Pandafeche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La pantafrica, o la pantafa, è una manifestazione onirica, diffusa nell'immaginario della cultura marchigiana e abruzzese.

Si tratta di uno stato di paralisi nel sonno in cui il soggetto è in condizione di dormisemiveglia; la sensazione di soffocamento è accompagnata dalla visione di una mamma di figura spettrale collocata al fianco o al di sopra del dormiente. Nella tradizione viene raffigurata come una figura vestita di bianco, dagli occhi demoniaci e un muso lungo e appuntito, con il quale procura delle ferite. La vittima non riesce a svegliarsi completamente, né a girarsi o invocare aiuto. Secondo varie credenze è possibile evitare tale incontro lasciando un fiasco di vino di fianco al letto, poiché la pandafeche è ingorda di tale bevanda, oppure lasciando una scopa con molte setole o un sacchetto di legumi poiché è curioso e ama contare. Sarebbe un gravissimo errore piantare un coltello sul legno, poiché l'essere potrebbe andare su tutte le furie e tormentare il malcapitato tutta la notte.

Per venire a conoscenza del significato “ Pantafc” (si pronuncia: Pan-tà-fk) bisogna risalire indietro nel tempo, fino ad arrivare alla metà dell'800. Precisiamo innanzi tutto, che è un termine dialettale, usato principalmente dagli abitanti dei paesi a ridosso del capoluogo di Ascoli Piceno. A mano a mano che si sale verso nord, assume diverse trasformazioni diventando PANTAFA nell'alto Piceno e PANTAFECA nell'entroterra maceratese. Si pensa che sia nata nell'ambiente contadino ed abbia coinvolto anche l'alta e media borghesia ed anche qualche personalità del clero. All'epoca, lavorare la terra era molto faticoso, quindi, i contadini giunti alla sera e stanchi fino all'estremo dal duro lavoro, si piazzavano sulla tavola, dove la “Vergara” responsabile della famiglia patriarcale, aveva fatto preparare loro una cena, anziché essere sostanziosa, era ricca di condimenti e di avanzi alimentari. Il piatto forte erano i peperoni super conditi accompagnati da carne bovina, il tutto cotto in grosse piastre quadrate, dove i grassi non venivano smaltiti ma riassorbiti di continuo durante la cottura. Il cibo era accompagnato da vino locale e pane secco. Dopo aver consumato una cena così caratteristica e giunti finalmente a letto, si coricavano a pancia in aria per la stanchezza, non avendo più la forza nemmeno per girarsi. Ora entriamo nel vivo. I più anziani avevano una cassa toracica che dopo essersi rilassata andava a comprimere i polmoni in modo tale da impedire di svolgere la loro normale funzione organica, accompagnati da una digestione lenta subivano la pantafc. Cioè si svegliavano di soprassalto a causa della mancanza di respiro.

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno è conosciuto anche nei paesi intorno ad Ascoli Piceno, nel fermano (pantafa), nel maceratese (pantafa, pantàfrica, pantafeca) e in altre zone come pantafica. In questo caso la pantafrica o più comunemente "pantafica" viene descritta come spirito che apparirebbe nelle forme e fattezze di una anziana donna di piccola statura, anche questa si contraddistingue per i disturbi del sonno legati alla respirazione, soprattutto l'apnea.

In particolare, secondo alcuni racconti degli anziani del posto, nell'area di San Benedetto del Tronto, tale anziana signora, chiamata pantàfana, si dice essere una donna morta di freddo ad inizio '900 nella zona del porto. Sempre alcune versioni della storia raccontano che la presenza di tale donna si possa percepire camminando in solitaria di sera nella zona del porto e della statua del monumento al pescatore. In questi casi sarebbe consigliabile non voltarsi, evitando così la sua attenzione che si potrà poi manifestare durante il sonno con la sintomatica sopra descritta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Priori, Folklore abruzzese, Lanciano, Coop. editoriale tipografica, 1964;
  • Bianca Maria Galanti, Il culto dei morti ..., in Tuttitalia. Abruzzo e Molise, Firenze, Sansoni, 1965, dove si usa la forma "pantafecha";
  • Bianca Maria Galanti, Caratteri generali, in Santi, streghe e diavoli ..., a cura di Luigi M. Lombardi Satriani, Firenze, Sansoni, 1971, dove nel paragrafo Esseri misteriosi e fantastici, si tratta della "pandafeche";
  • Scampoli di tradizione, in Conosci l'Abruzzo: con guida per comuni. 1996, Pescara, Ediars, 1995, dove si tratta di "esseri malefici" denominati "pantàfiche";
  • Giuseppe Profeta ed Enrico Di Carlo, Bibliografia della cultura tradizionale del popolo abruzzese (1486-2003), L'Aquila, Colacchi, 2005, ad indicem, dove si usa la forma "Pantàfeche"

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]