Anni facili

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Anni facili
Anni facili taranto+ralli+matania.jpg
Giovanna Ralli, Nino Taranto e Clelia Matania compongono la famiglia De Francesco in "Anni facili"
Titolo originale Anni facili
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1953
Durata 105 min.[1]
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Luigi Zampa
Soggetto Vitaliano Brancati
Sceneggiatura Sergio Amidei, Vitaliano Brancati, Vincenzo Talarico, Luigi Zampa
Produttore Carlo Ponti, Dino De Laurentiis
Casa di produzione Ponti - De Laurentiis Cinematografica
Distribuzione (Italia) Paramount Pictures
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Nino Rota
Scenografia Piero Gherardi
Interpreti e personaggi
Premi

Nastri d'Argento 1954:

  • Nino Taranto quale miglior attore protagonista
  • Sergio Amidei, Vitaliano Brancati, Vincenzo Talarico e Luigi Zampa per la migliore sceneggiatura

Anni facili è un film del 1953 diretto da Luigi Zampa e basato su un soggetto di Vitaliano Brancati

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il Professore Luigi De Francesco è insegnante in una cittadina siciliana, non senza contrasti a causa del suo rigore morale e delle sue opinioni progressiste. Sua moglie, che sogna la grande città, riesce tramite conoscenze ad ottenere il trasferimento del marito a Roma, dove anche la figlia desidera andare perché lì abita il suo fidanzato. A nulla valgono le rimostranze del Professore sulla scarsezza del suo stipendio rispetto al costo della vita nella Capitale.

Il barone La Prua, padrone di casa del Professore con trascorsi da Podestà nel periodo fascista, ma adesso candidato Sindaco con i voti della sinistra, conosce queste difficoltà, ma ricorda anche l’amicizia di De Francesco con l’onorevole Rapisarda, maturata ai tempi in cui costui era al confino in Sicilia. Gli propone quindi di integrare il magro stipendio seguendo presso gli uffici ministeriali l'iter autorizzativo di un farmaco che egli vuole mettere in commercio, il “Virilon”, vantato come miracoloso per le prestazioni maschili.

Poiché l’integerrimo De Francesco non vuole approfittare della sua amicizia col Rapisarda per accelerare l’iter della pratica, le sue spossanti peregrinazioni negli uffici ministeriali si infrangono senza risultato contro il muro della burocrazia. Neppure l'essere riuscito finalmente ad avvicinare in modo fortunoso il Comm. Larina, dirigente cui spetta il rilascio dell’autorizzazione, gli è utile. A quel punto, il barone La Prua decide di occuparsi personalmente dell’autorizzazione e si reca a Roma.

Qui partecipa ad un incontro di nostalgici fascisti, i quali gli suggeriscono di avvicinare la moglie di Larina, una vecchia conoscenza dei camerati. Ed è proprio tramite i buoni uffici della signora, e pagando una cospicua tangente, che La Prua riesce finalmente ad ottenere l’autorizzazione per il “Virilon”. A quel punto i servigi di De Francesco non sono più necessari ed il Professore si trova senza lo stipendio aggiuntivo proprio quando deve far fronte ai costi del matrimonio della figlia.

Pressato dagli impegni economici famigliari, De Francesco cede ed accetta quello che sino ad allora aveva sdegnosamente rifiutato: truccare degli esami in cambio di una somma di denaro. Ma l'illecito viene scoperto ed egli è arrestato proprio durante la festa di nozze della figlia. Il suo avvocato, che è stato un suo allievo e ricorda il rigore morale del suo ex insegnante, cerca in tutti i modi di aiutarlo. Di Francesco, però, rifiuta ogni attenuante e chiede di ricevere una condanna esemplare, cosa che avverrà.

Vitaliano Brancati, soggettista e sceneggiatore di "Anni facili", qui con il regista del film Luigi Zampa

Nel giorno in cui viene condotto in carcere, scorge alla stazione il Comm. Larina in partenza per Milano, dove è stato trasferito dopo che è emersa la corruzione legata al “Virilon” . Questa è l’unica punizione per il funzionario ministeriale, mentre De Francesco andrà in prigione ad Alessandria dove si ripromette di insegnare ai detenuti.

Realizzazione del film[modifica | modifica sorgente]

Soggetto e sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

“Anni facili”, ideale seconda puntata di una “trilogia” di Zampa e Brancati sull’Italia del dopoguerra, assieme con Anni difficili (1948) e L'arte di arrangiarsi (1954)[2], ebbe una lunga gestazione. Ne aveva già parlato Brancati in una lettera del 5 novembre 1948 alla moglie, Anna Proclemer, nella quale scriveva di aver «buttato giù una trama di “Anni facili” che venderò a chi mi dà più affidamento[3]», mentre l’anno successivo è Zampa ad accennare alla cosa[4], e successivamente si parla di un film con lo stesso titolo destinato ad essere diretto da Mastrocinque, poi non realizzato[5].

Nel frattempo Zampa dirige altre opere (tra cui, nel 1952, l'apprezzato Processo alla città), ma l'idea evidentemente ha continuato a maturare perché alla fine del 1952 si dà l’annuncio della preparazione del film, per il quale si informa che l’interprete sarà Totò, assieme ad «attori del teatro siciliano[6][7]».

Per poter dirigere "Anni facili", Zampa - come riporta Stelio Martini[8] - rinunciò ad altre due regie: Don Camillo e Guardie e ladri, ritenendoli temi artificiosi. «Zampa - scrive Martini - vuole fare il punto della situazione attuale [e] ciò che salta fuori, patente o appena mascherato, è un tema fondamentale: il ritorno del fascismo». Si tratta di un tema ricorrente per il regista al punto che qualche anno dopo, nel 1957, pubblicherà un romanzo autobiografico, "Il successo", nel quale fa dire al protagonista: «Siamo tornati ad un clima conformista di poco diverso da quello del "Ventennio"[9]».

Dino De Laurentiis (a sin.), co-produttore, insieme a Carlo Ponti, di "Anni facili", discute con il regista Luigi Zampa

L'impostazione originaria del film , che inizialmente era stato concepito come una prosecuzione (oggi si direbbe un sequel) di Anni difficili[10]», muta e - come ha scritto Pezzotta[11] - «Brancati rimette mano al soggetto e abbandona i vecchi personaggi (...) l'ambientazione questa volta è contemporanea ed il bersaglio più appariscente è la corruzione della burocrazia romana». Resta, comunque, anche la tematica del ritorno del fascismo, quella che porta Zampa a dichiarare a Cinema nuovo[12], che «il popolo italiano sembra aver dimenticato inesplicabilmente quella che è la sua storia recentissima; pare che non si renda conto del grave pericolo che di nuovo lo minaccia».

Prime difficoltà[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura, alla quale Zampa, Brancati e gli altri collaboratori avevano lavorato - come ha scritto Meccoli[13] - per otto mesi, viene presentata il 27 gennaio 1953[14] alla Direzione Generale dello Spettacolo per la “censura preventiva” (vedasi box) e riceve una bocciatura in quanto il film viene giudicato «volutamente scandalistico e ferocemente autolesionistico sul clima morale degli italiani[15]». Una seconda versione successiva di un mese riceve, nonostante un intervento di mediazione dello stesso Andreotti, allora Sottosegretario, la stessa risposta, anche se si ammette che «i realizzatori si sarebbero dichiarati disposti ad apportare alla sceneggiatura quelle modifiche che l’ufficio riterrebbe di consigliare[16]».

Rino Genovese (a sin.) è la "eccellenza" nella scena del raduno di nostalgici che suscitò aspre polemiche
Gino Buzzanca (il barone La Prua) e Nino Taranto in una scena del film. Buzzanca, un attore proveniente dal teatro siciliano, fu scoperto da Zampa, con cui esordì in occasione di "Anni facili".

Le crescenti difficoltà provocano il ritiro della prima casa produttrice, la “Rosa film”, cui subentrano Ponti e De Laurentiis. Si arriva così al maggio 1953, quando una terza versione della sceneggiatura ottiene finalmente il via libera[17] e possono iniziare le riprese[18]. Nel frattempo le vicissitudini censorie erano diventate pubbliche, anche se ancora senza polemiche. Secondo L'Europeo si tratta di un «compromesso raggiunto tra censura e sceneggiatura in uno spirito di reciproca comprensione [che] ha portato alla scomparsa di qualche scena, di alcuni personaggi e di molte battute "pericolose"[19]».

Presentazione a Venezia[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione controversa[modifica | modifica sorgente]

"Anni facili" viene realizzato in circa tre mesi di lavorazione con esterni girati a Noto, a Roma ed al Castello di Bracciano ed interni realizzati negli stabilimenti Ponti De Laurentiis[20], e, mentre è ancora in attesa di ricevere il "via libera" definitivo della censura, esordisce a Venezia. Si tratta di una partecipazione controversa: da un lato l'inclusione della pellicola nell'elenco delle opere che rappresentavano l'Italia fu contestata dai rappresentanti del Ministero che facevano parte della commissione selezionatrice[21]; dall'altro alcuni commentatori[22] parlarono, a proposito delle pellicole italiane selezionate per la Mostra, di «squadra nazionale di serie B»[23]».

Una censura, anzi due

La Revisione Cinematografica - comunemente nota come censura - prevista dalla legge n° 958 del 29 dicembre 1949, che resterà in vigore per tutti gli anni Cinquanta, era formata da due "passaggi" presso la Direzione Generale dello Spettacolo, ufficio che dipendeva in allora dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e che aveva sede in via Veneto. In una fase "preventiva" venivano vagliate le sceneggiature che erano proposte dai produttori; questo primo esame non era obbligatorio, ma di fatto le diventava in quanto senza tale parere favorevole non era possibile ottenere i finanziamenti bancari per la realizzazione di un film e c'era comunque il rischio che la pellicola venisse bloccata dopo aver speso il denaro per la sua realizzazione. Una volta girato il film, esso veniva esaminato per il nulla osta definitivo, che comprendeva anche il riconoscimento dell'esenzione fiscale pari al 10 per cento, e ad un 8 per cento suppletivo, sugli incassi, decisione che poteva determinare il successo commerciale o meno di un'opera. In tale fase era anche concesso (oppure no) il permesso di esportazione, altro elemento importante sotto l'aspetto economico. Contro le decisioni degli uffici della Direzione era possibile proporre una specie di "appello" affinché certe decisioni negative fossero riviste. In realtà non sempre un'opera che riceveva il nulla osta in sede di primo esame era certa di avere poi il "via libera" definitivo.
Per una descrizione dei meccanismi, anche finanziari, della censura di quegli anni, si veda, tra l'altro, il contributo di Franco Vigni alla "Storia del Cinema Italiano" citato in bibliografia, pag.64.

La prima visione del film avvenne la sera del 31 agosto 1953, suscitando «un vespaio[24]». La proiezione della pellicola - ha scritto Meccoli - «divise la critica più sul piano delle ideologie che delle valutazioni estetiche: la sinistra ed il centro liberale si schierarono a favore del film, la destra ed il centro conformista contro». Della differenza di giudizio tra messaggio civile e valore artistico del film è testimonianza la corrispondenza di Cinema[25] dove da un lato si riconosceva che «"Anni facili" è un film coraggioso per i tempi che corrono, un film civilmente utile perché addita senza ipocrisie piaghe riconoscibili nella nostra vita sociale», dall'altro si osservava che «il guaio maggiore del film è la sua mancanza di tono coerente: dalla frizzante commedia di costume, ad accenti di farsa grottesca, al facile patetico».

Commenti favorevoli[modifica | modifica sorgente]

Pur con alcune riserve, i commenti dei critici presenti a Venezia furono in prevalenza positivi. «Un film severo – fu la recensione sul Corriere della Sera[26] - aspramente polemico e talvolta coraggioso, la sua sostanza morale è difficilmente controvertibile ()…) Avremmo preferito dialoghi meglio curati, uno stile narrativo più sostenuto, ma non ci pare che ci sia gran che da dissentire nell’ispirazione del film e su molti aspetti della sua realizzazione». Analoga l’opinione espressa sul Messaggero[27] che definì “Anni facili” «un film coraggioso, un film che bisognava fare e che torna ad onore di chi lo ha realizzato (…) Per questo il valore del morale del film va al di là ed al di sopra del suo valore cinematografico e per questo il suo coraggioso atto di accusa deve essere apprezzato ed applaudito molto più del modo in cui si attua».

Il prof. De Francesco (Nino Taranto) si aggira affannosamente ed invano nei corridoi ministeriali in una scena del film
Giovanna Ralli e Gabriele Tinti nella scena delle nozze in cui viene arrestato il prof.De Francesco
Domenico Modugno ha interpretato in "Anni facili" l'ex allievo che De Francesco ritrova come suo avvocato difensore

Più attento al valore artistico del film fu il commento de La Stampa[28] che, riferendo di una «sala gremitissima» e «tre applausi a schermo aperto ed un altro alla fine», scrisse che «il film si risolve in una occasione mancata [poiché] la sua portata sarebbe stata diversamente alta e serena se condotta sui ritmi della satira vera». «Film applauditissimo» anche per Ugo Casiraghi, inviato de l'Unità[29], che tuttavia registrava anche proteste di alcuni spettatori che «uscivano lividi gridando allo scandalo». Una differenza di reazioni che fu poi ripresa da Cinema nuovo[30] che parlò di «doppia accoglienza di pubblico: nell'arena all'aperto (ingresso 350 lire) si divertono, applaudono e condividono lo sdegno degli autori, all'interno del Palazzo del Cinema (ingresso 2.500 lire) una diffusa insofferenza portò ad una accoglienza imbarazzata».

Non tutti i pareri furono favorevoli. Su Bianco e nero[31] si parlò di «mancanza non di impegno, ma di acume critico e di gusto [in quanto] l'autore ha preferito indulgere verso gli aspetti parodistici del tema, con scontate e troppo facili occasioni di banale umorismo», mentre su Oggi l'inviato a Venezia, Piero Gadda Conti[32], scrisse di «pellicola certamente coraggiosa, ma non mi pare che abbia raggiunto quel distacco, quella atmosfera, che sono propri dell'arte».

Contrasti e censura[modifica | modifica sorgente]

I malumori emersi in occasione della "prima" veneziana furono solo l'inizio degli accesi contrasti, sfociati anche in scontri politici, che nei mesi successivi investirono il film. Già pochi giorni dopo viene presentata alla Camera una interrogazione di un Deputato del MSI, Ezio Maria Gray, nella quale si chiede al Governo di «non ammettere [il film] alla libera circolazione nelle sale cinematografiche[33]». Questa richiesta suscita la reazione del critico Filippo Sacchi che, sulle colonne de La Stampa[34], apprezza «un produttore ed un regista che hanno sentito il bisogno di affrontare problemi cocenti e vivi, di dibattere idee che sono nella realtà quotidiana del nostro tempo». Pochi giorni dopo viene richiesto il sequestro del film da parte di Rodolfo Graziani, secondo il quale la scena del raduno di nostalgici visitato da La Prua sarebbe l'irridente parodia di una riunione di ex combattenti che, con la sua partecipazione, si era tenuta ad Arcinazzo[35].

Ma i problemi più grossi per il film di Zampa dovevano arrivare ancora dalla censura. Il 18 ottobre 1953 la circolazione del film viene bloccata con la richiesta di tagliare circa 600 metri di pellicola. Questa decisione scatena però molte proteste. Vengono, anche in questo caso, presentate numerose interrogazioni parlamentari[36]. La reazione di Zampa è decisa: rifiuta i tagli richiesti dalla censura e «dichiara che se si fossero apportati non avrebbe più firmato il film[37]».

«In seguito al clima di unanime condanna ed indignazione - ha scritto Pezzotta[38] - la censura torna suoi suoi passi». La Commissione di appello, presieduta dal Sottosegretario in persona[39] riforma la precedente decisione, precisando[40] che «il "nulla osta" è stato concesso dopo aver preso atto delle modifiche apportate (...) e subordinandolo alla sostituzione di alcune battute di dialogo ed alla eliminazione di una scena[41][42]». Zampa accetterà la nuova versione uscita dalla censura[43], e la pellicola inizia a circolare nelle sale[44], confermando le valutazioni già espresse in precedenza[45].

Esito commerciale e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Dopo tante vicissitudini[46], "Anni facili" otterrà, alla fine, un buon successo commerciale. Sugli introiti della pellicola vi sono alcune differenze di dati. Secondo il "Dizionario dei film" la pellicola incassò 401 milioni di lire e questa somma è confermata anche da Cinema nuovo[47], mentre il "Catalogo Bolaffi" gli attribuisce un introito di circa 416 milioni. In ogni caso il film si posizionò intorno al 20º posto nella classifica commerciale riguardante i circa 145 film prodotti in Italia nel periodo[48]. Il positivo risultato commerciale fu tuttavia sminuito dal divieto all'esportazione che colpì la pellicola e che non fu possibile rimuovere neppure negli anni successivi[49].

L'interpretazione di Nino Taranto sorprese favorevolmente tutti i commentatori, anche i più critici[50] e gli valse nel 1954 il Nastro d'argento. Sembrò l'inizio di una nuova fase della sua carriera artistica, ma non fu così[51]. Un altro Nastro d'argento venne assegnato agli sceneggiatori.

I commenti successivi[modifica | modifica sorgente]

Le traversie che affrontò "Anni facili" condizionarono in parte anche i giudizi posteriori. Così, secondo Brunetta[52] «col passare del tempo questo gruppo di film ("Anni facili", Anni difficili. L'arte di arrangiarsi -ndr) diventa una radiografia spietata, molto utile per capire lo sviluppo storico e sociale del dopoguerra». Molti altri commenti sono sullo stesso tenore: «Zampa mette a fuoco con implacabile ferocia satirica un certo mondo borghese ministeriale della Roma degli anni Cinquanta[53]»; «Zampa e Brancati affondano la loro indagine in un mondo corrotto e corruttore con coraggio e spregiudicatezza, anche se il film non è sempre acuto e profondo come si vorrebbe[54]»; «impietosa radiografia del ritorno del fascismo, svolta in termini sarcastici, di cui farà tesoro nel decennio successivo la commedia all'italiana[55]» ed, infine, «la persecuzione censoria rivolta al film è una prova della sua importanza nell'Italia dell'epoca[56]».

Dopo "Anni facili" Zampa avrà ancora problemi con la censura (ad esempio con La romana) e non mancherà di farlo rilevare: rispondendo due anni dopo alle domande rivoltegli da Franco Giraldi[57] affermò «la censura ha origini profonde, è una questione di civiltà. Io, per esempio, non riesco a capire come certe persone si siano meravigliate per le cose che ho detto in “Anni facili”. Il guaio è che, batti e ribatti, la censura è riuscita a far perdere coraggio a molta gente del cinema».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questa è la durata della versione distribuita. La versione originale durava circa 108 min.
  2. ^ Alcuni commentatori iscrivono alla serie anche Gli anni ruggenti, benché sia un film già del 1962 e quindi privo dell’apporto di Brancati; ad esempio Alberto Pezzotta, in “Ridere civilmente”, ampia monografia dedicata all'opera di Zampa – vedasi bibliografia, pagina 182 – considera quest’ultimo film «in qualche modo un completamento ed un aggiornamento» della “serie” degli anni ’50».
  3. ^ La corrispondenza tra Brancati e la Proclemer, che contiene diverse lettere che parlano del film, è pubblicata nel volume “Lettere da un matrimonio”, vedasi bibliografia. Il passo citato è a pagina 44.
  4. ^ Ne riferisce un articolo a firma “Dom” apparso sul numero 9 del quindicinale Cinema.
  5. ^ Di questa ipotesi si parla nel numero 21 del quindicinale Cinema.
  6. ^ Questa notizia apparve su diverse pubblicazioni, tra cui il n° 38 de L'Eco del Cinema, nel quale si precisava che Zampa, rientrato dalla Sicilia, aveva comunicato di aver scelto quale location la cittadina di Termini Imerese.
  7. ^ Alberto Anile, nel suo "Totò proibito", edito da Lindau nel 2005, sostiene (pag.117) che la mancata interpretazione di Totò fu causata dai «tempi lunghi imposti dalla censura per discutere del copione».
  8. ^ L'articolo di Martini esce nel dicembre 1952 sul primo numero dell'allora neonato quindicinale Cinema nuovo; esso costituisce un'anticipazione del film e vi si descrivono, degli elementi della sceneggiatura che poi sono scomparsi nelle successive vicissitudini del film, tra cui il fatto che il professor De Francesco avesse tre figli, di cui uno comunista.
  9. ^ Un passo del libro scritto da Zampa è stato pubblicato nell'ambito del contributo di Vito Zagarrio all'antologia "Il cinema italiano degli anni Cinquanta", vedasi bibliografia, pag.99.
  10. ^ Infatti Brancati, in una lettera alla moglie del 28 ottobre 1948, parla di «breve seguito de "Il vecchio con gli stivali", cioè del racconto che era stato la base di "Anni difficili". Anche in un servizio di Renzo Trionfera per L'Europeo, n° 399 dell'11 giugno 1953, si sostiene che «in un primo tempo Brancati e Zampa si erano proposti di far muovere sulla scena gli stessi personaggi di Anni difficili»
  11. ^ Il passo citato, tratto dal volume "Ridere civilmente", fa parte di una lunga analisi della pellicola, alla pagina 137 e segg.
  12. ^ Le dichiarazioni di Zampa sono riportate nel citato articolo di presentazione del film scritto da Stelio Martini per il primo numero del quindicinale.
  13. ^ Domenico Meccoli ha pubblicato nel 1956 la prima in ordine di tempo (e poi rimasta per molti anni anche l'unica) monografia sull’attività registica di Zampa. Vedasi la bibliografia. Ad “Anni facili” sono dedicate le pagine 62 e seguenti.
  14. ^ Questa data ed il successivo iter presso gli uffici ministeriali sono descritti da diversi commentatori, tra cui Piero Cavallo in “Viva l’Italia” – vedasi bibliografia, pag. 236 e segg.
  15. ^ Nel volume di Argentieri sulla "Censura nel cinema italiano" - vedasi bibliografia - è riportato (pag.112) un dialogo tra Zampa ed il funzionario ministeriale Scicluna Sorge, nel quale costui cerca di convincere il regista a desistere: "Perché vuoi fare questo film ? Non è adatto al tuo spirito !"
  16. ^ Questo testo, unitamente a molti altri documenti d’archivio relativi al tormentato iter del film, sono riprodotti in “Ridere civilmente”, citato in bibliografia, pagina 58 e segg.
  17. ^ Tra le scene sacrificate ve n’era una che riguardava la questione di Trieste, allora al centro di una aspra contesa territoriale tra Italia e Jugoslavia; inoltre viene del tutto eliminata la figura del figlio “comunista” di De Francesco – circostanze ricordate in “Viva l’Italia”, citato in bibliografia, pag. 238.
  18. ^ Dell'inizio della lavorazione dà notizia il n°109 del periodico Cinema.
  19. ^ Questa è la conclusione del già citato servizio di Renzo Trionfera sul n° 399 del rotocalco.
  20. ^ L'indicazione delle location è ripresa dalla scheda contenuta in "Ridere civilmente", citato in bibliografia, pag. 248. Della conclusione delle riprese informa il n° 115 del quindicinale Cinema uscito a ferragosto del 1953.
  21. ^ Cavallo, in "Viva l'Italia" - vedasi bibliografia, pag. 238 e segg. - sostiene che il film andò a Venezia «nonostante il parere contrario di alcuni membri della Commissione preposta alla selezione tra cui De Pirro e Scicluna Sorge, cioè i maggiori esponenti della Direzione Generale dello Spettacolo», proprio coloro che avrebbero poi dovuto dare il "visto" alla circolazione. Pezzotta ha aggiunto nel suo "Ridere civilmente" - pag.63 - che tra i contrari a tale scelta vi era anche Eitel Monaco, allora Presidente dell’Anica, l’associazione dei produttori cinematografici.
  22. ^ Ad esempio Gian Carlo Crespi in un articolo pubblicato sul n° 114 di Cinema.
  23. ^ La selezione italiana per Venezia 1953 comprendeva, oltre ad "Anni facili", I vitelloni di Fellini, Napoletani a Milano di Eduardo De Filippo ed I vinti di Antonioni.
  24. ^ Questa espressione è di Giacci e Vitalone ne "Il fantasma delle libertà", capitolo dell'antologia "Il cinema italiano degli anni Cinquanta", vedasi bibliografia, pag. 127.
  25. ^ Il servizio, apparso sul n° 116 del quindicinale, era firmato da Giulio Cesare Castello.
  26. ^ Corrispondenza da Venezia dell’inviato Arturo Lanocita, apparsa sul numero del 1 settembre 1953 del quotidiano, consultato presso archivi bibiliotecari.
  27. ^ Articolo di Ermanno Contini sul quotidiano del 1 settembre 1953, consultato presso archivi bibliotecari.
  28. ^ Corrispondenza da Venezia di Mario Gromo, apparsa sul numero del 1 settembre 1953, consultata presso l’archivio on line del quotidiano.
  29. ^ Corrispondenza pubblicata sul numero del 1 settembre 1953, edizione nazionale, consultata presso l'archivio storico on line del quotidiano.
  30. ^ Alle questioni sollevate da "Anni facili" fu dedicato un editoriale, scritto dal critico Renzo Renzi, pubblicato sul numero 14 del periodico, apparso pochi giorni dopo la "prima".
  31. ^ L'articolo di Nino Ghelli fu pubblicato sul numero 10 del mensile.
  32. ^ La sua corrispondenza è apparsa sul numero del 10 settembre 1953 del settimanale.
  33. ^ Nell'interrogazione, si motivava la richiesta con «le finalità aggressivamente polemiche del film [che] contrastano in modo violento con il raggiungimento della pacificazione nazionale affermato come precipuo obiettivo del Governo». Il testo dell'interrogazione è riportato, per stralci, nella citata monografia di Meccoli, vedasi bibliografia, pag.64.
  34. ^ L'articolo di Sacchi, che prevalentemente svolgeva l'attività di critico cinematografico per il settimanale Epoca, fu pubblicato sull'edizione del 13 settembre 1953, consultata presso l'archivio on line del quotidiano. Ad esso fu dato un insolito risalto, dato che fu posizionato nella prima pagina.
  35. ^ L'incontro era realmente avvenuto nella località laziale nell'ottobre 1952. Peraltro anche altri episodi del film erano ispirati da avvenimenti di cronaca: ad esempio l'illecito negli esami di cui si rende responsabile De Francesco riflette una vicenda (che aveva portato ad arresti e condanne) realmente accaduta nel Liceo "Gioberti" di Torino - si veda La Stampa dell'8 ottobre 1952 e giorni successivi - , dove anche la somma "incriminata" era eguale a quella intascata dal professore nel film, 300.000 lire.
  36. ^ Secondo Cavallo, autore de "Viva l'Italia" - vedasi bibliografia, pag. 236 - a criticare questa decisione furono Deputati di molti partiti, anche di governo, come il liberale Aldo Bozzi ed il socialdemocratico Egidio Ariosto, oltre a quelli dell'opposizione socialista e comunista. Quest'ultima, in particolare, utilizzerà la vicenda per fini politici, mettendo in opera tramite L'Unità una campagna di stampa con articoli quasi giornalieri di attacco al Governo. In uno di questi, il 19 ottobre 1952, viene intervistato a Torino, dove si trova per impegni teatrali, anche l'interprete principale Nino Taranto, che dichiara: «In Italia è proibito essere spiritosi (...) Come si può impedire ad un artista di ritrarre, attraverso la satira, un determinato ambiente ?»
  37. ^ Questa circostanza è raccontata da Meccoli nella sua monografia, citata in bibliografia.
  38. ^ Passo tratto dalla citata monografia "Ridere civilmente", vedasi bibliografia, pag. 64. Va ricordato che negli stessi mesi erano in corso anche le polemiche conseguenti all'arresto dei critici Aristarco e Renzo Renzi, sotto l'accusa di vilipendio delle Forse Armate.
  39. ^ Nel frattempo le cariche politiche, a seguito delle elezioni svoltesi il 7 giugno 1953, erano cambiate: la delega allo Spettacolo era passata da Andreotti al Senatore Bubbio.
  40. ^ Il comunicato stampa emesso dalla Direzione Generale dello Spettacolo è integralmente pubblicato sul n° 120 del quindicinale Cinema.
  41. ^ Le parti eliminate riguardarono principalmente la questione di Trieste ed una scena ritenuta poco rispettosa della Magistratura.
  42. ^ La decisione della censura fu salutata con valutazioni opposte: da un lato L'Unità titolò "La censura costretta ad approvare "Anni facili" un articolo di Tommaso Chiaretti pubblicato il 22 ottobre 1953, vantando tale esito come una vittoria ottenuta a seguito delle proteste; dall'altro Angelo Solmi sul n° 49 del settimanale Oggi del 26 novembre 1953 elogiò «la buona volontà della censura che ha permesso l'uscita del film, segno che in un regime di democrazia si sa guardare con coraggio a spiacevoli realtà che altrove vengono nascoste».
  43. ^ «Zampa non ha ritenuto necessario insistere - scrisse Filippo M. De Sanctis sul n° 19 del periodico La rassegna dei film - ed ha accettato. Il film sarà una cosa piuttosto diversa da quella che egli intendeva all'inizio, ma sarà pur sempre qualcosa. Per questo Zampa si è arreso».
  44. ^ In qualche caso la visione del film fu disturbata dal lancio di lacrimogeni attribuita ad elementi neofascisti. Questi episodi sono raccontati da Meccoli, nella citata monografia, vedasi bibliografia, che fa cenno anche ad ulteriori interrogazioni parlamentari che chiesero, invano, di bloccare il film.
  45. ^ Tra i giudizi positivi anche quello di Alberto Moravia, a quel tempo critico cinematografico del settimanale L'Europeo, e di lì a poco collaboratore di Zampa per La romana. In un articolo apparso sul numero del 22 novembre '53 (titolo: "Zampa scivola tra le maglie della censura") scrisse che «"Anni facili" rimane molto indietro quanto ad asprezza rispetto ad altri prodotti simili che all'estero vengono sfornati senza la minima reazione delle autorità», aggiungendo che «tali film, più che intenti d'arte, hanno intenti di efficacia moralistica, e in questo senso si può affermare che è un film nel complesso riuscito ed utile».
  46. ^ Arturo Lanocita, sul Corriere della Sera del 2 dicembre 1953, commenterà ironicamente l'uscita del film nelle sale scrivendo che «"Anni facili", che era un film, ora è diventato un caso».
  47. ^ Sul n° 98 del quindicinale fu pubblicato un articolo scritto da Callisto Cosulich ed intitolato "La battaglia delle cifre", che stilava una classifica degli incassi del film italiani nel decennio 1945-1955.
  48. ^ Campione di successo al botteghino nel 1953 fu Pane, amore e fantasia di Comencini che ottenne quasi un miliardo e mezzo di incasso, seguito da Il ritorno di don Camillo di Duvivier che sfiorò il miliardo, anche se, tendendo conto di due opere (Giuseppe Verdi e Chi è senza peccato...), anche Matarazzo sfiorò il miliardo e mezzo. Prima di "Anni facili" anche I vitelloni di Fellini. Guadagnarono invece meno le altre due opere presentate a Venezia, cioè Napoletani a Milano e I vinti, nonché il film "internazionale" di De Sica Stazione Termini.
  49. ^ Come ha riferito Argentieri ne "La censura nel cinema italiano" - vedasi bibliografia, pag 132 - riportando un dibattito parlamentare del maggio 1955, il divieto fu posto «in quanto il film può ingenerare errati e dannosi apprezzamenti sul nostro paese». Alla fine del 1959, quando ormai delle polemiche suscitate dal film si era persa memoria, il divieto era ancora in vigore.
  50. ^ Sul Corriere della Sera del 1 settembre 1953 fu definito «misurato e persuasivo interprete, al di là delle attese»; su Oggi l'inviato a Venezia Piero Gadda Conti scrisse il 10 settembre 1953 che «degna della più incondizionata lode è l'interpretazione di Nino Taranto, dal quale, a giudicare dalle sue precedenti prove sugli schermi, non mi sarei atteso una recitazione così sorvegliata ed approfondita». Anche sul n° 116 di Cinema fu apprezzato «un protagonista il cui il valore dialettale riesce insolitamente a ritrovare una accettabile misura».
  51. ^ In una dichiarazione pubblicata su "L'avventurosa storia" - vedasi bibliografia ,pag 196 - è lo stesso Taranto a raccontare che dopo aver vinto il Nastro d'Argento «rifiutai un sacco di copioni comici perché non volevo ricadere. Ma di cose buone non me ne offrivano e così, dopo aver visto che (Totò) accettava quello che c'era, cominciai a dire di si».
  52. ^ Autore di una "Storia del cinema italiano", vedasi bibliografia, volume 2°, pag 415.
  53. ^ Valutazione pubblicata su "Cinema Grande storia illustrata", pag. 203 del VI° vol., vedasi bibliografia.
  54. ^ Commento alla pellicola pubblicato sul "Catalogo Bolaffi", vedasi bibliografia.
  55. ^ Questo giudizio di Orio Caldiron si trova nel suo contributo alla "Storia del Cinema italiano, vedasi bibliografia, pag 461.
  56. ^ Giudizio espresso da Alberto Pezzotta nella più volte citata monografia "Ridere civilmente", vedasi bibliografia, pag. 68.
  57. ^ Il dialogo tra Giraldi e Zampa è stato pubblicato sul n° 77 del quindicinale L'eco del cinema.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

(in ordine cronologico)

  • diversi numeri della rivista quindicinale “Cinema”: n° 9 del 28 febbraio 1949, n° 21 del 30 agosto 1949, n° 99-100 del 31 dicembre 1952, n° 109 del 15 maggio 1953, n° 114 del 31 luglio 1953, n° 115 del 15 agosto 1953, n° 116 del 1 settembre 1953, n° 119 del 15 ottobre 1953, n° 120 del 31 ottobre 1953 e n° 121 del 15 novembre 1953.
  • rivista quindicinale Cinema Nuovo: n° 1 del 15 dicembre 1952 ed il n° 19 del 15 settembre 1953.
  • rivista quindicinale Eco del Cinema e dello spettacolo: n° 38 del 15 dicembre 1952 e n° 77 del 31 luglio 1954.
  • rivista mensile Bianco e nero, anno XIV, n° 10, ottobre 1953.
  • rivista mensile Rassegna dei film, anno II, n° 19, novembre - dicembre 1953.
  • articoli dei quotidiani Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, l'Unità e dei settimanali ''L'Europeo, e Oggi
  • Domenico Meccoli: Luigi Zampa. Edizioni Cinque Lune. Roma, 1956. ISBN non esistente
  • Ornella Levi (a cura di): Catalogo Bolaffi del cinema italiano. Bolaffi Edit. Torino, 1967. ISBN non esistente
  • Mino Argentieri: La censura nel cinema italiano. Editori Riuniti, Roma, 1974. ISBN non esistente
  • Alfonso Canziani: Gli anni del neoralismo. La Nuova Italia Edit. Firenze, 1977. ISBN non esistente
  • Anna Proclemer e Vitaliano Brancati: Lettere da un matrimonio. Rizzoli Edit. Milano, 1978. ISBN non esistente
  • Franca Faldini, Goffredo Fofi. L’avventurosa storia del cinema italiano. Feltrinelli Edit.. Milano, 1979. ISBN non esistente
  • Giorgio Tinazzi (a cura di): Il cinema italiano degli anni ‘50. Marsilio Edit. Venezia, 1979.ISBN non esistente
  • Gian Piero Brunetta: Storia del cinema italiano - vol. II - dal 1945 agli anni '80. Editori Riuniti, Roma, 1982. ISBN 88-359-0024-7
  • AA.VV. Il Cinema. Grande storia illustrata. volume VI°. Istituto Geografico De Agostini Edit. Novara, 1985. ISBN non esistente
  • Roberto Chiti, Roberto Poppi: Dizionario del Cinema Italiano – volume II (1945-1959). Gremese Edit. Roma, 1991. ISBN 88-7605-548-7
  • AA.VV. Storia del Cinema Italiano volume IX (1954-1959). Editori: Marsilio, Venezia, 2003 e Fondazione Scuola Nazionale Del Cinema, Roma, 2003, ISBN 88-317-8209-6. In particolare i capitoli:
    • Censura a largo spettro di Franco Vigni (pagina 71 e seguenti).
    • Gli artigiani della regia di Orio Caldiron. (pagina 461 e seguenti).
  • Piero Cavallo: Viva l’Italia. Storia, cinema ed identità nazionale (1932-1962). Liguori Edit. Napoli, 2009. ISBN 978-88-207-4914-9
  • Alberto Pezzotta: Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa. Edizioni della Cineteca di Bologna, 2012. ISBN 978-88-95862-56-9

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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