Quartieri di Bologna

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Quartieri del Comune di Bologna

I quartieri del comune di Bologna sono le circoscrizioni di decentramento in cui è suddivisa la città di Bologna, a cui lo statuto comunale attribuisce il nome di "quartieri"[1]: Borgo Panigale-Reno, San Donato-San Vitale, Savena, Navile, Porto-Saragozza, Santo Stefano.

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Quartiere Superficie
(km²)
Abitanti
al 31/12/2019[2]
Densità (ab/km²) Quartieri
1985-2016
Quartieri
1966-1985
Altre zone Localizzazione
Quartiere
Borgo Panigale-Reno
31,436  61.359 1944,94 Quartiere Borgo Panigale
Quartiere Reno
Borgo Panigale
Barca
Santa Viola
Casteldebole
La Birra
Lavino di Mezzo
Rigosa
Mappa quartiere Borgo Panigale - Reno.svg
Quartiere
San Donato-San Vitale
26,268  66.320 2.523,87 Quartiere San Donato
Quartiere San Vitale
San Donato
San Vitale
San Donnino
Pilastro
San Nicolò di Villola
San Sisto
Quarto Superiore
Calamosco
Frabazza
Cirenaica
Scandellara
Croce del Biacco
Roveri
Mappa quartiere San Donato - San Vitale.svg
Quartiere Navile 25,875  69.525 2.673,89 Quartiere Navile Lame
Corticella
Bolognina
Oca
Bertalia
Beverara
Pescarola
Noce
Dozza
Arcoveggio
Casaralta
Croce Coperta
Mappa quartiere Navile.svg
Quartiere Porto-Saragozza 15,766  69.595 4.406,76 Quartiere Saragozza
Quartiere Porto
Costa-Saragozza
Malpighi
Marconi
Saffi
Pratello
Casaglia
Mappa quartiere Porto - Saragozza.svg
Quartiere Santo Stefano 30,040 64.510 2.139,08 Quartiere Santo Stefano Galvani
Irnerio
Murri
Colli
Quadrilatero
Ghetto ebraico
San Mamolo
Barbiano
Roncrio
Paderno
Sabbiuno
Chiesanuova
Mappa quartiere Santo Stefano.svg
Quartiere Savena 11,469  60.142 5219,02 Quartiere Savena Mazzini
San Ruffillo
Fossolo
Due Madonne
Pontevecchio
Foscherara
Monte Donato
Mappa quartiere Savena.svg

Presidenti di Quartiere[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri 2016
      Centrosinistra (Merola)
      Centrodestra (Borgonzoni)
Borgo Panigale-Reno PD Vincenzo Naldi
San Donato-San Vitale Csx Simone Borsari
Navile Csx Daniele Ara
Porto-Saragozza Csx Lorenzo Cipriani
Santo Stefano Csx Rosa Maria Amorevole
Savena PD Marzia Benassi

Storia dei quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri del Comune di Bologna dal 1962 al 1966
Quartieri del Comune di Bologna dal 1966 al 1985
Quartieri del Comune di Bologna dal 1985 al 2016

La prima suddivisione del territorio della città di Bologna in quartieri risale al 1960. In quell'anno, il 21 settembre, il Consiglio comunale deliberò all'unanimità la suddivisione del territorio in 15 quartieri, ravvisando la necessità di un decentramento di servizi e uffici comunali, con particolare riguardo alle attività di carattere sociale e assistenziale. Inizialmente i quartieri stabiliti erano: Borgo Panigale, Santa Viola, Lame, Bolognina, Corticella, San Donato, San Vitale, Mazzini, Murri, San Ruffillo, Aldini, Colli, Andrea Costa, Barca, Centro.[3][4]

Il 9 aprile 1962 il Consiglio comunale stabilì i confini e la denominazione di ciascun quartiere: Borgo Panigale, Santa Viola, Saffi, Lame, Bolognina, Corticella, San Donato, San Vitale, Mazzini, Murri, San Ruffillo, Colli, Andrea Costa-Saragozza, Barca, Centro.[5]

Il 29 marzo del 1963 vennero costituiti gli organi di quartiere: l'Aggiunto del Sindaco, capo dell'amministrazione comunale all'interno del quartiere, coadiuvato dal Consiglio di Quartiere, indicati come "consulte per la partecipazione dei cittadini alla civica amministrazione". Essi si insediarono ufficialmente il 5 giugno del 1964.[3][6]

Contestualmente si procedette all'istituzione di "centri di vita civica", ovvero uffici di quartiere ospitanti servizi decentrati come anagrafe, sportello di assistenza sociale, ufficio informazioni, servizio di polizia urbana e la segreteria del consiglio di quartiere, ma visti inoltre come l'espressione "sociale e urbanistica" della vita culturale e democratica del quartiere.[3]

Il 5 dicembre 1966 il Consiglio Comunale approvò all'unanimità la suddivisione del quartiere Centro in quattro distinti quartieri denominati Galvani, Irnerio, Malpighi e Marconi.[7]

Negli anni '80 l'allora assessore Walter Vitali promosse un nuovo regolamento sul decentramento volto a modificare radicalmente il volto dei quartieri: l'Aggiunto venne sostituito dal Presidente del Consiglio di Quartiere; Venne istituita la Conferenza dei Quartieri, luogo di confronto tra i Presidenti; Ai quartieri vennero delegate ulteriori competenze, oltre ad essere investiti di maggior autonomia economica e politica.[3]

Il 25 marzo del 1985 venne approvato il nuovo regolamento che ridusse i quartieri da 18 a 9. I quartieri Borgo Panigale e San Donato rimasero immutati, mentre i restanti vennero accorpati nel modo seguente:[8]

  • Quartiere Navile: ex quartieri Corticella, Lame e Bolognina;
  • Quartiere Saragozza: ex quartieri Malpighi e Costa-Saragozza;
  • Quartiere Reno: ex quartieri Barca e Santa Viola;
  • Quartiere Porto: ex quartieri Marconi e Saffi;
  • Quartiere Savena: ex quartieri San Ruffillo e Mazzini;
  • Quartiere Santo Stefano: ex quartieri Galvani, Murri e Colli;
  • Quartiere San Vitale: ex quartieri San Vitale e Irnerio.

L'attuale suddivisione è entrata in vigore il 7 giugno 2016 in seguito all'approvazione, nel luglio 2015, della revisione dello statuto e del regolamento sul decentramento.[9] Le novità consistono in due accorpamenti (Borgo Panigale e Reno; Porto e Saragozza) e nello smembramento del quartiere San Vitale: quest'ultimo viene accorpato al quartiere San Donato (ora San Donato - San Vitale), mentre la parte del centro storico (Irnerio) viene annessa al quartiere Santo Stefano.

Ruolo giuridico e politico dei quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo strutture decentrate dell'amministrazione comunale, hanno un proprio Consiglio di quartiere e un Presidente di quartiere, direttamente eletti dai cittadini contestualmente all'elezione del Sindaco e del Consiglio comunale. Si è quindi verificato in passato che le amministrazioni dei quartieri fossero di colore politico diverso da quella comunale: per esempio, tra il 1999 ed il 2004, durante l'amministrazione Guazzaloca (di centro-destra), 6 quartieri su 9 erano invece amministrati dal centro-sinistra. Dopo le elezioni comunali del 2004, durante l'amministrazione Cofferati, tutti i quartieri furono governati dal centro-sinistra, come il Comune. Con l'elezione di Virginio Merola, nel 2011, per la coalizione di centrosinistra, 8 quartieri su 9 sono governati dalla sinistra.

Secondo lo statuto del Comune di Bologna (art. 37 [1]), ai Consigli di quartiere, in quanto organi di rappresentanza diretta dei cittadini, è garantito l'esercizio di un ruolo politico, propositivo e consultivo nella formazione degli indirizzi e delle scelte della Amministrazione comunale nel suo complesso; ad essi è attribuita autonomia decisionale per l'esercizio di attività e la gestione di servizi di base rivolti a soddisfare immediate esigenze della popolazione. È istituita inoltre una Conferenza dei Presidenti dei Consigli di quartiere, atta a promuovere la reciproca informazione fra i Presidenti, a garantire l'omogeneità nell'azione amministrativa, a favorire il coordinamento delle iniziative riguardanti l'intero territorio comunale o quello di più quartieri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b comune.bologna.it: Statuto del comune di Bologna
  2. ^ Popolazione residente, su inumeridibolognametropolitana.it. URL consultato il 3 giugno 2020.
  3. ^ a b c d La politica del decentramento, su comune.bologna.it. URL consultato il 4 febbraio 2021.
  4. ^ Nascita Quartieri, su comune.bologna.it. URL consultato il 4 febbraio 2021.
  5. ^ Confini e nomi dei quartieri cittadini, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 giugno 2020.
  6. ^ I quartieri, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 giugno 2020.
  7. ^ Insediati i quattro quartieri del Centro storico, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 giugno 2020.
  8. ^ Regolamento sul Decentramento, su comune.bologna.it. URL consultato il 4 febbraio 2021.
  9. ^ Nuova riforma dei quartieri, su comune.bologna.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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