Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria

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Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria
cardinale di Santa Romana Chiesa
Ottavio Leoni - Francesco Maria del Monte.jpg
Ottavio Leoni, Ritratto del Cardinal Francesco Maria del Monte
CardinalCoA PioM.svg
 
Nato5 luglio 1549, Venezia
Consacrato vescovo1615
Creato cardinale14 dicembre 1588 da papa Sisto V
Deceduto27 agosto 1627, Roma
 

Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria (Venezia, 5 luglio 1549Roma, 27 agosto 1626) fu un vescovo, cardinale e diplomatico italiano presso la Santa Sede. Fu inoltre un collezionista d'arte ed uno dei più importanti committenti di Caravaggio, nonché protettore di Galileo Galilei. Ricoprì la carica di marchese del Monte Santa Maria (1615-1626). Era figlio del marchese Ranieri, primo conte di Monte Baroccio, e di Minerva Pianosa, ed apparteneva alla linea dei Bourbon di San Faustino[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria nacque a Venezia il 5 luglio 1549 da una nobile famiglia di origine toscana: i Del Monte, di cui molti membri facevano parte della curia cardinalizia dell'epoca. I Bourbon del Monte erano reggenti del marchesato del Monte Santa Maria, feudo imperiale, tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio.[2]

Intrapresi gli studi, ottenne il dottorato in legge e, prima ancora di prendere gli ordini sacri, divenne abate commendatario di Santa Croce a Monte Fabali. Recatosi a Roma, uditore del cardinale Alessandro Sforza e ammesso alla corte del porporato Ferdinando I de' Medici. Successivamente svolse l'incarico di referendario del tribunale della Segnatura Apostolica nel 1580 e successivamente anche di relatore. Fu poi segretario del cardinale Ferdinando I de' Medici, prendendo solo a questo punto gli ordini sacri.

Cardinale e poi vescovo[modifica | modifica wikitesto]

Creato cardinale diacono da papa Sisto V nel concistoro del 14 dicembre 1588, ricevette la porpora e la diaconia di Santa Maria in Domnica l'8 gennaio 1589. Con questo titolo partecipò al primo conclave del 1590 che elesse papa Urbano VII e poco dopo all'altro conclave che in quello stesso anno scelse come pontefice Gregorio XIV. Optò quindi per il titolo presbiteriale dei Santi Quirico e Giulitta dal 5 aprile 1591, partecipando al conclave di quello stesso anno che elesse papa Innocenzo IX. L'anno successivo fu la volta di un nuovo conclave che elesse papa Clemente VIII. Ebbe quindi il titolo di Santa Maria in Aracoeli dal 14 febbraio 1592[3].

Partecipò poi al conclave del 1605 che elesse papa Leone XI, partecipando quello stesso anno ad un altro che proclamò pontefice Paolo V: questi ai primi di marzo del 1606, provvide a nominarlo titolare della protettoria vacante della Congregazione del beato Pietro da Pisa[4]. Divenuto prefetto della Sacra Congregazione del Concilio di Trento dal 1606 al 1616, preferì adottare il titolo di Santa Maria in Trastevere dal 24 gennaio 1611. Successivamente, divenuto cardinale protopresbitero, ottenne il titolo di San Lorenzo in Lucina dal 4 giugno 1612. Alla morte del padre, subentrò nel rango di reggente del marchesato del Monte Santa Maria (14 giugno 1615) per conto della sua famiglia: mantenne la carica fino al 1626.[5]

Eletto cardinale-vescovo, fu destinato alla sede suburbicaria di Palestrina dal 16 settembre 1615 e consacrato vescovo il 7 dicembre di quello stesso anno, nella Cappella Sistina di Roma per volere del pontefice Paolo V, assistito dal cardinale Giovanni Evangelista Pallotta e dal cardinale Benedetto Giustiniani. In quella stessa cerimonia venne consacrato con lui anche Ferdinando Taverna, già vescovo di Novara.

Divenuto prefetto della Sacra Congregazione dei Riti dal 1616, partecipò al conclave del 1621, ove la Spagna presentò il proprio veto contro la sua elezione al pontificato che alcuni cardinali auspicavano. Escluso dall'elezione, scelse quindi dal 29 marzo 1621 di optare per la sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina. Divenuto sub-decano dei Sacro Collegio dei Cardinali, partecipò al conclave del 1623, optando in seguito per la sede suburbicaria di Ostia e Velletri dal 27 settembre di quello stesso anno, allorché divenne Decano del Sacro Collegio. Legato a latere per l'apertura della Porta d'oro della basilica di San Paolo in via Ostiense nell'anno giubilare 1625, divenne uno dei personaggi più influenti della Curia romana.

Oltre alla funzione curiale[6], esercitò un ruolo di diplomatico ed amministratore: rappresentò, a Roma, gli interessi del granduca di Toscana e del cardinale Ferdinando de' Medici[7]; si schierò dalla parte dei francesi nella disputa tra Francia e Spagna per l'influenza sul papato.

Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria morì il 27 agosto 1627 nella sua residenza romana di Palazzo Madama[8]. I suoi funerali ebbero luogo nella chiesa di San Luigi dei Francesi e la sepoltura nella chiesa di Sant'Urbano di Roma.

Il protettore delle arti e delle scienze[modifica | modifica wikitesto]

Del Monte fu un acuto sostenitore delle arti e delle scienze[9]; Palazzo Madama - che lo ospitava, in virtù sia della sua origine toscana, che degli stretti rapporti con i Medici, proprietari della residenza - era il crocevia dei maggiori intellettuali di passaggio a Roma: alcuni di essi vi soggiornarono più volte, come Galileo Galilei[10]. In effetti il cardinale, unitamente al fratello maggiore Guidobaldo[11], "aiutò Galileo a ottenere la lettura di matematica a Pisa nel 1589 e a Padova nel 1592. Sulla scia dei successi seguiti alla scoperta dei Pianeti Medicei, Galileo fece dono al cardinale di una copia del Sidereus nuncius e di un cannocchiale. Quando lo scienziato nel 1611 si recò a Roma, il Granduca Cosimo II (1590-1621) lo affidò, tramite una lettera commendatizia, al consiglio del cardinale, perché lo aiutasse durante il soggiorno nella capitale pontificia”[12].

Era possessore di una grande collezione di opere antiche, tra cui anche il Vaso di Portland, uno degli esempi più importanti dell'arte vetro-cameo dell'antichità[13]. Alla sua morte la collezione Del Monte contava più di 600 dipinti, tra cui alcuni del Caravaggio[14]; l'appoggio del cardinale al giovane artista lombardo risultò fondamentale nei primi anni della sua carriera romana[15], oltre ad averlo introdotto all'analogamente ricco salotto del vicino palazzo Giustiniani[16]. Egli ospitò infatti il Caravaggio a palazzo Madama fino al 1601[17], nonché nel palazzo marchionale di Monte Santa Maria Tiberina, capoluogo del feudo imperiale di cui era reggente, stimolandolo a realizzare nuove opere per lui[18]: tra di esse, Caravaggio ebbe “modo di cimentarsi nella pittura su parete, l'unico caso conosciuto della sua carriera: si tratta della raffigurazione ad olio su muro di Giove, Nettuno e Plutone nella stanza dedicata all'alchimia del Casino Ludovisi, a quel tempo proprietà del cardinale Del Monte”[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ascani, p. 123
  2. ^ Ascani, p. 20
  3. ^ In questa veste è citato nella Cronaca della sepoltura di santa Cecilia: Lirosi, Alessia , Il corpo di santa Cecilia (Roma, III-XVII secolo), MEFRIM: Mélanges de l'École française de Rome : Italie et mediterranée : 122, 1, p. 34, Roma : École française de Rome, 2010.
  4. ^ Massimo Carlo Giannini, Politica curiale e mondo dei regolari : per una storia dei cardinali protettori nel Seicento, Cheiron : materiali e strumenti di aggiornamento storiografico : 43 44, 1 2, 2005, p. 251 (Roma : Bulzoni, 2005).
  5. ^ Wazbinski, p. 120
  6. ^ Fu autore della Relatio, presentata a Gregorio XV nel 1622, per la canonizzazione di S. Ignazio di Loyola (12 marzo), che seguiva alla beatificazione avvenuta nel 1609: Relatio facta in consistorio secreto coram s.d.n. gregorio papa xv. a francisco maria episcopo portvensi s.r.e. card. a monte die xix. ianuarii m.dc.xxii. SVPER VITA, SANCTITATE, actis Canonizationis, & miraculis beati ignatii fvndatoris societarie iesv. [fregio] romæ, Apud Hæredem Bartholomæi Zannetti. Anno m.dc.xxii.
  7. ^ La corrispondenza con il quale non si limitava alla materia diplomatica: il cardinale Del Monte in una lettera del 22 agosto 1597 informa il granduca di aver organizzato "insieme al cardinale Pietro Aldobrandini una serata che prevedeva una puntatina a Palazzo Maccarani, per fare una serenata alle figlie di casa. Anche Odoardo Farnese partecipò a questa escursione galante, che ovviamente ebbe di nuovo luogo sotto la copertura di abiti civili": Lothar Sickel, Laura Maccarani: una dama ammirata dal cardinale Odoardo Farnese e il suo "ritratto rubato" commissionato da Melchiore Crescenzi, Roma: École française de Rome, MEFRIM: Mélanges de l'École française de Rome : Italie et mediterranée : 117, 1, 2005, p. 346, nota 44.
  8. ^ In una lettera del dicembre 1635 scritta dall’ambasciatore Niccolini al segretario granducale Andrea Cioli, "il Del Monte è definito «un signore che era solo e non haveva donne per casa che fusser sue mogli, non ne pagava pigione e vi è invecchiato insieme con la casa, senza mai spendervi un quattrino»": v. E. Fumagalli, Palazzo Madama, Editalia, 2005, p. 55, secondo cui "le ipotesi del Wazbinski (1994,I, pp. 185-196) su un’accademia di artisti tenuta dal Del Monte a palazzo Madama non hanno trovato finora conferma". Una possibile spiegazione è offerta da Aa.Vv., Enrico De Pascale, Stefania Macioce, La musica al tempo di Caravaggio, Gangheri, 2016, p. 235, secondo cui il cardinale, appassionato di musica, si limitava ad ospitare nel palazzo, più o meno prolungatamente, un gruppo di evirati cantori, noti ed ignoti, che davano "vita, per il piacere del cardinale, a spettacoli e concerti in cui vestivano succinti vestimenti all'antica".
  9. ^ "Il card. Del Monte (...) sarà ricordato per la preparazione di un antidoto al veleno di vipera": Miggiano Gabriella, Johannes Faber e la sua biblioteca : vecchi e nuovi documenti (Parte I), Bibliotecario : rivista di studi bibliografici : 1 2, 2010, p. 145 (Roma : Bulzoni, 2010).
  10. ^ Alvin K. Benson, Great Lives from History: John Ericsson - Irving Langmuir, Salem Press, 2010, p. 408.
  11. ^ Benzoni Gino, L'amico veneziano di Galilei: Giovan Francesco Sagredo, Studi Veneziani : LXXIII, 2016, p. 114.
  12. ^ https://brunelleschi.imss.fi.it/itinerari/biografia/FrancescoMariaMonte.html .
  13. ^ Il vaso fu visto nella sua disponibilità a palazzo Madama nel 1600-01, ma la collezione di disegni di Cassiano dal Pozzo (oggi divisi tra Royal Library di Windsor e British Museum) reca già una sua raffigurazione anteriore al 1590; alla morte del cardinale, nel 1626, fu venduto per 500 scudi al cardinale Francesco Barberini, ma nel 1780 il vaso passò allo scozzese James Byres per pagare i debiti di gioco di Cordelia Barberini-Colonna: Milo Keynes, The Portland Vase: Sir William Hamilton, Josiah Wedgwood and the Darwins, Notes and Records of the Royal Society of London, Vol. 52, No. 2 (Jul., 1998), p. 237.
  14. ^ ”Quando Francesco Maria del Monte morì nel 1626, fu fatto l’inventario della sua ricca pinacoteca. Le opere di Michelangelo Merisi detto Caravaggio il pittore maledetto, “Morto malamente come male avea vissuto” sedici anni prima, erano tante. Queste alcune: I bari, La buona ventura, San Francesco in estasi, Giovanni Battista, Santa Caterina, Il suonatore di liuto, La musica dei ragazzi…”: http://www.altrapagina.it/wp/caravaggio-e-il-cardinale/ .
  15. ^ A lui si deve la persuasione dei committenti della cappella Contarelli: Ernesto Liberatori, Luci e Ombre su Michelangelo Merisi, Youcanprint, 4 set 2015, p. 66.
  16. ^ ”Quando morì, Vincenzo aveva accumulato quindici tele di Caravaggio, mentre Del Monte ne possedeva solo otto”: Francesca Bonazzoli, Quei ricchi potenti ammaliati dal genio «borderline», Corriere della sera, 13 dicembre 2011 .
  17. ^ Unitamente a Mario Minniti, secondo C. Frommer, Caravaggios Frühwerk und der Kardinal Francesco del Monte, Storia dell'arte, 9–10 (1971):5–29. Il sodalizio con questo pittore messinese cessò quando Caravaggio si spostò a palazzo Mattei sotto il patronato del cardinale Girolamo Mattei: v. Creighton E. Gilbert. Caravaggio and His Two Cardinals. University Park: Pennsylvania State University Press, 1995: ma il rapporto col cardinale protettore rimase inalterato, se è vero che il 29 luglio 1605, dopo l'aggressione al notaio Pasqualone, "il pittore era fuggito subito verso la casa del cardinal Del Monte, distante pochi metri da piazza Navona": Caterina Bagnato, Rossella Vodret, Caravaggio e Mattia Preti a Taverna: Un confronto possibile, Gangheri, 2015, p. 85.
  18. ^ Wazbinski, p. 214
  19. ^ I committenti: Francesco Maria Del Monte, Repubblica, 5 aprile 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Ascani, Monte Santa Maria e i suoi marchesi, Città di Castello, 1977.
  • P. Carofano, Bari a confronto. Il giovane Caravaggio nella casa del Cardinale Francesco Maria del Monte, Pontedera, 2012.
  • P. Carofano, Francesco Maria del Monte e Caravaggio, Pontedera, 2011.
  • P. Litta, Marchesi del Monte Santa Maria nell'Umbria, detti Bourbon del Monte, Milano, 1842.
  • Z. Wazbinski, Il Cardinale Francesco Maria del Monte, Firenze, 1994.
  • Alberto Macchi, L'uomo Caravaggio: atto unico teatrale, Edizioni AETAS, Roma 1995. Nota di Mina Gregori, prefazione di Stefania Macioce. ISBN 8885172199

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