KV34

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KV34
Egypt.KV34.01.jpg
Civiltà Antico Egitto (XVIII dinastia)
Utilizzo Tomba di Thutmosi III
Stile Tomba rupestre-ipogeica
Epoca 1479-1425 a.C. da Hatshepsut 1458-1425 a.C. da Thutmosi II
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Località Luxor
Dimensioni
Larghezza 55 m. circa
Scavi
Data scoperta 12 febbraio 1898
Archeologo Victor Loret
Amministrazione
Patrimonio Tebe (Valle dei Re)

Coordinate: 25°44′33″N 32°36′37″E / 25.7425°N 32.610278°E25.7425; 32.610278

La tomba KV34, scavata nella ripida parete di una collina nel letto di un corso d’acqua, appartiene al “Napoleone d’Egitto”: Thutmose III, successore di Hatshepsut (o, secondo quanto dirà egli stesso, di suo padre Thutmose II – di qui la doppia datazione riportata nella tabella introduttiva).

La decorazione stilizzata di questa tomba, i caldi colori e gli argomenti trattati ne fanno una tra le più belle dell'arte egizia, tale da potersi considerare un vero capolavoro[1].


Camera del pozzo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una discenderia lunga circa 50 metri e profonda 20, vi è la camera del pozzo decorata semplicemente con il fregio khekeru in alto e con il soffitto blu a stelle gialle. Il resto delle pareti sono di colore bianco.

Pozzo[modifica | modifica wikitesto]

Di circa 5 metri per 4 e profondo 6 metri, venne creato, inutilmente, per far credere ai predatori che la tomba fosse incompiuta perché vuoto. In realtà la sepoltura con il corredo funebre era sigillata e chiusa da una parete frontale. Forse serviva anche al percolamento delle acque piovane.

Sala dei pilastri[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima sala, il cui soffitto è sorretto da due colonne, sono rappresentate le divinità che corrispondono alle 775[2] forze creatrici che il sole come Ra genera quotidianamente e trattate parzialmente nel testo le "Litanie di Ra". Le divinità sono inserite in 741 riquadri che decorano la sala.

Camera funeraria[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Sala dei pilastri si scende tramite una ripida rampa, all'ampia camera funeraria di circa 15 metri per nove. Anche in questo caso, come per la sepoltura KV38 di Thutmose I, essa è a forma di cartiglio e sulle pareti è riportato, per intero, il “Libro della camera nascosta (Amduat)”.

L'Amduat è riprodotto, a imitazione di un testo su papiro, con inchiostro nero e rosso su sfondo paglierino per cui lo stile delle immagini e dei geroglifici è il corsivo, o scrittura ieratica, usato dagli scribi.

Gli artisti egizi che lavorarono nella tomba ci hanno lasciato il loro talento concretizzato nei rapidi tratti, sicuri e senza sbavature, dei geroglifici e delle immagini: tratti semplici, schematici e nitidi.

Su una delle due colonne dalla camera funeraria è inoltre rappresentata la dea Iside che allatta il faraone, ma Iset (Iside) è anche il nome della regina secondaria, madre terrena di Thutmosi III; è evidente, perciò, il tributo offerto contemporaneamente alle due madri, terrena e celeste.

In entrambi i pilastri sono raffigurate scene e testi tratti dalle "Litania di Ra".

Vani laterali[modifica | modifica wikitesto]

Dalla camera funeraria si accede a quattro vani laterali nei quali doveva essere custodito il corredo funebre.

Sarcofago[modifica | modifica wikitesto]

Il sarcofago di quarzite gialla dipinta di rosso[3] su basamento in alabastro è stato rinvenuto vuoto. Con la forma di cartiglio si presenta ricco di incisioni ed è ancora nella camera funeraria.

La mummia di Thutmosi III, sulle cui bende è riportato un testo scritto dal figlio Amenofi II, verrà rinvenuta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (giugno 1881, E. Brugsch). È malridotta, ed i saccheggiatori (in realtà i veri scopritori del nascondiglio: la famiglia degli Abd el-Rassul) hanno tagliato le bende all’altezza del cuore per asportare lo scarabeo, la testa è staccata dal collo, le gambe sono spezzate e le bende, intrise di olio e di resina, hanno fatto corpo unico con il cadavere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Vol. II, pag. 126
  2. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Vol. II, pag. 125
  3. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Vol. II, pag. 104

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cimmino, Franco - Hasepsowe e Tuthmosis III - Rusconi
  • Noblecourt, Christiane D. - La regina misteriosa: storia di Hatshepsut - Sperling & Kupfer
  • Tyldesley, Joyce - Hatshepsut, l'unica donna che fu faraone - Piemme
  • AAVV - La Valle dei Re - White Star
  • Busi, Graziella - Nefertiti: l'ultima dimora; il giallo della tomba KV55 - Ananke
  • Leblanc, Christiane + Siliotti, Alberto - Nefertari e la Valle delle Regine - Giunti
  • Jacq, Christian - La Valle dei Re - Mondadori
  • Bongioanni, Alessandro - Luxor e la Valle dei Re - White Star
  • Siliotti, Alberto - Guida alla Valle dei Re, ai templi e alle necropoli tebane - White Star
  • Reeves, Nicholas - The complete Valley of the Kings (in inglese) - Thames & Hudson

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