James Whale

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James Whale nel 1934

James Whale (Dudley, 22 luglio 1889Hollywood, 29 maggio 1957) è stato un regista britannico, trasferitosi a Hollywood agli albori del cinema sonoro.

Si affermò con Frankenstein (1931), primo adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo scritto da di Mary Shelley, con il quale inaugurò una mitologia e uno stile che ebbero larghissima influenza nelle successive pellicole horror[1].

Dotato di qualità geniali di composizione e concentrazione drammatica, Whale è considerato tuttora uno dei rinnovatori del genere fantastico cinematografico americano[2] e fu anche uno tra i primi gay dichiarati del mondo di Hollywood, al punto tale da guadagnarsi il soprannome di "queen of Hollywood", invece che di "king"[3].

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e il successo teatrale con Journey's End[modifica | modifica wikitesto]

Vignetta raffigurante le prove teatrali di Whale nel campo di prigionia di Holzminden

Sesto di sette figli, suo padre era un operaio metallurgico[4] e sua madre un'infermiera[5]. Non volendo seguire i suoi fratelli nel lavoro in miniera, iniziò a lavorare come ciabattino[6] . Mostrando un certo talento come compositore di canzonette, utilizzò i suoi guadagni extra per frequentare le scuole serali della Dudley School of Arts and Crafts. Nell'ottobre del 1915 con l'avvento della prima guerra mondiale si arruolò nell'esercito dove raggiunse il grado di tenente[7]. Fatto prigioniero di guerra nel 1917, trascorse il suo periodo di prigionia scoprendo il suo talento di organizzatore e direttore di spettacoli teatrali[8].

Dopo l'armistizio ritornò a Birmingham e si imbarcò nell'avventura del teatro professionale. Sotto la tutela dell'attore-manager Nigel Playfair, Whale lavorò come attore, scenografo e costruttore, "direttore di scena" e regista[9]. Dal 1924 al 1925 ebbe una relazione con l'artista Doris Zinkeisen, conosciuta nel 1922[10].

Nel 1928 gli fu offerta l'opportunità di dirigere due rappresentazioni teatrali del dramma Journey's End dell'allora sconosciuto R. C. Sherriff, con protagonista un giovanissimo Laurence Olivier[11]. Lo spettacolo si rivelò un autentico successo e la rappresentazione si trasferì nel West End dove vennero recitate ben 600 repliche dello spettacolo.[12][13][14]

Esordi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1931 collaborò, senza essere accreditato, al film Gli angeli dell'inferno di Howard Hughes, girando alcune sequenze di dialogo[15]. Nello stesso anno fu invitato a trasferirsi a Broadway dove infine si sarebbe occupato anche della trasposizione cinematografica di Journey's End[16]. Il film, che segnò il suo debutto a Hollywood, fu un grande successo sia di pubblico che di critica[17].

Nel 1931, Whale firmò un contratto di cinque anni con gli Universal Studios. Carl Laemmle Jr., produttore dello studio, riteneva Whale l'unico regista in grado di portare la Universal al livello della MGM, della Warner Bros e dei grandi nomi di Hollywood[18] Il primo film diretto da Whale per gli Universal fu La donna che non si deve amare, prima trasposizione cinematografica dell'omonimo dramma teatrale di Robert E. Sherwood del 1930.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Carl Laemmle Jr. aveva un enorme rispetto per Whale e lo propose come regista di Frankenstein[18][19], tratto dall'omonimo romanzo di Mary Shelley e dal suo adattamento teatrale Frankenstein: an Adventure in the Macabre di Peggy Webling del 1927. Whale si occupò di ogni aspetto della produzione: saliva sulla gru per le riprese, si occupava del sonoro, era al corrente di tutto quello che riguardava la pellicola[20]. Prese ispirazioni da pellicole famose del cinema espressionista come Il Golem (Der Golem), Il Golem - Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die Welt kam) (entrambe interpretate da Paul Wegener) e Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari), che Whale proiettava ripetutamente mentre si preparava a dirigere Frankenstein[21].

Fu Whale a scegliere Boris Karloff per la parte del mostro. Un aneddoto racconta che Whale lo scelse perché vedendolo in una stanza rimase affascinato dalla forma della sua testa[20]. La questione dell'aspetto del mostro è piuttosto controversa. Molti credono che in realtà l'idea fu di Whale e non di Jack Pierce. Pierce sostenne era una sua creazione, anche se una volta ammise che fu frutto di un compromesso tra lui e Whale[20]. Secondo il biografo di Whale, James Curtis, l'aspetto e l'interpretazione di Karloff furono influenzati dall'interpretazione di Whale del figlio pazzo di Charles Laughton nella produzione teatrale di A Man with Red Hair del 1928[18].

Il film fu girato dal 24 agosto al 3 ottobre 1931[22]. La premiere si tenne il 29 ottobre[23] e l'uscita del film fu programmata per il 21 novembre[24]. Frankenstein fu un successo immediato sia di pubblico e di critica, impressionò il pubblico, sottrasse il film all'usura del tempo e consacrò definitivamente Whale fra i maestri del cinema dell'epoca[25]. A lui si deve, oltre a Karloff, anche la scelta del tormentato Colin Clive, che aveva diretto nel lavoro teatrale Journey's End[26], nei panni del Dottor Herny Frankenstein. Whale lo preferì a Leslie Howard, considerato in precedenza[20].

Dopo il successo di Frankenstein, Whale diresse The Impatient Maiden e Il castello maledetto (The Old Dark House). Mentre il primo fu un insuccesso di pubblico, il secondo ottenne critiche favorevoli e inaugurò il filone di film horror ambientati in case buie e terrificanti[27]. Il bacio davanti allo specchio (The Kiss Before the Mirror) fu un successo di critica ma un fallimento al botteghino. Dopo questa pellicola, Whale decise di ritornare al genere horror e diresse L'uomo invisibile (The invisible man). Fu lo stesso regista a scegliere Claude Rains per la parte del protagonista, preferendolo a Boris Karloff. Il film uscì nel 1933 e si rivelò un grandissimo successo[28], anche grazie agli straordinari effetti speciali di John P. Fulton, e diede origine a vari seguiti e molti altri film trassero spunto dal personaggio.

La consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver diretto A lume di candela (By Candlelight) e One More River, Whale fu contattato dagli Universal Studios per dirigere il sequel di Frankenstein: La moglie di Frankenstein (Bride of Frankenstein). Whale obbiettò, evitando l'argomento e impegnandosi in altri progetti. Disse di aver esaurito il tema del primo film, di averlo "prosciugato", ma alla fine accettò a causa delle insistenze dei produttori[29]. Essendosi inizialmente rifiutato di dirigere la pellicola, si sentì autorizzato a suggerire agli sceneggiatori idee per il copione[30]. Whale inserì il personaggio del Dottor Pretorius, interpretato dal suo mentore artistico, l’attore teatrale Ernest Thesiger[31], la sequenza degli omini miniaturizzati e il prologo con Mary Shelley, Percy Bysshe Shelley e George Byron[18]. Il film fu un grande successo di pubblico all'uscita e con il tempo i critici hanno finito per considerarlo il capolavoro del regista britannico[32].

Il successo de La moglie di Frankenstein consacrò Whale nelle grazie del produttore Carl Laemmle Jr. Ormai il regista poteva agire quasi come un cineasta indipendente e non c'era né dirigente né produttore capace di dargli ordini. Dopo aver rifiutato La figlia di Dracula, Whale diresse Una notte d'oblio (Remember Last Night?). Il regista lo considerò il migliore dei suoi lavori, ma la pellicola non ottenne il grande successo sperato[33][34]. Con La canzone di Magnolia (Show Boat), Whale realizzò quasi il sogno di creare film di prestigio avendo carta bianca[18]. Tuttavia, quando Laemmle vendette la Universal, le cose cambiarono. Whale si ritròvò a lavorare per persone che non condividevano i suoi metodi[18]. Questi lo relegarono in posizione marginale, restringendogli i finanziamenti e lo spazio di libertà creativa[35].

Il declino e il suicidio[modifica | modifica wikitesto]

The Road Back (1937) segnò l'inizio del declino della carriera del regista britannico. Fu l'ultimo film per gli Universal Studios ed era un coraggioso seguito di All'ovest niente di nuovo. A causa di alcune pressioni dalla Germania, il film subì grossi tagli e fu un fiasco al botteghino[18][36]. Whale fu accusato dell'insuccesso del film e così lasciò per sempre gli studio[18]. Da quel momento in poi diresse solo B movie, ad'eccezione de La maschera di ferro (The Man in the Iron Mask) del 1939 per il produttore indipendente Edward Small, prima di ritirarsi definitivamente dal mondo del cinema nel 1941[37].

Separatosi dal produttore David Lewis, suo compagno per molti anni, Whale si ritirò in una piccola villetta in California e abbandonò per sempre il cinema, dedicandosi principalmentealla pittura e al teatro. Tentò un ritorno con il noir Hello out there (1949), dal dramma di William Saroyan, che però, nonostante le critiche positive da parte di Jean Renoir, John Huston e Charlie Chaplin, non trovò un distributore[35].

Nell'ultimo periodo della sua vita Whale soffriva di problemi alla memoria causati da un ictus che aveva avuto conseguenze debilitanti[38][39]. Si suicidò annegandosi nella piscina della propria villa il 29 maggio 1957, all'età di 67 anni. Le circostanze della morte furono rese note solo anni dopo così come le sue ultime parole: "il futuro è solo vecchiaia e malattia e dolore... devo trovare pace e questo è l'unico modo"[40].

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962 ebbe inizio il processo di riscoperta e rivalutazione delle sue opere[35]. La sua storia è descritta, anche se in forma romanzata, nel film Demoni e dei con Rosalind Ayres e Ian McKellen nel ruolo del regista e Brendan Fraser in quello di un immaginario "giardiniere" di cui Whale si innamora. McKellen, per questa interpretazione, ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attore protagonista[41].

Sessualità[modifica | modifica wikitesto]

James Whale fu coraggiosamente uno tra i primi gay dichiarati del mondo di Hollywood, scatenando un coro di critiche e facendolo dispiacere così tanto che decise di abbandonare l'attività cinematografica[42]. Whale si ritirò in una piccola villetta in California dove trascorreva il tempo organizzando feste interamente maschili[43].

Conoscendo la sua sessualità, alcuni storici del cinema individuarono riferimenti omosessuali nel lavoro del regista, in particolare in La moglie di Frankenstein nei personaggi del Dottor Pretorius e di Dottor Frankenstein interpretati rispettivamente da Ernest Thesiger e di Colin Clive[44].

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Sin ragazzo James Whale sapeva cosa significasse avere inclinazioni artistiche in una città industriale, in una famiglia operaia. Ne era cosciente prima ancora di viverlo da omosessuale[18]. I film di Whale sono rinomati per i dialoghi, l'eleganza, la caratterizzazione dei personaggi, le finezze psicologiche nella narrazione e le ossessioni dell'espressionismo tedesco. Non a caso Whale era un fan del regista Paul Leni, figura chiave del cinema espressionista[45]. Tutte le opere di Whale si concentrano sulla ricostruzione di suggestive atmosfere e sulla creazione di un meccanismo narrativo alquanto efficace, caratterizzato da un ritmo incombente che alterna con grande intelligenza elementi di commedia ed ironia, ad altrettante scene più horror e gotiche[41].

Secondo lo storico cinematografico, Paul Jensen, Whale era affascinato dagli aspetti drammatici dei suoi personaggi: li comprendeva e ognuno di loro incarnava un aspetto dello stesso regista[20]. Whale era anche un abile scenografo e pittore. Suggeriva le scenografie con suoi schizzi e le dava da sviluppare al reparto addetto[18]. Egli nutrì sentimenti contrastanti per i suoi film horror. Gli piacevano, ma non voleva essere bollato unicamente per regista di film dell'orrore[18][41].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Whale, James in Enciclopedie on line. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  2. ^ James Whale - Le biografie delle Star di Hollywood in ciakhollywood.com. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  3. ^ Benshoff, p. 41
  4. ^ Curtis, p. 8
  5. ^ Ellis, p. 90
  6. ^ Curtis, p. 11
  7. ^ Curtis, p. 17
  8. ^ Whale 1919, p. 318
  9. ^ Skal, e altri., p. 50
  10. ^ Curtis, p. 32
  11. ^ Coleman, p. 31
  12. ^ Curtis, p. 70
  13. ^ Curtis, p. 71
  14. ^ Curtis, p. 79
  15. ^ "Millionaire Producer Faces Big Losses". Waterloo (IA) Evening Courier (United Press). 2 November 1929. p. 8.
  16. ^ Curtis, p. 83
  17. ^ Curtis, p. 104-05
  18. ^ a b c d e f g h i j k E' viva! - La realizzazione del film, documentario contenuto nel cofanetto Universal Monsters - The Essential Collection - Limited Edition (8 Blu-Ray Disc)
  19. ^ Skal, p. 129
  20. ^ a b c d e Frankenstein: Come Hollywood creò il mostro, documentario contenuto nel cofanetto Universal Monsters - The Essential Collection - Limited Edition (8 Blu-Ray Disc)
  21. ^ Curtis, p. 149
  22. ^ Buehrer,  p. 89
  23. ^ Curtis, p. 151
  24. ^ Curtis, p. 153
  25. ^ Curtis, p. 157
  26. ^ Williamson, p. 29
  27. ^ Bansak, e altri., p. 95
  28. ^ Skal, e altri., p. 71
  29. ^ Vieria, p. 80
  30. ^ Curtis, p. 134
  31. ^ Skal, p. 185
  32. ^ Gifford, p. 55
  33. ^ Curtis, p. 245-55
  34. ^ Curtis, p. 259
  35. ^ a b c Whale, James in Enciclopedia del Cinema (2004). URL consultato il 7 febbraio 2015.
  36. ^ Anger, p. 209
  37. ^ (EN) Gods and Monsters: The Search for the Right Whale, Cineaste, 22 settembre 1999. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  38. ^ Curtis, p. 380
  39. ^ Anger, p. 211
  40. ^ Anger, p. 21
  41. ^ a b c Paolo Casella, Cinema/Demoni e dei, 26 marzo 1999. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  42. ^ Bryant, p. 46
  43. ^ Curtis, p. p. 377-78
  44. ^ (EN) Gary Morris, Sexual Subversion: The Bride of Frankenstein, Bright Lights Film Journal, luglio 1997. URL consultato il 7 febbraio 2015.
  45. ^ Worland, p. 66

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) James Curtis, James Whale: A New World of Gods and Monsters, Boston, Faber and Faber, 1998, ISBN 0-571-19285-8.
  • (EN) Harry M. Benshoff, Monsters in the Closet: Homosexuality and the Horror Film, Manchester University Press, 1997, ISBN 0-7190-4472-3.
  • (EN) Reed Ellis, Journey Into Darkness: The Art of James Whale's Horror Films, University of Florida, 1979.
  • (EN) Audrey Williamson, Theatre of two decades, Rockliff, 1951.
  • (EN) Terry Coleman, Olivier, Macmillan, 2005, ISBN 0-8050-7536-4.
  • (EN) Terry Buehrer, Boris Karloff: A Bio-bibliography, Greenwood Publishing Group, 1993, ISBN 0-313-27715-X.
  • (EN) Denis Gifford, Karloff: The Man, The Monster, The Movies, Film Fan Monthly, 1993.
  • (EN) Kenneth Anger, Hollywood Babylon II, Dutton, 1984.
  • (EN) Wayne Bryant, Bisexual Characters in Film: From Anaïs to Zee, Haworth Press, 1997, ISBN 0-7890-0142-X.
  • (EN) Rick Worland, The Horror Film: An Introduction, Blackwell Publishing, 2007, ISBN 1-4051-3901-3.
  • (EN) J. Whale, Our Life at Holzminden, Wide World Magazine, 1919.
  • (EN) David J. Skal, Jessica Rains, Claude Rains: An Actor's Voice, University Press of Kentucky, 2008, ISBN 0-8131-2432-8.
  • (EN) Edmund G. Bansak, Robert Wise, Fearing the Dark: The Val Lewton Career, McFarland, 2003, ISBN 0-7864-1709-9.
  • (EN) David J. Skal, The Monster Show: A Cultural History of Horror, Penguin Books, 1993, ISBN 0-14-024002-0.
  • (EN) Mark A. Vieira, Hollywood Horror: From Gothic to Cosmic, New York, Harry N. Abrams, 2003, ISBN 0-8109-4535-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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