Pilastro (Bologna)

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Pilastro
Pilastro
Virgolone pilastro.jpg
Una veduta del Virgolone, edificio più noto del quartiere
StatoItalia Italia
ProvinciaBologna Bologna
CittàBologna
QuartiereQuartiere San Donato
Codice postale40127

Coordinate: 44°30′37.8″N 11°23′41.64″E / 44.5105°N 11.3949°E44.5105; 11.3949

Pilastro è un rione periferico della città di Bologna, che si estende nella estremità ad est della zona abitata. A livello amministrativo appartiene dagli ultimi anni al quartiere San Donato-San Vitale.

Il quartiere è stato concepito all'inizio degli anni sessanta del XX secolo per accogliere l'immigrazione verso la città di Bologna, particolarmente numerosa in quegli anni. Ulteriori interventi di edilizia abitativa e commerciale si sono susseguiti fino alla metà degli anni ottanta del secolo scorso, e poi di nuovo attorno al 2000.

Il quartiere, nel tempo, ha rappresentato una delle aree più degradate della città di Bologna, nonostante numerosi tentativi di recupero da parte delle amministrazioni comunali. È in questo quartiere che la banda della Uno Bianca compì uno dei suoi più sanguinosi atti, uccidendo tre carabinieri nel 1991.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Pilastro è dovuto ad una strada, che ai tempi in cui cominciò la costruzione dell'abitato attraversava longitudinalmente il quartiere, ma che con il tempo è diventata secondaria dopo la costruzione di arterie di maggiore rilevanza[1]. Lungo tale strada era presente un Pilastro, simile ad una pietra miliare che storicamente indicava il confine della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962 l'Istituto Autonomo Case Popolari decise di cominciare una attività di espansione nella periferia est della città di Bologna, con l'edificazione di un intero nuovo quartiere, che comprendesse edifici residenziali per gli immigrati che in quegli anni arrivavano numerosi in città (principalmente, in questa fase iniziale, dalle zone e province limitrofe). La progettazione dell'area prevedeva fin da subito l'inserimento, oltre alle unità residenziali, di numerose aree adibite a parco, spazi per la pratica dello sport e alcuni edifici di servizi pubblici (destinati alla sanità e alle scuole)[2].

Tra il 1964 e il 1966 vennero completati i primi edifici e il parco, che caratterizza la zona centrale del quartiere. Gli spazi così costruiti vennero abitati dai primi 2500 cittadini circa[3]. Il quartiere venne inaugurato nel mese di luglio del 1966 dal cardinale Giacomo Lercaro.

Una veduta degli spazi commerciali e residenziali del quartiere

Il progetto del quartiere e dei suoi spazi, residenziali e pubblici, è dovuto a numerosi architetti, tra i quali ha avuto un ruolo di coordinamento Giorgio Trebbi[4][5].

L'idea, probabilmente mutuata da esperienze abitative del blocco sovietico, era quella di creare un quartiere autonomo, lontano dal resto della città, e, in questa prima fase, poco collegato alle altre aree urbane di Bologna. Da qui nacque l'esigenza di costruire una città dotata di tutti i servizi, o almeno di quelli che si riuscì a costruire.

Durante gli anni settanta la popolazione del quartiere cambiò, con un afflusso di immigrati dal Sud Italia, in particolare dalla Sicilia. È in questo periodo che venne realizzato uno degli elementi architettonici più noti del quartiere, il cosiddetto Virgolone, un edificio lungo alcune centinaia di metri, dalla caratteristica facciata con una curvatura, che dà a tutto il complesso la forma di una virgola.

Nei decenni successivi il Pilastro ha visto ancora mutare la composizione dei suoi residenti, con arrivi di immigrati dall'Africa settentrionale e quindi dell'Europa orientale. Il quartiere si è caratterizzato dagli anni ottanta fino ai giorni nostri per la presenza di una popolazione con reddito basso (inferiore di circa il 40% alla media dell'intera città di Bologna), e per una serie di problemi sociali e di ordine pubblico[6].

Strage del Pilastro[modifica | modifica wikitesto]

La strage del Pilastro

La sera del 4 gennaio 1991 tre carabinieri (Andrea Moneta, Otello Stefanini e Mauro Mitilini, tutti di età compresa tra i 20 e i 22 anni) vengono trucidati con una raffica di colpi, in via Casini, nel cuore del quartiere Pilastro. Nel 1994 con gli arresti dei membri della banda della Uno Bianca si arrivò a comprendere una strage, avvenuta per puro caso. I fratelli Savi, membri della banda della Uno Bianca si trovavano di passaggio nel quartiere, mentre si stavano recando nel comune di San Lazzaro di Savena con l'intenzione di rubare una macchina da utilizzare in una delle loro azioni criminali[7].

Vedendo davanti a loro una Fiat Uno con a bordo i tre Carabinieri, i criminali decisero improvvisamente di sparare, cogliendo impreparati i militari che furono crivellati di colpi[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN26152079055907110647 · GND (DE1153830310
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