Bocca di Rosa

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Bocca di Rosa
ArtistaFabrizio De André
Autore/iFabrizio De André / Fabrizio De André, Gian Piero Reverberi
GenereMusica d'autore
Data1967
EtichettaBluebell Records
Durata3:05
Certificazioni (digitale)
Dischi di platinoItalia Italia[1]
(vendite: 50 000+)

Bocca di Rosa è una canzone scritta nel 1967 da Fabrizio De André insieme a Gian Piero Reverberi. Si tratta di una delle canzoni più rappresentative dell'autore ed è entrata nell'immaginario collettivo italiano, tanto che l'espressione "bocca di rosa" viene usata nel linguaggio comune, anche se in modo errato rispetto al senso del testo della canzone, in senso metaforico, come sinonimo di "prostituta".[2]

Contenuto e ispirazione[modifica | modifica wikitesto]

La canzone racconta la vicenda di una forestiera soprannominata Bocca di Rosa che, arrivata in treno «nel paesino di Sant'Ilario», con il suo comportamento passionale e libertino («c'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di Rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per passione») ne sconvolge la quiete. Nel giro di poco tempo la protagonista viene presa di mira dalle donne del paese, «cagnette a cui aveva sottratto l'osso», le quali, non tollerando la condotta della nuova arrivata ed anche e soprattutto il fatto che i loro mariti preferiscano tradirle per stare con Bocca di Rosa, si rivolgono al commissario di polizia, che manda «quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi» per condurre Bocca di Rosa alla stazione di polizia e successivamente alla stazione ferroviaria, dove sarà accompagnata sul treno e allontanata dal paesino. Alla forzata partenza di Bocca di Rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco senza pretese portò l'amore nel paese». La notizia della presenza di un personaggio del genere però si diffonde velocemente («come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca»), tant'è che, alla stazione successiva, la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.

Pare che a ispirare la canzone ed il personaggio protagonista sia stata la famosa canzone di Georges Brassens Brave Margot. L'ipotesi sarebbe avvalorata dalla presenza, nel testo della canzone, di alcune similitudini e riferimenti presenti nel brano del musicista francese[3]. Due ipotesi minori collegano invece Bocca di Rosa alla regolare frequentazione che De André, negli anni in cui scrisse il brano, faceva dei quartieri della prostituzione della Genova degradata. Da qui, come si cita in un articolo, De André potrebbe aver tratto qualche ispirazione da figure di prostitute del tempo, come quella di una tale Marilyn, una transessuale, [4], oppure quella di una certa Liliana Tassio[5] nota come Maritza, una prostituta istriana che diventerà una delle protagoniste del romanzo Un destino ridicolo, scritto dal cantautore ligure insieme ad Alessandro Gennari.

Varianti del testo[modifica | modifica wikitesto]

Il testo di Bocca di Rosa ha due versioni, entrambe del 1967, le cui differenze sono:

  1. il paesino di Sant'Ilario, un quartiere di Genova effettivamente esistente, che venne modificato nell'immaginario "San Vicario" (tale cambiamento non venne però mai applicato dal vivo).
  2. i versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i Carabinieri / al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme / e l'accompagnarono al primo treno», che possono essere ascoltati nella prima edizione in versione stereo (copertina con foto), nella prima stampa monofonica (copertina marrone) vennero modificati (si dice dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri"[senza fonte]) in «Il cuore tenero non è una dote / di cui sian colmi i Carabinieri / ma quella volta a prendere il treno / l'accompagnarono malvolentieri»; nelle esibizioni dal vivo De André eseguirà sempre la versione modificata.

Edizioni del brano[modifica | modifica wikitesto]

Bocca di Rosa fu pubblicata come singolo la prima volta nel 1967, come lato B del 45 giri Via del Campo/Bocca di Rosa[6], e fu poi inserita lo stesso anno nell'album Volume I.

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Numerose interpreti femminili come Ornella Vanoni, Anna Oxa e L'Aura, cantautori come Roberto Vecchioni e band-tributo come i Mercanti di Liquore hanno eseguito cover di Bocca di Rosa. Anche musicisti di altri generi hanno omaggiato la canzone, dagli Skiantos (rock demenziale) ai Musica nuda (jazz), dai Malinda Mai (orchestrale)[7]. La canzone è molto amata dai musicisti folk: Mario Incudine ne ha fatto una versione con testo tradotto in dialetto siciliano, mentre Peppe Barra ne ha cantato una versione con testo tradotto da Vincenzo Salemme in napoletano e inserita nella raccolta di artisti vari del 1995 Canti randagi - canzoni di Fabrizio De André[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bocca di Rosa (certificazione), su FIMI. URL consultato il 30 agosto 2018.
  2. ^ bocca di rosa, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 14 novembre 2017.
  3. ^ AA. VV., Volammo davvero: Un dialogo ininterrotto, a cura di Elena Valdini, Rizzoli, 2007, p. 310, ISBN 978-88-586-5154-4.
  4. ^ Marco Preve, Addio alla Graziosa ultima trans di De André, La Repubblica, 4 gennaio 2001 La Repubblica on line
  5. ^ La musa della canzone - Addio Bocca di Rosa, ma eri davvero tu?, in Il Secolo XIX, 15 giugno 2010. URL consultato il 10 marzo 2016.
  6. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana
  7. ^ A. Podestà, cit., p. 111
  8. ^ Discografia Nazionale della Canzone Italiana

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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