Palazzo Pallavicini Rospigliosi

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Palazzo Pallavicini Rospigliosi
Monti - Palazzo Rospigliosi-Pallavicini 1020787.JPG
Palazzo Pallavicini Rospigliosi
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Coordinate 41°53′54″N 12°29′16.41″E / 41.898332°N 12.487892°E41.898332; 12.487892Coordinate: 41°53′54″N 12°29′16.41″E / 41.898332°N 12.487892°E41.898332; 12.487892
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1605-1619
Realizzazione
Architetto Flaminio Ponzio, Carlo Maderno, Giovanni Vasanzio
 

Il Palazzo Pallavicini Rospigliosi è stato costruito a Roma dalla famiglia Borghese sul colle del Quirinale.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Una illustrazione di palazzo Pallavicini Rospigliosi
Guido Reni, L'Aurora

La costruzione sorge sui ruderi delle Terme di Costantino, oggi inglobati nello scantinato del Casino.

Il palazzo fu costruito dal cardinale Scipione Borghese, nipote del papa Paolo V, come grande dimora della famiglia edificata accanto alla residenza papale del Palazzo del Quirinale. La costruzione del palazzo fu affidata dal cardinale Caffarelli-Borghese a Flaminio Ponzio al quale succedette nel 1613, dopo la morte del Ponzio, l'architetto Carlo Maderno, mentre il giardino (con il Casino dell'Aurora) fu progettato da Giovanni Vasanzio.[1]

Il palazzo passò successivamente, per breve tempo, a Giovanni Angelo Altemps, che lo acquistò nel 1616 facendolo rifinire da da Onorio Longhi[2]. Già sei anni dopo però veniva rivenduto ai Bentivoglio, passò quindi ai Lante e poi al cardinal Mazarino e da lui ai suoi eredi Mancini[1]. Durante questo tempo, servì da sede all'ambasciata francese prima che essa fosse traferita nel più spazioso Palazzo Farnese.

Nel 1704 il palazzo fu acquistato dal principe Giovanni Battista Rospigliosi, figlio di Camillo e nipote di papa Clemente IX, e da sua moglie, la principessa Maria Camilla Pallavicini, e divenne l'abitazione della famiglia Rospigliosi Pallavicini, che ancora ne possiede la metà, mentre l'altra metà, ceduta dai Rospigliosi dopo la grave crisi finanziaria che coinvolse la famiglia, dovuta agli sforzi per sostenere gli oneri di bonifica della tenuta di Maccarese ed il contemporaneo crollo dei prezzi dei terreni, fu per molti anni la sede della Federconsorzi ed attualmente è la sede della Coldiretti. Il casino è occasionalmente affittato per riunioni e conferenze.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Le attrattive principali del palazzo oggi includono un piccolo museo che contiene una collezione rinascimentale-barocca superba e il Casino dell'Aurora, così denominato in quanto ospita l'omonimo, spelndido, affresco di Guido Reni (1614)[1]. Illusionisticamente poggiata al soffito del piccolo ambiente come quadro riportato, il dipinto raffigura Apollo nel suo carro preceduto da Aurora, che porta la luce al mondo. L'affresco di Guido è uno dei capolavori del classicismo romano e richiama i rilievi di antichi sarcofagi, di cui la facciata del Casino è riccamente istoriata. Possibile prototipo di quest'opera del Reni è un quadro riportato della Galleria Farnese - spettante ad Agostino Carracci - che raffigura Aurora e Cefalo. Sulle pareti sono quattro affreschi delle stagioni dipinti da Brill e due trionfi dipinti da Antonio Tempesta.

La Galleria d'arte Pallavicini, il cui primo nucleo fu costituito dal cardinale Lazzaro Pallavicini, include oggi più di 540 pitture, disegni e sculture di artisti come Annibale Carracci, Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Botticelli, Lorenzo Lotto, Peter Paul Rubens, Domenichino, Luca Signorelli, Guido Reni e Guercino, tra i quali il Trionfo della Castità di Lorenzo Lotto. Non accessibile al pubblico, essa costituisce, con le collezioni possedute dalle famiglie Colonna e Doria-Pamphilij, una delle più grandi raccolte private d'arte a Roma. Gli ambienti sono affrescati da Paul Brill e una loggia in giardino è decorata dagli affreschi di Orazio Gentileschi e di Agostino Tassi.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giorgio Carpaneto, I palazzi di Roma, p. 394
  2. ^ Vittorio Sgarbi, Roma - Dal Rinascimento ai nostri giorni in: Dizionario dei monumenti italiani e dei loro autori, Milano, Bompiani, 1991, p. 157 ISBN 88-452-1801-5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Carpaneto, I palazzi di Roma, Roma, Ed. Newton-Compton, 1993. ISBN 88-7983-191-7

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]