Castello Orsini-Odescalchi

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Coordinate: 42°06′15.54″N 12°10′39.25″E / 42.104318°N 12.177569°E42.104318; 12.177569

Castello Orsini-Odescalchi
20111208 - Bracciano - Castello Orsini Odescalchi.jpg
Foto del castello da piazza Mazzini
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Bracciano
Indirizzo Piazza Mazzini
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1470-1485
Inaugurazione 1485
Uso Museo, ricevimenti
Realizzazione
Architetto Francesco di Giorgio Martini
Costruttore Famiglia Orsini
Proprietario Famiglia Odescalchi
 

Il castello Orsini-Odescalchi di Bracciano (Roma) è un edificio del XV secolo costituito da tre cinta di mura esterne; di forma pentagonale, presenta cinque torri, una per ogni vertice della fortificazione esterna.

Il castello fu costruito da Braccio da Montone (della famiglia Bracci) poi passato all'Orsini militante nelle truppe di Braccio, dietro richiesta del papa Martino V (1418). È attualmente di proprietà degli Odescalchi, famiglia che proprio dagli Orsini rilevò la signorìa di Bracciano alla fine del XVII secolo.

Il castello è oggi un luogo di ricevimenti e ospita anche un museo, aperto nel 1952 da Ilvio Odescalchi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ampliamento del castello inizia nel 1470 (con partecipazione del famoso Leonardo De'Medici) su ordine di Napoleone Orsini che poi viene portata a termine dal figlio Gentil Virginio Orsini nel 1485. Nella sua storia il castello subisce molti cambiamenti dall'iniziale progetto di Francesco di Giorgio Martini.

Papa Alessandro VI, nel 1496 arriva a sequestrare il castello, animato da un profondo risentimento verso gli Orsini. In questi anni risalgono le prime decorazioni, tra i più famosi il ciclo della donna medievale che illustra la vita di corte del tardo Medioevo e l'affresco di Antoniazzo Romano[1] che riproduce il trionfo di Gentil Virginio Orsini, pagina importante di questo pittore del Quattrocento.

Terminato il diverbio con il papa gli Orsini riprendono il possesso del castello continuando così l'abbellimento e ampliamento del castello. Alla fine del Cinquecento Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo, realizza una serie di interventi in occasione del sontuoso matrimonio tra Isabella de' Medici e Paolo Giordano Orsini. In quella circostanza i fratelli Taddeo e Federico Zuccari furono chiamati a decorare alcune sale, tra le quali quella che nel 1481 ospitò papa Sisto IV della Rovere in fuga dalla peste che infuriava a Roma. Gli Zuccari, due tra i più importanti artisti della fine del Cinquecento, realizzarono gli affreschi con l'oroscopo dei due sposi e gli emblemi delle due insigni casate.

Nel 1696 agli Orsini entrarono gli Odescalchi antica famiglia di origine comasca, il cui prestigio si incrementò notevolmente quando uno dei suoi membri ascese al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XI.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'ingresso del castello

L'arco che sovrasta il viale d'entrata del castello è opera di Jacopo del Duca al quale Paolo Giordano Orsini lo commissionò dopo la costruzione dei giardini del castello nell'ultima metà del Cinquecento. Alla bugnatura aggettante si alternano le rose Orsini, sovrastate dallo stemma della famiglia.

Il granaio

È il primo ambiente che si incontra salendo al castello: il grande edificio rettangolare aveva una doppia funzione la scuderia al piano terra e il luogo di conservazione del grano nella parte più alta. Si tratta di una costruzione più tarda che testimonia il ruolo fondamentale del castello nell'organizzazione dalla vita economica del feudo.

L'armeria

Sovrastata da un robusto arco sorretto da pilastri in pietra, si trova la porta che immette ad una serie di ambienti, in parte scavati nella rupe e rischiarati da finestre, destinati al corpo di guardia ed al presidio del castello, con deposito di armi e di munizioni. Dall'ultimo di questi ambienti si accede ad un cunicolo di drenaggio destinato a raccogliere l'acqua piovana che cadeva nella corte.

La sala Papalina

Ricavata all'interno della torre nord la sala Papalina è anche ricordata per aver ospitato papa Sisto IV della Rovere nel 1481, fuggito dalla pestilenza che flagellava Roma. Il soffitto venne decorato ad affresco dai fratelli Zuccari nel 1560 in occasione delle nozze tra Paolo Giordano Orsini e Isabella de' Medici con l'oroscopo delle nozze inserito in una splendida decorazione a grottesche su fondo oro.

La sala Umberto

Umberto I vi dimorò nel 1900. La decorazione del soffitto a cassettoni è attribuita alla scuola di Antoniazzo Romano e venne realizzata probabilmente alla fine dei lavori di costruzione del castello intorno al 1491. Gli arredi e in particolare il letto hanno nei frontali originali elementi cinquecenteschi.

La sala del Trittico
la sala del trittico con i dipinti di Antoniazzo Romano

Chiamata così per la composizione a trittico di un'interessante pala d'altare della prima metà del Cinquecento con due ante d'organo di Antoniazzo Romano che raffigurano un'annunciazione. Accanto a queste opere sono raccolte in questa sala altri dipinti della collezione di opere del Quattrocento qui collocate probabilmente da Baldassarre Odescalchi in occasione del riarredo del castello.

La sala del Pisanello

È detta del Pisanello per lo stile degli affreschi del fregio, che volutamente si riferiscono a quella scuola come omaggio ai rapporti di Gentil Virginio Orsini con la casa di Aragona. Alle pareti accanto ai ritratti di Scuola Fiamminga di membri della famiglia Odescalchi della metà del Seicento, troviamo il ritratto del papa Innocenzo XI. È conservata in questa sala anche una parte della preziosa collezione di ceramiche dei più significativi centri di produzione italiana: le tipologie sono diverse e le epoche rappresentate vanno dalla metà del XV secolo fino al XVIII.

La sala dei Cesari
una delle statue di Cesare

È la sala più ampia dell'ala nord; originariamente il soffitto si elevava a doppia altezza ma venne abbassato nella seconda metà dell'Ottocento, ricavando una seconda sala. Sulla parete di fondo nel 1960 venne posizionato il grande affresco di Antoniazzo Romano che celebra due importanti momenti della storia di Gentil Virginio Orsini: la cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l'incontro con Piero de' Medici. I busti dei Cesari collocati intorno alle pareti sono in marmo bianco e peperino del XVII secolo.

La sala degli Orsini

Detta degli Orsini perché in origine vi erano collocati i ritratti della casata, purtroppo perduti. Attualmente alle pareti si trovano i ritratti di Paolo Giordano e di Isabella de Medici: lo stemma incorniciato da preziosi stucchi celebra il loro matrimonio con l'unione degli emblemi delle nobili casate degli Orsini e dei Medici.

La sala di Isabella

Detta anche sala Rossa per il colore degli arazzi che in origine ornavano le pareti, questa sala è l'ultima del I piano nobile. Nella sala è conservato un letto del XVI secolo di scuola veneziana e alle pareti due dipinti su tavola della collezione Odescalchi. La sala è tradizionalmente detta sala di Isabella volendo individuare in questo ambiente di rappresentanza, l'appartamento della Sposa di Paolo Giordano Orsini. Le decorazioni ad affresco alla base del soffitto è composta da putti che sostengono festoni, della scuola di Antoniazzo Romano.

La sala Gotica

Si dice che sulla base di un pezzo originale di scuola tedesca della fine del XV secolo, Baldassarre Odescalchi fece realizzare tutto l'arredo della camera in stile neogotico in brevissimo tempo. Il gusto neogotico è comune e diffuso in tutta Europa nel corso del XIX secolo e molto apprezzato da Baldassarre stesso. Conoscitore delle arti non volle di certo riferire lo stile della camera all'epoca di costruzione del castello ma volle più probabilmente dotare anche queste sale di una camera in stile, come consuetudine nei palazzi degli intellettuali eclettici della sua epoca.

La sala delle armi e la sala d'Ercole

Questa sala è stata ricavata creando un nuovo soffitto alla sala dei Cesari. I ritratti degli uomini e donne illustri che ornano le pareti alla base del soffitto era quindi la decorazione della sala dei Cesari. La sala ospita la parte più ricca della collezione di armi della famiglia Odescalchi in particolare armi ed armature dal XV al XVII secolo, lance, alabarde e spade. Interessante un'armatura equestre da torneo di fabbrica milanese del secolo XV e due armature da torneo tedesche del secolo XVI. Così detta per il fregio che scorre sotto il soffitto raffigurante episodi della vita di Ercole. Non a caso in questa sala è collocata la prima parte della raccolta di armi iniziata dal principe Ladislao Odescalchi nel secolo XIX ed ultimata dal principe Innocenzo prima dell'ultima guerra. In questa sala in particolare sono presenti alcuni fucili e cannoni accanto ad asce da patibolo del XIV secolo.

Le torri e i camminamenti

Raccordate dal camminamento di ronda, le cinque torri cilindriche più una sesta mozza, appartenente alla parte più antica della Rocca dei Prefetti di Vico, alternano scale, anditi, logge coperte e scoperte ove i soldati assicuravano la difesa dell'intero castello.

Le cucine

Fulcro della zona di servizio del castello, le antiche cucine conservano ancora gli enormi 4 camini dove venivano allestiti i ricevimenti della corte rinascimentale. Ancora oggi sono esposti i tegami di rame con il loro numero di inventario e l'incensiere simbolo della famiglia Odescalchi utilizzato per marchiare la proprietà.

I giardini

Dal grande arco d'entrata si accede all'ampia corte del castello, dalla forma di un triangolo irregolare. Il loggiato della parete ovest e il portale di accesso alla sala dei Cesari devono forse il loro aspetto a Francesco di Giorgio Martini. Un giardino pensile affacciato sul lago di Bracciano, in passato ricco di fontane e strutturato come un classico giardino all'italiana, attualmente è sovrastato da due imponenti cedri secolari del Libano. Alla base delle mura del castello, si trovano scene di caccia scolpite nella roccia mentre è ancora visibile la spartizione del muro di cinta composta da lesene e archi in laterizio.

Il museo[modifica | modifica sorgente]

Centro amministrativo e di rappresentanza delle importanti famiglie che lo hanno posseduto, il castello narra i suoi sei secoli di storia attraverso le antiche armi, gli arredi e i dipinti, i libri e i manoscritti, le decorazioni e gli affreschi.

Dopo papi e re, matrimoni e assedi, il principe Baldassarre Odescalchi e l'architetto Raffaello Ojetti aprono un nuovo capitolo della sua storia: nei primi anni del Novecento una lunga campagna di restauri restituisce bellezza alle antiche pietre, fasto alle sale, quiete ed eleganza ai giardini.

Come già accennato prima, il castello fu aperto al pubblico dal 1952 per volontà del principe Livio IV Odescalchi, oggi il castello di Bracciano costituisce una realtà dinamica, che concilia la propria vocazione museale con un'intensa attività nell'ambito dell'organizzazione di eventi, utili alla valorizzazione del Bene e capaci di dar vita ad un circolo virtuoso che permette di non trascurare un sapiente e costante lavoro di tutela e restauro.

L'attenta gestione della principessa Maria Pace Odescalchi ha rinnovato nell'ultimo decennio l'attenzione alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico culturale rappresentato dal castello garantendo un'accorta tutela e una piena fruibilità che non conosce interruzione e permette di accogliere un gran numero di visitatori, motivati dalla curiosità del turista ma anche dall'interesse dello studioso e del ricercatore.

Le collezioni del museo[modifica | modifica sorgente]

Le sale del castello Odescalchi di Bracciano conservano una ricca collezione di oggetti d'arte raccolta dal principe Baldassarre Odescalchi dalla seconda metà dell'Ottocento. Amante delle arti e raffinato conoscitore fu vicino all'ambiente culturale internazionale e progressista che animava la Roma post-unitaria. L'interesse per le arti decorative, che aveva condotto il principe a promuovere e sostenere la fondazione del Museo artistico industriale di Roma, si profuse anche nella massiccia campagna di acquisti volti a ricostituire l'arredo del castello disperso durante la dominazione francese.

I busti dei dodici Cesari, la rara clessidra del XVI secolo, il letto siciliano in ferro battuto del Settecento, completano insieme a tanti altri oggetti le collezioni del castello raccolte dal principe Baldassarre con la volontà di fare della propria storica dimora un vero museo, nel quale gli oggetti fossero capaci di dialogare con l'architettura che li ospita, rievocando per il visitatore il gusto, gli usi ed i fasti di un antico castello del XV secolo.

Le ceramiche

La preziosa raccolta di ceramiche testimonia l'attenzione rivolta alla maiolica italiana, in modo particolare Cinquecentesca, che caratterizzò il XIX secolo offrendo un panorama rappresentativo dei principali centri di produzione, attraverso tipologie d'uso e sontuosi esemplari da pompa o devozionali.

I mobili

Gli arredi scelti per le sale rivelano un gusto particolare per la mobilia Quattrocentesca e Cinquecentesca dell'Europa del Nord, rappresentata dai cassoni nuziali in legno intagliato o pastiglia, benché non manchino esemplari di manifattura italiana, come il pregevole trono ligneo della fine del XV secolo. Mentre la suggestiva Sala Gotica testimonia il gusto storicista proprio della seconda metà dell'Ottocento, profuso nel severo arredamento qui conservato, realizzato secondo lo stile che ha dato il nome alla sala.

Le armi

La ricca collezione di armi, che occupa buona parte del secondo piano, per l'importanza dei pezzi che la compongono pone il castello Orsini Odescalchi a livello di prestigiose raccolte pubbliche italiane, quali quelle del Museo Stibbert di Firenze e del Museo nazionale di palazzo Venezia di Roma, anch'essa di provenienza Odescalchi.

I dipinti

La quadreria offre una selezione di pittura del primo Rinascimento, per lo più dell'Italia centrale, della quale fanno parte la bellissima Crocifissione, il Sant'Antonio da Padova e la Maddalena che, attribuita alla scuola di Crivelli, guarda invece all'arte veneta del Quattrocento.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Time Out, op. cit., pag. 255.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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