La romana (film)

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La romana
Lollobrigida La romana 1954.jpg
Gina Lollobrigida (Adriana) in una scena del film
Titolo originale La romana
Paese di produzione Italia
Anno 1954
Durata 91 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,33 : 1
Genere drammatico
Regia Luigi Zampa
Soggetto Alberto Moravia (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Giorgio Bassani, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Luigi Zampa
Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Fotografia Enzo Serafin
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Enzo Masetti, diretta da Franco Ferrara
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Gaia Romanini
Trucco Marcello Ceccarelli
Interpreti e personaggi

La romana è un film del 1954 diretto da Luigi Zampa.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Roma, 1935. La giovane e prorompente Adriana Silenzi viene indotta dalla madre vedova a lavorare come modella presso un pittore di via Margutta, per fare fronte alla loro povertà. Qui conosce Gisella, un’altra modella, che le propone di frequentare uomini ricchi e potenti tra cui Astarita, un importante gerarca fascista, ma Adriana rifiuta.

Quando conosce Gino, autista presso una ricca famiglia, se ne innamora e pensa di sposarlo. Ma un giorno in cui Gino è impegnato nel lavoro, Gisella la invita ad una gita in campagna senza dirle che sarà presente anche Astarita. Adriana dapprima respinge le avances dell’uomo, ma poi, in un momento di debolezza provocato dall’alcool, gli cede. Quando lui, ormai affascinato dalla giovane, le propone di diventare la sua amante lei gli comunica di voler sposare Gino: a quel punto Astarita le rivela di aver fatto indagini sul suo fidanzato e di aver scoperto che lui è in realtà già sposato ed ha una figlia.

La rivelazione sconvolge Adriana che lascia Gino dopo aver sottratto dalla casa dei suoi datori di lavoro un prezioso gioiello che poi, però, gli restituisce quando lui sta per essere accusato del furto. Il dolore per l’inganno subìto, la sua condizione di povertà e la disillusione sulla natura degli uomini portano Adriana a quelle frequentazioni maschili che aveva inizialmente rifiutato.

L'incontro tra Adriana e Mino. Da sinistra: Riccardo Garrone, Daniel Gélin, Gina Lollobrigida e Xenia Valderi.

Una sera, mentre lei e Gisella si recano al cinema, conoscono due uomini. Uno dei due è Mino, uno studente idealista che rifiuta di avere con lei un rapporto soltanto fisico. Tra i due nasce l’amore e Mino chiede ad Adriana di conservargli dei documenti antifascisti. Nel frattempo Adriana ha rivisto Gino e tramite lui conosce Sonzogno, un piccolo malvivente, che le chiede di sposarlo. La ragazza, impaurita dalla rozzezza dell’uomo, prende tempo.

Un giorno la Polizia irrompe a casa di Adriana che riesce appena in tempo a far sparire le carte che le aveva dato Mino. I due innamorati decidono quindi di allontanarsi da Roma per qualche tempo, ma al loro ritorno Mino viene arrestato e non regge all’interrogatorio, tradendo i suoi compagni.

Disperata Adriana, che intanto ha scoperto di essere incinta di Mino, si rivolge ad Astarita per intercedere per lui. Quando il gerarca, ancora attratto dalla ragazza, arriva a casa della ragazza con i verbali dell’interrogatorio, vi trova Sonzogno che la minaccia e lo caccia via in malo modo, rassicurandola poi sulla mancanza di elementi contro Mino. Ancora un volta le chiede di avviare una relazione e nuovamente Adriana rifiuta, informandolo della sua maternità.

Sonzogno, per vendicarsi dell’umiliazione subita da Astarita, lo segue e lo uccide, restando a sua volta ucciso in un successivo scontro a fuoco con la Polizia. Adriana, tornata a casa, trova una lettera di Mino che, ignaro della mancanza di prove a suo carico, le annuncia di volersi suicidare per la vergogna di aver tradito. Adriana si reca all’obitorio, dove, disperata, trova il cadavere dello studente, del quale come ricordo le resterà il figlio che sta per nascere.

La realizzazione del film[modifica | modifica wikitesto]

Il film, una co-produzione italo – francese[1], è tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1947 da Alberto Moravia. «Quando mi proposero di girare La romana – ha ricordato Luigi Zampa[2] - dato che sono molto rispettoso del testo ed ho una grande stima di Moravia, decisi che non potevo rivolgermi agli sceneggiatori di mestiere, non andava bene farlo». Questo compito fu quindi svolto, oltre che da Zampa, da Bassani e dallo stesso scrittore.[3]. Moravia non era nuovo all’attività di sceneggiatore; lo era diventato sin dagli anni ’30, quando, «sottoposto alle restrizioni delle leggi razziali[4] aveva collaborato, ma senza essere accreditato, a diversi film, tra cui Ossessione».

Il set de "La romana": si gira in Piazza del Popolo, a Roma, la prima scena, con le attrici Gina Lollobrigida e Pina Piovani. A sinistra, tra i tecnici della troupe, il regista Luigi Zampa.
Incontro tra Alberto Moravia e Gina Lollobrigida sul set del film.

Già negli anni precedenti si era tentato di portare sugli schermi il romanzo di Moravia, ma senza esito[5]. «Io credo – dichiarò Zampa[6] - che le difficoltà incontrate in passato per la riduzione de La romana dipendessero soprattutto da una vecchia concezione secondo la quale il testo di un romanzo va completamente rielaborato. Con Moravia e Bassani, invece, abbiamo cercato, per quanto possibile di attenersi con fedeltà al testo proposto».

Furono stese, racconta Domenico Meccoli[7], ben otto versioni di sceneggiatura: «la quinta e la sesta erano un libero adattamento dell’opera di Moravia, la settima invece si era mantenuta fedele ai fatti ed ai personaggi dello scrittore. Fu questa la strada che Zampa ritenne più convincente. L’ottava sceneggiatura, quella definitiva, fu sottoposta a Flaiano per una revisione generale». Tra le principali difficoltà affrontate, ci fu quella di «non fare un’opera che la censura avrebbe poi fermato», anche tenuto conto che nel 1952 il romanzo di Moravia era stato posto all’indice dalle autorità religiose[8].

Nonostante le cautele adottate dagli sceneggiatori, il film aveva incontrato fortissime difficoltà sin da quando, all’inizio del 1952, era stato sottoposto alla Revisione Cinematografica preventiva[9], quando gli sceneggiatori erano altri (oltre a Moravia, c'erano Edoardo Anton e Giuseppe Berto) e per la regia si parlava di Alberto Lattuada. In seguito vi fu una serie lunghissima di vicissitudini, puntualmente ricostruite da Alberto Pezzotta[10], che durarono sino all’inizio del 1954, ed a causa delle quali Ponti e De Laurentiis «minacciano di chiudere bottega e di licenziare tutti i loro dipendenti». Delle traversie con la censura si occuparono anche i quotidiani, da L'Unità[11], che ne fece occasione anche per polemica politica, a La Stampa[12], che scriveva: «sebbene la sceneggiatura sia stata letta ed approvata preventivamente, il film – già avanti nella lavorazione – forma da qualche tempo oggetto di uno scambio di lettere tra il sottosegretario on. Ermini ed i produttori. Gli organi della censura farebbero delle riserve dicendo che l’argomento è immorale e vorrebbero rivedere ancora la sceneggiatura e visionare il materiale già girato. Intanto il finanziamento è stato sospeso[13]».

Delusione a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Superati finalmente gli intoppi censori (che comunque comportarono il divieto di visione del film per i minori di 16 anni), la “prima” de La romana avvenne alla Mostra di Venezia la sera del 30 agosto 1954. L’interesse era spasmodico, al punto che, come racconta Meccoli[14], vi era una «sala gremita» e si verificò il fenomeno di «biglietti di ingresso venduti alla borsa nera, ad un valore anche dieci volte superiore al costo nominale». Qualche cronista descrisse anche scene di calca al momento dell'arrivo della Lollobrigida tali da mettere a rischio l'incolumità fisica dell'attrice. Del resto già durante la lavorazione degli esterni a Roma, in Piazza del Popolo, era stato necessario[15] «chiedere rinforzi alla Polizia per trattenere la folla che, pur abituata da anni e vedere piazze e strade di Roma con i riflettori, si accalcava minacciosa attorno alla troupe per vedere da vicino la bella protagonista.»

Ma questa frenetica attesa andò delusa ed il giorno dopo, 31 agosto 1954, tutti i quotidiani uscirono con giudizi insufficienti, se non apertamente negativi: «Accoglienza piuttosto fredda; il film è piaciuto a metà» commentò il Corriere della Sera[16] ed analoghe valutazioni espressero anche gli altri critici presenti: da Mario Gromo de La Stampa[17] ad Ermanno Contini de Il Messaggero, da Gian Luigi Rondi de Il Tempo[18] a Ugo Casiraghi de L’Unità che definì «una delusione» la pellicola di Zampa[19]. La rivista quindicinale Cinema[20] scrisse che «Zampa ha sbagliato i propri calcoli quando ha pensato di potersi trincerare dietro una presunta fedeltà ossequiosa nei confronti di Moravia», rilevando nel film «la totale assenza di un ambiente, di una società, di un'epoca intorno ai protagonisti (...) quello che gli aveva consentito di evocare in Processo alla città un mondo vivo nelle sue contraddizioni». Lo scrittore Italo Calvino, a quel tempo inviato a Venezia per il quindicinale Cinema Nuovo[21], giudicò che «qui tutto è gratuito; mancato sul piano dell’adesione all’opera letteraria, il film si rivela mancato anche come autonoma rappresentazione drammatica di costume».

Raymond Pellegrin (il gerarca Astarita) e Gina Lollobrigida.
Franco Fabrizi (l'autista Gino) e Gina Lollobrigida
Gina Lollobrigida e Daniel Gelin (lo studente Mino)
Renato Tontini (il malvivente Sonzogno) con Gina Lollobrigida

La revisione del film[modifica | modifica wikitesto]

Le critiche raccolte a Venezia amareggiarono Zampa. In un colloquio con Elvio Facchinelli[22] il regista spiegava: «Ho fatto vedere “La romana” a trenta persone prima di presentarlo a Venezia. Tutta gente qualificata che, almeno con me, non ha riguardi. Ebbene, l’accoglienza è stata positiva, scarsi i rilievi, ancora più scarse le riserve». Il regista addebitava l’insuccesso al «clima di attesa morbosa che si è creato attorno al film che ha finito per nuocermi; troppa elettricità in giro...» e, pur ritenendo necessarie alcune modifiche, si disse «comunque convinto che con due o tre tagli il film andrà a posto».

Gli aggiustamenti non furono quindi molti e la fedeltà al romanzo fu «solo lievemente corretta[23]». Secondo Meccoli[24] «dopo la revisione del montaggio il film, pur grandemente migliorato, non perse i suoi difetti fondamentali che avevano origine, per molta parte, proprio nella fedeltà al romanzo». Paradossalmente, quindi, proprio quello che il regista nelle varie occasioni aveva presentato come un valore – cioè una forte adesione al testo moraviano[25] - fu l’elemento che diede origine alle valutazioni negative, che non vennero meno neppure a seguito della revisione effettuata dopo Venezia. «I rilievi fatti al film conservano validità anche dopo il secondo esame - ribadì Lanocita[26] - [ed] i ritocchi apportati hanno giovato al film, ma non hanno eliminato i suoi errori», mentre su La Stampa[27] fu l.p. [Leo Pestelli] a giudicare il film «non del tutto convincente» evidenziandone i due principali difetti: «eccesso di fedeltà, quasi una servitù, alla folta materia del romanzo ed una grave sfocatura del personaggio principale».

Esito commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Per consentire la revisione del montaggio, il film non fu distribuito nelle sale che alla fine del mese di ottobre e, contraddicendo le riserve della critica, ottenne un buon successo commerciale. Sui dati del suo incasso esiste una lieve divergenza tra il Catalogo Bolaffi, che espone un risultato di 594 milioni di lire, ed il Dizionario del Cinema che invece gli attribuisce un introito di 547 milioni[28]. In tal modo La romana si situò nella parte alta, intorno al 13º posto, della classifica degli incassi dei 145 film prodotti in Italia nel 1954[29], anno in cui il campione del botteghino fu, con un miliardo e 800 milioni di incasso, Ulisse di Camerini, seguito da Pane, amore e gelosia di Comencini, che arrivò a circa un miliardo e mezzo[30].

Critiche e commenti[modifica | modifica wikitesto]

I giudizi sugli interpreti[modifica | modifica wikitesto]

Assieme alle già ricordate riserve espresse sul film sia in occasione della Mostra di Venezia, sia successivamente, molti osservatori diedero giudizi poco lusinghieri su alcuni degli attori[31]. Tali critiche, tuttavia, non riguardarono la principale interprete, Gina Lollobrigida, la cui prestazione fu invece lodata da molti osservatori. «L’attrice è l’elemento più valido e convincente – scrisse Mario Gromo[32] e senza la sua vibrante e sicura sincerità le accoglienze del film sarebbero state ancora più incerte».

«Ne penso tutto il bene che merita – questo il giudizio di Italo Calvino[33] - pur senza elevarla alle stelle. Vuole diventare una brava attrice, vuole lavorare bene, sono doti tanto rare. La sua bellezza un po’ irreale pare respingerla verso figure di convenzione; lei invece cerca il suo personaggio ben preciso nella realtà sociale italiana». E mentre, secondo Casiraghi[34] «a lei spetta il gravoso compito di sostenere tutto il peso del film. Ma essa non è un’attrice drammatica. Nelle caratterizzazioni de “La romana” il suo impegno è evidente, la sua diligenza apprezzabile», per Lanocita[35] «la prova più convincente è stata quella di Gina Lollobrigida, la protagonista. È grazie a lei che il film si riscatta, ai suoi impulsi mutevoli, alle alternanze di slanci ed indolenze». Quando nel 1991 Zampa morì la Lollobrigida rilasciò una commossa dichiarazione[36]: «Io a Zampa devo proprio un grazie particolare. Di lui ricordo la calma, il sorriso, la tranquillità serafica, quando per La romana eravamo circondati da un clima di vero e proprio scandalo. Era un uomo meraviglioso che sapeva farsi rispettare ed amare per la cortesia, l'affabilità, l'educazione, il clima di tranquillità con cui impostava il suo lavoro».

I commenti successivi[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni i giudizi sul film non cambiarono, alternandosi tra quelli più critici e quelli meno negativi, ma mai convinti. «Al momento della verità – ha scritto Canziani[37] - si rivelò un film mediocre; l’ ambiente, i personaggi ed i loro rapporti appaiono superficiali e generici, le situazioni stagnanti e noiose, i dialoghi inadeguati». Brunetta[38] spiega così l’insuccesso del film: «La romana non offre al regista la stessa quantità di stimoli e di umori che gli davano i testi di Brancati». Rimase un giudizio positivo per la protagonista: «La romana[39] offre alla Lollobrigida la possibilità di smettere i panni leggeri della “bersagliera” di Pane, amore e fantasia e di dimostrare le

Campo lungo per Gina Lollobrigida all’alba in una Piazza Navona deserta

sue doti di interprete completa contro l’opinione comune», anche se Spinazzola[40] ritiene che «non valsero a mutare il posto da assegnare alla Lollobrigida nel firmamento divistico alcune parti drammatiche che volle interpretare e che pure ottennero ragguardevoli successi di pubblico».

Una «decorosa e qua e là avvincente versione cinematografica del romanzo di Moravia» è la sintetica descrizione del Catalogo Bolaffi, mentre per Pezzotta «La romana è il film più vistosamente calligrafico di Zampa, quello in cui l’impegno stilistico si avverte in ogni inquadratura», aggiungendo che « L’interesse di Zampa, questa volta, non è rivolto alla politica (…) per Zampa il centro del film è un altro: il tema morale e sessuale, ossia l’altro capo di imputazione che mobilita i censori[41]».

In una visione storica più ampia, Lino Miccichè[42] inquadra il film di Zampa nella più generale evoluzione della cinematografia nazionale che ebbe luogo quell’anno: «Proprio nel 1954 il cinema italiano compie una oggettiva svolta. Chi per la scelta delle fonti letterarie (Visconti, Zampa, Lizzani), quando non epico-mitiche (Camerini), chi per una ispirazione “teatrale” (Castellani, Giannini), chi per una vibrante problematica esistenzial-spirituale (Rossellini, Fellini), tutte alquanto lontane dall’immediatamente post bellico “cinema della realtà”».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un accordo del 1949 tra i Governi italiano e francese – poi replicato anche con altri paesi - aveva consentito di realizzare numerose co-produzioni stabilendo, come riportato nel capitoloIl mondo delle coproduzioni dellaStoria del Cinema italiano - vedasi bibliografia, pag. 433 - un «rapporto prediletto» tra le due industrie cinematografiche, dovuto anche, tra l’altro, ad una «comune sensibilità culturale».
  2. ^ Questa sua dichiarazione è riportata ne L’avventurosa storia del cinema italiano – vedasi bibliografia – pagina 321.
  3. ^ «La sceneggiatura la facemmo tutti assieme – dichiarò Zampa – a casa di Moravia, che allora abitava a Piazza del Popolo. Ci riunimmo per tanti e tanti pomeriggi. La collaborazione tra i tre scrittori fu buona. Prima di tutto erano amici». Dichiarazione pubblicata su L’avventurosa storia, citato in bibliografia, pag. 321.
  4. ^ Circostanza narrata da Maurizio Ambrosini nella “Storia del Cinema Italiano”, vedasi bibliografia, pag. 464.
  5. ^ Queste difficoltà sono ricordate dall’editoriale di Giuseppe Grieco apparso sul numero 93 del quindicinale Cinema. In questo articolo, addebitando tali mancate realizzazioni alla censura, veniva accomunata in questo insuccesso anche La lupa che poi sarà, ma con molte modifiche rispetto alla originaria novella di Giovanni Verga, realizzato da Alberto Lattuada.
  6. ^ Dichiarazioni rilasciate a Paolo di Valmarana, redattore del quindicinale Cinema, in occasione di una visita di costui sul set durante la lavorazione del film e pubblicate sul n° 129 della rivista.
  7. ^ Meccoli ha scritto, nel 1956, la prima monografia, rimasta per molto tempo anche l'unica, sull’attività sino ad allora realizzata da Zampa come regista. Vedasi la bibliografia. A La romana sono dedicate le pagine 86 e seguenti.
  8. ^ In questo senso vanno lette le poche significative diversità evidenziate da Meccoli tra romanzo e film: il luogo dove i due innamorati – Adriana e Mino – si frequentano (una casa in campagna, invece che nella stanza della ragazza), la maternità di Adriana attribuita allo studente, anziché al malvivente Sonzogno, la figura di Astarita, gerarca fascista, spregevole nel romanzo ma non nel film.
  9. ^ Questa procedura, comunemente nota come “censura preventiva”, consisteva nel sottoporre preliminarmente agli uffici ministeriali le sceneggiature ed era prevista dalla legge n° 958 del 29 dicembre 1949; essa era di fatto obbligatoria, in quanto condizione per accedere ai contributi pubblici del 10, o del 18, per cento. Si vedano in proposito, tra l’altro, le pagg 104 e segg del volume Mani di forbice, nonché le pagine 36 e segg. di Ridere civilmente, entrambi citati in bibliografia.
  10. ^ Autore del volume monografico su Zampa Ridere civilmente – vedasi bibliografia – nel quale le varie difficoltà e resistenze frapposte dalla Direzione dello Spettacolo vengono ricostruite, sulla base di documenti d’archivio, nelle pagine da 68 a 73.
  11. ^ Articolo di Franco Giraldi apparso sul numero del 21 febbraio 1954 dell'edizione nazionale del quotidiano, consultata presso l'archivio storico on line
  12. ^ L’articolo è apparso, a firma a.n., sulla edizione dell'11 aprile 1954, consultata presso l’archivio on line del quotidiano
  13. ^ Nello stesso articolo si ricordava che anche Totò e Carolina, un altro film realizzato da Ponti e De Laurentiis, era stato bloccato e che per i produttori questi due “stop” comportavano un danno di quasi 500 milioni di lire,
  14. ^ Nella citata monografia su Luigi Zampa, vedasi bibliografia, pag. 88.
  15. ^ Questo episodio è raccontato da Paolo di Valmarana nel citato articolo apparso sul numero 129 del quindicinale Cinema.
  16. ^ Corrispondenza di Arturo Lanocita, inviato a Venezia del quotidiano, consultato presso archivi bibliotecari.
  17. ^ Nella sua corrispondenza, consultata presso l’archivio on line del quotidiano, parlò di «verdetto di un pubblico strabocchevole che potrà apparire spiacevole, ma non ingiusto».
  18. ^ «L’attesa per La romana è andata completamente delusa». titolò il quotidiano romano. Articolo consultato presso archivi bibliotecari.
  19. ^ Articolo consultato presso l’archivio storico on line del quotidiano.
  20. ^ Articolo dell'inviato a Venezia Giulio Cesare Castello, apparso sul numero 141 della rivista.
  21. ^ La sua lunga corrispondenza è apparsa sul numero 43 del periodico.
  22. ^ La conversazione fu pubblicata a pagina 198 del numero 43 del quindicinale Cinema Nuovo, a corollario della recensione di Calvino.
  23. ^ Questa espressione è di Cristina Bragaglia ne Il piacere del racconto – vedasi bibliografia, pag.174.
  24. ^ La descrizione degli interventi post – Venezia sul film si trova a pagina 89 della monografia su Zampa – vedasi bibliografia.
  25. ^ In una intervista a Luciano De Feo, pubblicata sul numero 78-79 del quindicinale Eco del Cinema, aveva detto: «fosse un romanzo d quattro soldi il regista ne fa quello che vuole, ma di fronte ad un’opera come questa di Moravia bisogna agire con cautela e rispetto massimo del testo. Del resto a me interessa portare sullo schermo un'epoca ed un'atmosfera e che questa sia di Moravia o di Zampa o di tutti e due non ha importanza».
  26. ^ La sua seconda recensione si trova sul “Corriere della Sera” del 31 ottobre 1954, consultato presso archivi bibliotecari.
  27. ^ Articolo apparso sul numero del 29 ottobre 1954 – consultato presso l’archivio on line del quotidiano
  28. ^ Questo è anche il dato esposto da Callisto Cosulich nel suo articolo La battaglia delle cifre, apparso sul numero 98 del 15 gennaio 1957 della rivista Cinema Nuovo.
  29. ^ Una tabella riassuntiva dei risultati delle pellicole prodotte in Italia in quell’anno è pubblicata in Viva l’Italia di Pietro Cavallo – vedasi bibliografia, pag. 398.
  30. ^ Prima de La romana si trovano film molto diversi tra loro come, ad esempio, il “melò” Vortice di Matarazzo o il raffinato [[Senso (film)|]] di Visconti. Minori incassi del film di Zampa ottennero, tra gli altri, La strada di Fellini e Un americano a Roma di Steno.
  31. ^ Ad esempio, Giulio Cesare Castello, sul numero 141 di Cinema - citato in bibliografia - definì Daniel Gélin «un attore con irrisolutiva e monotona fissità», ed anche Lanocita, nel suo articolo del 31 ottobre sul Corriere della Sera, parlò di «fissità inespressiva».
  32. ^ Il giudizio fa parte nella recensione apparsa su La Stampa del 31 agosto 1954.
  33. ^ Giudizio contenuto nella citata recensione apparsa sul n° 43 di Cinema Nuovo.
  34. ^ Vedasi L’Unità del 31 agosto 1954, consultato presso l’archivio storico on line.
  35. ^ Il Corriere della Sera del 31 agosto 1954 consultato presso archivi bibliotecari.
  36. ^ Raccolta per Repubblica del 17 agosto 1991 da Laura Delli Colli.
  37. ^ Autore de Gli anni del neorealismo – vedasi bibliografia, pag 104.
  38. ^ Autore di una Storia del Cinema Italiano – vedasi bibliografia, pag 468.
  39. ^ Così Bruno Di Martino nel suo contributo alla Storia del Cinema Italiano – vedasi bibliografia, pag.472.
  40. ^ Autore di Cinema e pubblico, vedasi bibliografia, pag 126.
  41. ^ Valutazione espressa a pag. 166 della monografia Ridere civilmente vedasi bibliografia.
  42. ^ Nel suo contributo intitolato I dibattiti scritto per la Storia del Cinema Italiano, vedasi bibliografia, pag 38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(in ordine cronologico)

  • diversi numeri della rivista quindicinale “Cinema”, in particolare il il n° 93 del 1º settembre 1952,, il n° 129 del 15 marzo 1954, il n° 141 del 10 settembre 1954.
  • diversi numeri della rivista quindicinale “Cinema Nuovo” in particolare il n° 43 del 25 settembre 1954 ed il n° 98 del 15 gennaio 1957.
  • diversi numeri della rivista quindicinale "Eco del Cinema", in particolare il n° 78-79 del 15-30 agosto 1954.
  • Domenico Meccoli: Luigi Zampa. Edizioni Cinque Lune. Roma, 1956 ISBN non esistente
  • Ornella Levi (a cura di): Catalogo Bolaffi del cinema italiano. Bolaffi Edit. Torino, 1967. ISBN non esistente
  • Vittorio Spinazzola: Cinema e pubblico. Spettacolo filmico in Italia 1945 - 1965. Bompiani Edit. Milano, 1974. ISBN non esistente
  • Alfonso Canziani: Gli anni del neoralismo. La Nuova Italia Edit. Firenze, 1977. ISBN non esistente
  • Franca Faldini, Goffredo Fofi. L’avventurosa storia del cinema italiano. Feltrinelli Edit.. Milano, 1979. ISBN non esistente
  • Giorgio Tinazzi (a cura di): Il cinema italiano degli anni ‘50. Marsilio Edit. Venezia, 1979.ISBN non esistente
  • Gian Piero Brunetta: Storia del cinema italiano - vol. III - dal neorealismo al miracolo economico (1945-1959). Editori Riuniti, Roma, 1982. ISBN 88-359-3787-6
  • Roberto Chiti, Roberto Poppi: Dizionario del Cinema Italiano – volume II (1945-1959). Gremese Edit. Roma, 1991. ISBN 88-7605-548-7
  • Cristina Bragaglia: Il piacere del racconto. Narratori italiani e cinema 1895-1990. La Nuova Italia Edit. Firenze, 1993.ISBN 88-221-1249-0
  • Domenico Liggeri: Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia. Falsopiano Edit. Alessandria, 1997. ISBN non esistente
  • AA.VV. Storia del Cinema Italiano volume IX (1954-1959). Editori: Marsilio, Venezia, 2003 e Fondazione Scuola Nazionale Del Cinema, Roma, 2003, ISBN 88-317-8209-6. in particolare i capitoli:
    • I dibattiti di Lino Micciché (pagina 38 e seguenti).
    • Il mondo delle coproduzioni di Umberto Rossi. (pagina 432 e seguenti).
    • Gli scrittori del cinema di Maurizio Ambrosini (pagina 464 e seguenti).
    • L’evoluzione dell’attore di Bruno Di Martino ( pagina 471 e seguenti).
  • Pietro Cavallo: Viva l’Italia. Storia, cinema ed identità nazionale (1932-1962). Liguori Edit. Napoli, 2009. ISBN 978-88-207-4914-9
  • Alberto Pezzotta: Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa. Edizioni della Cineteca di Bologna, 2012. ISBN 978-88-95862-56-9

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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