Palazzo Margherita (Roma)

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Palazzo Margherita
Ludovisi - pal Margherita US Embassy 1200501.JPG
Palazzo Margherita
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma
Indirizzovia Veneto
Coordinate41°54′23.58″N 12°29′27.89″E / 41.90655°N 12.49108°E41.90655; 12.49108Coordinate: 41°54′23.58″N 12°29′27.89″E / 41.90655°N 12.49108°E41.90655; 12.49108
Informazioni
CondizioniIn uso
Costruzione1886-1890
Usosede dell'Ambasciata statunitense in Italia
Realizzazione
ArchitettoGaetano Koch
ProprietarioGoverno degli Stati Uniti d'America

Palazzo Margherita (già Palazzo Piombino) è un edificio di Roma, in via Veneto, nel rione Ludovisi.

Sorge in via Veneto, ed ha preso il nome dalla Regina Margherita che lo abitò a lungo dopo il 1900, anno della tragedia di Monza.

Il palazzo fu costruito tra il 1886 e il 1890 su progetto di Gaetano Koch per il Principe di Piombino Rodolfo Boncompagni Ludovisi, che nel fervore edilizio che aveva sommerso la nuova capitale si era visto espropriare il palazzo Piombino in via del Corso (dove è attualmente la Galleria Colonna) e volle sostituirlo con questo. Esso sorge su una porzione della Villa Ludovisi, il cui vastissimo parco era stato lottizzato dal medesimo principe, in convenzione con il Comune di Roma e la Società Generale Immobiliare nel 1883, per creare un quartiere residenziale per la nuova borghesia - la lottizzazione diventerà infatti il Rione Ludovisi. Gli alberi del giardino della villa rappresentano l'ultimo residuo del parco originale. Incorpora sul retro la villa Orsini (del 1622), che era stata il primo nucleo della villa Ludovisi.

L'immobile fu presto venduto - in quanto l'exploit immobiliare del Principe di Piombino gli aveva procurato più problemi che guadagni - ai Savoia, che l'acquistarono nel 1900 per la regina vedova, divenuta regina madre dopo l'assassinio di Umberto I e il passaggio del trono al figlio Vittorio Emanuele III, la quale lo abitò fino alla morte nel 1926.

Dal 1931 il palazzo divenne sede dell'Ambasciata statunitense in Italia[1] e nel 1946 fu acquistato dal Governo degli Stati Uniti d'America.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Carpaneto, I palazzi di Roma, p. 415

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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