12ª Brigata operazioni speciali "Azov"

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12ª Brigata operazioni speciali "Azov"
(UK) 12-та бригада спеціального призначення «Азов»
Scudetto dell'unità fino a maggio 2022
Descrizione generale
Abbreviazione12 ШБр
Attiva5 maggio 2014 - oggi
NazioneBandiera dell'Ucraina Ucraina
ServizioForze armate dell'Ucraina
TipoBrigata di fanteria
RuoloFanteria, controguerriglia, ricognizione, operazioni speciali, EOD (bonifica ordigni), gendarmeria
Dimensione2 500 uomini (2017)[1]
Guarnigione/QGMariupol' (fino al 20 maggio 2022)
EquipaggiamentoBTR-3
BTR-D
BTR-80
Dozor-B
T-72
MaxxPro
Humvee[2]
SoprannomeUomini in nero
Corpo Nero (Čornyj Korpus)
Motto"Indistruttibile, invincibile, inarrestabile!" ("Незламні, нескорені, неспинні!")
Colori     Blu
     Giallo
Battaglie/guerreConflitto russo-ucraino
Parte di
Guardia nazionale dell'Ucraina
Comandanti
Comandante in capoTenente colonnello Denys Prokopenko
Degni di notaColonnello Andrіj Bіlec'kyj
Simboli
Stendardo
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La 12ª Brigata operazioni speciali "Azov" (in ucraino 12-та бригада спеціального призначення «Азов»?, 12-ta bryhada special'noho pryznačennja «Azov», unità militare 3057), nota anche con le precedenti denominazioni di Reggimento Azov e Battaglione Azov, è un'unità militare ucraina con compiti militari e di polizia.

Fondata nel febbraio 2014 come come unità paramilitare di volontari di orientamento neonazista,[3] guidati dal militare e politico suprematista bianco Andrіj Bіlec'kyj, che ne fu primo comandante,[4] durante le prime fasi della guerra del Donbass,[5] in risposta ai guerriglieri secessionisti filo-russi e agli omini verdi (truppe della Federazione Russa prive di distintivi).[6][7][8] Fu inquadrata nella Guardia nazionale dell'Ucraina l'11 novembre 2014.[9][10]

L'unità militare fa uso di una simbologia usata anche dalla Germania nazista, come il Wolfsangel (nello scudetto dell'unità),[11] un simbolo che rappresenta un gancio delle cacce al lupo medievali. È stata inoltre accusata di aver compiuto crimini di guerra e torture tra il 2014 e il febbraio 2015, tra gli altri, dall'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani,[12][13] da Human Rights Watch[14] e in un rapporto presentato nel 2016 all'OSCE da Foundation for the Study of Democracy, ONG controllata dal governo russo.[15][16] Nel 2018, l'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ne ha denunciato il carattere «omofobo, sessista, razzista», considerando, tra le altre cose, l'organizzazione di «campi di addestramento per bambini in cui si inocula il culto della violenza e dell’odio anti-russo»[17].

Nel corso dell'invasione russa dell'Ucraina del 2022, alcuni reparti hanno preso parte alla violenta e prolungata battaglia di Mariupol; dopo aver difeso strenuamente l'area urbana della città, i superstiti del reggimento si sono asserragliati nell'area dell'acciaieria Azovstal', dove infine hanno cessato la resistenza il 16-20 maggio 2022, dopo l'ordine di resa dato dal governo ucraino,[18] e sono stati fatti prigionieri di guerra dalle truppe russe e dalle milizie filo-russe dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck.

Nel febbraio 2023 è stata annunciata la conversione del reparto in brigata d'assalto.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

La Brigata d'assalto "Azov" (in ucraino Штурмова бригада «Азов»?, Šturmova bryhada «Azov», unità militare 3057), è nata inizialmente come Battaglione Azov (in ucraino Батальйон «Азов»?, Batal'jon «Azov»), denominazione con cui è restata largamente nota anche in seguito,[19][20][21][22] fu inquadrata nella Guardia nazionale dell'Ucraina l'11 novembre 2014[9][10] per essere ridenominata nel gennaio del 2015. Dal 2015 al 2022 rimase nota come Reggimento Azov (in ucraino Полк «Азов»?, Polk «Azov») ma ufficialmente era denominata Distaccamento autonomo operazioni speciali "Azov" (in ucraino Окремий загін спеціального призначення «Азов»?, Okremyj zahin special'noho pryznačennja «Azov»).

Fra la fine del 2022 e il febbraio 2023 è stata riorganizzata ed espansa fino al rango di brigata, la quale è stata denominata ufficialmente 12ª Brigata della Guardia nazionale dell'Ucraina "Azov" (in ucraino 12-та бригада Національної гвардії України «Азов»?, 12-ta bryhada Nacional'noї hvardiї Ukraїny «Azov»), rimpiazzando la precedente unità con la stessa numerazione della quale faceva parte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il caos politico e istituzionale che si è venuto a creare in Ucraina dopo l'Euromaidan - con la deposizione di Viktor Janukovyč ed il suo governo, la perdita della Crimea seguita dall'annessione della regione alla Russia ed un aumento considerevole nelle diserzioni dell'esercito ucraino - ha portato le autorità governative ad avvalersi sempre più dell'utilizzo di gruppi paramilitari composti da combattenti provenienti da gruppi nazionalisti dell'estrema destra come l'Assemblea Social-Nazionale (ASN) e i Patrioti d'Ucraina, formando i cosiddetti "Battaglioni di volontari civili".[23]

Nell'aprile del 2014, questi "battaglioni" vengono regolarmente autorizzati dal ministro dell'interno Arsen Avakov, permettendo conseguentemente la costituzione di reparti paramilitari per un totale di circa 12000 uomini, affiancandoli all'esercito regolare. Essendo un reparto di volontari, per legge il battaglione "Azov" non poteva far parte delle Forze armate permanenti ucraine e nelle sue prime fasi viene quindi inquadrato nella Polizia.

Attività paramilitare[modifica | modifica wikitesto]

Oleh Odnoroženko (a sinistra) dell'A.S.N. e volontari del battaglione "Azov" per le strade di Kiev nel 2014

Il battaglione "Azov" è stato inizialmente una delle cinque unità paramilitari (unitamente ai battaglioni "Aidar", "Dnipro-1", "Dnipro-2" e "Donbass") composte anche da nazionalisti provenienti da varie nazioni d'Europa per la guerra del Donbass, e nelle prime fasi del conflitto è parte degli oltre quaranta battaglioni di volontari dislocati in tutto il territorio ucraino. Finanziati dall'oligarca ucraino Ihor Kolomojs'kyj, già governatore di Dnepropetrovsk e ritenuto anche il finanziatore delle milizie nazionalistiche di Pravyj Sektor[24] considerate le responsabili dell'incendio della Casa dei sindacati di Odessa dove morirono trentotto persone.[25]

Bandiera del reggimento fino ad agosto 2015

Il battaglione ha la prima sede a Urzuf, città costiera che si affaccia sul Mar d'Azov da cui prende il nome, a circa quaranta chilometri a sud-ovest di Mariupol' nell'oblast' di Donec'k.[26] Denominazione già assunta dal Corpo d'Azov, una unità dell'Esercito insurrezionale rivoluzionario d'Ucraina che operò durante la guerra civile russa contro i bolscevichi.

Ed è proprio a Mariupol' che, il 13 giugno 2014, avviene il battesimo del fuoco del reparto: la città costiera, che era stata precedentemente occupata dai ribelli secessionisti filorussi, viene riconquistata e poi dichiarata "Capitale provvisoria dell'Oblast' di Donec'k", in sostituzione della città di Donec'k ancora occupata dai secessionisti.[27][28] Da allora nei mesi successivi, il battaglione "Azov" viene impiegato in un'intensa attività operativa contro le forze secessioniste dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck', sostenuta dalla Russia, partecipando a numerose operazioni militari come «battaglione speciale di polizia» sotto il controllo del Ministero degli Interni ucraino.

Video dell'attacco all'edificio delle forze di polizia di Mariupol del 9 maggio 2014, che l'autore del video, il quale si dichiara il "Comitato Antifascista di Mariupol (AKM)", attribuisce alla Guardia nazionale dell'Ucraina

L'11 agosto il battaglione "Azov" e i paracadutisti dell'esercito ucraino conquistano la città di Mar"ïnka, presidiata dalle forze secessioniste filorusse; nel settembre 2014 il battaglione "Azov" partecipa alla seconda battaglia di Mariupol, quando le forze secessioniste tentarono nuovamente di impadronirsi della città, senza riuscirvi: Mariupol' fu allora sottoposta a bombardamenti con razzi Grad. In seguito al cessate-il-fuoco del 6 settembre, rimane sul fronte di Donec'k conducendo intense attività di bonifica da ordigni esplosivi e di ricognizione.[29] In ottobre Andrіj Bіlec'kyj lascia il comando dell'unità.

L'11 novembre 2014 l'"Azov", come le altre quattro unità paramilitari, i battaglioni Donbas, Aidar", "Dnepr-1", "Dnepr-2", è incorporato nella Guardia nazionale dell'Ucraina e trasformato in unità militare regolare e permanente. Assieme all'altrettanto celebre battaglione "Donbass" e al DUK (Corpo Volontari Ucraini) è stato uno dei reparti militari di Kiev più intensamente impegnati nel conflitto.

Dall'alto: alcune immagini della Battaglia di Mariupol' del giugno 2014, quando la città fu occupata brevemente dalle forze filorusse della Repubblica Popolare di Doneck. Il battaglione "Azov", assieme ad unità speciali dell'esercito ucraino, liberò la città dopo aspri scontri.

Reggimento operazioni speciali[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2015 il battaglione è elevato allo status di Reggimento Operazioni Speciali (Polk Osoblyvoho Pryznačennja) della Guardia nazionale dell'Ucraina e denominato Distaccamento autonomo operazioni speciali "Azov"; intraprende un'intensa attività di addestramento e riorganizzazione, concentrandosi su attività di ricognizione, controguerriglia, operazioni speciali e bonifica da ordigni (EOD). Istituisce una compagnia corazzata (con carri T-64 e T-72) e, in aprile, dei pezzi d'artiglieria.[9]

I componenti sono quindi militari ucraini regolari, ricevono (maggio 2015) una paga mensile di 10.000 Gryvnie (400 Euro)[30] e sono sottoposti alla disciplina e ai regolamenti militari; strutture amministrative e addestrative vengono aperte a Kiev e a Urzuf, e tutto ciò, unitamente ai rifornimenti regolari di armi e materiali inviati dalla Guardia nazionale, aumenta notevolmente l'efficienza del reparto, che a maggio 2015 schiera oltre 1.000 uomini, impegnati a sorvegliare il fronte di Donec'k. Tra i militari dell'Azov ve ne sono anche di origine russa.[31]

Nel 2017, la dimensione del reggimento è stata stimata a più di 2.500 uomini, dato ritenuto attuale fino al combattimento dell'acciaieria Azovstal, per scendere a 900 membri all'inizio del 2022.[32]

Invasione russa dell'Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina del 2022, la maggior parte del Reggimento Azov è di stanza a Mariupol, ed entra subito in combattimento contro le truppe russe e le milizie filorusse del Doneck. Il canale d'informazione bielorusso NEXTA ha riportato la consegna a Charkiv di missili anticarro NLAW al reggimento "Azov" da parte di istruttori NATO.[33][34][35]

Nel frattempo a Kiev viene creata dai veterani del reggimento un'unità di difesa territoriale, che prenderà parte alle battaglie difensive nei dintorni della capitale ucraina. Il 9 marzo questa unità è stata elevata al rango di reggimento, subordinata al comando delle Forze terrestri, e ha iniziato il reclutamento di numerosi volontari. Nei mesi successivi ha combattuto nell'Ucraina meridionale, e fra novembre 2022 e gennaio 2023 è entrata a far parte della neonata 3ª Brigata d'assalto "Azov".

Il 19 marzo 2022, il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj conferisce il titolo di Eroe dell'Ucraina al tenente colonnello Denys Prokopenko, comandante del Reggimento Azov,[36] "per il coraggio personale e l'eroismo mostrato in difesa della sovranità statale e dell'integrità territoriale" durante l'invasione russa.[37]

Un ufficiale dell'unità durante la battaglia di Mariupol'

Nello stesso mese, durante la battaglia di Mariupol', l'esercito della Federazione russa e le milizie filorusse del Doneck hanno accerchiato la città, costringendo i difensori a ritirarsi nell'acciaieria Azovstal'. Andrіj Bіlec'kyj, fondatore del Reggimento Azov ha dichiarato: "Abbiamo sempre detto ai nostri ragazzi che non c'era posto per combattere per noi se avevano pianificato di farsi catturare [vivi]".[4]

Nell'aprile 2022 le mogli dei combattenti del Reggimento Azov si recano a Roma insieme a Pëtr Verzilov, fondatore delle Pussy Riot, per promuovere una campagna mediatica per salvarli dall'assedio dell'Azovstal'. Tra loro c'è anche Kateryna Prokopenko, moglie del comandante Denys Prokopenko.[38][39][40][41] Giorni dopo vengono ricevuti da Papa Francesco a Città del Vaticano.[42]

A partire dal 16 e fino al 20 maggio 2022, i superstiti del Reggimento Azov asserragliati ad Azovstal', in accordo con il governo ucraino, hanno infine cessato la lunga resistenza e si sono arresi ai russi.[43] Tutti i soldati del reggimento, compresi i comandanti, sono stati trasferiti in campi di prigionia nel territorio della Repubblica Popolare di Doneck e in campi di prigionia in Russia.[senza fonte]

Nel maggio 2022, il Times ha riferito che una nuova unità del reggimento Azov era stata ricostituita a Charkiv. La pubblicazione riferiva che la nuova unità indossava un nuovo scudetto, in cui il simbolo "Idea of a Nation" (ispirato al Wolfsangel nazista) era stato sostituito dal Tryzub stilizzato (lo stemma dell'Ucraina) formato da tre spade d'oro. Tale unità ha svolto un ruolo cruciale nella controffensiva nell'Ucraina nord-orientale riuscendo a liberare molti territori dell'Oblast' di Charkiv.[44] All'inizio del 2023 questa unità è stata espansa, diventando la 3ª Brigata d'assalto "Azov" delle Forze terrestri ucraine.

Il 18 giugno 2022 il maggiore Nikita Nadtočij è stato nominato nuovo comandante dell'Azov. Secondo il Moskovskij Komsomolec, Nadtočij è stato individuato da Prokopenko come suo successore durante l'assedio di Mariupol' ed è stato poi evacuato dalla città in elicottero dopo essere stato ferito in azione.[45]

Il 29 luglio 2022, 50 prigionieri di guerra ucraini, per la maggior parte membri del Battaglione Azov che hanno combattuto i russi asserragliandosi ad Azovstal', e rinchiusi nella prigione di Olenivka, nella regione di Donec'k, sono morti in seguito a un incendio divampato in circostanze misteriose. Il segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha nominato una commissione per portare a termine una missione conoscitiva per accertare le responsabilità della strage.[46]

Il 21 settembre 2022 Denys Prokopenko, insieme al suo vice Svjatoslav Palamar e altri tre comandanti dei reparti ucraini fatti prigionieri a Mariupol' sono stati liberati nell'ambito di uno scambio di prigionieri, e rimarranno sotto la protezione della Turchia fino al termine dalla guerra. Sono stati interessati dallo scambio 215 uomini da parte ucraina e 55 da parte russa, con l'aggiunta dell'oligarca Viktor Medvedčuk catturato il 12 aprile 2022.[47]

La brigata[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2023, il Ministero degli affari interni ucraino ha annunciato che l'Azov sarebbe stato ampliato come brigata, per essere operativa ad aprile come 12ª Brigata "Azov" della Guardia Nazionale, rimpiazzando la precedente 12ª Brigata operativa "Dmytro Vyšnevec'kyj" della quale il Reggimento Azov faceva parte.

L'8 luglio 2023, alcuni dei massimi comandanti dell'Azov, tra cui Prokopenko, sono stati rilasciati e tornati in Ucraina dall'internamento in Turchia, dopo una visita diplomatica del presidente Zelens'kyj nel paese[48], con una mossa che è stata criticata dalla Russia. In luglio viene annunciato che il tenente colonnello Prokopenko è in fase di riabilitazione e presto avrebbe ripreso le sue funzioni al comando dell'unità.[49]

A partire dalla fine di agosto la brigata è stata schierata, insieme alla 92ª Brigata meccanizzata, nella foresta a sud di Kreminna.[50]

Il 27 settembre 2023 a Rostov sul Don sono stati condannati all'ergastolo 24 combattenti della brigata. I reati contestati sono stati presa di potere con la forza e partecipazione ad un'organizzazione terroristica, rispettivamente art. 278 e art. 205.5 del codice penale russo.[51]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il reggimento alla parata militare nazionale del 2021

A partire dal gennaio 2015, il Reggimento "Azov" ha assunto forma e strutture tipiche di un'unità militare di fanteria leggera.[9] Il reparto dipende dal Comando operativo-territoriale orientale della Guardia nazionale dell'Ucraina.

La transizione da unità spontanea di volontari (per quanto riconosciuta dal governo) in un reparto militare regolare permanente ha naturalmente comportato l'adozione di procedure, regolamenti e standard del tutto identici a quelli dell'esercito.[30] Le reclute sono sottoposte a una prima fase di selezione e scrutinio in un apposito centro di mobilitazione a Kiev.[30] quindi devono affrontare due settimane di selezione nel centro di addestramento situato nell'ex-complesso industriale "Atek", alla periferia di Kiev, periodo descritto come "molto impegnativo" dalla stampa estera che ha visitato il complesso nell'aprile 2015.[30] Quindi gli aspiranti vengono assegnati ai reparti, dove intraprendono un intenso addestramento militare incentrato su operazioni speciali, ricognizione, controguerriglia. Nel 2017 in un video del quotidiano britannico Guardian si racconta l'addestramento militare di minori da 9 a 17 anni. Gli opuscoli per reclutare i volontari dei “camping” venivano distribuiti direttamente nelle scuole.[52]

I reparti di ricognizione speciale e di bonifica ordigni (EOD) sono considerati l'élite del reggimento e sono composti dagli elementi più esperti; il Reggimento "Azov" è strutturato inoltre su diverse unità di fanteria leggera, un reparto meccanizzato, una compagnia corazzata, artiglieria, genio, sanità, trasmissioni, secondo uno standard organizzativo comune a tutti i reggimenti speciali ucraini.

Struttura attuale[modifica | modifica wikitesto]

  • Comando di brigata[53]
  • 1º Battaglione operazioni speciali
  • 2º Battaglione operazioni speciali
  • 3º Battaglione operazioni speciali
  • 4º Battaglione guardie
  • 5º Battaglione operazioni speciali "Ljubart"[54]
  • 6º Battaglione guardie
  • Compagnia corazzata (T-72B)
  • Battaglione artiglieria (2S1 Gvozdika e TRF1)
  • Battaglione artiglieria missilistica contraerei
  • Compagnia ricognizione
  • Compagnia genio
  • Compagnia manutenzione
  • Compagnia logistica
  • Compagnia difesa NBC

Altre unità[modifica | modifica wikitesto]

L'Azov ha costituito inoltre alcuni reparti indipendenti, sempre formati da volontari, reclutati in seguito all'invasione russa del 2022.[55]

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Il battaglione "Azov" inizialmente era composto per la maggior parte da volontari, provenienti da partiti e movimenti politici legati all'estrema destra ucraina e integrati da volontari d'ispirazione nazifascista e neonazista provenienti anche da diversi paesi europei e non tra cui Stati Uniti d'America, Canada, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Regno Unito, Croazia, Norvegia, Polonia, Danimarca, Moldavia, Romania, Bulgaria, Finlandia, Svezia e Russia.[58][59][60][61] Fonti del governo di Kiev negano che il battaglione Azov avesse espresso alla sua costituzione ideologie o posizioni ufficiali assimilabili al nazismo e, pur ammettendo che il reparto abbia attratto diversi volontari con dichiarate posizioni di estrema destra, nel 2015 hanno dichiarato che il 70-80% dei militari sarebbe politicamente neutrale.[62] La formazione militare era legata al Corpo Nazionale, un progetto politico creato dai membri del battaglione, che partecipa anche alle elezioni e ha rapporti internazionali con altri gruppi suprematisti bianchi.[63]

Con l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 ai 750 militari in servizio si sono aggiunti numerosi volontari ucraini.

Circa la composizione ideologica del Reggimento Azov, è stato notato che, soprattutto dal 2022, si è unito un cospicuo numero di persone apolitiche o centriste[64].

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del reggimento adottato a seguito della caduta di Azovstal[66]

Lo stemma del battaglione fa riferimento al Wolfsangel, che simboleggia una trappola per lupi; attestato dal medioevo per la sua funzione di amuleto contro i lupi e utilizzato in vari stemmi araldici: esso nel corso del XX secolo fu adottato inizialmente dal nazismo, per essere poi soppiantato dalla svastica, e in seguito da alcune unità militari SS della Germania nazista operanti durante l'invasione dell'URSS.[67][68] Sullo sfondo è posto il sole nero (Schwarze Sonne), costituito dalla rotazione di una serie di svastiche inscritte in un cerchio, anch'esso ispirato alla tradizione runica legata al misticismo nazista.[69]

Nel maggio 2022 lo stemma dell'unità, che faceva riferimento al Wolfsangel, è stato sostituito dal Tryzub stilizzato, formato da tre spade d'oro.[70]

Rapporti internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2015 negli Stati Uniti d'America il Congresso ha rimosso il divieto di finanziare e addestrare il battaglione "Azov", come già avviene, a partire dal febbraio 2014, con altri corpi delle forze armate ucraine.[71] Il battaglione ha rapporti con diverse organizzazioni di estrema destra in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.[72]

In Italia ha avuto contatti con CasaPound[73] e con l'organizzazione terroristica neonazista "Ordine di Hagal", smantellata dalla polizia di Napoli il 15 novembre 2022.[74]

Crimini di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Amnesty International, dopo un incontro avvenuto l'8 settembre 2014 tra il segretario generale di Amnesty Salil Shetty con il primo ministro Arsenij Jacenjuk, ha chiesto al governo ucraino di porre fine agli abusi e ai crimini di guerra commessi dai battaglioni di volontari che operano unitamente alle forze armate di Kiev. Il Governo ucraino ha aperto un'inchiesta ufficiale al riguardo, dichiarando che non risultano indagati ufficiali o soldati del battaglione "Azov".[75][76] Nel 2016 un rapporto presentato all'OSCE dalla Foundation for the Study of Democracy, ONG controllata dal governo russo[16], ritiene il battaglione "Azov" responsabile dell'uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica, di stupri ai danni della popolazione civile, occultamento di cadaveri nelle fosse comuni ed esecuzioni sommarie ai danni dei prigionieri.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Deutsche heuern bei rechtsextremem ukrainischen Bataillon an, su spiegel.de, 11 novembre 2017. URL consultato il 1º marzo 2022 (archiviato il 21 febbraio 2022).
  2. ^ Stevius2, Equipement des brigades UA n°1 à 17., su Twitter, 26 luglio 2023.
  3. ^ Fonti per "neonazismo" e "neonazista":
  4. ^ a b Mariupol’s outnumbered defenders refuse to give in, su economist.com.
    «Clearly, surrendering is not an option for Mr Prokopenko or his soldiers, given the Kremlin’s public promise to “destroy” Ukrainian national battalions. “We understand the predicament,” says Andriy Biletsky, a founder of the Azov Battalion, who says he is in daily contact with Mr Prokopenko and other soldiers in Mariupol. “We always told our guys they had no place fighting for us if they planned on going into captivity.”»
  5. ^ Baci di guerra. Partono i volontari del battaglione Azov, in la Repubblica, 17 agosto 2014. URL consultato il 21 dicembre 2014.
  6. ^ Francesco Battistini, Milena Gabanelli e Andrea Nicastro, Mercenari e guerra: gli Stati che appaltano il lavoro sporco, in Corriere della Sera - DATAROOM, 4 marzo 2022. URL consultato il 10 marzo 2022.
  7. ^ Jean Marie Reure e Paolo Mauri, Non solo Wagner: l'universo dei contractors russi nel mondo, in InsideOver, 1º dicembre 2021.
  8. ^ Luciano Pollichieni, La cavalcata del Wagner, in limesonline.com, 25 maggio 2020. URL consultato il 10 marzo 2022.
  9. ^ a b c d (EN) Gabriela Baczynska, Ultra-nationalist Ukrainian battalion gears up for more fighting, in Reuters, 25 marzo 2015. URL consultato il 15 giugno 2015.
  10. ^ a b Tim Hume, How a Far-Right Battalion Became a Part of Ukraine’s National Guard, Vice, 16 febbraio 2022.
  11. ^ (EN) Shaun Walker, Azov fighters are Ukraine's greatest weapon and may be its greatest threat, in The Guardian, 10 settembre 2014. URL consultato il 24 aprile 2022 (archiviato il 30 marzo 2022).
  12. ^ (EN) Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Report on the human rights situation in Ukraine 16 February to 15 May 2016 (PDF), su ohchr.org. URL consultato il 24 aprile 2022 (archiviato il 15 marzo 2022).
    «A man with a mental disability was subject to cruel treatment, rape and other forms of sexual violence by eight to 10 members of the ‘Azov’ and ‘Donbas’ battalions in August-September 2014. The victim’s health subsequently deteriorated and he was hospitalized in a psychiatric hospital. [...] A resident of Mariupol was detained by three servicemen of the ‘Azov’ battalion on 28 January 2015 for supporting the ‘Donetsk people’s republic’. He was taken to the basement of Athletic School No. 61 in Mariupol, where he was held until 6 February 2015. He was continuously interrogated and tortured. He complained about being handcuffed to a metal rod and left hanging on it, he was reportedly tortured with electricity, gas mask and subjected to waterboarding and he was also beaten in his genitals. As a result he confessed about sharing information with the armed groups about the locations of the Government checkpoints. Only on 7 February, he was taken to the Mariupol SBU, where he was officially detained.»
  13. ^ (EN) Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Report on the human rights situation in Ukraine 16 November 2015 to 15 February 2016 (PDF), su ohchr.org, 3 marzo 2016. URL consultato il 24 aprile 2022 (archiviato il 18 aprile 2022).
    «OHCHR met with four detainees held in Mariupol SIZO for their alleged involvement in the 9 May events. They complained that they had been ill-treated by SBU officials and members of the Azov regiment in Mariupol, detained incommunicado for some time in September 2014, and that evidence extracted through torture was being used in their trial. They added that they had been denied medical assistance for the injuries sustained through torture, and had ineffective legal representation. [...] In Shyrokyne, a key location in the ‘grey zone’ between the Government-controlled city of Mariupol and the town of Novoazovsk controlled by the armed groups, OHCHR documented extensive use of civilian buildings and locations by the Ukrainian military and the Azov regiment, and looting of civilian property, leading to displacement. [...] During the reporting period, OHCHR collected detailed information about the conduct of hostilities by Ukrainian armed forces and the Azov regiment in and around Shyrokyne (31km east of Mariupol), from the summer of 2014 to date. Mass looting of civilian homes was documented, as well as targeting of civilian areas between September 2014 and February 2015.»
  14. ^ “You Don’t Exist” Arbitrary Detentions, Enforced Disappearances, and Torture in Eastern Ukraine (PDF), su hrw.org, 2016.
    «Amnesty International and Human Rights Watch have received numerous allegations of unlawful detention and the use of torture and other abuses by the Azov battalion and will be reporting on them in the near future. [...] Five cases in which the victims were initially detained and tortured by the Azov battalion at the Mariupol airport and which will be covered by Amnesty International and Human Rights Watch in a separate briefing late this year.»
  15. ^ a b OSCE SUPPLEMENTARY HUMAN DIMENSION MEETING. APRIL 2016, su osce.org.
  16. ^ a b Luciano Capone, Di Fatto, utili idioti di Putin. Il giornale di Travaglio e la disinformatija, in Il Foglio, 24 maggio 2023.
  17. ^ Yurii Colombo, Da Israele armi al battaglione neonazista Azov, in il manifesto, 7 luglio 2018. URL consultato il 10 dicembre 2022 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2022).
  18. ^ Al via l'evacuazione dei difensori di 1Azovstal. Zelensky:"Abbiamo bisogno di eroi vivi", in AGI, 17 maggio 2022.
  19. ^ Russia, i prigionieri del battaglione Azov verso il processo, su tgcom24.mediaset.it.
  20. ^ "Darya Dugina uccisa da una donna del battaglione Azov ora fuggita in Estonia". Usata bomba attivata a distanza. Putin: "Atto vile", su ilfattoquotidiano.it.
  21. ^ Ucraina: fornì a russi ubicazione battaglione Azov, condannato a 16 anni per spionaggio, su laragione.eu. URL consultato il 17 settembre 2022 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2022).
  22. ^ Battaglione Azov e dintorni, su contropiano.org.
  23. ^ Ucraina, il governo in difficoltà manda battaglioni “volontari” a combattere contro i filorussi, in Secolo d'Italia, 23 giugno 2014. URL consultato il 26 dicembre 2014.
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