Cagiva Mito

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Cagiva Mito

Cagiva Mito '92 (2).jpg
Modello "Eddie Lawson" della Mito prima serie

Flag of Italy.svg
Costruttore: Cagiva
Descrizione generale
Tipo Stradale sportiva
Produzione dal 1990
Sostituisce la: Cagiva Freccia
Sostituita da: [[]]
Stessa famiglia
Modelli simili Aprilia AF1, RS
Derbi GPR Racing
Gilera SP, Crono, GFR e SC
Honda NSR
Yamaha TZR
Suzuki RG Gamma
Laverda Navarro
Note

La Cagiva Mito è una motocicletta commercializzata nella cilindrata di 50 e 125 cc, prodotta dalla casa motociclistica varesina Cagiva.

Indice

[modifica] Introduzione

Il 125 c.c. di casa Cagiva con il nome di Mito è stata ufficialmente presentata il 18 maggio 1990 e da allora è sempre rimasta in testa alle classifiche di vendita della sua categoria, nel corso degli anni ci furono quattro principali restyling, di linea e meccanica, studiate nel laboratorio CRC di Massimo Tamburini, tre dei quattro restyling furono accompagnati da una diversa estensione della sigla identificativa, Mito: (II, Ev, SP525). Il 50 c.c. dal 1997, già in produzione dal 1994 con un altro nome (Prima 50) e motorizzazione, non ha mai cambiato nome e livrea.

Il motore è un monocilindrico 2T, con il gruppo termico raffreddato a liquido e un miscelatore per la lubrificazione separata, per le sole 125 c.c. si hanno le sospensioni con ammortizzatori sportivi, all'anteriore e al posteriore l'impianto frenante è Brembo "Serie Oro".

Attualmente il 50 c.c. non è più in vendita, mentre il 125 c.c. è venduto nella sola versione depotenziata a 11 kW (15 CV), può essere guidata anche da minori di diciott'anni, mentre la moto senza limitazioni in Italia o venduta fuori dall'Italia, come in Austria) è in grado di spingersi ad una velocità massima prossima ai 175 km/h grazie a una potenza allo pneumatico superiore ai 32 CV (circa 24 kW).

[modifica] La Mito 50

la Mito 50 è stata Prodotta per un periodo abbastanza breve, dal 1997 al 2002, prendendo il posto della Cagiva Prima 50 prodotta dal 1992 al 1995, questi due modelli erano praticamente uguali, infatti le differenze presenti sono, una diversa disposizione dei componenti nella Mito 50 rispetto alla Prima 50, anche se questi sono rimasti gli stessi, mentre l'altra e ultima differenza è data dall'omologazione, che permette alla Mito 50 il trasporto del passeggero, mentre la Cagiva Prima 50 quest'omologazione si ha a partire solo dal '93, e infatti sulla Mito 50 sono presenti le pedane del passeggero come gli ultimi modelli della Prima, ma ha in aggiunta anche le maniglie laterali basse sotto il codino.

I due modelli avevano la stessa carenatura, molto accattivante e particolare, con i fari anteriori incavati nella carenatura, la differenza tra le carene della Mito 50 e della Prima 50 era data dalla presenza d'una feritoia sulla parte bassa della carenatura per far entrare l'espansione[1].

La diversa disposizione dei componenti dalla Mito 50 rispetto alla Cagiva Prima 50, riguarda l'impianti frenante anteriore spostato a sinistra della ruota, l'impianto frenante posteriore spostato a destra della ruota e di conseguenza anche la trasmissione viene spostata dall'altro lato (sinistra della ruota), in entrambi i modelli si ha il miscelatore meccanico per la lubrificazione separata. Questo perché il nuovo ciclomotore utilizza un motore differente, difatti usa il propulsore della Derbi.

[modifica] La leggenda tutta italiana della Cagiva Mito 125

La Cagiva Mito 125 viene presentata il 18 maggio del 1990, la casa Varesina Cagiva decide di lanciare una nuova stradale nuda monocilindrica con 2 tempi, che dalla seconda metà del 1990 sarà disponibile anche in versione carenata (dalla seconda metà del 1991 non sarà più disponibile la versione nuda).

Data l'elevata richiesta di mercato per i 125 stradali, le case costruttrici concorrenti presentarono le loro interpretazione; l'Aprilia (con l'AF1 prima e l'RS poi), la Gilera (con le SP, poi con la Crono e infine con la GFR), la Yamaha con la TZR e l'Honda con l'NSR125. Per poter ottenere fette di mercato sempre maggiori (molto differente per segmento dall'attuale, soprattutto in Italia), dalla metà dei anni '80 fino alla metà degli anni '90, vi fu una vera e propria corsa sfrenata alle prestazione, si arrivò a standard qualitativi altissimi, superiori a quelli dei modelli attuali.

[modifica] Nasce la Mito

Nacque così nel 1990 la Mito disegnata da Massimo Tamburini, una "race replica" della C589 che partecipò al motomondiale, questa prima serie verrà prodotta fino ai primi mesi del 1992, era una moto molto affascinante, dal propulsore potente ed elastico.

Il motore utilizzato era quello a 7 marce della C12R opportunamente rivisto, la forcella era una Marzocchi da 38 mm con una corsa degli steli a 123 mm con regolazione del precarico, la pinza anteriore una Brembo a 2 pistoncini di tipo flottante ed il disco fisso Brembo da 320 mm, mentre il telaio era di tipo a doppio trave in allumino, con il telaietto avvitato e non più saldato come nella Cagiva Freccia, così come anche il braccio posteriore di tipo asimmetrico (Forcellone a banana) "Swing arm" per rendere il più lineare possibile la forma dell'espansione di scarico (codice 800066499, per il mercato svizzero era la "800068773" catalizzata in due pezzi, "800068775" e "800068776"), il silenziatore si collegava direttamente mediante silent-block al supporto pedana destra del passeggero, anche la valvola di scarico venne aggiornata (8A0065250 al posto della 800058041).

Il rubinetto del carburante passava da due posizioni (ON e OFF) con segnalazione della riserva tramite spia luminosa a un rubinetto del tipo a depressione con tre posizioni (ON, PRI e RES), dove la posizione PRI serviva per escludere il circuito della depressione e avere un libero passaggio della benzina, mentre RES era la posizione di riserva, inoltre al posto del singolo faro rettangolare della Freccia, si utilizzarono due fari rotondi e simmetrici, entrambi i fari avevano la luce di posizione, anabbagliante e abbagliante.

L'estetica si presentava come quella di una naked odierna[2] con parte del telaio e del motore a vista, con due specchietti retrovisori rotondi, seguendo così il trend dell'epoca, dopo due mesi dal suo lancio, visto l'enorme successo dimostrato inizialmente la Cagiva mise a disposizione il kit di carene completo, con nuovi specchietti retrovisori montati sul cupolino (di colore rosso e richiudibili, poi sostituiti con specchietti neri fissi), La Cagiva Mito viene omologata con pneumatici 100/80 e 110/70 all'anteriore e 140/70 e 150/60 al posteriore, i cerchi Brembo sono del tipo a 3 razze di colore bianco.

Nel 1990, venne prodotta una versione realizzata in pochi esemplari dato lo scarso successo commerciale, la livrea era interamente color turchese[3], ridenominata "Verde acqua", le selle (pilota e passeggero) erano di colore nero, le scritte di colore arancione, mentre i cerchi potevano essere turchesi o arancioni (a seconda del paese di commercializzazione).

Tra il 1990 e il 1991 venne prodotta una versione della Mito anch'essa di scarso successo commerciale e perciò realizzata in pochi esemplari, aveva la livrea completamente nera esclusi i soli cerchi di colore bianco, erano presenti degli adesivi verdi lungo la carenatura e delle scritte bianche bordate di rosso, tranne quelle riferite agli pneumatici (Dunlop), che sono gialle e poste dietro agli sfiati del radiatore, meccanicamente è identica alla versione standard (colorata di rosso) compreso il silenziatore che ha un foro d'uscita decentrato ed è privo del becchetto d'uscita.

La Cagiva Mito: DENIM

Nel 1991, venne prodotta l'unica Cagiva Mito stradale in serie limitata, la Mito: Denim, furono realizzati in tutto il mondo solo 500+1 esemplari, inizialmente dovevano essere 300 gli esemplari oltre alla moto in palio al concorso, ma dato l'enorme successo di vendite e le numerose richieste da parte dei concessionari, la Cagiva decise di estendere la produzione a 500 esemplari (quindi altri 200). Questo livrea era verniciata quasi integralmente di bianco (il parafango anteriore era blu notte), con decal colorate (celeste e blu notte come i portanumero/tabelle).
Questo modello era l'unico a essere dotato di lastra di identificazione puntata mediante 2 rivetti a testa tonda alla piastra superiore di sterzo (in alto a sinistra è stampato il numero progressivo della moto 001, 002..., in alto a destra era stampato Cagiva Mito e in basso era stampato Serie Speciale Denim)[4]. I numeri di telaio dei vari esemplari non erano progressivi ed in merito all'identificazione / originalità del modello Denim faceva fede la targhetta identificativa (alla piastra superiore di sterzo) e la tipica livrea sopra descritta. Il valore attuale di interscambio fra collezionisti (in condizioni di originalità e di discreto stato manutentivo) è molto alto.

Sempre nel 1991, venne prodotta, una versione speciale della Mito (non in tiratura limitata), la Mito: Racing, conosciuta anche come Mito Lucky Explorer, una versione stradale utilizzata (con gli opportuni accorgimenti) anche nelle competizioni SP (Sport Production), questa moto sfoggiava i colori/motivi della Elefant Lucky Explorer guidata da Edi Orioli, campione del titolo Dakar 1990. Questa moto era munita di un propulsore predisposto per le competizioni SP, la quale differiva dalla versione normale per, la nuova espansione (800068090 al posto della 800066499), la nuova boccola di scarico più grande (8A0046627 al posto della 800046627), una nuova valvola di scarico (8A0067781 al posto della 8A0065250) e con la possibilità di montare un secondo silenziatore con copertura in carbonio che necessitava di una fascetta per essere collegato alla pedana, inoltre venne utilizzata una trasmissione primaria con una rapportatura differente, ma sempre a denti elicoidali (22/72 invece che 20/65), inoltre l'intera valvola lamellare venne aggiornata in tutte le sue componenti (800069172 al posto della 8A0065760), tali componenti verranno poi utilizzati anche per la Mito: Eddie Lawson. Questa moto era principalmente bianca, con il cupolino anteriore e gli specchietti retrovisori rossi, i copritabelle gialli e le ruote nere, con lo stemma e la scritta Lucky Explorer sulle carenature inferiore, accompagnata da decals più piccole nella parte più inferiore di altri sponsor, mentre sul parafango anteriore si aveva solo lo stemma, invece sui foderi delle forcelle si era presente la scritta Michelin, lungo i lati della moto vi era una linea bicolore, la quale andava dalla carenatura laterale, fino al codino posteriore, passando per il serbatoio, il quale era bianco, con due strisce rosse laterali poste al di sopra della linea bicolore, la sella pilota era nera, mentre quella del passeggero era rossa così come la parte superiore del codino.

La Cagiva Mito: Eddie Lawson

Nel 1992 venne presentata una versione dedicata al motomondiale, la Mito: Eddie Lawson, caratterizzata dala veste grafica replica del pilota Cagiva, ricca di sponsor con le tabelle portanumero gialle, i cerchi rossi, la firma (decal) sul serbatoio del campione Eddie Lawson ed il numero 7 nero (numero ufficiale del pilota) sui fianchi, sui foderi delle forcelle era presente un adesivo verticale Michelin, sulle carenature laterali e sul parafango anteriore; il logo Agip, la sella pilota era nera, mentre quella del passeggero era rossa, questa versione omologata per uso stradale, meccanicamente rispetto alla Mito racing del '91, aveva il silenziatore con rivestimento in carbonio di serie, fissato alla pedana tramite una fascetta.

[modifica] La Mito II

Nel 1992 con pochi ma mirati accorgimenti tecnici ed estetici che ne rappresentavano la logica evoluzione venne realizzata la Mito II disponibile con carenatura rossa e decal nere bordate in oro e cerchi pure in oro o in colorazione Lucky Explorer. Questa versione portò con il suo avvento alcune varianti rispetto ai modelli precedenti; l'avantreno era stato rivoluzionato, con una stupenda forcella Marzocchi a steli rovesciati da 40 mm (prima era da 38 mm), senza regolazioni, che consentiva alla ruota un'escursione di 120 mm (prima erano 123 mm). La molla dello stelo di sinistra era riservata solo ai modelli SP (eventualmente ordinabile in kit). L'avancorsa non aveva subito cambiamenti.
L'impianto frenante venne aggiornato, nella pinza freno anteriore che diventava fissa e con 4 pistoncini a diametro differenziato (30 mm e 34 mm) al posto della precedente flottante con pistoncini simmetrici (28 mm) in modo d'aumentarne la modulabilità, venne utilizzata una nuova pompa freno maggiorata, la Brembo PS 13 nera (in luogo della Brembo PS 12 nera, utilizzata sulla prima serie.).
La Mito II, aveva un motore aggiornato, si era lavorato sul diagramma di distribuzione per rendere più omogenea l'erogazione della potenza. Anche il regime di intervento della valvola elettronico mediante l'utilizzo di una nuova centralina (800072272 al posto della 800059033) era stato spostato verso l'alto, infatti ora la valvola CTS si apriva a circa 8.000 giri invece che a circa 7.250. L'intervento della valvola infatti doveva integrarsi nel diagramma di distribuzione, che aveva una curva tale da richiedere un diverso punto di apertura della valvola stessa, per un'ottimale erogazione della potenza. Naturalmente era stato necessario rivedere anche la progettazione della camera d'espansione e ritoccare la taratura della carburazione mantenendo però il medesimo Dell'Orto PHBH con diffusore da 28mm. Per la trasmissione nulla era cambiato, il rapporto della finale manteneva la corona da 41 e il pignone da 14 o 13. Però in questa nuova versione la primaria aveva gli ingranaggi elicoidali, con rapporto solo variato da 3,272 (72/22) a 3,25 (65/20). Nuove anche la valvola di scarico 8A0067781, la boccola di scarico 8B0046627 (al posto delle precedenti 800046627 e 8A0046627), l'espansione 800075642 (al posto della 800068090). Non venne più utilizzato il rubinetto carburante con membrana a depressione, governata dal collettore del carburatore ma si passò ad un rubinetto a tre posizioni (ON, OFF e RES), era di conseguenza nuovo anche il collettore (sprovvisto dell'attacco per il circuito di depressione).

La Mito II Lucky Explorer del 1992 era la rivisitazione grafica della precedente Mito I Racing, oltre alle nuove decal sulla carenatura e alla verniciatura del serbatoio (più armoniosa), i cerchi furono verniciati in bianco e il parafango anteriore in rosso.

Per quanto riguarda la strumentazione, venne adoperato una griglia graduata diversa sia per tachimetro, contagiri e termometro acqua, tale scala pur mantenendo gli stessi valori massimi, aveva una griglia più snella, caratterizzata da una semplice riga con delle tacche perpendicolari a ogni 10 km/h per il tachimetro e ogni 500 rpm per il contagiri poste nella sola parte esterna nel caso di valori non stampati e in ambo i lati per i valori stampati, al posto della soluzione precedente che prevedeva l'uso di due righe parallele con le tacce a ogni 5 km/h per il tachimetro e ogni 250 rpm per il contagiri interposte tra queste due righe e delle frecce in corrispondenza dei valori numerici.
Inoltre nel contagiri il fuorigiri iniziava sempre a 11.000 rpm, ma non si avevano più le 4 bande rosse parallele tra loro poste dal centro del contagiri fino alla scala, ma solo una parte della scala colorata di rosso. Il nuovo tachimetro, ha evidenziò in occasione del test della rivista Motociclismo di ottobre del '93 un errore di misurazione più elevato rispetto al precedente modello provato.

[modifica] La Mito II "replica"

Nel 1993 un soft-restyling (meccanico ed estetico) interessò la Cagiva Mito; rivisitarono il gruppo termico (cilindro, testa e pistone), venne utilizzato un nuovo silenziatore in fibra di carbonio, collegato alla pedana passeggero destra (in posizione speculare ai precedenti silenziatori) mediante una fascia in alluminio, il supporto pedana destra del passeggero viene rivista, ora l'attacco per il silenziatore è posto dietro la pedana passeggero, la trasmissione primaria era una 22/72 a denti dritti (come nella versione Racing 1991), si adoperò una nuova impostazione della fasatura d'accensione, che venne anticipata da 1 mm a 1,55 mm, per via del nuovo motore.

Le carenature superiori (nel modello Lucky Explorer 1993) e quelle inferiori dei modelli Eddy Lawson 1993, John Kocinski ed Evolution erano del tipo forellato. I Cupolini (tutti i modelli) avevano 2 incavi a forma triangolare (lateralmente sopra al faro) con applicata dall'interno un griglia metallica fine del colore del cupolino. Il colore dei cerchioni (tutti i modelli) era nero semi-opaco.

La Cagiva Mito II Replica Lucky Explorer 1993 fu realizzata nel solo 1993 La colorazione era molto simile alla modello 1992, il parafango anteriore era in simil-carbonio e le tabelle portanumero nere bordate argento.

La Mito II Eddie Lawson, prodotta nel 1993 e la Mito II John Kocinski prodotta nel 1994, avevano le carenature molto simili, caratterizzate solamente da differenti decal, sulla Lawson erano presenti sul serbatoio la firma del campione Eddie Lawson ed il numero 7 bianco in luogo del portanumero sul codone, mentre sulla Kocinski erano presenti sul serbatoio la firma di John Kocinski ed il numero 3 bianco sul codone e sul cupolino.

Nel 1994, venne realizzata l'ultima Mito II, si chiamava Mito II: Evoluzione portava sul codone l'adesivo (Evolution of a mith), la colorazione era di tipo "speciale", con le carene inferiori, laterali ed il serbatoio neri, presentava una sfumatura verso il blu oltreoceano che sale dal basso verso l'alto, cupolino e codone erano verniciati in arancio sfumato al nero con andamento a "zig zag" in modo da rendere più armonioso l'insieme. Non ottenne un buon riscontro commerciale per via della sua inusuale veste grafica.

Record di vendita e prestazioni assolute (Nella categoria "sport production" su una Cagiva Mito II Racing/S.P. del team ufficiale Lucky Explorer nel 1993 debutterà un giovanissimo Valentino Rossi, Vittoriano Guareschi nello stesso anno porterà la Cagiva Mito (sempre team ufficiale) agli onori, questa serie (1990-1994) è per la non più verdissima generazione la 'MITO' per eccellenza, passa la sua pesante e difficilmente sostenibile eredità alla Cagiva Mito EV.

[modifica] La Mito Ev

La Cagiva Mito Ev 1995

Nel 1994 la moto venne quasi stravolta, quando il designer Sergio Robbiano (ideatore della Bimota 500 V2), approdato nel '92 al laboratori CRC, applicò il design della Ducati 916 (allora il marchio Ducati era controllato da Cagiva) alla Mito, creando così la Mito Ev, ricalcando molto l'aspetto complessivo e i gruppi ottici, questa serie verrà prodotta fino al 2007 (primi mesi del 2008).

La Mito Ev porta numerose modifiche rispetto alla serie precedente, come il rubinetto della benzina senza la posizione della riserva, che ora viene evidenziata da una spia della strumentazione la quale viene ridisposta e dove ora si ha il contagiri digitale e non magnetico, anche se rimane ad indicazione analogica, l'adozione di un ammortizzatore di sterzo; nuove piastre di sterzo che ora tengono gli steli delle forcelle a una distanza superiore tra di loro e hanno perso l'alloggiamento del blocchetto d'accensione, inoltre il kit SP per le forcelle viene aggiornato (800078890), diventando più economico e semplice, ma perde la possibilità di poter revisionare i pompanti dell'ammortizzatore.
La coppia di fari ora ha una funzione differenziata, con un faro per l'anabbagliante e la posizione e l'altro per l'abbagliante, con l'adozione delle lampadine alogene al posto delle lampadine incandescenti, il telaio viene rivisto nei attacchi delle sovrastrutture, un nuovo coperchio cassa filtro con prese laterali invece che anteriore (800071494 al posto del 800067173 e 800067140), inoltre si adopera un nuovo sdoppiatore che ora è di tipo assiale (lineare) e non radiale (ad avvolgimento), viene anche cambiato il serbatoio dei liquidi olio e raffreddamento (8A0077910 al posto del 800066493), così come la sonda dell'olio (8A0059596 al posto del 800059596).
Il ridisegnamento dell'espansione (800077925 al posto del 800075642), per adattarla alla nuova linea, con il nuovo silenziatore con copertura in carbon-kevlar, obbligando ad adoperare delle pedane passeggero più corte, il nuovo carburatore Mikuni da 35 mm (esclusi i primissimi modelli ed utilizzato solo fino al '98) che ha richiesto un nuovo raccordo per la scatola filtro (800079537 al posto del 800066510) e limitare la potenza (per evitare di doverla guidare a 21 anni con la patente A diretta) favorendo i regimi più bassi, inoltre i modelli con il carburatore Mikuni, per adattare il motore al nuovo carburatore, hanno un'impostazione della fasatura d'accensione che viene anticipata da 1,55 mm a 1,85 mm, dalla matricola 8P022547 viene utilizzato il cambio a 7 marce rivisto nella rapportatura tra le marce (2°, 3° e 4°).

Nel 1995, venne prodotta, in numero limitato una versione speciale di questa moto, la Mito Ev: Lucky Explorer Replica, una versione stradale utilizzata anche nelle competizioni SP (Sport Production), questa moto sfoggia le colorazioni e i motivi della Cagiva Mito guidata da Valentino Rossi nel '94 e con cui vinse la Sport Production, la colorazione consiste nel cupolino, serbatoio e codone colorati di rosso, dove quest'ultimo componente ha i copritabelle neri, mentre la piccola carenatura di giunzione tra telaio e codino, il parafango anteriore e la carenatura laterale sono bianchi, inoltre la carenatura laterale ha il logo Lucky Explorer, così come il parafango anteriore, mentre la carenatura inferiore è colorata di nero e riporta il nome dell'azienda, lungo il lato della moto (carenatura laterale e carenatura di giunzione tra telaio e codino) è presente una linea che si va ad assottigliare verso la coda della moto, dove è riportata la scritta CRC in bianco.

Sempre nel 1995 venne creato un'altra versione della moto, con colorazione speciale, la quale esattamente come il modello del '94 (Mito II: Evoluzione), evidenzia gli ultimi modelli, in questo caso con carburatore Mikuni, prima di passare alla serie successiva del '96 che introduce i modelli depotenziati, questo modello ha una colorazione particolare, dove serbatoio, codone e cupolino sono grigi, la carene laterali rosse e le carene inferiori nere.

La Mito Ev non rimane immune al crash del mercato interno italiano dei 125 nel 1996, anno in cui viene introdotta la patente A1, dove ora i sedicenni possono guidare i 125, ma con soli 11 kW di potenza, creando confusione e preoccupazione per i controlli della polizia o dei carabinieri, sulla potenza d'immatricolazione della moto.
I tecnici si trovano così davanti all'esigenza di dover depotenziare la moto, la quale ritorno subito con il carburatore Dell'Orto PHBH 28 per la versione depotenziata, la quale viene equipaggiata con un'espansione nuova (800086587 al posto della 800077925) portando la potenza della moto, molto vicino al limite consentito, elettronicamente si ritorna ad avere una centralina della valvola di scarico con un'apertura più anticipata, a 7250 rpm (con la 800086750 al posto della 800072272).

Sempre nel 1996, venne prodotta la Mito Ev: Lucky Explorer, una versione stradale utilizzata anche nelle competizioni SP (Sport Production), questa moto sfoggia le colorazioni e i motivi della Elefant Lucky Explorer guidata da Arcarons, piazzato 2° nella Dakar del 1995, questa moto ha il serbatoio, l cupolino e le carene laterali bianche, il parafango anteriore e il codino rossi, mentre la piccola carenatura di giunzione tra telaio e codino è nera, così come la sella pilota, inoltre la moto ha uno stemma della Lucky Explorer presente sulle carene laterali, di dimensioni molto maggiori rispetto ai modelli precedenti, difatti solo ¼ del logo rientra nella carenatura, mentre sul cupolino sono presenti delle strisce laterali quadricolore (nero, beige, bianco e rosso), con lo stemma Luky Explorer centrale sopra i due fari.

La Cagiva Mito Ev 2001

Nel 1999 si ha un altro restyling, quando viene presentata la Mito Ev nella sola versione depotenziata, per distinguerla dai modelli precedenti da qui in poi sarà monocromatica, con i cerchi a 6 razze, elettronicamente si ritorna ad avere una fasatura d'accensione anticipata e portata da 1,55 mm a 1,6 mm, aggiornata per limitare le emissioni inquinanti e rispettare la normativa Euro I, inoltre compare un cablaggio munito di portafusibile con fusibile da 3A per la centralina della valvola di scarico, meccanicamente si ha il cambio che diventa a 6 marce, per l'eliminazione della 7ª e viene rivisto tra i vari rapporti (2° e 4°) e la trasmissione primaria ritorna ad essere a denti elicoidali, viene inoltre adoperato un coperchio cassa filtro ad aspirazione posteriore invece che laterale (80090499 al posto della 800071494) e l'espansione (800091530 al posto della 800086587) viene munita con un risuonatore esterno abbinata alla nuova boccola di scarico più piccola (8A0046627 al posto della precedente 8B0046627), accompagnata da un silenziatore nuovo (800090498) che viene tenuto da una fascetta nuova, inoltre ora viene adoperato un cerchio anteriore con canale da 3" invece che da 2,75", riducendo l'omologazione di pneumatici a una sola misura.

Dal 2001 venne adoperato un nuovo sistema di scarico, strutturalmente uguale al precedente, ma aggiornato (espansione 800099015 e silenziatore 800099017, quest'ultimo munito di catalizzatore al suo interno), nel 2002 si adotta una trasmissione primaria aggiornata a denti dritti invece che elicoidali, ma sempre da 22/72 (8000A1437 al posto della 800064833), nel 2003 riceve l'omologazione Euro II, dal 2004 l'espansione al posto del risuonatore esterno avrà una strozzatura interna (codice 8000A4141), mentre il silenziatore rimane invariato, inoltre viene rimosso il fusibile per la centralina della valvola di scarico che era stato introdotto nel 1999, dal 30 settembre 2005 successivi al telaio numero ZCGN300AB5V014219[5] si adotterà una centralina d'accensione e relativo impianto elettrico Ducati Energia al posto del precedente Kokusan, inoltre il nuovo impianto elettrico usa un generatore (alternatore) trifase da 160W al posto del precedente bifase da 120W e i fusibili vengono spostati tutti in un unico portafusibile (posto sottosella).

[modifica] La Mito SP525

La Mito SP525, in vendita dal 2008 è l'ultima evoluzione del modello, ma aveva fatto la sua prima apparizione nel 2006 nella versione riservato alle sole competizioni SP, con il nome di Mito 525 SP non omologata per uso su strada, l'estetica sia della versione SP (Mito 525 SP) che stradale (Mito SP525) ricalca l'ultima Cagiva utilizzata nel motomondiale, la C594, guidata da John Kocinski nella stagione 1994 con il numero 11.

Già con il modello 525 SP si erano presentate varie differenze con il precedente serie Ev, infatti cambiano il codino posteriore, come di conseguenza anche il telaietto posteriore d'acciaio, che ora è a tubi rotondi e non più a tubi quadrati, un'altra differenza è data dal cupolino anteriore e il supporto stesso, ma è con il modello stradale che si apprezza la mutazione del modello, con dei fari molto sagomati tipo occhio di volpe e con degli specchietti retrovisori rivisti e più lavorati, anche le frecce mutano, diventando triangolari, lo stop posteriore diventa monofaro a LED e il supporto della targa rivisto, sono inoltre cambiate anche la strumentazione e la disposizione dei comandi al manubrio.

Le nuove adozioni tecniche hanno permesso a tale modello d'essere omologato Euro 3, risultato ottenuto, con l'adozione dell'unità di controllo ECS appositamente studiata (in collaborazione con Dell'Orto) e accompagnata da un nuovo impianto elettrico, che ritorna ad usare solo due fusibili da 15 A.

Quest'unità controlla vari parametri:

Con tutti questi parametri, tale unità (ECS) va ad agire:

  • Sull'immissione olio motore tramite una pompa olio (miscelatore) elettronica e non più meccanica
  • Apertura valvola di scarico
  • Accensione e fasatura d'accensione
  • Controllo della carburazione tramite la PWM

La PWM è una pompa dell'aria che si connette con un circuito del carburatore che diventa elettronico e che tramite quest'ari che viene pompata dentro al carburatore si ha una regolazione della stechiometria (arricchimento d'aria).
Questo sistema in caso di malfunzionamento di uno qualsiasi dei suoi componenti ha una spia luminosa rossa chiamata MIL (Malfunction Injection Lamp), la quale avvisa quando il motore va in emergenza, come nel caso la pompa (miscelatore) elettrica, carburatore o centralina manifestassero un inconveniente o un guasto.

Altre differenze dal modello precedente sono l'espansione (8000A8734), munita con un condotto d'immissione di aria seconda tra i due catalizzatori presenti nell'espansione, abbinata al nuovo silenziatore (8000A8737) non più munito di catalizzatori, mentre il motore viene munito del nuovo assieme biella (8000A9479 al posto della precedente 800054884).
Tutte queste modifiche sono necessarie per rientrare nelle limitazioni e per poter continuare la serie, la quale si trova ora a contrastare non solo con l'Aprilia RS 125, ma anche con la Derbi GPR 125 Racing.[6]

[modifica] Caratteristiche tecniche

[modifica] Le competizioni

In sella ad una Cagiva Mito emerse un futuro campione delle varie classi del motomondiale: Valentino Rossi, iniziò a gareggiare in sport production nel 1993 con il numero 32, nel team organizzato da Claudio Lusuardi, nel primo anno cadde molto frequentemente, ma riuscì ugualmente a conquistare qualche podio, mentre l'anno successivo in sella alla Mito EV SP con il numero 26[7] riuscì a vincere il campionato, vincendo l'ultima gara pur arrivando secondo al traguardo, data la squalifica per irregolarità tecniche (batteria scollegata dal circuito di carica) del suo compagno di team (Marco Dellino) vincitore della gara.
La prima moto guidata da Valentino una Cagiva Mito II 1993 Ufficiale fu messa all'asta on-line di eBay da "Lusuardi Claudio & C" nei primi mesi del 2005, con annesso un certificato di autenticità firmato da Valentino Rossi, venne venduta il 19 aprile 2005 a 22.600,00 [8]

[modifica] Modelli da competizione: Mito Racing, Mito II Racing, S.P.

Cagiva Mito 1993 SP Ufficiale team l.e. Cagiva. Piloti: Valentino Rossi e Vittoriano Guareschi

La Cagiva con la Mito fin dal suo debutto partecipò alle competizioni Sport Production, con diverse versioni molto differenti tra loro, per dotazioni tecniche e prezzo.

La Mito Racing era la Lucky Explorer 1991 che per gareggiare nel campionato veniva debitamente modificata per l'utilizzo.

La Mito II Racing 1992 aveva fatto un notevole passo avanti rispetto al precedente modello Racing, (cambiando anche il prezzo, nel 1992 7.900.000 £ franco fabbrica), questo modello era distinguibile per l'assenza delle luci anteriori, per la tabella portanumero, per l'ammortizzatore di sterzo regolabile e per l'assenza del tachimetro. Il motore fu rinvigorito lavorando sul gruppo termico, sullo scarico e sul carburatore, Dell'Orto da 28 mm, che respirava meglio grazie ad una differente scatola filtro. La centralina era in grado di fornire valori di anticipo differenti; la candela, se NGK, rimaneva la B95EGV; se Champion era una N82S. I rapporti finali che la Mito II Racing "tirava" erano più lunghi; aveva pignone e corona più stretti, con la speciale catena Regina 125 GPW142 da 1/2"x3,16". I cerchi sono Marchesini in lega leggera, la sospensione posteriore era un mono GCB regolabile nei due sensi dell'idraulica, lo sterzo aveva un ammortizzatore regolabile, la batteria era più piccola da 4ah. A fine stagione veniva consegnato al proprietario la documentazione e gli accessori di serie per l'immatricolazione.

La Mito II Ufficiale "S.P.", era molto differente dalla Racing, aveva accorgimenti tecnici unici (serbatoio benzina con sfiato vapori, vaschette di recupero dei vapori, tubo in treccia aeronautica per evitare l'effetto "polmonare", distanziali in alluminio per le pedane pilota, interruttore di accensione on-off (in luogo del classico blocchetto d'accensione), motore perfezionato e diversi componenti ad "hoc" di qualità superiore (telaietti e supporti, impianto elettrico, avantreno), tutti questi particolari ad "hoc" erano marchiati Cagiva. L'ufficiale non è mai stata accompagnata dalla documentazione e accessoristica necessaria alla sua immatricolazione.

Cagiva negli anni a seguire continuò a produrre moto già pronte per il campionato sport production, ma l'impegno dopo l'abbandono del team ufficiale dalle competizioni, diminuì.
Tutti i modelli di Cagiva Mito Ev dedicati alla S.P. dal 1994 al 1997 hanno colorazione "Lucky Explorer", i modelli prodotti dal 1998 sono di colore rosso.

La Mito SP525 è l'ultimo modello prodotto dalla Cagiva destinato esplicitamente al campionato SP (prezzo, nel 2006 8.330,00 €).

[modifica] Kit da competizione

Cagiva si mise a produrre e commercializzare direttamente dei Kit di trasformazione per le competizioni S.P. nel 1992 un kit di trasformazione dal modello stradale al modello Racing era composto da: un impianto elettrico semplificato, cilindro, impianto di scarico specifico, biella specifica, un inedito ammortizzatore di sterzo laterale (posizionato sul lato sinistro, fissato al telaio e alla piastra inferiore dello sterzo).

Con l'avanzare degli anni tale kit si modificò integrando sempre più componenti; nel 1993 l'accensione Ducati Energia con avviamento elettronico, nel 1994 l'avviamento a pedale e un impianto elettrico dedicato, nel 1997 un aggiornamento dei componenti elettrici ed elettronici che continuerà fino al 2001 ultimo anno in cui venne presentato il kit. Nel 2006 dopo diversi anni di silenzio dall'ultimo kit (2001) le cose si semplificarono, data l'evoluzione dell'impianto elettrico (ora dotato di un nuovo alternatore e pick-up) si andava ad adoperare la sola centralina, adottando una candela di differente graduazione, mentre il gruppo termico e lo scarico risulta essere ancora dedicati, quest'ultima versione per la moto da SP, è stata presentata con una veste nuova ed il nome di Mito 525 SP, anche se nella competizione SP corrono quasi solo le concorrenti Aprilia.

[modifica] Gruppi termici, cilindri e pistoni Mito 125

Modello Moto Gruppo termico
(cilindro e pistone)
Cilindro Pistone Testata
Mito naked '89, Mito Denim '90, Mito '90-'91 800060431 800060433 8A0054888 800054946
Mito: Lucky Explorer '91, Mito: Eddie Lawson '92 800067131 800066650E 8A0054888 800064818
Mito II '92, Mito II: Lucky Explorer '92 800072970 800072625 8A0054888 800072642
Mito II Sp '91-'92 800072666 800072626 800072627
Mito II Replica '93 (tutte le versioni), Mito II: Evoluzione '94;
Mito Ev '94-'98, Mito Ev: Lucky Explorer '96
800073034 800073037 800072626 800073038
Mito II Sp '93;
Mito Ev SP '94
800075622 800075666
Mito Ev SP '95-'96 800081781 800081782 800081982 800081785
Mito Ev SP '97-'99 800090206 800090087 800091876 800081785
Mito Ev SP 2000-2001 800097741 800090087 800096963 800096884
Mito Ev 1999-2007 8000A0400 8000A0401 8000A0402 80A064818
Mito SP525 2008-.... 8000A0400 8000A0401 8000A0402 8000A8668

Nota Bene: i cilindri per i modelli SP, che hanno teste dedicate diverse dalle versioni stradali e quindi non compatibili, perché la sede delle guarnizioni tra testa e cilindro, in questi modelli non è sulla testa, ma sul cilindro, un'altra differenza per cui rende sconsigliabile l'adozione di tali cilindri sono gli scarichi dedicati, con un campo d'utilizzazione molto stretto rispetto ai modelli stradali, inoltre dal '95 (con il cilindro 800081782) si sono ulteriormente diversificati per lo scarico quadrato, che richiede un collettore specifico per lo scarico e per la valvola di scarico che ha misure diverse (risultando più lunga dei modelli stradali).

[modifica] Cilindri Mito

I cilindri Mito (escludendo i modelli SP) sono tutti molto buoni, a partire dal 800066650E in poi non ci sono differenze importanti tra loro per quanto riguarda la forma delle luci, invece il primo cilindro ha luci di travaso leggermente più strette e semplici nella forma, inoltre il condotto di scarico ha un foro d'uscita da 33 mm invece che da 35 mm, di conseguenza hanno leggermente meno di potenza, ma anche un minor consumo e migliore rendimento ai bassi regimi.

I cilindri che più si contraddistinguono sono il 800066650E e il 800073037, il primo si contraddistingue per le luci di scarico e travaso più alte, rispettivamente 194° e 126°, questo perché oltre ad essere un cilindro stradale veniva utilizzato anche come cilindro SP dalla stessa Cagiva, per questo motivo risulta essere più portato dei altri a lavorare ad alti regimi, il secondo cilindro il 800073037 è l'unico cilindro con luci di travaso da 130° (escluse quelle opposte allo scarico che sono da 124°), mentre la luce di scarico è da 190° (esattamente come il cilindro 800072625), questo perché è un cilindro studiato per il pistone monofascia 800072626, che è consigliabile usare solo su questo cilindro.

Un altro particolare che contraddistingue il cilindro 800066650E è dato dal profilo inferiore dei travasi (alla base del cilindro), profilato in modo che i travasi vicino alla luce di scarico siano più corti rispetto ai travasi laterali, i quali però hanno un condotto più vicini alla canna del cilindro, questa caratteristica è stata mantenuta anche sul cilindro 800072625.

Un altro cilindro particolare è il 800060433, primo cilindro utilizzato con il sistema d'azionamento elettrico della valvola di scarico ed unico ad avere la predisposizione per il sistema d'azionamento meccanico della valvola di scarico, dove è sufficiente una semplice foratura del cilindro, rendendolo utilizzabile sui vecchi modelli sprovvisti del sistema elettronico per il comando della valvola, come la Freccia C9 o C10R e altri modelli della casa, senza essere obbligati ad adattare il sistema elettronico, come nei cilindri successivi.
Questo cilindro non viene più fornito come ricambio e al suo posto è subentrato il gruppo termico 800067131.

[modifica] Pistoni Mito

I pistoni disponibili per la Mito sono tre (8A0054888, 800072626, 8000A0402), escludendo i pistoni SP, questi pistoni hanno varie caratteristiche che li differenziano tra di loro.

  • Pistoni 8A0054888 e 8000A0402 sono a cielo conico e bifascia, con un profilo del mantello laterale del pistone perfettamente sagomato ai travasi nella loro parte inferiore, questi due pistoni non sono perfettamente uguali e l'8000A0402 si differenzia dal 8A0054888, per una piccola differenza del disegno del mantello nella parte inferiore-posteriore, entrambi utilizzano dei segmenti da 1,2 mm, questi pistoni possono essere montati su qualsiasi cilindro.
  • Pistone 800072626 è del tipo piatto monofascia, con il segmento spesso 1 mm, questo tipo di pistone non ha un profilo del mantello ottimale per i travasi nella loro parte inferiore, infatti questo pistone chiude il travasi nella parte bassa e in più li allunga, per questo il suo utilizzo è meglio limitarlo al cilindro 800073037 che ha i travasi più alti, mentre gli altri pistoni non hanno limiti d'accoppiamento.
  • Pistoni SP sono pistoni con un profilo del mantello molto simile al 8000A0402 e al 8A0054888 e sono muniti con una fascia elastica da 0,8 mm, nei primi modelli i pistoni erano di tipo piatto, negli ultimi invece sono di tipo a cielo tronconico.

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Manuale d'officina Mito 800068543
  • Manuale d'officina Mito Racing 800069478
  • Manuale d'officina Mito 2 & Mito Racing 800072249
  • Manuale d'officina Mito Ev '94 800078792
  • Manuale d'officina Mito Ev & Mito Racing '95 800081921
  • Manuale d'officina Mito Ev '99 800093045
  • Manuale d'officina Mito Ev '04 8000A4798
  • Manuale d'officina Mito SP525 8000A9471
  • Manuale ricambi Mito '90 800068540
  • Manuale ricambi Mito Replica 2 800076285
  • Manuale ricambi Mito SP '95 800081920
  • Manuale ricambi Mito Ev '99 800093019
  • Manuale ricambi Mito Ev '01 8000A1085
  • Manuale ricambi Mito Ev '04 8000A5046
  • Manuale ricambi Mito Ev '06 8000A8620
  • Manuale ricambi Mito SP 525 '07 8000A9470
  • Manuale kit SP Mito Ev Racing '01 8000A1063
  • Libretto uso e manutenzione Mito Ev '03 800090500
  • Motociclismo ottobre 1993 n°10
  • InMoto luglio 2003 n°7
  • EuroMoto febbraio 2008 n°2
  • Valentino Rossi "Pensa se non ci avessi provato", editrice "Mondadori"

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