Ben Cohen

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Ben Cohen
Ben Cohen 2011.jpg
Ben Cohen a Downing Street nel 2011
Dati biografici
Nome Benjamin Christopher Cohen
Paese Regno Unito Regno Unito
Altezza 188 cm
Peso 103 kg
Familiari George Cohen (zio)
Rugby a 15 Rugby union pictogram.svg
Union Inghilterra Inghilterra
Ruolo Tre quarti ala
Ritirato 2011
Carriera
Anni Squadre G M Tr CP D
Giocatore di club
1996-2007 Northampton Northampton 147 50 0 0 0
2007-2009 Brive Brive 31 2 0 0 0
2009-2011 Sale Sharks Sale Sharks 37 8 0 0 0
Giocatore internazionale
2000-2006 Inghilterra Inghilterra 57 31 0 0 0
Le statistiche di club sono relative ai soli campionati di Lega
Palmarès internazionale
Vincitore RugbyWorldCup.svg Coppa del Mondo 2003
Statistiche aggiornate al 1º gennaio 2012

Benjamin Christopher Cohen (Northampton, 14 settembre 1978) è un ex rugbista a 15 e attivista britannico, in carriera agonistica tre quarti ala; campione del mondo nel 2003 con la Nazionale inglese. È clinicamente sordo. Impegnato nell'attivismo sociale, fin da quando era in campo ha promosso campagne per favorire l'accesso alla disciplina di alto livello anche a persone prive dell'udito e, dopo il suo ritiro, avvenuto nel 2011, ha anche preso posizione contro il bullismo e l'omofobia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ben Cohen è nato a Northampton, capoluogo della contea omonima. Nonostante il suo cognome, Cohen ha escluso che il suo ramo familiare, almeno nelle sue generazioni più recenti, sia ebreo: «Ebrea [la mia famiglia] lo era qualche generazione fa. Credo non lo sia più da quando il mio bisnonno sposò una donna non ebrea e interruppe la tradizione»[1]. Nipote di George Cohen, già calciatore del Fulham (club per il quale egli stesso tifa[1]) che fu campione del mondo del 1966 con l’Inghilterra del calcio, Ben Cohen si indirizzò al rugby fin dall’età delle elementari, e a 12 anni fu mandato alle giovanili del Northampton Old Scouts.

A 17 anni fu ingaggiato dai Northampton Saints, debuttando in prima squadra nella stagione 1996/97 e rimanendo titolare fisso per 11 stagioni in Premiership. Ala - esterno versatile, esordì nella Nazionale inglese con due mete contro l'Irlanda nella partita inaugurale del Sei Nazioni 2000, e un anno più tardi fu chiamato a far parte del tour australiano dei British Lions, anche se non prese parte ai test match: il suo bilancio in quella spedizione furono due mete contro una compagine del Nuovo Galles del Sud.

Tra il 2002 e il 2003 fu titolare inamovibile della Nazionale, e al suo nome sono legati alcuni dei successi più spettacolari della selezione inglese contro le compagini dell'Emisfero Sud: una meta a novembre 2002 nella partita vinta a Twickenham contro gli All Blacks e, qualche settimana più tardi, due contro gli Wallabies. A giugno del 2003, poi, un'altra meta, ancora contro gli australiani, questa volta a casa loro, a coronamento di un tour oceanico chiuso senza una sconfitta.

Ben Cohen durante i festeggiamenti per la vittoria nella Coppa del Mondo di rugby 2003

Apparve quindi scontato l'inserimento da parte del C.T. Clive Woodward nella rosa dei convocati alla Coppa del Mondo 2003. Cohen fu schierato dall'inizio in sei delle sette partite del torneo, e dopo una finale combattutissima contro l'Australia, vinse la Coppa insieme con la sua squadra, diventando così il secondo membro della sua famiglia a diventare campione del mondo di una disciplina sportiva, 37 anni dopo che suo zio George realizzò analoga performance nel calcio, sempre per l'Inghilterra.

Fece ancora parte della squadra inglese nel Sei Nazioni 2004, anche se nei test di fine anno partì dalla panchina. All'inizio del 2005 ammise di non avere più le motivazioni di un tempo, e non fu parte della squadra del Sei Nazioni 2005, anche se le buone prestazioni nel Northampton gli valsero un richiamo alla fine dell'anno, contro l'Australia. Partecipò al Sei Nazioni 2006 e a gran parte dei match, compresi quelli autunnali, ma non al Sei Nazioni 2007. A maggio di quell'anno, quattro mesi prima della Coppa del Mondo e nonostante la scelta di Brian Ashton di inserirlo nella rosa del tour estivo in Sudafrica, Cohen si chiamò di fatto fuori dalla Nazionale per stare accanto alla moglie, in attesa di due gemelli. Sebbene non annunciato ufficialmente, la dichiarazione è stata vista come il preludio al definitivo ritiro dall'attività internazionale[2].

L'ultima partita di Cohen rimane, quindi, a tutt'oggi, quella giocata nel novembre 2006 contro il Sudafrica. A tale data Cohen vanta 57 presenze in Nazionale con 31 mete e 155 punti totali, che ne fanno il 10° miglior realizzatore di punti e il 2° miglior realizzatore di mete della storia della Nazionale inglese.

Nel maggio 2007 il Northampton retrocesse dalla Premiership, e nell'agosto successivo fu tolta a Cohen la fascia di capitano. Questi, contrariato dalla decisione, manifestò la sua decisione di non giocare più per i Saints, aggiungendo che la responsabilità di guidare la squadra in campo anche in Seconda Divisione avrebbe voluto assumersela lui di persona[3]. La decisione di Cohen fu il preludio al divorzio dal club inglese[4] e al trasferimento ai francesi del Brive, club dove trovò il suo connazionale Steve Thompson, e per il quale Cohen firmò fino al 2009[5].

La decisione di Cohen di rimanere nel rugby XV è giunta dopo che questi aveva preso in considerazione anche l'idea di passare al rugby XIII (il suo nome fu associato ai Wigan Warriors e agli Harlequins XIII); tra le squadre di rugby XV inglesi che avevano manifestato un certo interesse a ingaggiare Cohen c'era stato anche il Leicester Tigers, prima che il giocatore scegliesse definitivamente la Francia[6]. Terminato il contratto con il Brive, nell'estate del 2009 Cohen è tornato in Inghilterra, ingaggiato dal Sale Sharks.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Clinicamente sordo, Cohen è impegnato in una campagna affinché gli operatori del settore adottino un set minimo di indicazioni gestuali onde rendersi comprensibili a coloro che sono affetti di problemi di udito che vogliano intraprendere l'attività rugbistica[7].

Sposato e padre di due gemelli, Cohen è considerato un'icona gay: ciò è dovuto al fatto di avere sempre presenziato a cerimonie ed eventi sociali organizzati da circoli omosessuali e di essersi sempre pronunciato in loro favore[8]; dal sondaggio indetto da un magazine gay britannico nel 2008 risultò essere indicato come il secondo sportivo più sexy del suo Paese dopo il calciatore David Beckham.

Inoltre, nel 2010 ha offerto all'asta un suo sospensorio firmato e ha donato il ricavato a un'associazione britannica di assistenza agli omosessuali affetti da AIDS[9].

Al termine della stagione sportiva 2010-11 Cohen ha dichiarato la fine della sua attività agonistica per poter dedicarsi a StandUp, organizzazione no-profit da lui fondata in supporto alle vittime di bullismo omofobo[10].

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Caroline Westbrook, Ben Cohen in SomethingJewish.co.uk, 9 dicembre 2003. URL consultato il 7-2-2008.
  2. ^ (EN) Cohen out of SA tour & World Cup in BBC Online, 4 maggio 2007. URL consultato il 7-2-2008.
  3. ^ (EN) Alex Lowe, Cohen on strike after captaincy snub in SportingLife.com, 22 agosto 2007. URL consultato il 7-2-2008 (archiviato dall'url originale il 2007-09-27).
  4. ^ (EN) Paul Rees, Stayaway Cohen nears Northampton exit in The Guardian, 23 agosto 2007. URL consultato il 7-2-2008.
  5. ^ (EN) Cohen's French revolution in Sky Sports, 5 dicembre 2007. URL consultato il 7-2-2008.
  6. ^ (EN) Cohen close to new deal in SportingLife.com, 29 novembre 2007. URL consultato il 7-2-2008 (archiviato dall'url originale il 2007-12-01).
  7. ^ (EN) Hugh Godwin, Clinically deaf Cohen signs up to help hard of hearing in The Independent, 28 febbraio 2010. URL consultato il 1-2-2011.
  8. ^ (EN) Jim Buzinski, Embracing his gay fans. English rugby star Ben Cohen to hold a gay night celebration in Outsports, 6 novembre 2007. URL consultato il 1-2-2011.
  9. ^ (EN) Ben Cohen's Jockstrap Benefits Gays in Advocate, 3 settembre 2010. URL consultato il 1-2-2011.
  10. ^ (EN) Ben Cohen retires from professional rugby in BBC, 15 maggio 2011. URL consultato il 28-12-2011.

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