Carthamus

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Carthamus
Carthamus tinctorius 050709a.JPG
Carthamus tinctorius (Zafferanone coltivato)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Genere Carthamus
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Centaureinae
Nomi comuni

Zafferanone

Specie
Specie di Carthamus

Carthamus L., 1754 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall’aspetto di erbacee spinose annuali.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere deriva da un termine arabo: "quartom", "qurtum" o "qurtom" (= zafferano[1]) e si riferisce al colore giallo dei fiori delle piante di questo gruppo e al concetto in generale di “tingere” derivato da alcune caratteristiche delle sue specie.[2]
Il nome scientifico di questo genere è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.[3] In realtà il primo naturalista a denominare questo genere è stato il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1656 – 1708).[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Carthamus tinctorius
Il portamento

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.
Le specie di questo genere sono piante annuali spinose o anche sparsamente papillose-pelose, qualche volta un po’ vischiose-granulose a portamento tipicamente erbaceo. Le altezze raramente superano 1,8 metri.[4][5][1][6]

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Carthamus lanatus
I fusto alato

I fusti sono a portamento eretto e sono mediamente ramosi; il colore normalmente è verde.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Possono essere presenti delle rosette basali. La lamina ha generalmente un contorno pennato con segmenti spinati oppure intera (ovalo- lanceolata). Le foglie inferiori sono picciolate (a volte alate). Le foglie superiori ( amplessicauli) spesso si confondono con le brattee dell’involucro. La superficie è profondamente venata. La consistenza può essere cartilaginea.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Carthamus tinctorius
L’infiorescenza

Le infiorescenze sono composte da capolini terminali e solitari o in lasse formazioni corimbose. I capolini sono formati da un involucro ovoidale composto da diverse brattee (o squame) disposte in modo embricato all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori. Gli involucri spesso sono circondati da alcune brattee fogliose spinate. Le squame in genere sono spinose; la forma e intera (da lineare a ovata) e sono disposte su 4 – 5 serie; a volte sono presenti delle appendici apicali erbacee. Il ricettacolo per lo più setoloso può essere da convesso a conico e privo di pagliette a protezione della base dei fiori. I fiori per capolino sono da 15 a 60.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono tutti del tipo tubuloso[7] (il tipo ligulato, i fiori del raggio, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono tetra-ciclici (sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[8]
  • Calice: i sepali del Calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla è tubulosa con un tubo molto sottile, la gola si apre bruscamente (o anche gradualmente) verso l’esterno con 5 lacinie lineari terminali ed è colorata da rosa a giallo-chiaro (raramente aranciata) oppure azzurra; la lacinie della corolla possono essere papillose.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, mentre le antere sono saldate in un manicotto (o tubo) circondante lo stilo. Le basi delle antere hanno una coda corta e appendici apicali allungate.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni con pappo. Gli acheni sono fortemente dimorfi: quelli esterni sono privi di pappo, piccoli a forma da oblunga a obconica con superficie rugosa e sezione a 4 angoli; quelli interni sono provvisti di pappo, più grandi a forma da oblunga a obconica con superficie quasi liscia. Il pappo è persistente e doppio, formato da due anelli di ampie scaglie.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Le aree a maggiore distribuzione sono l’Iran, il Caucaso e le regioni dal Mediterraneo orientale all’Asia centrale. Alcune specie sono naturalizzate in America del Nord, America del Sud e Australia.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del genere (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[9] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[10]). Il genere Carthamus contiene oltre 50 specie, sei delle quali fanno parte della flora spontanea italiana.
Il genere Carthamus è a capo del gruppo Carthamus Goup Lopez Gonzalez, 1990 comprendente i seguenti generi:[4]

Questo gruppo è caratterizzato da un habitus erbaceo (raramente arbustivo) con cicli biologici annuali o perenni; la maggior parte delle specie sono ricoperte di spine; le foglie hanno una lamna a contorno pennato (raramente sono intere); i capolini sono omogami; gli acheni hanno delle forme compresse con superficie molto dura è spesso glabra; qualche volta gli acheni sono dimorfi; il pappo è doppio, persistente e qualche volta connato in un anello basale.
Da notare che la sezione Atractylis (del genere di questa voce) è caratterizzata da erbacce ampiamente distribuite nel Mediterraneo e introdotte in Australia, California e Cile. La specie più importante del genere è Carthamus tinctorius L. è spesso coltivata per il suo olio colorante (sostituto del zafferano) oppure come pianta ornamentale.
Il numero cromosomico delle specie del genere varia da 2n = 20 a 2n = 64.[4]

Specie spontanee italiane[modifica | modifica sorgente]

In Italia sono considerate presenti le seguenti specie:[11]


La sottospecie baeticus (della specie C. lanatus) è descritta da altre checklist non come sottospecie bensì come specie: Carthamus creticus L.[12]

Specie europee[modifica | modifica sorgente]

In Europa e nell’area mediterranea sono presenti le seguenti specie:[13]

subsp. glaucus
subsp. alexandrinus (Boiss. & Heldr.) Hanelt
subsp. anatolicus (Boiss.) Hanelt
subsp. glandulosus Hanelt
subsp. hispanicus
subsp. araneosus (Boiss. & Reut.) Greuter
subsp. macrocephalus (Cuatrec.) Greuter
subsp. pseudomitissimus (Rivas Goday & Rivas Mart.) Greuter
subsp. lanatus
subsp. montanus (Pomel) Jahand. & Maire
subsp. tenuis
subsp. foliosus Hanelt
subsp. gracillimus (Rech. f.) Hanelt
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Carthamus.

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

L’entità di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[13]

  • Carduncellus Adans.
  • Carthamoides Vaill.
  • Carthamus sect. Eucarthamus Baill.
  • Durandoa Pomel
  • Femeniasia Susanna
  • Kentrophyllum Neck. ex DC.
  • Lamottea Pomel
  • Phonus Hill

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

Le piante di questo genere sono conosciute fin dalla antichità. Il nome infatti ha una origine semitica ed è nato da una allusione al concetto di tingere (alcune specie producono un olio colorante utilizzato nella tintura di tessuti). I primi utilizzi di queste piante in Europa si hanno per scopi ornamentali: risale al 1551 le prime notizie dell’impiego di Carthamus tinctorius L. nel giardinaggio, seguito dalla specie Carthamus arborescens L. nel 1731. Nel cartamo sono presenti due sostanze coloranti: una di colore giallo solubile in acqua ed una di colore rosso solubile nell’alcool. Quest’ultima sostanza nell’antichità veniva usata per la fabbricazione di un rossetto per donne.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Motta 1960, op. cit., Vol. 1 - pag. 467
  2. ^ Botanical names. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  3. ^ The International Plant Names Index. URL consultato l'8 ottobre 2012.
  4. ^ a b c Kadereit & Jeffrey 2007, op. cit., pag. 144
  5. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 209
  6. ^ eFloras - Flora of North America. URL consultato l'8 ottobre 2012.
  7. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 209
  8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  9. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  10. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  11. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 71 - 72
  12. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  13. ^ a b EURO MED - PlantBase. URL consultato l'8 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, pag. 467.
  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 209, ISBN 88-506-2449-2.
  • D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 620.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini, C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 71-72, ISBN 88-7621-458-5.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]