Giulio Mancini

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Giulio Mancini (Siena, 21 febbraio 1559[1]Roma, 22 agosto 1630) è stato un medico, collezionista d'arte e scrittore italiano, archiatra di Urbano VIII. Autore prolifico sia in campo medico che artistico-filosofico, è annoverato tra i primi esponenti di una primitiva forma di connoisseurship.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Urbano VIII ritratto dal Bernini
Nicolas Poussin

Famiglia e Studi[modifica | modifica wikitesto]

Ultimogenito del medico Bartolomeo di Niccolò e di Camilla di Francesco Mucci, ebbe due sorelle maggiori, Lavinia (15501596) e Cinzia (nata e morta nel 1553) e un fratello, Deifebo Teodoro Fortunato (15551633), con il quale ebbe un forte legame, come testimonia la copiosa corrispondenza epistolare tra i due[2].

Forte dell'agiatezza economica della famiglia, conseguita anche grazie al sostegno politico in favore dei Medici, iniziò gli studi superiori a Siena nel 1576, presso i Gesuiti. È in questi anni che si avvicina, con il fratello Deifebo, al circolo del balì Ippolito Agostini, mecenate e collezionista.

Si trasferì poi a Padova nel 1579[3] dove frequentò i corsi di medicina, diventando allievo, tra gli altri, di Girolamo Fabrici d'Acquapendente, titolare della cattedra di Anatomia e Chirurgia, Francesco Piccolomini, filosofo aristotelico, Bernardino Paternò e Girolamo Capodivacca[4], rispettivamente professori di Medicina Teorica Ordinaria e Medicina Pratica Ordinaria di secondo luogo[5]. Seguì inoltre la pratica medica di Girolamo Mercuriale, del quale curò nel 1585 l'edizione del De decoratione. Nello stesso anno Mancini completa gli studi e lascia Padova per trasferirsi a Bologna, dove assistette alle lezioni del filosofo Federico Pandasio e frequentò il naturalista e botanico Ulisse Aldrovandi; sebbene agli archivi non risulti una sua laurea, è invece documentato l'esame, superato il 1º febbraio 1587, presso lo Studio senese, con cui "fuit doctoratus" in "Artibus et Medicina"[6].

Nel giugno del medesimo anno fu nominato medico del convento senese di Santo Spirito[7] e gli fu conferita la docenza della neoistituita cattedra "ad anotomiam seu chirurgiam"[8].

Praticò l'attività medica anche a Viterbo e a Roma, dove, nel 1623 fu nominato archiatra da Papa Urbano VIII.

Morì a Roma, nella residenza pontificia del Quirinale, il 22 agosto 1630; il giorno successivo furono celebrati i funerali con una imponente processione[9].

Attività medica di Giulio Mancini[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi di medicina intrapresi presso l'Università padovana da Mancini afferivano, così come nel resto della penisola, al cosiddetto Collegio delle Arti, il cui curriculum studiorum prevedeva cinque anni di filosofia e "chi desiderava ottenere anche la laurea in medicina doveva aver seguito altri due anni di lezioni e un anno di pratica o da solo o con qualche medico"[10]. Ciò lo avvicinò all'aristotelismo dello Studio, consolidando in lui l'inclinazione all'interpretazione naturale dei fenomeni, accompagnata da un certo scetticismo nei confronti di talune forme di devozione tipicamente popolari[11]. In tal senso è significativo sottolineare la riesumazione, avvenuta nel maggio del 1625, del cadavere del padre generale dei Chierici regolari Ministri degli Infermi, Camillo de Lellis, morto undici anni prima: innanzi allo stupore dei presenti per il perfetto stato di conservazione del corpo, Mancini, "tratto fuori un coltello diede in quel cadavero un colpo, in uno de' fianchi e n'uscì il sangue con maraviglia di chi era presente e ne furono intinte molte mappe di lino. Onde Giulio huomo peraltro assai di proprio parere, crollando il capo, se n'andò senza dir altro"[12].

All'atteggiamento schietto e spesso collerico[13] egli accosta grande precisione metodologica, rapidità e precisione diagnostica[14], documentando consulti e terapie all'interno dei consilii, raccolte di appunti su cause e andamento delle malattie, accompagnati da bozze delle lettere spedite a pazienti e colleghi contenenti consigli terapeutici[15].

Nei suoi anni a Bologna intrattenne rapporti con Gaspare Tagliacozzi, attivo nel campo della rinoplastica, e frequentò il museo di Ulisse Aldrovandi, al quale manifestò, ricevendo una risposta poco entusiasta, il suo interesse per la cosmesi, in particolare per la pianta alcanna[16].

Dopo un periodo a Siena, in seguito al tentativo fallito di ottenere la cattedra di Medicina di secondo luogo, lasciò la cattedra di Anatomia e Chirurgia di cui era titolare e nel 1591 si trasferì a Viterbo.

Nel 1592 fu nominato medico presso l'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia; tra il 1598 e il 1601 ricoprì l'incarico di examinator in chirurgia e offrì consulti presso i tribunali romani[15].

Il 9 agosto 1623 Papa Urbano VIII lo nominò suo medico personale: la stima del pontefice gli valse il conferimento di benefici ecclesiastici quali il canonicato di San Pietro e la carica di protonotario apostolico e gli permise di entrare in contatto con medici e filosofi come il linceo Giovanni Faber e il medico scozzese Henry Blackwood. Con Faber assistette inoltre nel 1624 all'autopsia di Marco Antonio de Dominis, arcivescovo di Spalato[17].

Nel 1629 partecipò alle riunioni della Congregazione della sanità presiedute dal cardinale Francesco Barberini in relazione alle misure da adottare contro l'avanzamento della peste[18].

Collezionista d'arte e scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che medico, Mancini fu scrittore e collezionista d'arte, iniziando a raccogliere disegni, dipinti e bronzetti, sia pure prevalentemente per ragioni di convenienza economica, fin dal 1606. Le sue note su alcuni artisti coevi sono una fonte importante per la nostra conoscenza del barocco e del manierismo, e di artisti come il Caravaggio, Pietro da Cortona e Nicolas Poussin.[9]

Alla sua opera prima, Considerazioni sulla pittura, pubblicata in due volumi dall'Accademia dei Lincei tra il 1956 e il 1957, Mancini lavorò in più fasi, iniziando a raccogliere materiale già dal 1606 e rielaborandolo almeno fino al 1628. La prima parte, in una iniziale versione titolata Discorso di pittura, si presenta come un vero e proprio trattato; nella seconda, sulla scia de Le Vite del Vasari, sono raccolte alcune delle biografie di artisti a lui contemporanei; la terza ha invece l'intento didascalico di insegnare a distinguere le opere originali dalle copie, ad allestire una quadreria, a conservare e restaurare i dipinti, e a distinguerne le diverse scuole di pittura: senese, romana, bolognese[19].

Tra il 1623 e il 1624, compose il Viaggio per Roma per vedere le pitture che si ritrovano in essa, pubblicato postumo nel 1923, nel quale confluisce una parte del materiale delle Considerazioni. Il Viaggio per Roma può essere considerato una sorta di guida in senso moderno, diversa dalla tradizione più antica rappresentata dai Mirabilia medievali. Nell'opera c'è attenzione anche per l'arte paleocristiana.[9]

I suoi trattati in materia artistica si presentano come profondamente innovativi, coniugando la canonica successione di biografie d'artista a una più generale teorizzazione sulle relative scuole di pittura, accompagnate da consigli pratici per l'acquisto e il collezionismo delle opere, destinati a un pubblico più ampio di quello esclusivamente aristocratico. In questo senso, Mancini è da considerarsi uno degli iniziatori di una connoisseurship ante litteram, che raggiungerà il suo culmine con l'espansione del mercato artistico settecentesco[20].

Scritti principali[modifica | modifica wikitesto]

Apologia dell'occhio, 1795
  • Consilii vari et medicamenti, 1587[15].
  • Breve ragguaglio delle cose di Siena, 1615[21].
  • Del parlar cortigiano, ante 1617[22].
  • Praticae medicae, 1617 – 1619.
  • Considerazioni sulla pittura, 1619 – 1628.
  • Della origin e nobiltà del ballo, 1620[23].
  • Viaggio per Roma per vedere le pitture che si ritrovano in essa, 1624.
  • Apologia dell'occhio, diretta al signor dottore Cristoforo Sarti pubblico professore e governatore del Collegio Ricci nell'Università di Pisa, 1795.
  • De salubritate aëris et de aedificatione Seminarii, datazione ignota[24].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questa è la data riportata nel Dizionario biografico (Bibliografia). Enciclopedie on line e Sapere.it (Collegamenti esterni) indicano genericamente l'anno 1558.
  2. ^ Siena, Archivio della Società di Esecutori di Pie Disposizioni, Eredità Giulio Mancini, Carteggio.
  3. ^ Isidoro Ugurgieri Azzolini, Le pompe sanesi, o' vero relazione delli huomini, e donne illustri di Siena e suo Stato, Pistoia, Stamperia di Pier'Antonio Fortunato, 1649, p. 537.
  4. ^ Siena, Archivio della Società di Esecutori di Pie Disposizioni, Fondo (Mancini, C.XIX, 167, cc. 160r-162r)
  5. ^ Giacomo Filippo Tomasini, Gymnasium Patavinum, Udine, Typographia Nicolai Schiratti, 1654, pp. 292, 298, 300, 302, 307, ISBN 116606669X.
  6. ^ Bernardina Sani, Cultura figurativa nella società senese del primo Seicento, in Alessandro Angelini, Monika Butzek, Bernardina Sani (a cura di), Alessandro VII Chigi 1599-1667. Il Papa senese di Roma moderna., Siena, Maschietto & Musolino/Protagon Editori Toscani, 2000, p. 44, ISBN 8887700435.
  7. ^ Michele Maccherini, Ritratto di Giulio Mancini, in Olivier Bonfait, Anna Coliva (a cura di), Bernini dai Borghese ai Barberini, Roma, De Luca, 2004, pp. 48 s., ISBN 9788880164685.
  8. ^ Michele Maccherini, Ritratto di Giulio Mancini, in Olivier Bonfait, Anna Coliva (a cura di), Bernini dai Borghese ai Barberini, Roma, De Luca, 2004, p. 55, ISBN 9788880164685.
  9. ^ a b c Silvia De Renzi, Donatella L. Sparti, MANCINI, Giulio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 68, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, ISBN 9788812000326.
  10. ^ Elisabetta Dalla Francesca, Emilia Veronese (a cura di), Acta Graduum Academicorum gymnasii patavini. Ab anno 1551 ad annum 1565, Roma/Padova, 1971, ISBN 9788884555168.
  11. ^ Donatella Livia Sparti, Novità su Giulio Mancini: medicina, arte e presunta connoisseurship, Firenze, Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes, 2008, p. 55.
  12. ^ Domenico Regi, VI, in Memorie historiche del Venerabile P. Canonico Camillo De Lellis, IX, Napoli, 1676, p. 240.
  13. ^ BAVR, Barb. Lat. 4316, c. 33v.
  14. ^ Degli Archiatri Pontificj, II, Roma, Stamperia Pagliarini, 1784, p. 94.
  15. ^ a b c Silvia De Renzi, A Career in Manuscripts: Genres and Purposes of a Physician’s Writing in Rome, 1600–1630, in Italian Studies, vol. 66, n. 2, Luglio 2011, pp. 234 - 248.
  16. ^ Siena, Archivio della Società di Esecutori di Pie Disposizioni, Fondo (Mancini, C.XIX, 166, cc. 240r, 243rv)
  17. ^ Lettera di Faber a Galileo, in Edizione nazionale delle opere di Galileo Galilei, XIII, Firenze, G. Barbèra, 1968, p. 207.
  18. ^ Luciana Duranti, Le carte dell'archivio della Congregazione di Sanità nell'Archivio di Stato di Roma, in Ufficio Centrale per i Beni Archivistici e della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Roma (a cura di), Studi in onore di Leopoldo Sandri, Firenze, Le Monnier, 1983.
  19. ^ Stefano Pierguidi, Giulio Mancini e la nascita della connoisseurship, in Zeitschrift für Kunstgeschichte, n. 79, 2016.
  20. ^ Michele Nicolaci, Giulio Mancini critico e collezionista. Considerazioni intorno al suo inventario dei beni, in Francesca Parrilla (a cura di), Collezioni romane dal Quattrocento al Settecento: protagonisti e comprimari, Roma, Campisano Editore, 2013, p. 59, ISBN 978-88-98229-24-6.
  21. ^ Barb. lat. 4315, Biblioteca Apostolica Vaticana, cc. 292r-338v.
  22. ^ Barb. lat. 4315, Biblioteca Apostolica Vaticana, cc. 139r-145v.
  23. ^ Barb. lat. 4315, Biblioteca Apostolica Vaticana, cc. 157r-186v.
  24. ^ Barb. lat. 4315, Biblioteca Apostolica Vaticana, cc. 375r-443r.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Renzi Silvia (2011), A Career in Manuscripts: Genres and Purposes of a Physician’s Writing in Rome, 1600–1630, Italian Studies, vol. 66 no. 2, 234–48
  • De Renzi Silvia, Sparti Donatella Livia (2007), MANCINI, Giulio in DIzionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma, vol. 68
  • Duranti Luciana (1983), Le carte dell'archivio della Congregazione di Sanità nell'Archivio di Stato di Roma, in Ufficio Centrale per i Beni Archivistici e della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell'Università di Roma (a cura di), Studi in onore di Leopoldo Sandri, Le Monnier, Firenze
  • Maccherini Michele (1995), Caravaggio e i caravaggeschi nel carteggio familiare di Giulio Mancini, Università degli studi di Roma La Sapienza
  • Mancini Giulio (1956), Considerazioni sulla pittura, a cura di Marucchi Adriana, con il commento di Salerno Luigi, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma
  • Mancini Giulio (1923), Viaggio per Roma per vedere le pitture che in essa si trovano, a cura di Schudt Ludwig, Klinkhardt & Biermann, Lipsia
  • Nicolaci Michele (2013), Giulio Mancini critico e collezionista. Considerazioni intorno al suo inventario dei beni, in Parrilla Francesca (a cura di), Collezioni romane dal Quattrocento al Settecento: protagonisti e comprimari, Campisano Editore, Roma
  • Sparti Donatella Livia (2008), Novità su Giulio Mancini: Medicina, arte e presunta "Connoisseurship", Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes, Firenze

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