Via della Conciliazione

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Via della Conciliazione
Vista dalla cupola di San Pietro
Vista dalla cupola di San Pietro
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Roma
Circoscrizione Municipio XVII
Quartiere Prati
Caratteristiche
Progettista Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli
Costruzione 1936
Collegamenti
Trasporti Ottaviano, San Pietro
Mappa
Mappa di localizzazione: Roma
Via della Conciliazione

Coordinate: 41°54′08.6″N 12°27′40.15″E / 41.902389°N 12.461153°E41.902389; 12.461153

Via della Conciliazione è una via di Roma.

Collega idealmente la capitale d'Italia con lo Stato Vaticano, secondo una direttrice che si sviluppa da Castel Sant'Angelo fino a piazza San Pietro; la strada sbocca in piazza Pio XII, dove una sottile linea di travertino romano, preso dalle vicine cave di Tivoli, delinea il confine di Stato con la Città del Vaticano, inquadrando scenograficamente la basilica petrina.

Si tratta di una delle opere urbanistiche più discusse e aspramente criticate del Novecento.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La strada, progettata dagli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, fu creata a partire dal 1936 con la demolizione dell'isolato della cosiddetta "Spina di Borgo", in seguito alla riconciliazione ufficiale tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, con i Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929. Fu completata in occasione del giubileo del 1950 con l'installazione di due file di portalampioni a forma di obelisco.[2]

Il suo progetto si inquadra nel più ampio piano operato dal regime fascista di ristrutturazione dei centri storici Italiani di cui il monumentalismo di Marcello Piacentini fu ispiratore ed autore. Via della Conciliazione, in particolare, esemplifica lo stereotipo, diffuso tra i secoli XIX e XX, di una grande strada sull'asse del monumento architettonico.[3] Dunque, la sua realizzazione annullò l'invenzione barocca ideata da Gian Lorenzo Bernini, che aveva creato un suggestivo gioco prospettico, ponendo, in asse con la scomparsa via di Borgo Nuovo, il portone in bronzo che conduceva alla Scala Regia, all'interno della cittadella vaticana; un sorprendente percorso che accompagnava lo spettatore dalle anguste e articolate strade della "Spina di Borgo" alla grandiosità della piazza San Pietro, dalla quale venivano offerti scorci verso la facciata della basilica e verso la cupola michelangiolesca.[4]

L'intervento novecentesco causò la perdita di buona parte del tessuto urbano del rione di Borgo, con la distruzione del palazzo dei Convertendi (di Bramante e Baldassarre Peruzzi), del palazzo Jacopo da Brescia, del palazzo del Governatore, del palazzo Alicorni, del palazzo Accoramboni (di Carlo Maderno) e della chiesa di San Giacomo a Scossacavalli. In alcuni casi i nomi dei vecchi edifici andarono ad indentificare le nuove costruzioni. L'antica chiesa di San Lorenzo in Piscibus subì trasformazioni radicali e fu inglobata all'interno di nuovi edifici, mentre quella di Santa Maria Annunziata in Borgo fu ricostruita sul lungotevere Vaticano. Intorno al vuoto ottenuto dagli sventramenti furono mantenuti, a nord, il palazzo Torlonia-Giraud e la chiesa di Santa Maria in Traspontina, oltre ad un isolato ottocentesco; a sud il palazzo dei Penitenziari, il palazzo Serristori e una porzione del palazzo Cesi-Armellini. Alcuni elementi decorativi degli edifici scomparsi (come il portale e la loggia del palazzo dei Convertendi) furono rimpiegati nelle nuove costruzioni o trasferiti altrove. La fontana del Maderno, sita in piazza Scossacavalli (al centro del rione), fu collocata davanti alla basilica di Sant'Andrea della Valle; la fontana dei Delfini, posta da papa Pio IX sul fronte orientale della "Spina", fu trasferita nei Giardini Vaticani. Alle testate ottocentesche del Poletti, situate sull'estremità orientale, si sostituirono due palazzi più grandi, con colonne e fontane, mentre a ovest, verso piazza San Pietro, prevalse il progetto di due avancorpi con loggiati aggettanti verso il centro della strada.[5]

Lo stile complessivo delle nuove edificazioni andò a rispecchiare quel neoclassicismo semplificato piacentiniano, che dominò nelle opere del tempo, ma che fu la parte meno evoluta del razionalismo italiano.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma A.svg
 È raggiungibile dalla stazione Ottaviano.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L. Benevolo, San Pietro e la città di Roma, Bari 2004.
  2. ^ L. Benevolo, San Pietro e la città di Roma,cit., p. 85.
  3. ^ L. Benevolo, San Pietro e la città di Roma,cit., p. 86.
  4. ^ L. Benevolo, San Pietro e la città di Roma,cit., pp. 54-60.
  5. ^ L. Benevolo, San Pietro e la città di Roma,cit., pp. 86-87.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]