Basilica di Sant'Andrea della Valle

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Coordinate: 41°53′45.83″N 12°28′27.66″E / 41.896064°N 12.47435°E41.896064; 12.47435

Basilica di Sant'Andrea della Valle
Facciata di Carlo Rainaldi
Facciata di Carlo Rainaldi
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Andrea apostolo
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1590
Completamento 1650

La basilica Sant'Andrea della Valle è un luogo di culto cattolico di Roma, ubicato in piazza Vidoni, nel rione Sant'Eustachio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La basilica fu progettata e costruita da Giacomo Della Porta, Francesco Grimaldi, e Carlo Maderno tra il 1590 e il 1650, sul luogo dove precedentemente sorgeva il palazzo dei Piccolomini duchi di Amalfi e conti Celano, la cui città di origine dette nome alla piazza antistante, che durante il secolo XVI prese il nome di piazza di Siena.[1] I lavori furono finanziati dal cardinale Alessandro Peretti di Montalto, nipote di papa Sisto V. Il vicino Palazzo Della Valle diede il nome alla chiesa.

Nel 1608 Maderno fu incaricato di completare l'edificio, ampliando il transetto ed innalzando la cupola. Invece la facciata barocca fu aggiunta tra il 1655 e il 1663 da Carlo Rainaldi.

All'inizio del XIX secolo papa Pio VII vi celebrò i funerali di Enrico Benedetto Stuart, quarto e ultimo pretendente giacobita al trono britannico; il cardinale Pietro Francesco Galleffi cantò la messa.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Facciata[modifica | modifica sorgente]

La facciata, di gusto tardo-barocco, fu realizzata dal 1655 al 1665 da Carlo Rainaldi che ampliò il progetto originario di Carlo Maderno. In travertino, alta, sontuosa, presenta due ordini di colonne appaiate e lesene corinzie. Al centro un finestrone sovrasta il portale, mentre ai lati si hanno nicchie con statue e finte finestre. Le statue nelle nicchie sono di Domenico Guidi (San Gaetano e San Sebastiano) e di Ercole Ferrata (Sant'Andrea apostolo e Sant'Andrea d'Avellino).

La facciata è caratterizzata da marcati chiaroscuri, dovuti alla abbondante presenza di colonne e cornicioni con forte aggetto.

La tradizionale voluta di raccordo è assente nella parte destra, mentre nella parte sinistra è sostituita da un caratteristico angelo con l'ala alzata, di Ercole Ferrata. Dello stesso scultore è l'angelo con la croce che adorna il ponte Sant'Angelo. Le due statue muliebri sopra la porta sono di Cosimo Fancelli.

I lavori per la facciata furono finanziati dal cardinale Francesco Peretti di Montalto, nipote di Alessandro, l'originale finanziatore dell'opera.

La facciata però, secondo quanto scrive Cesare Brandi nel suo libro Teoria del restauro, ha subito "figurativamente" un danno, perché da quando è stata allargata la strada il "fuoco fisso" dell'osservatore è stato spostato. Vi si presume una distanza fissa limitata, un punto di stazione dell'osservatore, al di là della quale l'effetto previsto della facciata della Basilica non si produce più, perché si ha una visione delle colonne "schiacciata", e non si ha più lo stesso effetto delle colonne incassate, aggettanti, com'era prima dei lavori stradali. Si perde così tutta la bellezza plastica dell'intero complesso architettonico. Per cui nella facciata di Sant'Andrea della Valle il "fuoco fisso" era ottenuto e salvaguardato dalla larghezza della strada, che era inferiore rispetto ad oggi.

L'interno

Interno[modifica | modifica sorgente]

La pianta della chiesa è a croce latina con una vasta navata e un transetto poco pronunciato, fiancheggiata da otto cappelle laterali. Lo schema planimetrico è riconducibile al modello della non distante chiesa del Gesù, sebbene con alcune differenze: in particolare, le cappelle di Sant'Andrea della Valle sono meno profonde e sensibilmente più alte, sottolineando così il forte ritmo verticale dell'edificio.

Due ulteriori cappelle laterali si affacciano sull'abside, ampia e ricca di ori e affrescata da Mattia Preti con il trittico Crocifissione di sant'Andrea, Martirio di sant'Andrea e Sepoltura di sant'Andrea.

La volta è a botte, affrescata. L'interno della chiesa è fastoso e luminoso, pur mantenendo una struttura ordinata ed elegante, maestosa, e non stupisce che Giacomo Puccini l'abbia scelta per ambientare il primo atto della Tosca (anche se la cappella Attavanti di cui si parla nell'opera è un'invenzione poetica).

Cappelle[modifica | modifica sorgente]

Cappella Ginnetti (poi Lancellotti)[modifica | modifica sorgente]

La prima cappella a destra si distingue per la qualità delle sculture. La cappella, il cui disegno è da alcune fonti attribuito a Carlo Rainaldi, è opera di Carlo Fontana (1670).

Cappella Barberini[modifica | modifica sorgente]

La prima cappella a sinistra è dedicata alla famiglia Barberini. Fu allestita da Matteo Castelli dal 1604 al 1616 su commissione del cardinale Maffeo Barberini, che divenne in seguito papa Urbano VIII. La pala che orna l'altare è di Domenico Passignano (1616). Alla sua decorazione lavorarono dal 1609, Pietro, Gian Lorenzo Bernini, Cristoforo Stati, Francesco Mochi e Ambrogio Bonvicino.

Terza cappella a sinistra[modifica | modifica sorgente]

La terza cappella a sinistra ospita un dipinto, piuttosto rovinato, eseguito da Giovanni De Vecchi nel 1614. Il valore di questa opera è simbolico, in quanto ritrae San Sebastiano, la cui chiesa sorgeva dove ora si trova Sant'Andrea Della Valle.

Secondo la tradizione, Sebastiano fu un valoroso soldato romano, capitano dei Pretoriani sotto Diocleziano (280). Fervente cristiano, assisteva i martiri nelle prigioni, e per questo fu messo a morte da Diocleziano. Venne giustiziato dagli arcieri: nell'iconografia cristiana è raffigurato trafitto da numerose frecce. Narra la leggenda che la matrona romana Luciana trovò il suo corpo proprio dove ora si erge Sant'Andrea della Valle. Nel IV secolo venne eretta sul sito una piccola chiesa, che divenne meta di assidui pellegrinaggi.

Cupola[modifica | modifica sorgente]

La cupola

La cupola, realizzata da Carlo Maderno, è la terza in altezza della città di Roma, preceduta solo da quella della basilica di San Pietro in Vaticano e dalla più recente cupola della chiesa dei Santi Pietro e Paolo all'EUR. All'esterno, il tamburo riprende il tema delle colonne binate della cupola di San Pietro.[3]

È molto luminosa grazie ad un ordine di finestre intervallate da semi-colonne, in numero di otto. La presenza delle finestre, se da un lato permette l'illuminazione sontuosa che caratterizza la chiesa, dall'altro rende difficilmente distinguibile il meraviglioso affresco della cupola, realizzato da Giovanni Lanfranco tra il 1621 ed il 1625. Il lavoro venne condotto in concomitanza, e probabilmente in competizione, con l'affresco dei pennacchi (o peducci) e del transetto absidale, con storie di Sant'Andrea, eseguiti dal Domenichino tra il 1621 ed il 1628, ai cui lati sono due affreschi di Carlo Cignani.

La cupola ritrae la Gloria del Paradiso, mentre i pennacchi rappresentano i Quattro evangelisti. Tra i due artisti, entrambi appartenenti alla Scuola Carracci, c'era forte competizione, tanto che lo Zampieri accusò Lanfranco di averlo spinto da un'impalcatura, dopodiché fuggì a Napoli.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sull'ampia cantoria in controfacciata, realizzata nel 1905 da Enrico Caraffa, si trova l'organo a canne[4] della basilica, costruito nel 1909 da Carlo Vegezzi-Bossi e Guido Buccolini e restaurato nel 1964 da Leandro Buccolini e ancora nel 1975. Attualmente (2012), l'organo è a due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera di 32 ed è a trasmissione elettrica. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Dulciana 8'
Flauto 8'
Ottava 4'
Flauto in Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno Grave 3 file
Ripieno Acuto 3 file
Tromba 8'
Clarinetto 8'
Voce Umana 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Principale 8'
Viola Gamba 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Eolina 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Decimino 1.3/5'
Pieno 3 file
Tromba Armonica 8'
Oboe 8'
Viola Celeste 8'
Salicionale 16'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Ottava 8'
Basso Armonico 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Flauto 4'
Unioni e annullatori
Unione I-II
Ottava Grave I-II
Ottava Grave I
Ottava Acuta I-II
Ottava Grave II
Ottava Acuta II
Unione I-P
Ottava Acuta I-P
Unione II-P
Ottava Acuta II-P

Altre note[modifica | modifica sorgente]

La Basilica ospita il sepolcro di Papa Pio II e di suo nipote Papa Pio III.[5]

Titolo cardinalizio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sant'Andrea della Valle (titolo cardinalizio).

Papa Giovanni XXIII il 12 marzo 1960 con la costituzione apostolica Quandoquidem ha istituito il titolo cardinalizio di Sant'Andrea della Valle.

Il palazzo Della Valle[modifica | modifica sorgente]

Fontana del Maderno

Probabilmente il nome della chiesa si deve al Palazzo Della Valle, che sorge accanto sulla stessa via, corso Vittorio Emanuele, al numero 101. Il palazzo, realizzato da Lorenzo Lotti (detto il Lorenzetto, scultore ed architetto legato a Raffaello) intorno al 1517, presenta il nome del cardinale Andrea della Valle scolpito sopra il portone.

La fontana[modifica | modifica sorgente]

La piazza antistante la chiesa e che da questa prende nome è ornata da una fontana che proviene dalla scomparsa piazza Scossacavalli, piazza distrutta per i lavori di demolizione della spina di Borgo e la conseguente creazione di via della Conciliazione. L'autore è Carlo Maderno (1614).

Scenografia teatrale[modifica | modifica sorgente]

La basilica teatina fa da scenografia al primo atto dell'opera lirica Tosca, scritta da Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (basata su un soggetto di Victorien Sardou) e musicata da Giacomo Puccini alla fine del XIX secolo. Nel 1992 ha realmente fatto da fondo per la messa in scena televisiva di Tosca, nei luoghi e nelle ore di Tosca, film TV in diretta realizzato da Giuseppe Patroni Griffi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ U. Gnoli, Topografia e toponomastica di Roma, v. alle voci. Nel 1582 il palazzo, fatto costruire nel secolo precedente da papa Pio II, venne ceduto con testamento da Costanza Piccolomini duchessa di Amalfi, ultima erede di tale famiglia, ai Teatini, che si impegnarono a erigere sul posto una chiesa dedicata a S. Andrea apostolo patrono di Amalfi, e Sisto V nel 1584 impose che fosse lasciato libero ai nuovi padroni.
  2. ^ www.jacobite.ca, The Jacobite Heritage. URL consultato il 13 luglio 2008.
  3. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia) 1998, p. 66 e 208.
  4. ^ * G. Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 24-26. ISBN 978-88-222-5674-4
  5. ^ Marco Pellegrini, Enciclopedia dei Papi, Treccani, 2000. http://www.treccani.it/enciclopedia/pio-ii_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/ . URL consultato il 31 agosto 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]