Alfredo Zopfi

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Alfredo Zopfi
Alfredo Zopfi 1898
industriale a Monza
foto studio art.co G.Bianchi p.za Carrobiolo via Frisi, 2 Monza
Alfredo Zopfi 1905-1910
commerciante a Milano
Alfredo Zopfi 1921
latifondista a Volterra

Alfredo Zopfi (Schwanden, 27 novembre 1864Volterra, 8 agosto 1924) , del cantone di Glarona, è stato un poliedrico imprenditore della seconda metà dell'Ottocento, appartenente a quella comunità protestante di imprenditori di origine svizzera[1] che seppero sfruttare le favorevoli condizioni del mercato del lavoro nell'Italia post-unitaria dando così impulso allo sviluppo dell'industria manifatturiera, in particolar modo in Lombardia.

I fratellini Alfredo j. e Gioacchino Zopfi Milano 1905, foto Varischi Artico C. Corso Vitt. Emanuele, 22 Milano

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Quella degli Zopfi si può affermare che fosse una dinastia di commercianti-imprenditori.
Alfredo Zopfi era l'unico figlio maschio sopravvissuto degli otto figli avuti dall'industriale svizzero Samuele Zopfi (1828†1888) in tre matrimoni. La madre di Alfredo era Elisabetta Menzi seconda moglie di Samuele Zopfi.
Il nonno paterno di Alfredo era un commerciante svizzero di tabacco Samuele Zopfi (3.1.1790†28.2.1833) marito di Anna Maria Tschudi (2.4.1795†15.7.1856)[2][3].
Samuele Zopfi senior aveva cominciato commerciando tabacco ma gli Tschudi erano una famiglia di imprenditori tessili svizzeri di Schwanden nel cantone di Glarona.
Alfredo aveva tre anni quando giunse con la sua famiglia in Italia a Redona, in provincia di Bergamo, dove il padre Samuele junior impiantò un grande mulino per la macinazione meccanica dei cereali[4].
Il padre Samuele junior era fratello di Gioachino Zopfi che l'anno successivo (1868) impianterà a Ranica una grande industria per la filatura meccanizzata del cotone.
Alfredo Zopfi era sposato con Wilhelmine Hösli, italianizzato in Guglielmina Hoessly (6.10.1875†10.2.1967), di agiata famiglia svizzera di Ennenda, Glarona, residente a Brescia[5], da cui ebbe due figli: Alfredo Ettore Gaspare (31.3.1899†20.8.1963) nato a Monza e Gioacchino (11.5.1903†3.8.1966) nato a Milano. Gioacchino non ebbe discendenza.

Alfredo Zopfi morì nella villa della sua tenuta toscana di Spicchiaiola, Volterra sabato 8 agosto 1924, e fu sepolto nel Cimitero evangelico di Bergamo dove sussiste la sua tomba posta di fronte a quella del padre Samuele e della sorella Anna Maria in Trumpy.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

Alfredo Zopfi industriale meccanico
Ditta Alfredo Zopfi & C.
12 gennaio 1898
Diploma della Società Mutua Operai Meccanici di Monza rilasciato al socio benemerito Alfredo Zopfi nel 25º anniversario della sua fondazione (1884-1909)

Industriale[modifica | modifica wikitesto]

Alfredo Zopfi già all'età di 24 anni faceva parte del consiglio di amministrazione della Società Anonima Cotonificio Bergamasco fondata a Ponte Nossa in provincia di Bergamo il 25 febbraio 1889 dal cognato Giacomo Trumpy[6].
Nell'ultimo decennio del XIX secolo Alfredo Zopfi è anche titolare della omonima ditta Alfredo Zopfi & C. con officina meccanica e fonderia a Monza, via Marsala n. 9, e una succursale con deposito a Napoli, piazza Unità d'Italia 12-13.
Negli stessi anni lui o suo padre Samuele rilevarono il mulino Campestrini a Caionvico di Brescia che in precedenza era stato una fabbrica di cannoni fatta costruire nel 1807 per conto del Ministero della Difesa della Repubblica Cisalpina[7].
La premiata ditta di Alfredo Zopfi di Monza, con stabilimento in via Marsala n. 9 angolo via Agnesi[8], operava sia nel settore meccanico, costruendo e meccanizzando mulini, sia in quello edilizio producendo e commerciando laterizi che nel settore della refrigerazione.
Queste attività, che erano il naturale compendio dell'attività paterna, ebbero un notevole sviluppo attirando in Monza molta manodopera specializzata tanto che nel 1895 si rese necessario ampliare lo stabilimento e fu dato incarico ai capomastri Gaetano e Iginio Casanova di Monza di realizzare l'edificio in via Marsala n. 9, angolo via Agnesi, in Monza di cui tuttora si conservano importanti vestigia.
La ditta Alfredo Zopfi & C. operava su tutto il territorio nazionale[9] e anche all'estero.

Lo stabilimento di Monza via Marsala, 9 costruito nel 1895

Nel 1901 Alfredo Zopfi, cede queste fiorenti attività alla Società Anonima Meccanica Lombarda, forse per avere più tempo da dedicare[10] alla giovane moglie Guglielmina Hoessly[11] che nel 1899 dà alla luce a Monza il primo dei due figli, Alfredo junior[12], evento a cui quasi certamente fa riferimento il biglietto autografo di felicitazioni inviato da Giacomo Puccini, o forse perché vuole cimentarsi in altri settori. Può darsi anche che la situazione politico-sociale[13] sfociata nell'assassinio di Umberto I il 29 luglio 1900 a Monza abbia indotto Alfredo Zopfi a disinvestire dal settore industriale, culla delle prime turbolente associazioni operaie, per dedicarsi al commercio, settore più tranquillo sotto questo aspetto anche se dovette avere buoni rapporti con le sue maestranze se ancora nel 1909, otto anni dopo la cessione della sua attività industriale, risultava socio benemerito della Società Mutua Operai Meccanici di Monza come dimostra il diploma assegnatogli nel venticinquesimo anniversario della sua fondazione (1884-1909). Certamente l'industria meccanica da lui creata aveva assunto all'inizio del Novecento, rilevanza strategica nella politica nazionalista di espansione coloniale che mal si conciliava con la nazionalità straniera del titolare e la sua appartenenza alla Chiesa Protestante.

Esposizioni e premi[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentanti esteri[modifica | modifica wikitesto]

Alfredo Zopfi Milano concessionario 1913

Commerciante[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del Novecento commerciava locomotive a carbone di fabbricazione svizzera[16], d. Fin dal 1902 si era trasferito a Milano, in via Petrella 24, con la sua famiglia.
Nel 1905 era referente/concessionario per tutta l'Italia e l'Istria della "Rieter & Koller", una grande impresa di Costanza costruttrice di macchinari per la produzione di laterizi.
In quel periodo acquista anche una fornace, per la produzione di laterizi, a Gorizia, dove probabilmente lo seguì la sua famigliola che nel 1903 si era accresciuta con la nascita a Milano del secondogenito Gioacchino.
Tra il 1908 ed il 1918 commercia su vasta scala con il Brasile in legname per usi civili, probabilmente in parallelo con il commercio dei laterizi essendo entrambi materiali da costruzione.

Alfredo Zopfi Volterra 1921

Latifondista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 si converte in imprenditore agricolo acquistando[17] per una notevole cifra la Tenuta agricola Sant'Anastasio in Volterra in provincia di Pisa, un esteso latifondo[18] di 892 ettari comprendente l'antico borgo Sant'Anastasio. Ma le sue radici restavano nel nord Italia come testimonia il fatto che mantenne l'iscrizione al partito Liberale Italiano presso la sezione di Genova. A Savona infatti, oltre che a Milano, ebbe una residenza in via Leopoldo Ponzone 1–5 (quartiere Villetta) dal 1910 al 1918.
Non è chiaro il motivo di questa sua riconversione forse dovuta a motivi di salute o a motivazioni economiche[19]. Comunque ebbe l'accortezza di investire il capitale mettendolo al riparo dalle speculazioni in borsa a cui si dedicava oltre a soddisfare la sua passione per il casinò[20].
A Volterra, in Toscana, si trasferirà definitivamente solo nel 1921 e vi morirà l'8 agosto 1924[21], lo stesso anno della morte di Giacomo Puccini[22] con cui intrattenne rapporti cordiali come testimonia il biglietto di felicitazioni inviatogli dal grande compositore di musica lirica in occasione della nascita del primogenito nel 1899. Vorrà essere sepolto a Bergamo nel cimitero evangelico di quella città a cui i membri della sua famiglia si sentivano particolarmente legati da quando emigrarono in Italia. A Volterra vivono tuttora i suoi discendenti.

Antenati[modifica | modifica wikitesto]

1898 Alfredo Zopfi.jpg
1 Alfredo Zopfi
(1864-1924)
2 Padre:
Zopfi-Samuele-1863.jpg
Samuele Zopfi
(1828-1888)
4 Nonno paterno:
Samuele Zopfi
(1790-1833)
8 Bisnonno paterno:
Davide Zopfi
(1767-1835)
16 Trisnonno paterno:
Samuele Zopfi
(1737-1822)
17 Trisnonna paterna:
Anna Maria Hefti
(1746-1803
9 Bisnonna paterna:
Anna Luchsinger
(1771-1828)
18 Trisnonno paterno:
Ludwig Luchsinger
19 Trisnonna paterna:
Katharina Blumer
5 Nonna paterna:
Anna Maria Tschudi
(1795-1856)
10 Bisnonno paterno:
Joachim Tschudi
(1768-1806)
20 Trisnonno paterno:
Johann Kaspar Tschudi
(1734-1793)
21 Trisnonna paterna:
Anna Maria Legler
(1741-1789)
11 Bisnonna paterna:
Anna Katharina Warth
(1772-1844)
22 Trisnonno paterno:
Johann Conrad Warth
(1726-1787)
23 Trisnonna paterna:
Verena Durst
(1744-1811)
3 Madre:
Elisabetta-Menzi-Zopfi.jpg
Elisabetta Menzi
(1839-1875)
2a delle tre mogli di Samuele
6 Nonno materno:
Johann Melchior Menzi
(1812-....)
12 Bisnonno materno:
.................... Menzi
24 Trisnonno materno:
.................... Menzi
25 Trisnonna materna:
...........................
13 Bisnonna materna:
...........................
26 Trisnonno materno:
...........................
27 Trisnonna materna:
...........................
7 Nonna materna:
Elsbeth Schneeli
(1816-1853)
14 Bisnonno materno:
Johann Melchior Schneeli
28 Trisnonno materno:
.................... Schneeli
29 Trisnonna materna:
...........................
15 Bisnonna materna:
Salomè Menzi
(1781-1849)
30 Trisnonno materno:
Andreas Menzi
31 Trisnonna materna:
Barbara Schrepfer

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Samuele Zopfi conservò sempre per sé e per il figlio la cittadinanza svizzera nonostante Alfredo fosse italiano di fatto essendo giunto in Italia all'età di tre anni.
  2. ^ Stefan Bosshard Descendant list: Warth Johann Conrad, Schwanden, 1726-1787 Johann Conrad Warth era nonno materno di Anna Maria Tschudi figlia di Joachim e di Anna Catharina Warth. Anna Maria Tschudi era nonna paterna di Alfredo Zopfi; suo fratello Johann Caspar Tschudi, fabbricante di biancheria a Schwanden, in Svizzera, inventò nel 1829 la stampa su tessuto nota come "Rotfarb"
  3. ^ Famiglia Tschudi
  4. ^ L'industria alimentare era concentrata nella macinazione dei cereali, attività che impiegava oltre 1300 addetti nel 1890. Il più grande stabilimento era quello di Zopfi e C. situato a Redona, alla periferia di Bergamo. Esso occupava, nel 1890, circa 60 addetti. Adiacente a questo impianto sorgeva uno stabilimento della ditta Crippa Baertsch e C. che contava 40 operai.Fonte: *L'industria a Redona tra 800 e 900
  5. ^ Il suocero di Alfredo, Giovanni Gaspare Hosli (1830-1890), alias Johann Kaspar Hoesli, aveva aperto una moderna filatura di cotone meccanizzata nella frazione di San Bartolomeo di Brescia negli anni sessanta dell'Ottocento che fu una delle prime e più importanti della provincia di Brescia. Giovanni Gaspare Hosli, morì a Brescia il 20 dicembre 1890 ma fu sepolto nel Cimitero evangelico di Bergamo dove sussiste la sua tomba. L'azienda fu portata avanti dal figlio Federico Hosli nato nel 1868.
  6. ^ La Società Anonima Cotonificio Bergamasco, dopo essere stata quotata in borsa nel 1899 ed avere avuto uno sviluppo notevole, nel 1909, in crisi finanziaria per una serie di fattori concomitanti, viene rilevata dalla De Angeli-Frua e in seguito dalla [[Cantoni (famiglia)|]].
  7. ^ Fonte:Fondazione Luigi Micheletti Archeologia industriale scheda n. 19 Fabbrica cannoni, poi Mulino Campestrini, poi Zopfi, poi Hefty
  8. ^ Lo stabilimento della Ditta Alfredo Zopfi & C. sorgeva in via Marsala n.9 angolo via Agnesi e occupava un'area di 23.500 m2, confinante con il canale Villoresi, area che era stata di proprietà del cappellificio Valera & Ricci e su cui ancor prima insisteva la fonderia dei Fratelli Magnani. L'edificio attuale fu costruito nel 1895 dai capomastri monzesi Gaetano e Iginio Casanova, su progetto dell'ing. Guglielmo Canesi, per conto di Alfredo Zopfi. Successivamente in quel fabbricato si avvicenderanno la Singer, fabbrica macchine da cucire, e poi la sede dell'Ufficio Imposte di Monza.
  9. ^ il mulino a vapore della Società F.G. Marnilo e C. di Milazzo, ampliato a cavallo dei due secoli, veniva dotato di nuovissimi macchinari forniti dalla ditta Alfredo Zopfi e C. di Monza (poi Società Anonima Meccanica Lombarda), che avevano il pregio di funzionare con una modesta forza motrice. Anche l'altro grande mulino di Milazzo, L. Lo Presti e fratello, impiantato nel 1898, utilizzava macchinari della Zopfi, che aveva fornito pure i disegni per la fabbrica dello stabilimento. Ed era sempre la Zopfi che lo stesso anno forniva la sala dei laminatoi e una grande mescolatrice al mulino a cilindri della ditta Saporito-Di Bella e C. di Castelvetrano, mentre la tedesca Schuckert forniva la dinamo per l'illuminazione dei locali. Fonte: II La Sicilia industriale nel dualismo italiano 5. L’industria molitoria e pastaria pag.188
  10. ^ Alfredo Zopfi per l'attività che svolgeva allora era spesso in giro. Le lettere alla moglie, tutte in carta intestata di alberghi sparsi per l'Italia, la Svizzera e l'Austria, testimoniano questa sua frenetica attività. La sua famiglia si divideva tra le dimore di Monza, Milano e la villa di Savona. Fonte: il pronipote Paolo Zopfi
  11. ^ Guglielmina Hoessly, chiamata familiarmente Gemma, oltre che nuora di Samuele junior ne era anche nipote, perché la terza moglie di questi, Rosina Graf, era sua zia materna
  12. ^ Testimoni che sottoscrissero l'atto di nascita di Alfredo Ettore Gaspare Zopfi in Municipio a Monza, furono Redaelli Francesco, di anni 56, impiegato e Casanova Iginio, di anni 48, capomastro che insieme a Gaetano Casanova fu il costruttore del nuovo stabilimento del padre Alfredo Zopfi senior nel 1895. Fonte: Stato Civile e Archivio storico di Monza.
  13. ^ Dal 1901 al 1913, le paghe dei dipendenti delle industrie aumentano sensibilmente. Sembra un periodo “felice”, almeno sotto certi aspetti, ma già il ristagno economico e la crisi, stanno preparando, con le tensioni internazionali, la prima guerra mondiale. Si comincia a licenziare. In quel cappellificio che già conosciamo, alla Valera e Ricci, si licenziano 100 operai. I mobilieri non riescono più ad esportare i loro prodotti e si adatteranno, in seguito, a lavorare per le commesse militari. Ritorna lo spettro della fame, ricompare la pellagra, si mangia soprattutto polenta. Nel Lambro, che comincia ad essere inquinato, si fatica a pescare i gamberi. Fonte: Dalla Lega socialista alla S. Antonino pag. 206
  14. ^ L'Illustrazione Italiana Anno II n. 35 del 28 agosto 1898 pubblica una recensione di E. Minneci di Villareal, con fotografia dello stabilimento, sulla fonderia monzese della Ditta Alfredo Zopfi & C. che a pag. 151 recita:“Un ultimo accenno finalmente allo Stabilimento di cui riproduciamo pure l'interno di alcuni reparti. Il vasto edificio sorge a breve distanza dalla stazione ferroviaria di Monza (n.d.r. in via Marsala n.9) ed occupa in aperta e bella posizione una superficie di ben 23.500 metri quadrati; impiega circa 350 operai e più di 200 macchine utensili distribuite nelle sue grandi officine. Apposito locale è adibito alla produzione e trasformazione della forza motrice la quale viene fornita da una grande macchina a vapore uscita dalle officine di Franco Tosi di Legnano, che anima una dinamo Schuckert della forza di 22 HP. I diversi reparti sono illuminati a luce elettrica, forniti di gas, apparecchi di riscaldamento, acqua potabile e di quanto richieggono le moderne esigenze. Recentemente si è provveduto alla costruzione di una fonderia completata secondo gli ultimi sistemi, munita di grue elettriche e macchine diverse, accrescendo in tal modo l'importanza e la potenzialità dello Stabilimento. Il signor Alfredo Zopfi merita lodi sincere per il coraggio e l'intelligenza con cui è riescito a dotare l'Italia di uno stabilimento come quello di Monza.”
  15. ^ Cavezzali Gaspare fu Francesco, era a Buenos Aires fin dal 1885 per incarico di solide ditte italiane e fu corrispondente attivissimo dei signori Alfredo Zopfi e Compagno di Monza, Gallieni e Viganò di Milano, Sordelli L. e G. pure di Milano. Fonte: Dizionario Biografico Degli Italiani al Plata ediz.Barozzi, Baldissini & C.ia 2008 Pag.88-89
  16. ^ Arnold Bernhard Neher (1846-1906), marito di Maria Rosa Guglielmina Babler (1856-1930), detta "Minna", figlia di Giangiacomo Babler (1826-1905), apparteneva a una famiglia di fabbricanti di locomotive anche se lui aveva fondato una ditta di giardinaggio. Giangiacomo Babler era cugino del suocero di Alfredo Zopfi, Giovanni Gaspare Hosli (1830-1890) proprietario della filanda di San Bartolomeo di Brescia. Il fitto intreccio di parentele di queste famiglie di protestanti-imprenditori documenta come i matrimoni servissero a consolidare e potenziare gli affari.
  17. ^ L'atto d'acquisto è stato stipulato a Volterra il 9 ottobre 1919 presso il notaio Mori, e registrato il giorno successivo al n° 98 come da voltura n. 308 del 1919 in questa data l'estensione della tenuta era di ettari 892 are 92 e centiare 94, i fabbricati all'urbano ammontavano a mq.1.149. Il venditore fu Guglielmo Guglielmini, di Camillo, che ne era entrato in possesso il 3 novembre 1910 acquistandola dal capitano Emilio Salvi, di Niccolò, che a sua volta l'aveva acquistata il 16 maggio 1891 da Silla Guarnacci, figlio di Raffaello, a cui era pervenuta per varie successioni ereditarie dalle nobili famiglie dei Guarnacci, dei marchesi Incontri e dei Nannini. Fonte: il pronipote Paolo Zopfi
  18. ^ Questo latifondo fu espropriato a metà degli anni cinquanta del XX secolo per la creazione della "Piccola Proprietà Contadina". Su di esso insisteva l'antico borgo Sant'Anastasio, risalente al X secolo.
  19. ^ Aveva subito nel 1917 dei rovesci finanziari legati al commercio estero di legname con la Russia zarista. Fonte: il pronipote Paolo Zopfi
  20. ^ Probabilmente le ragioni di questa decisione sono la somma delle motivazioni di cui sopra, "al tempo Alfredo Zopfi era un “omone” di 130-150 chili di peso, con un ritmo di vita frenetico. Speculava in borsa e non ultimo aveva una irrefrenabile passione per il casinò che, come raccontavano mio padre Bruno e mio zio Alfredo (III), lo portò a distruggere il patrimonio per quattro volte e a ricostituirlo per cinque. Credo comunque che, oltre al vizio, gli debba essere riconosciuta una bella dote di capacità imprenditoriale". Fonte: il pronipote Paolo Zopfi
  21. ^ Sabato 8 agosto 1924, di rientro dal mercato settimanale che si svolge a Volterra, stanco andrà a riposarsi, non si sveglierà più, lo trova la moglie ”Gemma” alle 16,30 ormai cadavere, Guglielmina Hoessly detta Gemma lo seguirà ben 43 anni dopo, il 10 febbraio del 1967. Fonte: il pronipote Paolo Zopfi
  22. ^ Giacomo Puccini abitò a Monza negli anni 1886/87 in corso Milano, 18, poco distante da dove abitava Alfredo Zopfi. Ignoriamo però il numero civico dell'abitazione dello Zopfi, che non compare su nessun documento tanto era allora importante e conosciuto l'industriale svizzero a Monza. Dal certificato di nascita del suo primogenito Alfredo nato a Monza il 31.3.1899 apprendiamo solo che abitava in corso Milano a Monza. È naturale pensare che l'abitazione dello Zopfi non fosse distante dalla via Gaetana Agnesi, dove prospetta tuttora un lato del suo ex stabilimento, via che è una traversa di corso Milano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Illustrazione Italiana Anno II n. 35 del 28 agosto 1898 pag.151,152,153
  • Catalogo della Società Anonima Meccanica Lombarda datato 1908
  • Catalogo di macchine per laterizi Alfredo Zopfi Milano concessionario per l'Italia e l'Istria della ditta Rieter & Koller – Costanza - ediz. Martinenghi 1905
  • Fondazione Luigi Micheletti Archeologia industriale scheda n. 19 Fabbrica cannoni, poi Mulino Campestrini, poi Zopfi, poi Hefty
  • Silvio Honegger Gli svizzeri di Bergamo. Storia della comunità Svizzera di Bergamo dal Cinquecento all'inizio del Novecento edizioni Junior Bergamo - 1997
  • Dizionario Biografico Degli Italiani al Plata ediz.Barozzi, Baldissini & C.ia 2008

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