Villa Ludovisi

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Il convento di sant'Isidoro, al limite orientale di villa Ludovisi
Villa Ludovisi verso il 1880 (Ettore Roesler Franz)

Villa Ludovisi si trovava a Roma, nella zona del Pincio.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fu voluta dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, che acquistò nel 1622 la Villa Orsini ampliandola con altre proprietà adiacenti. Ne risultò un parco di 30 ettari tra Porta Pinciana, Porta Salaria e il convento di Sant'Isidoro, i cui edifici furono progettati dal Domenichino, e i giardini dall'architetto di Versailles, André Le Nôtre.

Il parco era arredato, oltre che da statue e fontane, da numerosi frammenti romani preesistenti: proveniva da Villa Ludovisi (quando era ancora Villa Orsini) l'obelisco poi spostato al Laterano. Una delle attrattive della villa era la straordinaria Collezione raccolta per passione dal cardinale: oltre 450 splendide sculture antiche, di varia provenienza, che furono abbondantemente restaurate. Era l'usanza dell'epoca, e qui intervennero alcuni dei maggiori artisti allora operanti a Roma: Alessandro Algardi, forse il Bernini e altri; ma in conseguenza di quei restauri, esistono ora problemi di ricostruzione e di interpretazione non facilmente risolvibili. Le sculture andarono a decorare la splendida villa; un centinaio delle quali, acquistate dallo Stato italiano nel 1910, fu poi collocata nel Piccolo Chiostro della Certosa di Santa Maria degli Angeli, il grande monumento che Michelangelo ricavò nell'ambito del sito delle Terme di Diocleziano. La Collezione si trova ora nel quattrocentesco palazzo Altemps, la ricca dimora con notevoli arredi e fantastiche pitture del cardinale austriaco Sittico Altemps, inaugurata nel 1480, a due passi da Piazza Navona.

Dopo la morte del cardinale la villa ebbe alterne vicende di cura e disamore da parte dei proprietari, finché, nella febbre edilizia che assalì Roma, diventata capitale d'Italia nel 1870, ancora dei principi eredi Boncompagni Ludovisi procedettero nel 1883 alla lottizzazione dell'intera proprietà, posta fra il Tritone e Villa Borghese. Lo scrittore Henry James nel suo libro Portrait of Places, del 1883, la descrisse nel seguente modo:

« Certamente non c'è nulla di meglio a Roma, e forse nulla di così bello...Là dentro v'è tutto: viali oscuri sagomati da secoli con le forbici, vallette, radure, boschetti... »

. Ma nel 1886, sotto gli auspici del sindaco di Roma, duca Leopoldo Torlonia, i Ludovisi firmano una convenzione con la Società Generale Immobiliare (che poi avrà, quasi fino ai giorni nostri una parte rilevante nella speculazione edilizia della capitale), per la lottizzazione della villa. È il «via» per la costruzione di Via Veneto e del quartiere che le gravita intorno. Non fu purtroppo un caso isolato nella febbre edilizia di quegli anni, ma è certamente fra i più gravi. Herman Grimm, storico dell'Arte, scrive in «La distruzione di Roma» (trad. italiana, 1886):

« predire che sotto il nuovo Governo la villa dovesse andare distrutta, come oggi accade, e gli alberi, le querce, i pini abbattuti, come oggi li vedi abbattere, sarebbe stata allora certamente un'offesa che neanche il più acerbo nemico dell'Italia avrebbe osato recarle, perché sarebbe sembrata un'enorme follia[1] »

Non risparmiarono né i giardini né i casini né (parzialmente) il palazzo, sulla quale sorse l'attuale rione Ludovisi. Degli edifici storici della villa - decantata ai suoi tempi da Goethe e Stendhal e di fronte alla cui distruzione levarono grandi proteste D'Annunzio e Rodolfo Lanciani) - si salvarono solo il Casino detto dell'Aurora dall'affresco del Guercino nonché la facciata e la scalinata del Palazzo Grande, oggi addossata al Palazzo dell'Ambasciata degli Stati Uniti e non visitabile, né visibile dalla strada.

Alcuni "pezzi" della Collezione Ludovisi[modifica | modifica wikitesto]

  • «Hermes Loghios»: Dio dell'eloquenza, copia di una statua graca del V secolo a.C., opera di un artista vicino al grande Mirone;
  • «Bambino con l'oca»: vivace creazione di gusto tipicamente ellenistico, replica di un originale di Boethos di Calcedonia (del II secolo a.C.);
  • «Afrodite di Cnido»: nell'atto di deporre le vesti per il bagno, copia di una celebre opera di Prassitele (IV secolo a.C.);
  • «Galata che si uccide insieme con la moglie»: potente e drammatico gruppo elaborato a Pergamo nel III secolo a.C.;
  • «Ares»: seduto, che guarda lontano con volto sognante;
  • «Trono»: originale celeberrimo del V secolo a.C., con rilievi raffiguranti Afrodite che sorge dal mare e, sui fianchi, una giovane donna ammantata e un'etera nuda. Non faceva parte della Collezione Ludovisi, ma fu rinvenuto nel 1887 durante la distruzione della villa;
  • «Apollo Citaredo»;
  • «Gruppo con Dioniso».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Rinaldi Tufi, «La «Ludovisi» trova casa. Un po' alla volta. Lunga e tormentata vicenda di un'eccezionale collezione. E di un polo museale» «Il Piccolo», 1994

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