Quartieri di Bologna

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Quartieri del Comune di Bologna prima della riforma del 2016

I quartieri del Comune di Bologna sono le circoscrizioni di decentramento in cui è suddivisa la città di Bologna, a cui lo statuto comunale attribuisce il nome di "quartieri"[1]: Borgo Panigale-Reno, San Donato-San Vitale, Savena, Navile, Porto-Saragozza, Santo Stefano.

Quartiere Superficie Abitanti (31-12-2015)
Borgo Panigale-Reno 31,444 km² 60 562
San Donato-San Vitale 26,240 km² 65 721
Navile 25,892 km² 65 262
Porto-Saragozza 15,426 km² 68 875
Santo Stefano 30,374 km² 63 502
Savena 11,469 km² 78 658

Storia dei quartieri[modifica | modifica wikitesto]

La prima suddivisione del territorio della città di Bologna in quartieri risale al 1960. In quell'anno, il 21 settembre, il Consiglio Comunale deliberò all'unianimità la suddivisione del territorio in quindici quartieri, ravvisando la necessità di un decentramento di servizi e uffici comunali, con particolare riguardo alle attività di carattere sociale e assistenziale. Si procedette inoltre all'istituzione di "centri di vita civica" (ovvero uffici di quartiere dotati di anagrafe, sportello di assistenza sociale, ufficio informazioni, servizio di polizia urbana e la segreteria del consiglio di quartiere) da affidarsi ad un aggiunto del Sindaco, coadiuvato da "consulte per la partecipazione dei cittadini alla civica amministrazione".

Il 9 aprile 1962 il Consiglio Comunale stabilì i confini e la denominazione di ciascun quartiere: Borgo Panigale, Santa Viola, Saffi, Lame, Bolognina, Corticella, San Donato, San Vitale, Mazzini, Murri, San Ruffillo, Colli, Andrea Costa-Saragozza, Barca, Centro.

Il 5 dicembre 1966 il Consiglio Comunale approvò all'unanimità la suddivisione del quartiere Centro in quattro distinti quartieri denominati Galvani, Irnerio, Malpighi e Marconi.

Un primo accorpamento avvenne con una modifica effettuata nel 1985, che ridusse a 9 gli originari 16 quartieri, secondo il seguente schema:

  • quartiere Navile: ex quartieri Corticella e Bolognina più parte dell'ex quartiere Lame;
  • quartiere Saragozza: ex quartieri Malpighi e Costa-Saragozza;
  • quartiere Reno: ex quartieri Barca e Santa Viola;
  • quartiere Porto: ex quartieri Marconi e Saffi più parte dell'ex quartiere Lame;
  • quartiere Savena: ex quartieri San Ruffillo e Mazzini;
  • quartiere Santo Stefano: ex quartieri Galvani, Murri e Colli;
  • quartiere San Vitale: ex quartieri San Vitale e Irnerio.

L'attuale suddivisione è entrata in vigore il 7 giugno 2016 in seguto all'approvazione, nel luglio 2015 della revisione dello statuto e del regolamento sul decentramento.[2] Le novità sono consistite in due accorpamenti (Borgo Panigale più Reno, Porto più Saragozza) e nello smembramento del quartiere San Vitale: quest'ultimo era composto dagli originari quartieri San Vitale e Irnerio, che sono stati annessi il primo al quartiere San Donato (ora San Donato-San Vitale) e il sencondo al quartiere Santo Stefano.

Ruolo giuridico e politico dei quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del centro di Bologna, visto dalla cima della Torre degli Asinelli.

Pur essendo strutture decentrate dell'amministrazione comunale, hanno un proprio Consiglio di quartiere e un Presidente di quartiere, direttamente eletti dai cittadini contestualmente all'elezione del Sindaco e del Consiglio comunale. Si è quindi verificato in passato che le amministrazioni dei quartieri fossero di colore politico diverso da quella comunale: per esempio, tra il 1999 ed il 2004, durante l'amministrazione Guazzaloca (di centro-destra), 6 quartieri su 9 erano invece amministrati dal centro-sinistra. Dopo le elezioni comunali del 2004, durante l'amministrazione Cofferati, tutti i quartieri furono governati dal centro-sinistra, come il Comune. Con l'elezione di Virginio Merola, nel 2011, per la coalizione di centrosinistra, 8 quartieri su 9 sono governati dalla sinistra.

Secondo lo statuto del Comune di Bologna (art. 37 [1]), ai Consigli di quartiere, in quanto organi di rappresentanza diretta dei cittadini, è garantito l'esercizio di un ruolo politico, propositivo e consultivo nella formazione degli indirizzi e delle scelte della Amministrazione comunale nel suo complesso; ad essi è attribuita autonomia decisionale per l'esercizio di attività e la gestione di servizi di base rivolti a soddisfare immediate esigenze della popolazione. È istituita inoltre una Conferenza dei Presidenti dei Consigli di quartiere, atta a promuovere la reciproca informazione fra i Presidenti, a garantire l'omogenità nell'azione amministrativa, a favorire il coordinamento delle iniziative riguardanti l'intero territorio comunale o quello di più quartieri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b comune.bologna.it: Statuto del comune di Bologna
  2. ^ Nuova riforma dei quartieri, comune.bologna.it.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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