La guerra di Piero

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La guerra di Piero
Artista Fabrizio De André
Autore/i Fabrizio De André, arr. Vittorio Centanaro
Genere Ballata
Musica d'autore
Data 1964

La guerra di Piero è una canzone scritta da Fabrizio De André con l'arrangiamento musicale di Vittorio Centanaro[1]. Fu realizzato con i musicisti Vittorio Centanaro (alto), Fabrizio De André (medio) e Werther Pierazzuoli (basso).

Ispirazione e storia[modifica | modifica wikitesto]

« Io della guerra ne ho parlato molto, ne ho parlato soprattutto ne La guerra di Piero, attraverso i racconti che me ne faceva mio zio, il fratello di mia mamma, che si fece tutta la campagna di Albania »
(Fabrizio de André [2])

Con La guerra di Piero De André ritorna sul tema della zia morta tre anni dopo La ballata dell'eroe; punto di riferimento stilistico è Georges Brassens, ma l'ispirazione viene dalla figura dello zio del cantautore, Francesco. Il ricordo del suo ritorno dal campo di concentramento, i suoi racconti, il resto della vita trascorsa alla deriva segnarono profondamente la sensibilità del nipote Fabrizio che in più occasioni si ricorderà di lui[3].

Per la produzione del 45 giri alla canzone fu abbinata, come retro, la Ballata dell'eroe, già edita nel 1961, che per il tema trattato si accompagnava bene alla nuova incisione.

La composizione[modifica | modifica wikitesto]

Canzone di 14 strofe; ogni strofa è composta da 4 endecasillabi. Le rime talvolta sono baciate e talvolta incrociate.

Nel componimento di De Andrè sono numerosi gli echi provenienti da altre poesie. Fra tutte emerge Le dormeur du val (L'addormentato nella valle), la poesia più nota e più spesso interpretata di Arthur Rimbaud (Cahier de Douai, 1870), fra gli altri musicata e cantata da Léo Ferré nel 1955 [4]. Una quartina richiama inequivocabilmente la canzone Dove vola l'avvoltoio scritta nel 1958 da Italo Calvino e musicata da Sergio Liberovici:

« Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar »
(Italo Calvino, Dove vola l'avvoltoio, 1958)
« Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente »
(Fabrizio De André, La guerra di Piero, 1964)

Per quanto riguarda il contenuto, il testo è narrato da due voci il narratore e Piero il protagonista; l'autore canta non di una guerra in particolare, ma della guerra in sé.

Il successo e la critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Inizialmente, la storia dell' antieroe Piero passò in secondo piano. Successivamente, questa canzone di Fabrizio de Andrè diventò un inno contro la guerra e la morte in battaglia.
  • Da diversi anni la canzone è stata inserita, a pieno titolo, nelle antologie scolastiche, specialmente delle scuole elementari, tuttavia lo stesso De Andrè era solito ironizzare su questo aspetto, infatti diceva che era un modo per far sì che i bambini iniziassero ad odiare la canzone già dalla loro tenera età.[5]

Altri Zuccherini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Cosi - Federica Ivaldi, Fabrizio De André. Cantastorie fra parole e musica, Carocci Editore, Roma, 2011

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In realtà la musica fu scritta da Vittorio Centanaro, ma fu depositata da De André perché l’autore non era iscritto alla Siae.
  2. ^ In direzione ostinata e contraria, servizio de La storia siamo noi, Rai Educational, 2006. link
  3. ^ Canzoni contro la guerra - La guerra di Piero
  4. ^ Pubblicata nella raccolta postuma del 2004 Maudits soient-ils!
  5. ^ Silvano Rubino, Franceschini: le canzoni nelle antologie? No grazie, Il Fatto quotidiano, 2 marzo 2015 [1]

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