Albert Dekker

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Albert Dekker nel film Barriera invisibile (1947)

Albert Dekker, nome d'arte di Albert Van Ecke (Brooklyn, 20 dicembre 1905Hollywood, 5 maggio 1968), è stato un attore cinematografico, teatrale e televisivo statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli studi universitari di medicina e psicologia al Bowdoin College, Dekker iniziò a interessarsi all'attività filodrammatica e, dopo la laurea, decise di dedicarsi al teatro. Si trasferì a Cincinnati e nel 1927 trovò lavoro come quarto aiuto direttore di scena, ma presto passò alla recitazione[1]. Pochi mesi dopo arrivò a Broadway per recitare nell'allestimento che la Theater Guild fece di Marco Millions di Eugene O'Neill, pièce in cui Dekker lavorò a fianco di Alfred Lunt (protagonista nel ruolo di Marco Polo), con il quale aveva fatto amicizia ai tempi del college[2].

Per una decina di anni Dekker calcò il palcoscenico, prima di trasferirsi a Hollywood per tentare la carriera cinematografica. Il suo debutto sul grande schermo risale al 1937 nel film L'ultima beffa di Don Giovanni (1937) di James Whale, con cui l'attore inaugurò una trentennale carriera di caratterista, grazie principalmente al suo aspetto massiccio, all'alta statura e al volto baffuto dai lineamenti truci, che lo resero perfetto per i ruoli da villain[1][2]. Nel 1939 fu nuovamente diretto da James Whale nel film in costume La maschera di ferro (1939), in cui ricoprì il ruolo del frivolo ed effeminato re Luigi XIII di Francia[2].

nel film Dr. Cyclops (1940)

L'anno successivo Dekker diede la sua migliore e più famosa interpretazione cinematografica nel piccolo classico dell'horror Dr. Cyclops (1940), per la regia di Ernest B. Schoedsack, che era stato uno degli ideatori di King Kong (1933). L'attore impersonò il pazzo Dottor Thorkel, che risiede in un punto sperduto dell'Amazzonia e riesce a ridurre alle dimensioni di un pupazzetto i malcapitati che giungono a fargli visita. Calvo, stralunato ed estremamente miope, nel film Dekker porta occhiali enormi che gli deformano il viso e ne rendono impressionante la maschera, in particolare quando prende in mano ed osserva le sue vittime divenute minuscole[2].

Gli anni quaranta furono il periodo più intenso della carriera cinematografica di Dekker, la cui versatilità spaziò nei più disparati generi cinematografici, dal poliziesco al western e al melodramma. Nel 1946 apparve nel noir I gangsters (1946), mentre dieci anni più tardi fu tra i protagonisti de Un bacio e una pistola (1955), nella parte del dottor Soberin, un medico fanatico coinvolto in una avvincente caccia a un pericoloso materiale radioattivo, in cui rivaleggia con il detective Mike Hammer (Ralph Meeker). In Among the Living (1941), un melodramma di suspense accanto a Susan Hayward, interpretò il doppio ruolo di due gemelli, uno dei quali è un pazzo omicida. Affrontò il dramma sociale con Barriera invisibile (1947) di Elia Kazan, nei panni dell'editore John Minify, il western con Le furie (1950) di Anthony Mann, i melodrammi psicologici come La valle dell'Eden (1955), che Kazan trasse dal romanzo di John Steinbeck, e Improvvisamente l'estate scorsa (1959) di Joseph L. Mankiewicz. Riuscì a ricoprire anche un ruolo romantico nell'avventuroso La taverna dei sette peccati (1940), conquistando nel finale l'amore della protagonista Marlene Dietrich e salpando con lei verso il tramonto.

Durante il decennio Dekker trovò anche il tempo per occuparsi di politica, ricoprendo la carica di deputato per il Partito Democratico nel 57º Distretto della California, per la legislatura dal 1944 al 1946[1][2].

Durante gli anni cinquanta, Dekker iniziò a diradare le apparizioni cinematografiche, ritornando sul palcoscenico con Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, in cui sostituì Lee J. Cobb nel ruolo del protagonista Willy Loman, e con Un uomo per tutte le stagioni di Robert Bolt, in cui impersonò il Duca di Norfolk. Partecipò anche ad alcune serie televisive di successo come Rawhide (1964), Missione impossibile (1965) e Bonanza (1968). L'ultima apparizione cinematografica risale al 1968 con il ruolo di Pat Harrigan nel western modernista Il mucchio selvaggio (1969) di Sam Peckinpah.

La tragica morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1967 Dekker fu colpito dalla tragica scomparsa del figlio sedicenne Jan, avuto dal matrimonio con Esther Guernini (sposata nel 1929), che fu trovato morto a Hastings-on-Hudson (New York), ucciso da un colpo di pistola. Il caso venne archiviato fra i suicidi[2]. L'anno successivo, il 5 maggio 1968, Dekker venne ritrovato senza vita nella sua abitazione di Hollywood, in inquietanti circostanze[3]. Il suo cadavere, imbavagliato, ammanettato e impiccato al tubo della doccia, fu rinvenuto nella stanza da bagno, chiusa dall'interno. Prima di morire asfissiato, l'attore si era abbigliato con raffinata biancheria femminile di seta, e si era scritto sul corpo alcune frasi sessualmente esplicite rivolte a sé stesso, con uno sgargiante rossetto rosso[2].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Albert Dekker è stato doppiato da:

  • Carlo Buratti in Il mucchio selvaggio
  • Giorgio Capecchi in Il re della prateria, Improvvisamente l'estate scorsa
  • Gualtiero De Angelis in La taverna dei sette peccati
  • Luigi Pavese in La maschera di ferro, Il meraviglioso paese
  • Nino Pavese in Beau Geste, Terra nera, I gangsters, I forzati del mare, La vergine di Tripoli, La saga dei pionieri, Barriera invisibile, La maschera dei Borgia, Le furie, Voi assassini
  • Carlo Romano in Nel mezzo della notte
  • Gaetano Verna in Dr. Cyclops, L'isola della gloria, Texas selvaggio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 136
  2. ^ a b c d e f g Kenneth Anger, Hollywood Babilonia II, Adelphi, 1996, pag. 228-229
  3. ^ Dettagli sulla morte di Albert Dekker

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