Suzanne (brano musicale)

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Suzanne
Artista Leonard Cohen
Autore/i Leonard Cohen
Genere Folk
Pubblicazione
Incisione Songs of Leonard Cohen
Data 1967
Etichetta Columbia Records
Durata 3 m : 48 s

Suzanne è il titolo di una celebre canzone di Leonard Cohen contenuta nel suo disco d'esordio del 1967, il cui testo fu inizialmente pubblicato nel 1966 come poesia.

La canzone è ispirata alle visite che il cantautore compiva presso Suzanne Verdal, ballerina, e suo marito, il noto scultore Armand Vaillancourt, con offerta di tè e fette d'arancia. Alcune interpretazioni affermano che, in questa canzone, Cohen fa riferimento ad un suo rapporto sessuale con Suzanne. In una intervista del 1970 tuttavia Cohen affermò che mai aveva avuto relazioni con Suzanne e la canzone conteneva elementi della realtà mescolati con l'immaginazione - affermazione confermata dalla stessa Suzanne in un'intervista del 2006. Stando alla lettura di Riccardo Bertoncelli [1], "la canzone intreccia una visita a casa sua (della Verdal, n.d.r.), vicino al fiume St. Lawrence, e le fantasie scatenate da una visita a una piccola chiesa dei marinai sempre a Montreal, la Chapelle de Bonsecours". Incontrata a Montreal, Suzanne aveva peraltro già ispirato alcune poesie pubblicate in Parasites of Heaven (1966): tra queste era compreso anche il futuro testo per canzone (inserito all'ultimo momento, per mancanza di materiale nuovo), con il titolo "Suzanne takes you down".

Come poi farà in molte altre canzoni, Cohen usa metafore bibliche per raccontare il sognato rapporto. Il racconto sfuggente e intessuto di immagini sognanti, unito alla musica prevalentemente acustica e al pacato tono di voce del cantante, restituisce una sensazione di delicatezza che sembra quasi risolvere il rapporto tra vita spirituale e passione carnale - tematica tra le più tipiche del repertorio coheniano. Come sempre nelle sue canzoni, è una donna a rappresentare iconicamente tale rapporto, tramite l'enigma della propria bellezza.

Sebbene Suzanne sia la canzone più conosciuta di Leonard Cohen, l'autore non ne ha detenuto i diritti[1] per lungo tempo. Essi furono detenuti da Jeff Chase che aveva fatto firmare un documento a Cohen in cui gli cedeva "temporaneamente" appunto i diritti. Tra il 1983 e il 1984 Chase cercò di rivendere i diritti a Cohen; i due si incontrarono e Chase chiese a Cohen quanto proponeva. Cohen rispose: "Un dollaro, figlio di puttana", al che Chase lasciò la stanza[2]. I due si accordarono solo nel 1987.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Molti autori hanno poi tradotto in diverse lingue e cantato questo brano come ad esempio il nostro Fabrizio De André che la tradusse in italiano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come raccontato in questo concerto: http://www.youtube.com/watch?v=tIssqxixYp0
  2. ^ Una vita di Leonard Cohen, Ira B. nadel, Giunti

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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