Chiesa cattolica in Sudan

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Chiesa cattolica in Sudan
Emblem of the Holy See usual.svg
St. Matthew's Catholic Cathedral (Khartoum) 001.jpg
Anno 2009
Cattolici 4 milioni
Popolazione 44 milioni
Presidente della
Conferenza Episcopale
Gabriel Zubeir Wako
Nunzio apostolico Hubertus Matheus Maria van Megen
Mappa delle diocesi cattoliche del Sudan e del Sudan del Sud

La Chiesa cattolica in Sudan è parte della Chiesa cattolica universale in comunione con il vescovo di Roma, il papa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'evangelizzazione di quello che oggi si chiama Sudan ha origini molto antiche: ebbe luogo a metà del VI secolo ad opera del clero monofisita e cattolico proveniente dall’Egitto e da Costantinopoli. Si sviluppò una chiesa nazionale, passata poi sotto il controllo del patriarcato copto di Alessandria. Con il crollo del regno di Nubia, tra il XIII secolo e XIV secolo il cristianesimo sparì completamente.

I primi tentativi di missionari cattolici nel Paese iniziarono verso la metà del XIX secolo, quando fu creato il vicariato apostolico dell’Africa Centrale, che però non ebbe grande successo, soprattutto perché i confini non erano chiari. Anche l’opera iniziata da Daniele Comboni non ebbe fortuna e finì con la sua morte nel 1881. La guerra Mahdista del 1881-1898 distrusse tutte le missioni cristiane.

Fu solo all'inizio del XX secolo che i missionari comboniani ripresero l’opera di evangelizzazione del Sudan.
I missionari hanno patito le stesse sofferenze del popolo, attanagliato da una guerra civile che si protrae da decenni e che ha le sue origini nel regime autoritario nato negli anni Sessanta.
Nel 1964 il governo sudanese decretò l'espulsione dei missionari stranieri. L'anno seguente cercò di costringere i cattolici a creare una Chiesa "patriottica" sul modello cinese. I responsabili cattolici rifiutarono e da allora la Chiesa cattolica ha subito la persecuzione del governo centrale. Il seminario di Tore fu incendiato, molti luoghi di culto furono distrutti e alcune comunità vennero disperse[1].

Nel 1993 la Chiesa sudanese ha ricevuto la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II.

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato uno Stato indipendente.

Legislazione in materia di religione[modifica | modifica wikitesto]

In Sudan l'islam è la religione ufficiale.
Secondo la legge nazionale, convertirsi a un'altra religione o rinunciare all’islam è considerato apostasia ed è un reato capitale, che può essere punito anche con la pena di morte.[2] I cristiani quindi non possono svolgere alcuna opera di evangelizzazione.
Nel 1983 il governo ha introdotto la legge islamica (shari'a). Da allora la libertà religiosa nel Paese si è ulteriormente ridotta.[3] Nonostante dichiarazioni pubbliche secondo le quali la legge islamica non si applicherebbe ai cristiani, diversi cristiani sono stati puniti per non aver osservato il Ramadan o i precetti religiosi islamici[4]. L'arcivescovo di Khartoum ha dichiarato nel 1991 che diversi centri di preghiera sono stati fatti chiudere, con il divieto ai cristiani di riunirsi per pregare[5].
Nel Nord del Paese le comunità cristiane, sia i semplici fedeli che i loro vertici, sono oggetto di controlli continui da parte della polizia, che esegue confische e si rende anche responsabile di abusi.[3] I cristiani del sud, da parte loro, lamentano la pressione del governo centrale volta all'islamizzazione della parte meridionale del paese.

Organizzazione ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 fu creata in Sudan la gerarchia cattolica di rito latino, con l’erezione di sette diocesi.

Nel 2011 la Chiesa cattolica latina è presente sul territorio con una sede metropolia e una diocesi suffraganea:

I fedeli appartenenti alle Chiese cattoliche di rito orientale fanno riferimento alle eparchie del proprio rito presenti in Egitto.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2004 la Chiesa cattolica in Sudan contava:

  • 183 parrocchie;
  • 347 preti;
  • 310 suore religiose;
  • 707 istituti scolastici;
  • 118 istituti di beneficenza.

La popolazione cattolica ammontava a 4.179.937 cristiani, pari al 9,65% della popolazione.

Nunziatura apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Il Papa è stato rappresentato in Sudan fino al 1969 dalla delegazione apostolica dell'Africa Orientale, istituita il 3 maggio 1960 con il breve Eo intendentes di papa Giovanni XXIII. Essa aveva giurisdizione sui seguenti Paesi africani: Sudan, Kenya, Zanzibar, Tanganika, Uganda, Rhodesia Settentrionale, Nyassaland, Somalia francese e Seychelles. Sede del delegato apostolico era la città di Mombasa in Kenya.

Il 3 luglio 1969, con la bolla Sollicitudo omnium di papa Paolo VI, fu eretta la delegazione apostolica della Regione del Mar Rosso con residenza a Khartoum e con giurisdizione sul Sudan, la Somalia, Gibuti e la parte meridionale della penisola arabica. Nel 1972 il governo sudanese stabilì un'ambasciata presso la Santa Sede e nello stesso anno, il 29 aprile, fu istituita la nunziatura apostolica del Sudan con il breve Maiores Nostri dello stesso papa Paolo VI. Dal 1992 al 2004 i nunzi del Sudan erano al contempo delegati apostolici della Somalia; nel 2004 hanno assunto anche la carica di nunzi per l'Eritrea.

Delegato apostolico della Regione del Mar Rosso:

Elenco dei Nunzi apostolici in Sudan:

Conferenza episcopale[modifica | modifica wikitesto]

La prima riunione degli Ordinari del Sudan si è svolta a Khartoum alla fine del 1929, in occasione della visita del Delegato apostolico per l'Africa Orientale, residente a Mombasa in Kenya, Arthur Hinsley. Negli anni cinquanta si sono svolte periodiche riunioni tra gli Ordinari sudanesi, finché nel dicembre 1974 fu istituita la gerarchia locale e nacque la Sudan Episcopal Conference , che nel 1976 prese il nome di Sudan Catholic Bishops' Conference (SCBC). La sua sede è a Khartum. Gli statuti sono stati approvati dalla Santa Sede nel 1989.

La SCBC è membro della Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa (AMECEA) e del Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM).

Elenco dei Presidenti della Conferenza episcopale:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 224.
  2. ^ Rapporto Libertà di pensiero 2008, pubblicato dall'Unione internazionale etico-umanistica.
  3. ^ a b Matteo Marcelli, Sudan, per i cristiani la libertà resta negata (PDF) in Avvenire, 27 febbraio. URL consultato il 9/03/2015.
  4. ^ Andrea Riccardi, op. cit.', pag. 309.
  5. ^ Andrea Riccardi, op. cit., pag. 309.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guida delle missioni cattoliche 2005, a cura della Congregatio pro gentium evangelizatione, Roma, Urbaniana University Press, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]