Arundhati Roy

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Arundhati Roy (in malayalam: അരുന്ധതി റോയ്, in devanagari: अरुंधती राय; Shillong, 24 novembre 1959) è una scrittrice indiana, nonché un'attivista politica impegnata nei movimenti anti-globalizzazione.

Nel 1997 ha vinto il Premio Booker col suo romanzo d'esordio, Il Dio delle piccole cose (The God of Small Things).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sua madre è originaria del Kerala e di religione cristiana, suo padre è un coltivatore di bengalese e di religione induista. Trascorre l'infanzia nel Kerala e a 16 anni va a vivere a Delhi in condizioni da senzatetto, dimorando in una baracca all'interno del Feroz Shah Kotla, il campo da cricket di Delhi. Riesce a studiare architettura presso la Delhi School of Architecture, dove incontra il primo marito, l'architetto Gerard Da Cunha.

Incontra il suo secondo marito, il regista Pradeep Kishen, nel 1984 e scrive le sceneggiature dei film In Which Annie Gives it Those Ones e Electric Moon, nonché della serie televisiva Banyan Tree; recita inoltre la parte di una ragazza contadina nel film Massey Sahib.

Arundhati Roy inizia a scrivere Il Dio delle piccole cose nel 1992 e lo conclude quattro anni dopo. Il libro è semi-autobiografico e racconta molta dell'infanzia trascorsa ad Aymanam. Il libro riscuote grande successo ed oltre ad essere premiato è stato tradotto e pubblicato in ventuno nazioni.

A tutt'oggi, Il Dio delle piccole cose è l'unico romanzo scritto dalla Roy. Da quando ha vinto il Premio Booker, Arundhati Roy ha preferito concentrare la propria attività di scrittrice scrivendo saggi su questioni politiche e sociali. Tra i temi affrontati vi sono il progetto della Diga del Narmada, le armi nucleari dell'India, il fanatismo religioso induista, le attività della multinazionale Enron in India. È considerata una delle figure guida del movimento mondiale anti-globalizzazione e nei suoi testi la critica al neo-imperialismo ed al neoliberismo è forte e veemente.

In risposta ai test nucleari indiani di Pokhran, nel Rajasthan, Arundhati Roy ha scritto il saggio "La fine dell'immaginazione", una critica alla politica nucleare del governo indiano inclusa nella raccolta "La fine delle illusioni" (The Cost of Living), in cui viene affrontato anche l'impatto sulle popolazioni interessate del massiccio progetto di costruzione di dighe e centrali idroelettriche negli stati centrali e occidentali del Maharashtra, Madhya Pradesh e Gujarat.

Una sua raccolta di saggi pubblicata in italiano è "Guida all'impero per la gente comune", dove in una prima parte l'autrice affronta il tema del neo-imperialismo e della "guerra al terrorismo" globale ed in una seconda parte focalizza la sua attenzione sull'India odierna.

Nel 2002, Arundhati Roy è stata condannata dalla Corte Suprema di Delhi per oltraggio alla corte medesima, accusata dall'autrice di mettere a tacere le proteste contro il progetto della diga del Narmada. Tuttavia la condanna è stata solo alla simbolica pena di un giorno di prigione.

Nel maggio del 2004 ha ricevuto il Sydney Peace Prize per il suo lavoro nel campo sociale e il continuo sostegno alla nonviolenza. Nel gennaio 2006 le è stato conferito il premio della Sahitya Akademi per la sua raccolta di saggi L'algebra della giustizia infinita, ma l'autrice lo ha rifiutato.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

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