Non al denaro non all'amore né al cielo

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo album di Morgan, vedi Non al denaro non all'amore nè al cielo (Morgan).
Non al denaro non all'amore né al cielo
ArtistaFabrizio De André
Tipo albumStudio
Pubblicazione11 novembre 1971
Durata31:15
Dischi1
Tracce9
GenereMusica d'autore
Folk rock
Rock progressivo
Concept album
EtichettaProduttori Associati
ProduttoreRoberto Dané, Sergio Bardotti
ArrangiamentiNicola Piovani
RegistrazioneSala di registrazione Ortophonic, Roma
Certificazioni
Dischi d'oroItalia Italia[1]
(vendite: 25 000+)
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
(1970)
Album successivo
(1973)
Singoli
  1. Un matto/Un giudice
    Pubblicato: novembre 1971

«Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»

(Fabrizio De André intervista di Fernanda Pivano riportata sul retro di copertina.[2])

Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è il quinto album d'inediti registrato da Fabrizio De André.

Sulla copertina della prima edizione[3] la grafia del titolo era Non al denaro non all'amore al cielo, senza virgola e con l'accento erroneamente grave anziché acuto sulla congiunzione né. Nelle ristampe successive l'errore ortografico fu corretto ed il titolo fu spostato dalla parte bassa a quella alta della copertina.[4]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Non al denaro, non all'amore né al cielo è un concept album ispirato ad alcune poesie tratte dall'Antologia di Spoon River (1915) di Edgar Lee Masters, raccolta pubblicata in Italia da Einaudi nel 1943 con la traduzione di Fernanda Pivano. De André lesse la raccolta poetica nel 1970 in una edizione economica regalatagli dalla prima moglie, Enrica Rignon, detta "Puny".[5] L'idea del disco, come ha raccontato Roberto Dané[6], la ebbe Sergio Bardotti, che infatti lo seguì insieme allo stesso Dané in qualità di produttore.

Gian Piero Reverberi ha raccontato[7] che in questo caso il progetto era nato per Michele, sulla scia di Senza orario senza bandiera, quindi con i testi elaborati da De André e le musiche di Reverberi; ma il progetto venne poi dirottato su De André e quindi Reverberi (anche per alcuni suoi contrasti con Dané) non venne più coinvolto e le musiche e gli arrangiamenti furono affidati a Nicola Piovani.

Giuseppe Bentivoglio aveva già presentato testi propri a De André, il quale li aveva giudicati interessanti[8] e, dopo una prima collaborazione in Tutti morimmo a stento (in cui Bentivoglio scrisse il testo di Ballata degli impiccati), lo scelse come coautore dei testi di questo LP e del successivo.

I testi di Masters vennero lavorati e adattati alle musiche e, in alcuni casi, modificati o ampliati. Fernanda Pivano restò impressionata dai risultati: "Fabrizio ha fatto un lavoro straordinario; lui ha praticamente riscritto queste poesie rendendole attuali, perché quelle di Masters erano legate ai problemi del suo tempo, cioè a molti decenni fa."[9] Prestigiosi i musicisti che partecipano all'incisione: Dino Asciolla, violista di fama internazionale, Edda Dell'Orso, la voce solista di molte colonne sonore di Ennio Morricone tra cui Giù la testa, il coautore delle musiche e futuro premio Oscar Nicola Piovani, i chitarristi Silvano Chimenti e Bruno Battisti D'Amario, quest'ultimo come la Dell'Orso proveniente dall'orchestra di Ennio Morricone, il bassista Maurizio Majorana, membro dei Marc 4, il violoncellista classico d'origine russa Massimo Amfiteatrof, il batterista Enzo Restuccia, il maestro beneventano Italo Cammarota (autore di canzoni per Nino Taranto) e Vittorio De Scalzi, membro dei New Trolls.

Il disco fu registrato negli studi Ortophonic di Roma, situati in piazza Euclide (ora si chiamano studi Music Village); il tecnico del suono è Sergio Marcotulli, padre della pianista jazz Rita.

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Per ciascuna canzone De André si ispira direttamente ad una delle poesie di Masters; le poesie però, a differenza dei brani del disco, hanno tutte per titolo il nome proprio del personaggio di cui narrano la storia, fatta eccezione per il prologo The Hill ("La collina").

La collina[modifica | modifica wikitesto]

È l'incipit sia del libro che del disco. Parla della misera gente che riposa sulla collina del cimitero di Spoon River: uomini morti accidentalmente sul lavoro (cadendo da un ponte mentre lavoravano, bruciati in miniera), donne morte per aborto, per amore, o Maggie uccisa' in un bordello dalle carezze di un animale, soldati caduti in guerra e personaggi vari, e si conclude con un accenno al suonatore Jones, che offrì la faccia al vento/la gola al vino e mai un pensiero/non al denaro, non all'amore né al cielo. Questo personaggio tornerà, con una canzone a lui interamente dedicata, a fine disco.

Un matto[modifica | modifica wikitesto]

La canzone si ispira all'epitaffio di Frank Drummer, ritenuto pazzo ed internato in un manicomio perché non riusciva a comunicare i suoi pensieri attraverso il linguaggio. Nella canzone ognuno può riconoscere il vero personaggio presente in ogni realtà sociale, preso in giro dalla gente, ma alla fine vincitore della sua battaglia sulla presunta normalità di coloro che lo deridevano.

Un giudice[modifica | modifica wikitesto]

“Un giudice” è tratta dalla storia di Selah Lively, un uomo da sempre deriso a causa della sua bassa statura (nella poesia 5 piedi e 2 pollici, cioè 157,48 cm, nella canzone più semplicemente un metro e mezzo) il quale, studiando giurisprudenza nelle notti insonni vegliate al lume del rancore, diventa giudice e si vendica della sua infelicità attraverso il potere di giudicare e condannare (giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male), incutendo timore a coloro che prima lo irridevano. La storia si conclude con il giudice che nell'ora dell'addio, cioè in punto di morte, s'inginocchia al cospetto del Sommo Giudice, non conoscendo affatto la statura di Dio. Grande importanza anche qui, come in Un matto, riveste il tema dell'invidia come motore dell'agire del personaggio; in questa canzone De André mostra come il giudizio altrui possa creare disagio e sconforto. Il giudice, definito iperbolicamente nano da De André, diventa una carogna per il semplice fatto che gli altri sono sempre stati carogne con lui; se l'invidia provata dal matto era accompagnata in vita da un senso d'impotenza, quella del giudice trova invece nella vendetta l'unico sfogo possibile.

Un blasfemo[modifica | modifica wikitesto]

Il testo è tratto dalla storia di Wendell P. Bloyd, un blasfemo che ha accusato pubblicamente Dio di aver mentito all'uomo per paura che ormai non avesse padroni e che per questo è stato perseguitato e imprigionato dal potere costituito: non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte / mi cercarono l'anima a forza di botte. Ora che è morto, il blasfemo non ce l'ha più con Dio, ma con chi sfrutta la religione per esercitare il potere: e se furon due guardie a fermarmi la vita / è proprio qui sulla terra la mela proibita / e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato / ci costringe a sognare in un giardino incantato. La melodia è tratta dalla canzone Rambleaway della cantante folk inglese Shirley Collins, che era già stata omaggiata in Geordie.

Un malato di cuore[modifica | modifica wikitesto]

“Un malato di cuore” è tratta dalla storia di Francis Turner, che muore in quanto il suo cuore non regge la troppa emozione che prova non appena conosce le labbra di una donna. Questo è il pezzo che conclude la prima parte del disco, come già detto incentrata sul tema dell'invidia. Il protagonista, malato di cuore fin dall'infanzia, è costretto a sfiorare la vita senza poterla mai vivere, provando solitudine e invidia verso i suoi coetanei. Anche qui, come nel matto, abbiamo molti elementi che portano l'ascoltatore a provare le stesse sensazioni del personaggio, e che gli fanno perfettamente capire il suo stato d'animo (come diavolo fanno a riprendere fiato [...] e mai poter bere alla coppa d'un fiato, ma a piccoli sorsi interrotti), accentuati dall'utilizzo della seconda persona. Tuttavia alla fine della canzone il malato di cuore si distingue dal matto, dal giudice e dal blasfemo: mentre il giudice ha trovato nella vendetta la sua alternativa all'invidia abbassandosi al livello di chi lo aveva deriso, mentre il matto è stato spinto dall'invidia a imparare la Treccani a memoria (nella poesia di Masters l'Enciclopedia Britannica), il malato di cuore riesce a vincere l'invidia attraverso l'amore, che gli regala un unico momento di estrema felicità prima della morte.

Un medico[modifica | modifica wikitesto]

“Un medico” è tratta dalla storia del dottor Siegfried Iseman, il quale, spinto da una genuina passione per la medicina e la professione medica, dapprima si offre di curare gratuitamente la povera gente (con la diagnosi in faccia, e per tutti era uguale / ammalato di fame, incapace a pagare) ma poi per questo, non guadagnando soldi con cui vivere, cade in povertà egli stesso. A seguito di ciò si vede costretto a inventare e vendere pozioni miracolose ("e il sistema sicuro è pigliarti per fame / nei tuoi figli, in tua moglie che ormai ti disprezza / perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve / l'etichetta diceva "Elisir di giovinezza""), per poi finire in prigione additato da tutti come imbroglione e ciarlatano (dottor, professor, truffatore, imbroglione).

Un chimico[modifica | modifica wikitesto]

«Da chimico un giorno avevo il potere

di sposar gli elementi e di farli reagire

ma gli uomini mai mi riuscì di capire

perché si combinassero attraverso l'amore.

Affidando ad un gioco la gioia e il dolore»

“Un chimico” è tratta dalla storia di Trainor, il farmacista di Spoon River, che non riesce a comprendere l'amore e le unioni tra uomini e donne come invece capisce e controlla le unioni tra gli elementi chimici, motivo per cui non si è mai innamorato o sposato; ironicamente, egli morì in un esperimento sbagliato / proprio come gli idioti che muoion d'amore». Il brano è l'unico nella carriera di De André ad essere stato inserito - nel 1972, per volere della casa discografica dell'artista - nei juke-box per partecipare al Festivalbar[10].

Un ottico[modifica | modifica wikitesto]

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista

il mercante di luce, il vostro oculista,

ora vuole soltanto clienti speciali

che non sanno che farne di occhi normali.

“Un ottico” è tratta dalla storia di Dippold, un ottico stanco di consentire ai suoi clienti di vedere semplicemente cosa sta loro intorno, che vuole fare occhiali speciali che aiutino la gente a vedere oltre la realtà, perché le pupille abituate a copiare / inventino i mondi sui quali guardare. Tra le poesie di Masters scelte da De André per il disco, questa è l'unica che non fa alcun cenno alla morte del protagonista, il quale inoltre - sia nella canzone che nella poesia - parla al presente, quasi fosse ancora vivo, anziché al passato come tutti gli altri personaggi, e così anche ciascuno dei quattro "clienti" che, nella seconda metà del testo, descrivono ciò che vedono attraverso le "lenti speciali". Il cambio di prospettiva sulla realtà proposto dall'ottico - forse metafora dell'artista - potrebbe celare una pericolosa illusione all'effetto di sostanze stupefacenti (non più ottico ma spacciatore di lenti / per improvvisare occhi contenti ) o, al contrario, rappresentare un modo per scorgere finalmente la meraviglia nelle cose: e poi la luce, luce che trasforma / il mondo in un giocattolo / Faremo gli occhiali così! / Faremo gli occhiali così!

Il suonatore Jones[modifica | modifica wikitesto]

“Il suonatore Jones” è l'unica canzone dell'album a riportare lo stesso titolo della poesia di Masters, così come tradotto dalla Pivano (nell'originale Fiddler Jones, cioè un violinista; per ragioni di metrica, nella versione di De André Jones suona il flauto). Per il protagonista, già citato in apertura di album, la libertà che il suonare gli offriva (e che altrove aveva visto invece calpestata, protetta da un filo spinato) era più importante dello status sociale e della ricchezza che avrebbe potuto ottenere coltivando la terra, ed alla fine è morto poverissimo, ma senza rimpianti: finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato / e un ridere rauco e ricordi, tanti / e nemmeno un rimpianto. È probabile, dato l'argomento e la collocazione del brano a fine disco, che De André volesse identificarsi idealmente nella figura di Jones.

Nel 2019 i Canova realizzano una cover del brano inserita nell'album tributo Faber nostrum.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Lato A

  1. La collina - 4:03
  2. Un matto (Dietro ogni scemo c'è un villaggio) - 2:37
  3. Un giudice - 2:56
  4. Un blasfemo (Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato) - 2:59
  5. Un malato di cuore - 3:52

Lato B

  1. Un medico - 2:40
  2. Un chimico - 3:01
  3. Un ottico - 4:36
  4. Il suonatore Jones - 4:28

Nelle ristampe della Dischi Ricordi per la serie Orizzonte ed in quelle in CD del 2002 e successive, il titolo della prima traccia è riportato come Dormono sulla collina.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Remake integrale di Morgan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Non al denaro non all'amore nè al cielo (Morgan).

Nel 2005 è stata pubblicata, con l'approvazione di Dori Ghezzi, una reinterpretazione fedele di questo album da parte del cantante italiano Morgan. Per fedeltà al disco originale, anche questo cover album è stato intitolato Non al denaro non all'amore nè al cielo (Morgan).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non al denaro non all'amore né al cielo (certificazione), Federazione Industria Musicale Italiana. URL consultato il 21 gennaio 2019.
  2. ^ Fabrizio De André. Note di copertina di Non al denaro non all'amore né al cielo, [[{{{artista}}}]], {{{etichetta}}}, Retro di copertina, 1971. URL consultato in data 11 maggio 2014.
  3. ^  Copertina della prima edizione. URL consultato il 11 maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: viadelcampo.com
  4. ^  Copertina ristampata. URL consultato il 11 maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: viadelcampo.com
  5. ^ Viva 2000, p. 151
  6. ^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 89, ISBN 978-88-09-02853-1.
  7. ^ Nell'intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 80, ISBN 978-88-09-02853-1.
  8. ^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Giunti, 2003, p. 93, ISBN 978-88-09-02853-1.
  9. ^ Viva 2000, p. 152
  10. ^ Michelone 2011, p. 134.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guido Michelone, Fabrizio De André - La storia dietro ogni canzone, Siena, Barbera editore, 2011. ISBN 978-88-7899-511-6
  • Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco - vita di Fabrizio De André, Milano, Feltrinelli, 2000. ISBN 978-88-07-81580-5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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