Museo di storia naturale dell'Università di Pisa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Museo di storia naturale e del territorio dell'Università di Pisa
Galleria Storica Museo Storia Naturale Università di Pisa.jpg
La Galleria storica
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàCalci
Indirizzovia Roma 79
Caratteristiche
TipoStoria naturale, etnologia, archeologia
FondatoriFerdinando I de' Medici
Apertura1596
ProprietàUniversità di Pisa
DirettoreRoberto Barbuti[1]
Visitatori65 000[2] (2016)
Sito web

Coordinate: 43°43′19.71″N 10°31′22.03″E / 43.722141°N 10.522786°E43.722141; 10.522786

Il Museo di storia naturale dell'Università di Pisa è un museo situato a Calci, in Provincia di Pisa. Fa parte del sistema museale di Ateneo dell'Università di Pisa e, fondato nel 1591, è una delle istituzioni museali più antiche del mondo[3][4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Ferdiando I

L’origine del museo risale al cinquecento quando il granduca di Toscana Ferdinando I de' Medici istituì, annessa al Giardino dei Semplici, una Wunderkammer (camera delle meraviglie)[5]. Queste erano delle gallerie, che raccoglievano reperti naturali bizzarri o rari, molto diffuse nelle corti europee di quel periodo. A differenza di molte delle altre camere delle meraviglie, quella di Pisa è sempre stata legata all’istituzione universitaria cittadina, infatti la direzione fu affidata a Luca Ghini, fondatore e curatore dell’orto botanico. Questo legame fece si che la collezione prendesse, quasi fin dall’inizio, una connotazione più rigorosa e scientifica[6]. Nel 1595 Ferdinando dispose che le varie collezioni naturalistiche fiorentine fossero portate nella galleria e nell’anno seguente con una bolla ufficializzò l’istituzione, fondando così uno dei primi musei al mondo[7][5].

Durante il seicento il museo andò incontro a una fase di declino dovuta anche al cambio di atteggiamento che si ebbe nei confronti di Pisa quando il Granducato passò dalle mani di Ferdinando I a quelle di Cosimo II e pochi anni dopo a Ferdinando II. Infatti fu proprio il fratello quest’ultimo, il Cardinal Leopoldo, ad incaricare nel 1672 Niccolò Stenone per redigere l’inventario degli oggetti presenti nella galleria, di scegliere i pezzi più pregevoli e portarli a Firenze per essere esposti nella neonata galleria fiorentina[5]. Tuttavia, nonostante Stenone abbia prelevato una parte considerevole dei reperti, le collezioni del museo continuarono ad arricchirsi grazie ai lasciti delle collezioni dei vari prefetti. La fase di declino del museo termino nel 1737, quando il Granducato di Toscana passò dai Medici ai Lorena. Con i Lorena al governo e con il diffondersi del pensiero illuminista, l’università pisana riacquistò prestigio e fama e il museo si arricchì di nuove collezioni, in particolare nel 1747 Francesco I di Lorena acquistò per il museo una parte importante della collezione malacologica del medico fiorentino Niccolò Gualtieri che comprende anche più di tremila esemplari raccolti dal naturalista olandese Georg Eberhard Rumphius[8].

È però nell’ottocento che il museo ha il periodo di massima espansione, infatti nel 1814 l’università di Pisa decise di separare le cattedre degli insegnamenti scientifici affidando a Gaetano Savi quella di Botanica e a Giorgio Santi quella di zoologia, paleontologia e geologia; questa separazione delle cattedre fece si che anche il museo, che all’epoca comprendeva sotto un'unica direzione anche le collezioni botaniche, fosse diviso in due amministrazioni distinte con una maggiore autonomia decisionale.

Sotto la direzione di Paolo Savi le collezioni si arricchirono enormemente, gli spazi espositivi vennero ampliati e vennero pubblicati centinaia di scritti. Inoltre Savi, con l’aiuto di Pacini e Studiati, in 5 anni porta a compimento 170 tassidermie di mammiferi e 1274 di uccelli, che ancora oggi sono parte integrante delle collezioni storiche del museo. Tra questi compaiono anche i primi diorami mai realizzati. Nel 1842 la cattedra di geologia viene separata da quelle di zoologia e paleontologia e savi chiama a ricoprirla il napoletano Leopoldo Pilla che porta con sé un gran numero di rocce vesuviani e di cristalli. A Pilla, nel 1849, è succeduto Giuseppe Malpighi il quale raccolse il primo nucleo delle collezioni paleontologiche. Con la morte di Paolo Savi avvenuta nel 1871, le cattedre e la direzione del museo passano a Richiardi, il quale raccoglie un’importante collezione di cetacei e di pesci. Inoltre è a lui che si devono i preparati zootomici della collezione di anatomia comparata[9].

A inizio novecento il museo fu scosso, come del resto gran parte del mondo, dalle guerre mondiali uscendone anch’esso ferito. Infatti durante la seconda guerra mondiale alcune delle collezioni vengono danneggiate dai bombardamenti alleati e il museo rimase chiuso sino a quando il professore Ezio Tongiorgi non si prodigò affinché parte della certosa di Calci, ormai abbandonata dai monaci, fosse affidata, in uso perpetuo e gratuito, all'Università al fine di costituirvi il Museo di Storia Naturale, di cui divenne direttore curandone il trasferimento e l'allestimento [10].

A fine 2016, mentre stava già da una decina di anni andando incontro ad una fase di rinnovamento totale, il museo riceve una donazione da parte della fondazione Barbero di una collezione di più di 550 animali in tassidermia, perlopiù mammiferi. Questa donazione rappresenta la più grande acquisizione che il museo abbia fatto dall'ottocento.

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Il museo, dal 2015, sta riorganizzando ed ampliando il proprio percorso espositivo, anche per ospitare la donazione della collezione Giorgio Barbero. I lavori dovrebbero finire nel 2019.[11] In particolare le sezioni che subiranno le maggiori modifiche saranno la Galleria dei monotremi, marsupiali e carnivori, la Galleria degli erbivori e la sezione dedicata ai dinosauri.

Galleria storica[modifica | modifica wikitesto]

Diorama realizzato da Paola Savi rappresentate una femmina di opossum della Virginia con i cuccioli

La Galleria storica apre il percorso espositivo ed ha lo scopo di illustrare la storia del Museo e delle sue collezioni. Essa è concepita come un percorso a ritroso nella storia dell'istituzione, dal 900 sino alla sua nascita a metà del cinquecento con la Camera delle meraviglie.

Il Novecento è rappresentato principalmente dalle molteplici pubblicazioni di Giovanni D'Achiardi in cui vengono descritti i vari minerali e i cliché originari usati per riportare le strutture cristallini di questi. Va citato il cliché usato nella pubblicazione del 1905 nella quale D'Achiardi descrive per la prima volta la Dachiardite.

Argonauta della collezione di Niccolò Gualtieri e usato da Linneo per descrivere la specie.

La sezione ottocentesca della galleria è quella più grande ed è quasi interamente dedicata al lavoro di Paolo Savi, direttore del Museo dal 1823 al 1871, che contribuì significativamente ad ingrandire la collezione museale grazie ad acquisti e preparati zoologici. Qui spiccano gli imponenti scheletri di elefante asiatico e di giraffa, le grandi difese di mammut meridionale e l'omero di elefante dalle zanne dritte. In alcune vetrine successive sono esposti vari esemplari di uccelli esotici tra cui una coppia di quetzal pavonini, molte specie di buceri e pappagalli. Un'altra vetrina è dedicata agli uccelli non volatori dei quali qui sono esposti anche esemplari di kakapo, di struzzo somalo, già presente nel 1828, casuario e di Kiwi già citato in una nota del 1849. Un'ampia parte di questa sezione è dedicata ai dirami eseguiti da Savi, egli infatti fu il primo a ricreare scene realistiche di vita con animali tassidemizzati. Tra i tanti ve ne sono quattro di grandi dimensioni che, essendo stati realizzati tra il 1820 e il 1830, vengono considerati i primi mai realizzati, in questi sono rappresentati una scena di caccia al cinghiale con cani, un condor delle Ande che si nutre di una carcassa di asino, una antilope cacciata da una leonessa e un lupo che caccia un agnello con i cani pastore. Importanti sono anche alcuni rari esemplari di specie e sotto specie ormai estinte, tra i quali vanno citati il fregilopo delle isole Reuniòn, del quale esistono solo 19 esemplari tassidermizzati; la colomba migratrice del Nord America; l'alca impenne, uccello simile ai pinguini inabile al volo di cui esistono circa solo 40 esemplari in tassidermia; un esemplare di potoroo dalla faccia larga, piccolo marsupiale australiano estintosi nel 1875 e un esemplare giovane di leone berbero, di cui è presente anche il cranio. Questo esemplare, così come quello di tigre esposto anch'esso in questa sala, sono stati montati con le pupille a semilunari, tipiche dei gatti, e non circolari come questi animali hanno in natura; questo è dovuto al fatto che nell'ottocento il preparatore montava le pelli senza conoscere la vera fattezza degli animali, riprendendo i caratteri dagli animali che conosceva e riteneva più simili.

In questa sezione c'è anche una delle poche collezione di invertebrati, per lo più Cnidari, realizzati in vetro soffiato dai fratelli Leopold e Rudolf Blaschka, composta da 51 modelli anatomicamente perfetti.

Nel settecento Francesco I di Lorena acquistò per il museo una parte della collezione malacologica del medico fiorentino Niccolò Gualtieri che comprende anche più di tremila esemplari raccolti dal naturalista olandese Georg Eberhard Rumphius con le riproduzioni cartacee fedeli e sovrapponibile che furono studiate da Linneo, rendendo i reperti di questa collezione gli olotipi delle specie descritte.

Camera delle meraviglie[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Wunderkammer

Alla fine della galleria, in una stanza adiacente, è stata replicata una camera delle meraviglie, o wunderkammer, tipica seicentesca alla quale si accede attraverso un'anticamera, nella quale, oltre al cranio di un ippopotamo e uno scheletro completo di dromedario, proveniente dalla tenuta di San Rossore, vi è la ricostruzione tridimensionale del quadro Lo scarabattolo di Domenico Remps. La scelta di ricreare proprio questo dipinto non è dovuta solo al fatto che esso riproduce una camera delle meraviglie, ma soprattutto al fatto che in essa è raffigurato il cranio pietrificato con corallo già presente nell'inventario del museo all'epoca di Francesco I di Lorena e ancora oggi esposto nella Wunderkammer[5].

Dall'anticamera si accede poi alla Camera delle meraviglie vera e propria, che è stata il primo nucleo delle collezioni del museo da quando Ferdinando I de' Medici ne chiese l'istituzione presso il giardino dei semplici pisano. In queste camere venivano raccolti, reperti naturali e non secondo tre categorie: i Naturalia, reperti naturali; i Curiosa, oggetti strani e curiosi, e gli Artificialia, particolari oggetti modificati. Gli oggetti oggi qui contenuti sono di varie epoche, anche molto recenti; tuttavia ve ne sono alcuni di importanza storica in quanto già citati nell'inventario (Indice di cose naturali) redatto presumibilmente da Niccolò Stenone su richiesta del Granduca Francesco I di Lorena nel diciottesimo secolo[5]. Tra i quali ritroviamo una mano di corallo che "fa castagna", gesto scaramantico e volgare; il cranio del Buceros rhinoceros e il cranio, con tutta la mascella superiore, del Buceros galeatus, rarissimo uccello delle Indie orientali, all'epoca creduto l'Araba fenice; come esempi di curiosa e naturalia. Mentre tra gli artificialia storici troviamo due conchiglie lavorate e messe in oro; una catena di denti di scimmia legati in filo e il teschio umano pietrificato con sopra montato un rametto di corallo rosso che in passato si pensava fosse di formazione naturale e che venne descritto nell'inventario come "testa umana pietrificata sopra la quale è nata una branchetta di corallo"[5].

Nella wunderkammer è presente anche un dente di narvalo, simbolo di fertilità che si pensava fosse il corno del mitico unicorno. Tuttavia il 6 marzo 2015 il Museo ha subito il furto di un altro dente di narvalo e di un corno di rinoceronte risalenti al diciassettesimo secolo, che erano conservati in questa sala. Dopo questo furto, del valore di oltre trentamila euro, è stato rafforzato il sistema di videosorveglianza interna[12].

Sezione anfibi e rettili[modifica | modifica wikitesto]

La galleria degli anfibi e dei rettili espone reperti provenienti dalla collezione storica del Museo qui suddivisi con criterio tassonomico.

Nella prima sezione sono esposti esemplari di anfibi tassidermizzati e conservati in formalina. Tra i reperti più importati vi è una salamandra gigante giapponese, la seconda salamandra più grande del mondo. Il resto della sala è dedicato ai rettili, suddivisi negli ordini ancora viventi: Crocodylia, Testudines, Squamata e Rhynchocephalia.

Nella sezione dei loricati sono esposti un alligatore, un caimano comune, uno scheletro di alligatore del Mississippi e un cranio di gaviale.

Nella sezione dedicata ai Testudines o Cheloni si trova esposto un carapace di tartaruga liuto, una delle più grandi tartarughe viventi, una tartaruga marina, una testuggine di palude e una terrestre messe a confronto e uno scheletro di testuggine neonata. Nell'ultima sezione sono raccolti i reperti di Squamata divisi in Lacertilia (lucertole e simili) e Serpentes (serpenti). Tra i reperti degni di rilievo troviamo uno scheletro e un preparato di emipene di un serpente. In questa sezione è esposto anche l'unica specie di rincocefalo ancora esistente: il tuatara, rettile endemico della Nuova Zelanda.

Saletta dei chirotteri, roditori e insettivori[modifica | modifica wikitesto]

Nella saletta si trovano varie specie di pipistrelli di ogni forma e dimensione; roditori come il capibara (il più grande roditore al mondo) e la nutria, specie che, pur non originaria dell'Europa, si è diffusa largamente in seguito alla fuga di alcuni esemplari dagli allevamenti da pelliccia; e insettivori, tra i quali figurano i familiari riccio, talpa e toporagno, ma anche specie più rare: in un minuscolo barattolo è conservato un mustiolo, il mammifero più piccolo d'Italia e il secondo più piccolo del mondo (dopo il pipistrello farfalla).

Sezione dei primati[modifica | modifica wikitesto]

La grande sala dedicata ai primati ospita una collezioni il cui nucleo risale agli inizi dell'Ottocento. Tra le proscimmie è presente anche il raro aye-aye del Madagascar e un esemplare di tarsio. Di particolare importanza è la collezione di aplorrini, nella quale spiccano esemplari di scimmie urlatrici, di scimmia ragno, di cebi ma neanche di nasica, di cercopitechi, di macachi, di drilli, di mandrillo e di babbuino. L'ultima parte dell'esposizione è dedicata alle scimmie antropomorfe, con esemplari di gibbone, orango, gorilla e scimpanzé.

Sala "C'era una volta… l'uomo"[modifica | modifica wikitesto]

In essa sono sintetizzati tre momenti significativi della storia dell'evoluzione dell'uomo: vi figurano la ricostruzione di due esemplari di Australopithecus afarensis, quella di due uomini di Neanderthal e, per finire, la riproduzione in scala 1:1 di una porzione di parete dipinta della grotta di Chauvet, risalente a 31.000 anni fa, che costituisce una delle più antiche testimonianze di arte parietale.

Galleria dei Cetacei[modifica | modifica wikitesto]

Prima di entrare nella Galleria vera e propria bisogna attraversare la sala dell'origine dei cetacei. Qui viene presentata la storia evolutiva dei cetacei attraverso un percorso tattile con fossili originali, calchi e ricostruzioni 3D. Ad aprirlo ci sono uno scheletro fossile di ippopotamo europeo, di età compresa tra i 40 e 100 mila anni fa e ritrovato nei pressi di Roma, e una ricostruzione di Indoio, mammifero terrestre considerato un antenato dei moderni cetacei. Dopo una serie di ricostruzioni che mettono in evidenza l'evoluzione di alcune parti anatomiche come le ossa nasali e premascellari si può osservare il calco di uno scheletro e la ricostruzione 3D di un Ambulocetus natans, antico cetaceo che forse poteva sia nuotare che camminare. Subito dopo ritroviamo il cranio di Aegyptocetus tarfa rinvenuto nel 2002 in un blocco di calcare egiziano da un tagliatore di marmi di Pietrasanta, questo è il fossile che ha permesso a Giovanni Bianucci e Philip D. Gingerich di istituire la nuova specie rappresentandone quindi l'olotipo. Il percorso termina poi con alcuni calchi e resti originari di neoceti, tra questi sono da citare l'olotipi di Balaenula astensis, ritrovato a Portacomaro nel 1940, e di Balaena montanlionis, scoperto vicino a Montaione nel 1871.[13][14][15]

Scheletro di balenottera azzurra

La Galleria dei cetacei si trova all'interno del locale detto Loggione della Vigna. Si tratta di uno spazio lungo circa 100 metri, sormontato da una copertura a capanna: quando la Certosa era ancora abitata dai frati, questo spazio veniva utilizzato per far essiccare al vento il fieno e le granaglie che poi erano conservati in numerosi silos, collocati anch'essi al limitare del loggione.

Oggi quello stesso loggione è chiuso da grandi vetrate e ospita un'esposizione di scheletri di cetacei attuali. La collezione comprende un totale di 27 specie diverse ed è significativa per la presenza di alcuni esemplari di grossa taglia, tra cui gli scheletri completi di balenottera azzurra e balenottera boreale, oltre agli adulti di megattera e balena franca nordatlantica. In totale, tra l'esposizione e i magazzini, il Museo ospita 53 scheletri di cetacei, 7 dei quali unici nei Musei italiani[16]. La galleria dei cetacei del Museo è la più grande in Italia e una delle più grandi in Europa[17]. È oggetto di un rinnovamento che prevederà l'aumento dei reperti scheletrici in esposizione e l'inserimento di reperti fossili e ricostruzioni tridimensionali a grandezza naturale.

Galleria D'Achiardi[modifica | modifica wikitesto]

La galleria che ospita le collezioni mineralogiche, dedicata a Antonio D'Achiardi, è stata aperta per la prima volta nel 1994 ed ospita varie collezioni alcune delle quali anche di recente acquisizione.

Il primo nucleo delle collezioni arrivò all'università di Pisa nel 1843, quando il Granduca Leopoldo acquistò la collezione di prodotti vulcanici da Leopoldo Pilla, da due anni professore di geologia dell'ateneo pisano, accordandogli in cambio un vitalizio di 280 ducati[18]. Il Museo conserva, di questa antica collezione, 269 campioni. Tra fine Ottocento e inizio Novecento, le collezioni mineralogiche del museo vennero notevolmente ampliante grazie anche all'importante contributo del mineralogista Antonio D'Achiardi, al quale è oggi dedicata la galleria, e del figlio Giovanni D'Achiardi. Nel 2002 il museo acquisì le collezioni Cerpelli e D'Amore e in tale occasione la galleria fu completamente rinnovata. L'attuale disposizione museale risale tuttavia al 2014 quando essa fu ampliata e dotata di una sala laterale interattiva e per la didattica, dove è possibile osservare varie proprietà fisiche dei minerali, compreso il fenomeno della fluorescenza.

La meteorite di Bagnone (Ottaedrite IIIAB, 48 kg)

Il Museo possiede circa 20.000 campioni di minerali e rocce, tra i quali spiccano i cristalli di jordanite, originariamente classificati come geocronite, provenienti dalla miniera di Valdicastello a Pietrasanta; le cristallizzazioni a solfuri e solfosali della miniera del Bottino a Stazzema, (Lucca), che costituiscono la Collezione Cerpelli, acquisita dal Museo grazie al contributo della SAI nel 1999[19], e un esemplare di grandi dimensioni proveniente dalle pegmatiti elbane, con oltre 30 cristalli di tormalina di colore verde associati a rosette di cristalli micacei di lepidolite. Nella Galleria sono esposti anche alcune meteoriti, fra i campioni più importanti vi è l'intera massa della meteorite di Bagnone (ottaedrite IIIAB, 48 kg), la seconda per dimensioni mai ritrovate in Italia[20].

Nell'ottobre 2016 è stata inaugurata la sala laterale della galleria dedicata alla collezione Del Taglia. Essa ospita parte della collezione di Armando Del Taglia, una raccolta di minerali delle geodi dei marmi provenienti dalle Alpi Apuane.

Sale dell'evoluzione geo-paleontologica dei monti Pisani[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione del Museo, aperta nell'aprile 2006, è dedicata all'evoluzione geo-paleontologia del territorio dove oggi sorgono i monti Pisani ed in particolare alle tre ere che hanno lasciato, in questi luoghi, il maggior numero di resti fossili.

La sezione è suddivisa in tre sale precedute da tre vestiboli; le sale ospitano una riproduzione a grandezza naturale di quello che era l'ambiente all'epoca di riferimento, mentre nei vestiboli sono esposti i reperti fossili e geologici originali di ciò che è stato riprodotto.

La prima sala è dedicata al carbonifero, infatti è qui riprodotta una foresta di circa 300 milioni di anni fa, ricostruita sulla base dei fossili vegetali provenienti dagli scisti di San Lorenzo ed esposti nel primo vestibolo. La sala successiva è dedicata al periodo mesozoico ed è qui stata ricostruita una pianura alluvionale triassica di 217 milioni di anni fa, calpestata da varie specie di dinosauri le cui orme sono state ritrovate sui monti Pisani, fra queste vi è anche l'orma fossile di Grallator toscanus, una delle più antiche testimonianze delle presenza dei dinosauri in Italia e nel mondo. La terza e ultima sala ci porta nel cenozoico di 3 milioni di anni fa, quando il territorio pisano era sommerso dall'oceano. I protagonisti di questa sala sono la riproduzione di mako gigante, un gigantesco squalo preistorico di cui oggi rimangono solo i denti; la riproduzione di Hemisyntrachelus pisanus, un delfino fossile e la riproduzione di foca etrusca, foca preistorica il cui scheletro, visibile nel vestibolo, è il più completo fossile di foca mai rinvenuto nell'emisfero boreale.[21][22]

Sala della preistoria dei monti Pisani[modifica | modifica wikitesto]

Realizzata nel 2007 in omaggio alla memoria di Ezio Tongiorgi e Antonio Mario Radmilli, la sala contiene reperti archeologici provenienti da siti della Toscana settentrionale.

Due vetrine sono dedicate alla Grotta del Leone (Agnano, Pisa) scavata da Tongiorgi dal 1947 al 1951 e successivamente da Radmilli dal 1969 al 1974. In essa sono stati rinvenuti resti di industrie litiche del Paleolitico superiore (Epigravettiano antico e finale), del Neolitico (materiali della Ceramica a Linee Incise e della successiva Cultura della Lagozza), sepolture dell'età del Rame e resti dell'età del Bronzo e dell'età del Ferro. Una vetrina è dedicata al Riparo della Romita (Asciano, Pisa), scavato da Renato Peroni nel 1955 e nel 1956, e rappresentante una delle poche serie stratigrafiche complete della Toscana dal Neolitico antico all'età barbarica, e a Poggio di Mezzo (San Rossore, Pisa), un insediamento nel quale sono state trovate industrie del Neolitico e dell'età del Rame.

L'ultima vetrina è dedicata alla Collezione Regnoli, donata al Museo nel 1867, che comprende reperti trovati da Regnoli stesso nella zona di Pisa e Lucca.

La Terra tra Mito e Scienza[modifica | modifica wikitesto]

La Terra tra Mito e Scienza è un settore didattico-espositivo pensato, oltre che per la fruizione da parte del pubblico, per lo svolgimento di attività educative destinate a scuole o a comitive.

Il tema è quello dell'origine della Terra e della vita, attraverso l'interpretazione che ne è stata data dal mito prima e dalla scienza poi. Lo spazio dedicato al mito è dominato dal Diluvio Universale, con una riproduzione in legno lunga circa dieci metri dell'Arca di Noè contenente oltre centocinquanta animali naturalizzati.

Oltre che di quello del Diluvio sono presenti anche le storie di altri miti alimentati da un'errata interpretazione dei resti fossili, come quello dei Ciclopi, fomentato dai ritrovamenti di crani di elefanti nani in Sicilia, o quello dell'Unicorno, rinvigorito anch'esso dai ritrovamenti di fossili di corna di grandi vertebrati ed in particolare del dente del narvalo, un cetaceo che oggi vive nel Mare Artico.

Nello spazio dedicato alla scienza viene affrontata l'origine e l'evoluzione della Terra, con un approfondimento dedicato ai vulcani, per poi arrivare alla comparsa e all'evoluzione della vita nelle sue prime forme, i protisti, dei quali ci sono riproduzioni a grandezza d'uomo.

Acquario d'acqua dolce[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo è sede del più grande acquario d'acqua dolce d'Italia[23]. L'idea di ospitare anche animali vivi risale agli inizi degli anni Ottanta, quando Ezio Tongiorgi fece allestire per alcuni mesi degli acquari nelle cantine della Certosa ormai dismesse. È però nel 2008 che l'acquario diventa un'esposizione permanente del museo infatti 24 vasche furono nuovamente installate nella cantina, andando così a creare il primo dei cinque settori attuali[24]. Il 13 maggio 2016[25] sono state inaugurate le altre 4 sezioni che hanno portato l'acquario a essere il più grande d'Italia con i suo 60 mila litri d'acqua dolce.

Il primo settore dell'esposizione è interamente dedica al lago Tanganica e ospita vari esemplari di ciclidi appartenenti al genere Tropheus. La sezione successiva è dedica all'evoluzione, infatti qui ritroviamo da veri e propri fossili viventi a esemplari di rettili, passando dai pesci più moderni e dagli anfibi. Tra gli altri, in questa sezione sono ospitati i dipnoi, gli arowana, alcuni pesci palla d'acqua dolce, una colonia di axolotl, una tartaruga del guscio molle, un esemplare di Mata mata e una tartaruga del naso a porcello soprannominata Piggy. Il terzo settore ospita la vasca più grande ed è unicamente dedicato alle carpe koi. Il quarto e il quinto settore sono invece dedicati alla biodiversità ittica mondiale e accolgono esemplari come l'asiatico gurami gigante o gli americani pesce oscar e il luccio alligatore[26].

Mostre temporanee[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo ospita mostre temporanee sia scientifiche che artistiche.

Tra quelle scientifiche negli ultimi anni sono apparse Abissi, terra aliena; Predatori del microcosmo e Squali, predatori perfetti[27], quest'ultima dedicata agli squali con reperti veri e modelli a grandezza naturale. Infine, Terra dei giganti, dedicata ai dinosauri, con esposti modelli a grandezza naturale[28].

Tra le mostre artistiche si ricordano quelle su Mahatma Gandhi, dal titolo Gandhi e i tessitori della pace[29] e una dal nome Bestiario con opere di Roberto Barbuti[30].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Ai giorni nostri la Certosa di Pisa ospita una colonia felina ufficialmente costituita nel 2010 e composta da oltre 20 gatti. In passato è arrivata a contare fino a 40 unità.
  • A sostegno del museo esiste un'associazione, l'associazione Amici del Museo Naturalistico di Calci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ UniMap, Pagina personale - Roberto Barbuti, su unimap.unipi.it. URL consultato il 15 marzo 2016.
  2. ^ Visitatori a quota 65.000 per il museo, su iltirreno.gelocal.it. URL consultato l'8 marzo 2016.
  3. ^ Museo di Storia Naturale di Calci, su sma.unipi.it. URL consultato l'8 febbraio 2016.
  4. ^ Musei, su www.sma.unipi.it. URL consultato l'11 marzo 2017.
  5. ^ a b c d e f Simonetta Monechi e Lorenzo Rook, Il Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze, III, Firenze University Press, 2010. URL consultato il 20 febbraio 2017 (archiviato dall'originale il ).
  6. ^ Fine 1500: le origini del Museo, su msn.unipi.it. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  7. ^ LA Storia, su www2.msn.unifi.it. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  8. ^ 1600-1700: declino e ascesa, su msn.unipi.it. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  9. ^ 1800: l’autonomia e la fortuna, su msn.unipi.it. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  10. ^ Il Museo oggi: il miracolo della Certosa, su msn.unipi.it. URL consultato il 20 febbraio 2017.
  11. ^ 550 nuovi animali arrivano al Museo di storia naturale, su iltirreno.gelocal.it. URL consultato il 9 gennaio 2017.
  12. ^ Furto al Museo di storia naturale a Calci Pisa il 6 marzo 2015, su pisatoday.it. URL consultato il 25 maggio 2016.
  13. ^ I cetacei fossili del Museo di storia naturale dell'Università di Pisa (PDF), su stsn.it. URL consultato il 21 giugno 2017.
  14. ^ Giovanni Bianucci e Chiara Sorbini, Le collezioni a cetacei fossili del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, in Museologia Scientifica Memorie, nº 13, gennaio 2014, pp. 93-102, ISSN 1972-6848 (WC · ACNP).
  15. ^ Sala “L’origine dei cetacei”, su msn.unipi.it. URL consultato il "21 giugno 2017.
  16. ^ Collezioni - Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, in Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa. URL consultato l'11 marzo 2017.
  17. ^ Silvia Braschi, Luigi Cagnolaro e Paola Nicolosi, Catalogo dei Cetacei attuali del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università di Pisa, alla Certosa di Calci. Note osteometriche e ricerca storica. (PDF), in Atti Soc. tosc. Sci. nat., Mem., Serie B, nº 114, 10 aprile 2007, p. 1. URL consultato il 25 maggio 2017.
  18. ^ Leopoldo Pilla, geologo di fama europea, eroe e martire del Risorgimento, su nuovomonitorenapoletano.it. URL consultato l'11 maggio 2016.
  19. ^ Donata all'università la collezione mineralogica «Cerpelli» Lunedì la cerimonia al rettorato: un arricchimento per il patrimonio scientifico, su ricerca.gelocal.it. URL consultato l'11 maggio 2016.
  20. ^ La meteorite da record ritorna a Bagnone, su ricerca.gelocal.it. URL consultato l'11 maggio 2016.
  21. ^ http://www.msn.unipi.it/le-sale-dellevoluzione-gallery/
  22. ^ https://www.unipi.it/athenet/16/athenet16.pdf
  23. ^ Il più grande acquario d'acqua dolce d'Italia - Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, in Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, 10 maggio 2016. URL consultato l'11 marzo 2017.
  24. ^ A Calci il più grande acquario d'acqua dolce, su cascinanotizie.it. URL consultato l'8 marzo 2017.
  25. ^ Inaugurazione dell'Acquario di Calci, su unipi.it. URL consultato l'8 marzo 2107.
  26. ^ Galleria degli Acquari, su msn.unipi.it. URL consultato l'8 marzo 2017.
  27. ^ Squali, predatori perfetti, su msn.unipi.it. URL consultato il 1º marzo 2016.
  28. ^ TERRA DEI GIGANTI: dinosauri a grandezza naturale!, su msn.unipi.it. URL consultato il 1º marzo 2016.
  29. ^ Gandhi e i tessitori della pace, su msn.unipi.it. URL consultato il 1º marzo 2016.
  30. ^ La mostra 'Bestiario' di Roberto Barbuti a Calci dal 21 luglio al 6 settembre 2015 Eventi a Pisa „'Bestiario': la mostra di Roberto Barbuti, su pisatoday.it. URL consultato il 1º marzo 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]