 ore), 17 settembre 2010.
  19. ^ Troppe Parole per la Banda Larga niente Fatti per Internet Superveloce, Il Corriere della Sera, 17 settembre 2010
  20. ^ Programma di sviluppo delle Tecnologie Didattiche 1997-2000, Ufficio provinciale scolastico di Milano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]