La canzone di Marinella (brano musicale)

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La canzone di Marinella
ArtistaFabrizio De André
Mina
Autore/iFabrizio De André
GenereBallata
Musica d'autore
Pubblicazione
Incisione'Valzer per un amore/La canzone di Marinella,
(Mina)
Dedicato a mio padre'
Data1964
Data seconda pubblicazione(Mina) dicembre 1967
EtichettaKarim, KN204 (Mina) PDU
Durata3 min : 11 s
Notearrangiamento
Gian Piero Reverberi,
(Mina) Augusto Martelli

La canzone di Marinella è un brano musicale scritto e composto nel 1962 dal cantautore Fabrizio De André con l'arrangiamento musicale di Gian Piero Reverberi, pubblicato la prima volta sul singolo Valzer per un amore/La canzone di Marinella del 1964 dallo stesso autore. È uno dei brani di De André più conosciuti.

Storia e ispirazione[modifica | modifica wikitesto]

La canzone, scritta nel 1962, fu ispirata da un fatto di cronaca, che l'autore aveva letto su un quotidiano.

«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d'amore. È tutto il contrario.»

(Fabrizio De André, da un'intervista con Luciano Lanza (marzo 1993)[1])

«[Il brano] È nato da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.»

(Fabrizio De André, da un'intervista con Vincenzo Mollica (1997)[2][3])

Secondo lo psicologo astigiano Roberto Argenta, un appassionato di De André che nel 2012 ha pubblicato un libro con la ricerca di quello che potrebbe essere l'episodio più plausibile per l'ispirazione della canzone,[4] l'evento sarebbe stato la lettura di una notizia di cronaca, apparsa sulla Gazzetta del Popolo del 29 gennaio 1953[5], relativa a un fatto realmente accaduto ad una certa Maria, uccisa e gettata nel fiume Olona.[6]

Nel dettaglio si tratterebbe del ritrovamento nel fiume Olona tra Rho e Milano del corpo crivellato di colpi d'arma da fuoco di una ballerina/prostituta, all'anagrafe Maria Boccuzzi. Il caso, tuttora irrisolto, tenne banco sulla cronaca nera dei quotidiani dell'epoca per diverse settimane. Nata l'8 ottobre 1920 nel piccolo centro calabrese di Radicena (frazione dalla cui unione con i villaggi di San Martino di Taurianova e Jatrinoli è nato nel 1926 l'attuale comune di Taurianova), in una povera famiglia di braccianti agricoli, all'età di nove anni, Maria emigrò con la famiglia a Milano in cerca di una sistemazione migliore. Nel 1934 iniziò a lavorare e sul luogo di lavoro conobbe uno studente spiantato, Mario, di cui s'innamorò. Il rapporto, visto di cattivo grado dalla famiglia di lei, la portò a licenziarsi e a scappare con Mario. Le difficoltà economiche e l'impossibilità di riallacciare i rapporti con la famiglia portarono velocemente alla fine del rapporto amoroso e, dopo appena un anno, i due si lasciarono. Senza dimora e senza lavoro, Maria decise di intraprendere la strada di ballerina di varietà col nome d'arte di Mary Pirimpò e conobbe Luigi Citi, di cui divenne l'amante.[7] Questi la "cedette" a Carlo Soresi, conosciuto come "Carlone" e di professione protettore, che l'avviò alla prostituzione. Da quel momento, la vita di Maria divenne un susseguirsi di umiliazioni, minacce e percosse. Iniziò a prostituirsi in una casa chiusa a San Salvario (Torino), poi a Firenze, per approdare a Milano e lungo i viali dell'Olona, dove venne anche schedata dalla Polizia.[8] La notte del 28 gennaio 1953 Maria Boccuzzi fu uccisa a revolverate e spinta nell'Olona forse ancora agonizzante.

«Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia, letta alla luce della cronaca.
Vista in controluce, invece, diventa un dramma intenso, oltre la storia, a tracciare il percorso della radicata vicinanza tra amore e morte. Di un amore che non conosce scale gerarchiche, di una morte che sublima in dignità estrema del povero»

(Don Luigi Ciotti, da Il mondo in controluce (2000)[9])

Musica e testo[modifica | modifica wikitesto]

«Sono legato a questa canzone perché, indipendentemente dal suo valore, trovo che ci sia un perfetto equilibrio tra testo e musica, diciamo che sembra quasi una canzone napoletana scritta da un genovese.»

(Fabrizio De André, da un'intervista con Vincenzo Mollica (1997)[2][3])

L'orchestrazione, un ritmo lento di bolero del maestro Reverberi, musicalmente scarna ma contemporaneamente austera e solenne, sostiene un testo semplice e disarmante, che con un linguaggio quasi arcaico racconta con straordinaria abilità poetica la favola della protagonista, una ragazza che dopo aver trovato l'amore, va incontro alla morte in circostanze misteriose.[10]

«e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
...
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra una stella
...
bianco come la luna il suo cappello
come l'amore rosso il suo mantello»

(dal testo della canzone)

I toni sono lievi, pieni di immagini e colori, quasi romantici e propri di una musica fatta quasi per gioco; apparentemente distanti dal tipico realismo dell'autore, che in carriera si orienterà decisamente verso stili e atmosfere differenti.[10]

Interviste e commenti[modifica | modifica wikitesto]

Questa la risposta di De André alla domanda di un giornalista incuriosito dal fatto che i fan ritenessero il brano «una canzone bruttina, un prodotto spurio..»

«Una tavoletta zeppa di concessioni retoriche, è vero. Uno come me, quando ha quasi trent'anni, deve pur pensare che non ha né cassa malattie né pensioni: e la famiglia, Gesù, è una cosa concreta. Quindi pensa anche al guadagno.»

(Fabrizio De André, da un'intervista con Adriano Botta (13 marzo 1969)[11])

Pur così atipica nei toni rispetto alle altre composizioni del cantautore, tuttavia il brano segna innegabilmente la svolta per De André in fatto di popolarità: l'interpretazione della ballata da parte di Mina nel 1967, ben tre anni dopo la prima incisione della canzone, lo porta finalmente alla notorietà a livello nazionale.[12]

Tuttavia De André deluderà le aspettative di quanti avrebbero preferito vederlo impegnato a continuare a scrivere canzoni leggere e commerciali, motivando banalmente le sue scelte.

«Giorgeri: Perché non ha continuato con quel genere, che le avrebbe certamente dato in breve tempo una notevole popolarità?
De André: Perché non mi era più venuta un'altra canzone di quel genere.»

(Da un'intervista con Berto Giorgeri (27 agosto 1967)[13])

«Non considero La canzone di Marinella né peggiore né migliore di altre canzoni che ho scritto. Solo che le canzoni si distinguono in fortunate e sfortunate. Probabilmente il fatto che Marinella facesse rima con parole come bella o come stella, l'ha resa più fortunata di altre.»

(Fabrizio De André, dal video di un'intervista con Enza Sampò del 1969)

Il destino vede comunque De André indissolubilmente legato a questa canzone, infatti la versione cantata in duetto proprio con Mina nel 1997, sarà la traccia inedita inserita nell'antologia Mi innamoravo di tutto, l'ultima pubblicata dal cantautore prima della sua prematura scomparsa.[10]

«Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 La canzone di Marinella, con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all'avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti.»

(Fabrizio De André, nota firmata sulla copertina del CD Mi innamoravo di tutto del 1997)

Versioni di Mina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: La canzone di Marinella/I discorsi e La canzone di Marinella (Mina).

Il grande successo arriva con la decisione di Mina di incidere e inserire la canzone, prima nell'album Dedicato a mio padre (dicembre 1967) e successivamente nel 45 giri La canzone di Marinella/I discorsi (1 febbraio 1968).

Duetto[modifica | modifica wikitesto]

Il duetto con Mina del 1997 è stato inserito dal cantautore, nello stesso anno, come traccia inedita della raccolta Mi innamoravo di tutto (l'ultima pubblicata prima della sua morte) ed estratto come singolo.[14] È stato poi pubblicato anche dalla cantante nella raccolta In duo del 2003. Tale versione è stata pubblicata da Mina anche nel 2017 all'interno del 45 giri La canzone di Marinella, vinile arancione in edizione limitata a 3.000 copie.[15][16]

Versione di Fabrizio De André[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Valzer per un amore/La canzone di Marinella.

Nel 1964 De André pubblica la prima versione del brano nel singolo Valzer per un amore/La canzone di Marinella.

Cover di altri artisti[modifica | modifica wikitesto]

Anno Artista Album / Spettacolo
1971 Gianni Morandi Album Un mondo di donne
1984 Dori Ghezzi Varietà tv Premiatissima '84 trasmesso da Canale 5, poi inserita in uno degli LP dedicati alla trasmissione
15 maggio
1984
Joan Baez Varietà tv Blitz di Rai 2, condotto da Gianni Minà
2000 Renato Zero Album di cover Tutti gli Zeri del mondo
2003 Roberto Ferri Album live Faber, amico fragile dal concerto tributo del 12 marzo 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova.
Versione in francese, intitolata La romance de Marinelle
Afterhours Album di cover di vari artisti Non più i cadaveri dei soldati (Un omaggio a Fabrizio De André), distribuito come allegato della rivista Mucchio Extra
2006 Massimo Ranieri Album live Omaggio a Fabrizio De André
2009 Cristiano De André Album dal vivo De André canta De André, omaggio al padre
2014 Gianna Nannini Album di cover Hitalia
2016 Caterina Cropelli Esibizione nel primo live di X Factor
2019 La Municipàl Album tributo Faber nostrum con cover di vari artisti

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Lanza, Gli anarchici, i poeti & gli altri - Intervista a Fabrizio De André (A), marzo 1993, A/Rivista Anarchica anno 29 n.252, p. 34. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  2. ^ a b Vincenzo Mollica, Così è nata la canzone di Marinella (La memoria il giorno dopo il 59° compleanno di De André) (La Brigata Lolli), 19 febbraio 1999, Fabrizio De André. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  3. ^ a b Questa intervista è disponibile sul DVD Gli anni Rai 1968 Vol. 4, inserito in un cofanetto monografico di 10 volumi pubblicato da Rai Trade e GSU nel 2008.
  4. ^ Roberto Argenta, Neos edizioni, Scheda del libro.
  5. ^ Roberto Argenta Storia di Marinella...quella vera, Neos Edizioni, p. 84-85.
  6. ^ Carlo Francesco Conti, Ecco come ho scovato la vera storia della Marinella di Fabrizio De André (La Stampa, Asti), 31 dicembre 2012. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  7. ^ Olga Merli, Un guanto di donna tra l'erba. Il mistero della morte di Mary Pirimpò (cronaca-nera.it), 7 giugno 2012. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  8. ^ Salvatore Lo Leggio, La vera storia di Marinella (Google), 7 giugno 2012, blog dell'autore. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  9. ^ Volammo davvero, op. citata, p.47.
  10. ^ a b c Guaitamacchi, op. citata, Anno 1964 - Scheda La canzone di Marinella.
  11. ^ Adriano Botta, E' in testa alle vendite dei dischi a 33 giri (PDF) (Rizzoli), 13 marzo 1969, L'Europeo. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  12. ^ Dischi di Mina che contengono la canzone.
  13. ^ Berto Giorgeri, Il cantautore "medioevale" Fabrizio è lo sconosciuto più conosciuto d'Italia (SO.GE.PE.), 27 agosto 1967, intervista su ABC n°35. URL consultato il 5 gennaio 2017.
  14. ^ La canzone di Marinella, su creuzadema.net. URL consultato il 20 settembre 2018.
  15. ^ |La Canzone di Marinella Singolo 45 Giri, su vinileshop.it. URL consultato il 20 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2018).
  16. ^ Mina (3), Fabrizio De André – La Canzone Di Marinella

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]