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Tutti morimmo a stento

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Tutti morimmo a stento
ArtistaFabrizio De André
Tipo albumStudio
Pubblicazionesettembre 1968
Durata35:53
Dischi1
Tracce10
GenereMusica d'autore
Rock progressivo
EtichettaBluebell Records
ProduttoreGian Piero Reverberi
Registrazioneagosto 1968, studi RCA, Roma
NoteCollaborazione alle musiche, orchestrazione, direzione Orchestra Philharmonia di Roma e Coro Pietro Carapellucci: Gian Piero Reverberi
Assistenza tecnico-artistica: Gianfranco Reverberi
Tecnico di registrazione: Giorgio Agazzi
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
(1967)
Album successivo
(1968)
Singoli
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[1] Pietra miliare
Storia della musica[2] 9/10 stelle
AllMusic[3] 4/5 stelle

«Parla della morte... Non della "morte cicca", con le ossette, ma della morte psicologica, morale, mentale, che un uomo normale può incontrare durante la sua vita. Direi che una persona comune, ciascuno di noi forse, mentre vive si imbatte diverse volte in questo genere, in questo tipo di morte - in questi vari tipi, anzi, di morte - prima di arrivare a quella vera. Così, quando tu perdi un lavoro, quando tu perdi un amico, muori un po'; tant'è vero che devi un po' rinascere, dopo.»

(Fabrizio De André, intervista rilasciata ad Enza Sampò nel programma RAI "Incontri musicali: Fabrizio De Andrè" del 1969.[4])

Tutti morimmo a stento è il secondo album d'inediti registrato da Fabrizio De André per la Bluebell Records, pubblicato nel 1968.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

È uno dei primi esempi di concept album in Italia. L'idea di questo disco venne a De André dopo aver ascoltato Days of Future Passed dei Moody Blues, realizzato insieme alla London Symphony Orchestra. L'opera nacque dopo due anni[5] di collaborazione con Gianfranco Reverberi e Gian Piero Reverberi nell'orchestrazione, e nella stesura dei testi con Riccardo Mannerini (Il cantico dei Drogati)[6][7] e Giuseppe Bentivoglio (La ballata degli impiccati)[8]. Gian Piero Reverberi risulta ufficialmente co-autore di tutte le musiche, ma il suo contributo sembra essere andato oltre. A Riccardo Bertoncelli dichiarava infatti: "In dischi impegnativi come Tutti morimmo a stento, Fabrizio non era in grado di reggere da solo tutta l'architettura. Lì c'è un mio intervento profondo." [9] Il tema portante di questo concept è la "morte psicologica, mentale"[10][11] dell'individuo che viene illustrata attraverso la presentazione di vari personaggi: tossicodipendenti, ragazzine traviate, impiccati... Un mondo saturo di "morte" e rancore che trova un suo riscatto nella pietà, intesa quasi come pietas, di quegli "uomini senza fallo" a cui è rivolto il Recitativo[12].

La prima stampa di questo disco riporta in copertina la scritta Volume 2, che scomparirà nelle ristampe successive. Esistono altri dischi di De André con questo titolo, ma si tratta di album antologici del periodo Karim. Il 23 ottobre 2009 è uscita un'edizione a tiratura limitata in vinile colorato giallo (Sony RCA LP 886976090012).

L'album ottenne un'accoglienza positiva, tanto da diventare l'LP più venduto in Italia nel 1968[13], seguito dal primo album registrato in studio di De André nel 1967 Volume I, raggiungendo una vendita di quasi 50.000 copie[14].

«Il disco è già un best seller: e lo è tra le ragazzine, gli studenti, i professori di scuola media...»

(Fabrizio De Andrè, intervista a L'Europeo, 1969.[14])

Dal disco fu tratto il singolo Leggenda di Natale/Inverno, con una copertina molto simile a quella dell'album.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

LP del 1968[modifica | modifica wikitesto]

  • Lato A
  1. Cantico dei drogati (testo di Fabrizio De André e Riccardo Mannerini; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi[15]) - 7:06
  2. Primo intermezzo (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 1:57
  3. Leggenda di Natale (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 3:14
  4. Secondo intermezzo (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 1:56
  5. Ballata degli impiccati (testo di Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 4:22
  • Lato B
  1. Inverno (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 4:10
  2. Girotondo (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 3:06
  3. Terzo intermezzo (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 2:12
  4. Recitativo (due invocazioni e un atto di accusa) (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 2:35
  5. Corale (leggenda del re infelice) (testo di Fabrizio De André; musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi) - 5:02

(in realtà le strofe del Recitativo e il tema cantato del Corale si alternano fra loro, costituendo un unico brano)

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Cantico dei drogati[modifica | modifica wikitesto]

Il testo della canzone è ispirata alla poesia "Eroina"[16] di Riccardo Mannerini, poeta amico di De André.

«Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perché quando navigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. È morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo. Ha avuto brutte storie con la giustizia perché era un autentico libertario, e così quando qualche ricercato bussava alla sua porta lui lo nascondeva in casa sua. E magari gli curava le ferite e gli estraeva i proiettili che aveva in corpo. Abbiamo scritto insieme il Cantico dei Drogati, che per me, che ero totalmente dipendente dall'alcool, ebbe un valore liberatorio, catartico. Però il testo non mi spaventava, anzi, ne ero compiaciuto. È una reazione frequente tra i drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. Io mi compiacevo di bere, anche perché grazie all'alcool la fantasia viaggiava sbrigliatissima. Mannerini mi ha insegnato che essere intelligenti non significa tanto accumulare nozioni, quanto selezionarle una volta accumulate, cercando di separare quelle utili da quelle disutili. Questa capacità di analisi, di osservazione, praticamente l'ho imparata da lui. Mi ha anche influenzato a livello politico, rafforzando delle idee che già avevo. sicuramente è stata una delle figure più importanti della mia vita.»

(In "Cantico per i diversi", intervista a cura di Roberto Cappelli, Il Mucchio Selvaggio; Fabrizio De André, 1992)

Musicalmente, l'introduzione è opera di Gian Piero Reverberi.

Leggenda di Natale[modifica | modifica wikitesto]

Leggenda di Natale è ispirata alla canzone Le Père Noël et la petite fille di Georges Brassens, quarta traccia dell'album Les Funérailles d'antan (1960). Il brano verte sulla circonvenzione usata da un furbo senza scrupoli su un'ingenua ragazza che si lascia facilmente ingannare nel suo sentimento più innocente, la fiducia.

Inverno[modifica | modifica wikitesto]

Nel brano De André descrive i periodi bui della vita, dopo i quali a volte, si viene consolati da una calda estate. È un inno al ciclo delle stagioni che sono un po' come la vita, in cui si passa dal sole di un caldo sorriso al freddo pungente della malinconia.

La versione inglese[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Antonio Casetta ebbe l'idea di realizzare una versione in inglese di questo disco: De André quindi reincise le parti vocali dell'album. Questa versione non è mai stata pubblicata ufficialmente, ma si giunse fino alla stampa di un'unica copia test in vinile. La grafica era completamente differente dalla versione italiana, con copertina apribile, tutti i testi delle canzoni in inglese e l'elenco di tutti i nomi dei musicisti. La scaletta del disco era la seguente:

  1. Lament of the Junkie
  2. First Intermezzo
  3. Legend of Christmas
  4. Second Intermezzo
  5. Ballad of the Hanged
  6. Winter
  7. Ring around the H-Bomb
  8. Third Intermezzo
  9. Relativity (Chorale of Mercy)

L'unica preziosa copia di questa versione è stata scoperta nel 2007 in possesso di un collezionista statunitense, che ha posseduto la versione per quasi 40 anni senza riferirlo a nessuno. Solamente in occasione del suo ottantesimo compleanno rivelò il segreto in forma privata al collezionista Mimmo Carrata, al quale poi cedette il disco pochi giorni dopo[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Fabretti, Fabrizio De Andrè - Tutti morimmo a stento :: Le pietre miliari di Onda Rock, Onda Rock, 29 ottobre 2006. URL consultato l'11 maggio 2014.
  2. ^ Angelo Bignamini, Recensione: Fabrizio De André - Tutti Morimmo a Stento, su storiadellamusica.it. URL consultato l'11 maggio 2014.
  3. ^ (EN) Mariano Prunes, Tutti Morimmo a Stento - Fabrizio De André, AllMusic. URL consultato l'11 maggio 2014.
  4. ^ Intervista rilasciata alla RAI nel 1969. Ora nel video (curato da V. Mollica) allegato a Fabrizio De André. Parole e canzoni, Einaudi, Torino, 1999.
  5. ^ Filmato audio Fabrizio De André in studio con Roberto Arnaldi, su YouTube, 26 marzo 2012. URL consultato l'11 maggio 2014.
  6. ^ Collaborazione tra De André e Mannerini. Fabrizio De André e Riccardo Mannerini all’epoca della loro collaborazione (1968) Tutti morimmo a stento (ANSA PD-Italia), su centralpalc.com, L'Opera, 19 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2013).
  7. ^ Poesia Eroina di Riccardo Mannerini
  8. ^ Ballata degli impiccati, su creuzadema.net. URL consultato l'11 maggio 2014.
  9. ^ Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro?, cit., p. 76
  10. ^ Giuseppe Cirigliano, Fabrizio De André Tutti morimmo a stento (1968), su giuseppecirigliano.it. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 novembre 2014).
  11. ^ fabrizio de andré: commentodischi, su giuseppecirigliano.it. URL consultato il 27 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2013).
  12. ^ Fabrizio De André. Note di copertina di Tutti morimmo a stento, [[{{{artista}}}]], {{{etichetta}}}, 1968. URL consultato in data 11 maggio 2014.
  13. ^ Classifica dei dischi più venduti in Italia - 1968, su musicaggini.myblog.it, 19 luglio 2011. URL consultato l'11 maggio 2014.
  14. ^ a b Adriano Botta, Un nuovo fenomeno nel mondo della canzone. È in testa alle vendite dei dischi a 33 giri. Si chiama Fabrizio De Andrè: nei suoi versi da liceo classico c’è di tutto, da Villon a Pascoli, in L'Europeo, nº 11, 13 marzo 1969 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2010).
  15. ^ Pur essendo nella copertina del disco attribuite al solo De André, le musiche di tutte le canzoni sono scritte insieme a Reverberi, come risulta dal deposito SIAE.
  16. ^ [1]
  17. ^ Come raccontato dallo scopritore ed attuale proprietario del disco, il collezionista Mimmo Carrata. Bruno Persano, Scoperto negli Usa inedito di De André Canta in inglese "Tutti morimmo a stento", in la Repubblica (Roma), 21 settembre 2007. URL consultato l'11 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Neri; Claudio Sassi; Franco Settimo. Fabrizio De André-Discografia illustrata. Roma, Coniglio Editore, 2006.
  • Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Firenze, Giunti, 2003. ISBN 88-09-02853-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]